Vertice dei popoli: Il genocidio di ieri, lo sfruttamento di oggi

Il genocidio di ieri, lo sfruttamento di oggi:
gli europei non smentiscono gli antichi conquistatori

da Adista
DOC-2001. LIMA-ADISTA. Gli uni di fronte agli altri, i discendenti dei colonizzatori e i discendenti dei colonizzati, riuniti a Lima, dal 13 al 16 maggio, nel V Vertice dei capi di Stato dell'Unione Europea e dell'America Latina e dei Caraibi per discutere, in modo astratto e dunque innocuo, di "lotta alla povertà, alla disuguaglianza e all'esclusione" e di "sviluppo sostenibile: ambiente, cambiamento climatico ed energia". Ma, a distanza di oltre cinque secoli, i nuovi conquistatori non mutano in nulla l'arrogante atteggiamento dei loro antenati. Anzi, il debito storico accumulato, a partire dal XV secolo, con i popoli originari di Abya Yala (nome indigeno del continente americano) - in termini di saccheggio, genocidio culturale, devastazione della Pachamama (la madre terra) - non solo non è stato riconosciuto, né tanto meno saldato, dai colonizzatori, ma ha continuato a crescere fino ad oggi.

È quanto ha riconosciuto anche il Tribunale Permanente dei Popoli (Tpp) nella sessione su "Politiche Neoliberiste e Transnazionali europee in America Latina e nei Caraibi" svoltasi nel quadro del Vertice dei Popoli "Enlazando alternativas 3" (al suo terzo appuntamento, dopo i vertici di Guadalajara nel 2004 e di Vienna nel 2006), promosso, negli stessi giorni del Vertice dei capi di Stato, dai movimenti sociali della Rete Biregionale Unione Europea-America Latina. Nato nel 1979, sulla scia dei Tribunali Russell sul Vietnam (1966-1967) e sulle dittature latinoamericane (1974-1976), con l'obiettivo di accompagnare e sostenere le lotte dei popoli contro tutto lo spettro di violazioni dei diritti fondamentali, il Tpp, dando seguito al lavoro avviato a Vienna nel 2006, ha valutato l'impatto della politica economica europea sulle condizioni di vita delle popolazioni latinoamericane, da un lato esaminando la tipologia delle violazioni e i meccanismi che le determinano e dall'altro attribuendo le responsabilità ai diversi attori, tanto privati, come le transnazionali, quanto pubblici, come i governi. Composto da 13 giurati (tra cui il presidente della sessione François Houtart, il segretario generale del Tpp Gianni Rognoni, l'ecuadoriana Blanca Chancoso, il venezuelano Edgardo Lander e gli italiani Franco Ippolito, Francesco Martone e Roberto Schiattarella), il Tpp ha esaminato 24 casi di imprese transnazionali operanti in America Latina e accomunate da modelli di condotta tali da provocare "impressionanti effetti negativi" a livello di diritti umani, sociali, ambientali, lavorativi (tra di esse figurano Thyssen-Krupp, Syngenta, Shell, Suez, Unilever, Roche, Boheringer, Bayer, Dow Chemical, Dole, Chiquita Brands, Repsol, Unión Fenosa, Telecom Italia, quest'ultima distintasi ultimamente per aver chiesto il blocco dei conti negli Usa della Entel, la più importante compagnia di telecomunicazioni del Paese, per ritorsione nei confronti del presidente boliviano Evo Morales che, in occasione della festa del primo maggio, aveva reso pubblico il decreto di nazionalizzazione della compagnia, oggetto di una controversa privatizzazione nel 1995 a vantaggio degli investitori italiani). Casi, questi, che, precisa il Tpp, rappresentano "espressioni ?normali' di come le politiche generali e le pratiche concrete di violazione dei diritti da parte delle transnazionali possano svilupparsi in condizioni di totale permissività e/o impunità da parte delle autorità pubbliche responsabili (nei Paesi di origine delle imprese e/o nei Paesi delle vittime delle violazioni)". L'indebolimento dello Stato è tale, peraltro, che "le politiche pubbliche si costruiscono attorno agli interessi delle imprese anziché agli interessi generali", al punto da far coincidere l'interesse privato con il benessere pubblico: ad esempio, la Ue "utilizza i negoziati bilaterali con gli Stati periferici per favorire gli interessi economici delle transnazionali", presentando gli interessi di queste come interessi propri dei Paesi dell'Unione.

