Non saremo le sardine che ingrassano lo squalo. III Incontro emisferico di lotta contro l'Alca. L'Avana - Gennaio 2004

Non saremo le sardine che ingrassano lo squalo.
Dai popoli del Sudamerica un fitto programma anti-ALCA

da Adista n. 12/04
da Adista
L'AVANA-ADISTA. C'è chi lo ha definito uno dei più importanti incontri che si siano svolti in America Latina negli ultimi anni, per la qualità della riflessione e per la concretezza delle proposte. Di certo, il III incontro emisferico di lotta contro l'Alca (l'Area di libero commercio delle Americhe), svoltosi per la terza volta consecutiva a L'Avana, dal 25 al 29 gennaio, ha mostrato quanto sia cresciuta la consapevolezza e la capacità di mobilitazione dei popoli latinoamericani. Che il contenuto di quell'accordo, negoziato in ristrettissimi incontri tecnici e ufficiali, sia diventato un dibattito di popolo, è già di per sé un grande successo della Campagna continentale contro l'Alca. Ma gli oltre mille e duecento delegati giunti all'Avana da 32 Paesi, vogliono di più: impedire che l'Area di libero commercio delle Americhe entri in vigore, come previsto, nel 2005 e coinvolgere in questa lotta i più ampli settori sociali e politici.

L'Alca perde il peso ma non il vizio
E se nel frattempo, al vertice ministeriale di Miami dello scorso novembre, l'Alca disegnata dagli Usa ha perso peso, alleggerendosi dei punti più controversi e assumendo contorni sempre meno definiti, i rappresentanti della Campagna non si lasciano ingannare: con l'Alca light, ha avvertito con grande lucidità l'economista cubano Osvaldo Martínez, presidente del Comitato organizzatore, il progetto di annessione è mutato di forma, non di sostanza. È diventato, anzi, ancora più pericoloso, in quanto affianca l'accordo generale, per quanto soft, a trattati bilaterali in cui gli Usa possono negoziare sulla base di una correlazione di forze del tipo "squalo-sardina", con l'ulteriore vantaggio di accerchiare e isolare i Paesi ribelli. Si tratta dunque, afferma l'economista, di "adeguare le nostre tattiche di lotta alle nuove strategie imperialiste degli Stati Uniti", combattendo non solo l'Alca in tutte le sue versioni, ma anche i trattati di libero commercio bilaterali e regionali, a partire da quello tra Usa e Centroamerica (Cafta), la cui ratifica sembra imminente. È questo l'obiettivo del ricco Piano d'azione approvato, insieme alla Dichiarazione finale, al termine dell'incontro: un'agenda di lotta orientata a rafforzare la costruzione di piattaforme nazionali unitarie e orizzontali, vincolando la Campagna alle rivendicazioni dei movimenti popolari (lotta alle privatizzazioni, difesa dei servizi pubblici e delle risorse naturali, ecc.) e stringendo un'alleanza con altri settori sociali, senza dimenticare la creazione di un fronte parlamentare e di una rete giuridica continentale contro l'Alca.
Forte anche l'impegno nell'ambito dell'educazione e dell'informazione, attraverso campagne di sensibilizzazione di massa contro l'Alca, la produzione di materiale educativo e un'accresciuta presenza sui mezzi di comunicazione di massa, e in quello della costruzione di alternative al neoliberismo, che avrà nel primo Forum Sociale delle Americhe, in programma a Quito dal 25 al 30 luglio, uno spazio privilegiato. Ma non mancano neppure le grandi manifestazioni continentali, a cominciare dalla partecipazione alla mobilitazione internazionale del 20 marzo contro la guerra e l'occupazione dell'Iraq da parte degli Stati Uniti e dei loro alleati: in America Latina, l'accento sarà posto anche sulla lotta al Plan Colombia e alla sua estensione nota come Iniziativa andina, e sulla cancellazione delle basi militari statunitensi, specialmente Guantánamo. Il 24 aprile sarà la volta della manifestazione contro gli organismi finanziari, nel 60.mo anniversario della nascita del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale, e il 29 agosto quella di un'azione continentale contro la rielezione di George W. Bush, in occasione della Convenzione repubblicana. Infine, mobilitazioni di protesta in ogni Paese accompagneranno il primo giorno dei negoziati ministeriali sull'Alca, previsti in Brasile nel secondo semestre di quest'anno. Un programma ambizioso, dunque, che nasce dalla consapevolezza, espressa nella Dichiarazione finale, di quanto "la pressione del movimento popolare sia venuta trasformando la mappa politica del Sud, malgrado il fatto che chi giunge al potere sotto l'impulso del movimento sociale non sempre dà ascolto alla voce e ai sentimenti del popolo che lì lo ha posto. Ma il neoliberismo ha iniziato a subire sconfitte politiche e gli Stati Uniti vedono crescere tra alcuni governi la resistenza a obbedire ciecamente all'agenda che essi pretendono di imporre per 'consenso'".