Il Tpp condanna allora, "moralmente ed eticamente", "le condotte e le pratiche politiche, economiche, finanziarie, produttive e giudiziarie del modello neoliberista, realizzate e permesse dagli Stati e dalle istituzioni dell'Unione Europea, sotto il pretesto di promuovere la crescita e lo sviluppo economico per combattere la povertà e raggiungere lo sviluppo sostenibile", come pure condanna le imprese multinazionali "per gravi, chiare e persistenti violazioni" dei principi, delle norme e dei patti internazionali in materia di diritti delle persone, delle comunità e dei popoli. Ed esorta gli Stati latinoamericani e caraibici a garantire, nel quadro delle relazioni con l'Unione Europea, "la sovranità e la dignità dei popoli prima che gli interessi economici dei settori privati".

La condanna del Tpp non ha però sicuramente spaventato il commissario al Commercio dell'Unione Europea Peter Mandelson, il quale ha dichiarato, in una riunione privata con i delegati della Comunità Andina di Nazioni (Can), con cui la Ue sta negoziando un trattato di libero commercio, che, se la Bolivia e l'Ecuador non ritireranno le proprie obiezioni, verranno esclusi dal quarto round negoziale previsto a luglio a Bruxelles. Una minaccia a cui Evo Morales - il quale ha preso anche parte, festeggiatissimo, al Vertice dei Popoli, giocando, e segnando un gol, nella partita tra le squadre boliviana e peruviana del mondiale del ?70 in Messico - ha risposto ribadendo il proprio rifiuto a sottoscrivere un accordo che obblighi i Paesi andini a privatizzare le proprie risorse e a brevettare la propria biodiversità.

Sulla volontà di riconquista dell'Unione Europea (la cui aggressiva politica commerciale non ha nulla da invidiare a quella degli Stati Uniti: non a caso gli Accordi di Associazione economica targati Ue rappresentano la fotocopia dei Trattati di libero commercio sponsorizzati da Washington) e sulle alternative al modello neoliberista si soffermano due importanti documenti: la Dichiarazione ufficiale di "Enlazando Alternativas 3" e la Dichiarazione dei Figli della Terra diffusa dal Forum Internazionale Indigeno, svoltosi anch'esso nell'ambito del Vertice dei Popoli. Le riportiamo entrambe qui di seguito in una nostra traduzione dallo spagnolo.

Claudia Fanti per Adista.


La truffa degli accordi di associazione con l'Europa
Dichiarazione del Vertice dei Popoli
Noi rappresentanti delle organizzazioni sociali, politiche e popolari, di lavoratori e lavoratrici, delle comunità indigene e contadine, dei movimenti delle donne e dei giovani e del movimento sindacale dell'America Latina, dei Caraibi e dell'Europa, riuniti a Lima nel Vertice dei Popoli Enlazando Alternativas 3, dichiariamo quanto segue.

La cooperazione e l'integrazione dei nostri popoli passano in primo luogo per la costruzione di un sistema nel quale i diritti economici, politici, sociali, culturali e ambientali della maggioranza siano priorità e ragion d'essere delle politiche governative. Per questo rifiutiamo gli Accordi di Associazione proposti dall'Unione Europa con il favore di vari governi latinoamericani e caraibici, in quanto puntano solo a rafforzare e perpetuare l'attuale sistema di dominio che tanto danno ha recato ai nostri popoli.

La strategia dell'Unione Europa "Europa Globale: competere nel mondo" suppone il rafforzamento delle politiche di competitività e di crescita economica che mirano a implementare l'agenda delle transnazionali e ad approfondire le politiche neoliberiste, incompatibili con le sfide del cambiamento climatico, della riduzione della povertà e della coesione sociale. Malgrado si cerchi di mascherarne la natura inglobandovi temi di cooperazione e dialogo politico, la sostanza della proposta è aprire i mercati di capitali, beni e servizi, proteggere l'investimento estero e ridurre la capacità dello Stato di promuovere lo sviluppo economico e sociale. Con implicazioni in entrambe le regioni.

Per l'America Latina e i Caraibi, questa strategia riproduce lo schema dei Trattati di Libero Commercio che la maggioranza dei Paesi della regione ha sottoscritto con gli Stati Uniti e che vanno ben oltre persino le politiche dell'Omc che noi denunciamo. Le risorse naturali di questi Paesi vengono sfruttate indiscriminatamente, costringendo comunità intere a spostarsi, devastando la biodiversità, esaurendo le fonti idriche e impoverendo la manodopera. L'America Latina ha subìto il secolare saccheggio delle transnazionali e, ora che in diversi Paesi della regione i progressi democratici alimentano la ricerca di cammini propri di sviluppo e di forme di integrazione al servizio dei popoli, vari governi che seguono le ricette del libero commercio provocano la frammentazione della regione e gli scontri tra le nazioni.

In Europa, il Trattato di Lisbona, che sta per essere ratificato dalle élite senza consultare la popolazione, rappresenta una delle grandi minacce alla democrazia, alla giustizia, alla pace e all'equilibrio ecologico. Tale trattato rafforza un'Europa neoliberista, accresce la militarizzazione, l'esclu-sione e le disuguaglianze e irrigidisce le politiche securitario-repressive. Il tutto si riflette in un aumento della precarietà, in un attacco generalizzato a tutti i diritti sociali, in particolare alle conquiste dei lavoratori. Allo stesso tempo, si accelera la costruzione di un'"Europa Fortezza" che comporta la chiusura delle frontiere, la violazione del diritto d'asilo, la criminalizzazione dei migranti e dei movimenti sociali e la creazione di muri virtuali o reali, che non si differenziano da quelli che si costruiscono alla frontiera del Nord America.

Gli Accordi di Associazione che ha firmato l'Unione Europea con il Messico e con il Cile approfondiscono le disuguaglianze e svelano il cammino di quanti firmeranno questi Accordi in Centroamerica, nella Comunità Andina e nel Mercosur (con cui si vogliono riannodare i negoziati). Quanto ai Paesi caraibici, questi Accordi, recentemente sottoscritti, ne aumenteranno la vulnerabilità e la dipendenza economica, rompendo la dinamica dell'integrazione subregionale.

Nel momento in cui, a Lima, i governi parlano di coesione sociale, cambiamento climatico e riduzione della povertà, conviene ricordare che la principale causa della disuguaglianza, del conflitto sociale, del degrado ambientale e delle discriminazioni è il primato del mercato sui diritti delle persone e la concessione di tutte le garanzie alle imprese che, con la complicità dei governi, annullano la capacità dello Stato di definire progetti nazionali di sviluppo. (...).

Riguardo alla crisi alimentare che colpisce decine di Paesi, denunciamo l'ipocrisia delle istituzioni multilaterali che cercano di nasconderne le vere cause: produzione orientata all'esportazione, perdita del ruolo dello Stato nella definizione delle politiche alimentari e trasformazione degli alimenti in fonte di speculazioni finanziarie; il tutto come risultato delle politiche di "libero commercio". Perciò è inammissibile che si proponga, come soluzione della crisi, più liberalizzazione e meno protezionismo. La produzione massiccia di agrocombustibili aggrava le già difficili condizioni di vita di milioni di persone. Respingiamo una volta di più una soluzione di questo tipo per la crisi energetica e climatica.

Di fronte a questa situazione, ribadiamo che è possibile un'integrazione diversa, basata sulla libera determinazione dei popoli, sul rispetto dell'ambiente, dei diritti umani e dei processi democratici intrapresi da quei governi che voltano le spalle al neoliberismo e perseguono per i loro popoli relazioni di uguaglianza con tutti i Paesi del mondo. (...) Come emerso nella II Sessione del Tribunale Permanente dei Popoli, esigiamo giustizia e riparazione dei torti e dei danni provocati dalle imprese europee, e una nuova definizione delle relazioni con queste imprese, in modo che assumano le proprie responsabilità sociali e ambientali.