Lotta continentale, trincee nazionali
Lucidi, precisi, vibranti, gli interventi dei relatori hanno destato molta impressione tra i delegati, da quello di apertura di Osvaldo Martínez a quello di chiusura di Fidel Castro. Il líder máximo si è detto impressionato da un evento che ha saputo coniugare, in relazione a tanti temi importanti, "idee, tattiche e strategie di lotta dei nostri popoli". Secondo il presidente cubano, non vi è una sola alternativa per costruire un mondo migliore, ma ne esistono tante, e ciascun Paese ha le sue, perché ogni Paese ha una cultura e una situazione diverse. Quello che occorre, ha detto, è usare tutte le forme e tutti i mezzi di comunicazione per educare e mobilitare le persone, per accrescere la loro cultura politica. E, al riguardo, ha espresso ancora una volta la disponibilità di Cuba a offrire programmi di alfabetizzazione per radio o attraverso mezzi audiovisivi. Riguardo all'offensiva degli Stati Uniti, che, ha denunciato Castro, sono giunti a pianificare il suo assassinio, Cuba "non si arrenderà mai": "Noi non vogliamo un conflitto, ma non indietreggeremo di un centimetro rispetto ai nostri principi". Quanto a lui, "non mi importa come muoio, ma, se ci invadono, state certi che morirò combattendo".
A Cuba ha reso omaggio anche il leader del Movimento dei Senza Terra del Brasile João Pedro Stedile, tra i più applauditi dell'incontro, ricordando che in questo momento vi sono più poveri e neri brasiliani che studiano a Cuba che in tutte le università pubbliche del Paese.
L'Alca - ha affermato nel suo intervento - "non è un accordo commerciale qualsiasi, ma la strategia di sopravvivenza dell'imperialismo statunitense". Nel suo progetto egemonico, gli Usa devono smontare le strutture statali dei Paesi dipendenti, perché queste potrebbero costituire dei freni ai loro progetti. "Hanno bisogno, inoltre, di libertà totale per il proprio capitale finanziario, distruggendo la sovranità nazionale dei nostri popoli, la loro autostima, la loro cultura". Si tratta di una dura lotta ideologica: "Tutti i giorni si diffonde l'idea che il libero commercio è il cammino per combattere la disuguaglianza e la povertà, e molti hanno creduto a questa grande menzogna. L'Alca è solo la legalizzazione della strategia, il quadro giuridico necessario alla strategia di dominazione del capitale finanziario e all'egemonia degli Stati Uniti". Cresce, è vero, la mobilitazione popolare, "ma la correlazione di forze non ci è ancora favorevole, e questo è molto importante tenerlo presente". Ciononostante, "la resistenza di massa ha trasformato l'America Latina nell'anello più debole del potere imperialista e questo aumenta la nostra responsabilità nei confronti del mondo: da qui potranno nascere nei prossimi anni le battaglie più importanti e gli Stati Uniti l'hanno percepito, e per questo hanno cambiato tattica". La sfida di quest'anno, per i movimenti sociali, è allora quella "di dare vita ad azioni di massa unitarie in tutto il Continente per accumulare forze e contrastare l'Impero" e costruire un'alternativa popolare all'Alca, sviluppando "programmi che rappresentino processi di integrazione permanente dei popoli, senza aspettare l'iniziativa dei governi". La lotta contro l'Alca - ha concluso - è continentale, ma "le trincee sono nazionali: abbiamo pertanto l'obbligo di riprendere il processo di dibattito per costruire un progetto sociale alternativo, contrapposto alle azioni e ai piani delle oligarchie nazionali".