Esprimiamo soddisfazione per le nazionalizzazioni di imprese strategiche e delle risorse naturali, che appartengono ai popoli, e non alle transnazionali, come quella dell'impresa boliviana delle telecomunicazioni. Esortiamo i governi che promuovono politiche progressiste ad unirsi al processo di trasformazione che promuoviamo. Respingiamo i provocatori interventi degli Stati Uniti e dell'Unione Europea contro la sovranità dei popoli. La Ue deve assumere il suo debito storico con i popoli dell'America Latina e dei Caraibi, in particolare con i popoli originari. Richiamiamo l'attenzione sulla drammatica situazione di Haiti, risultato di decenni di spoliazione, aggravata dall'attuale occupazione militare. Al contempo, denunciamo la politica compiacente della Ue nei confronti del governo della Colombia. L'unica soluzione per i popoli latinoamericani, caraibici ed europei è unirsi nella difesa del proprio benessere e rafforzare la resistenza e la mobilitazione contro le politiche neoliberiste. (...).

Chiediamo ai governi di rispondere effettivamente alle richieste dei popoli di costruire un altro tipo di relazioni fra le regioni, basate sul superamento dell'economia di mercato. Facciamo appello alla popolazione perché non si lasci più ingannare da governi autoritari che intendono criminalizzare la giusta protesta civile. Esortiamo gli abitanti dell'Ameri-ca Latina, dei Caraibi e dell'Europa a unirsi alla forza sempre maggiore delle organizzazioni che cercano un mondo migliore per tutti, per essere all'altezza delle sfide che deve oggi affrontare l'umanità. Invitiamo tutte le organizzazioni sociali e i popoli di entrambi i continenti a preparare fin d'ora il prossimo Vertice Sociale dei Popoli, Enlazando Alternativas 4, previsto in Spagna nel 2010.


Dichiarazione dei figli della terra
di Forum Internazionale Indigeno
Ai popoli del mondo; ai governi dei Paesi andini e latinoamericani; ai governi dell'Unione Europea; all'opinione pubblica internazionale:

I 1500 fratelli e sorelle delle organizzazioni dei Popoli Quechua, Aymara, Kichwa, Lafquenche, Guambiano, Toba, Colla, Poccia, Asháninka e di altri Popoli originari di Abya Yala, riuniti nell'Ayllu (cellula base dell'organizzazione comunitaria andina precolombiana, ndt) del fratello Taulichusco (ultimo capo indigeno nativo di Lima, ndt), durante il II Vertice Nazionale e Forum Internazionale Indigeno, per analizzare il contesto nazionale e internazionale e le prospettive del cosiddetto Accordo di Associazione tra Unione Europea e Comunità Andina di Nazioni (Aa Ue-Can), ribadiscono che nel XV secolo lo sviluppo storico autonomo delle grandi civiltà del Tawantisuyo (antico nome del territorio occupato dagli inca, ndt), dei Maya, dei Mapuche e di altre civiltà di Abya Yala fu violentemente interrotto dagli eserciti feudali di Castilla, portatori, attraverso la colonizzazione e l'evangelizzazione forzata, di genocidio, etnocidio, fanatismo cattolico e distruzione della madre terra. Questo debito storico, in termini di distruzione ambientale, sociale, culturale e persino spirituale, permane tuttora: non è stato né riconosciuto, né saldato. Sei secoli più tardi, i discendenti di Castilla, oggi Unione Europea, e i figli della Terra del-l'Abya Yala (oggi America) si incontrano di nuovo.
L'atteggiamento coloniale non si è mai spento e, attraverso i negoziati sull'Aa Ue-Can, si vuole tornare a rafforzare le vecchie catene, sotto il comando delle transnazionali (...).

Affermano che il contesto di questi negoziati è quello della gravissima crisi socio-ambientale dell'umanità causata dalle contraddizioni congenite alla "modernità capitalista" che ha condotto l'umanità al limite dell'abisso. La dittatura globale delle transnazionali (private o statali) ha imposto la mercificazione di ogni forma di vita e un consumismo sfrenato dipendente dagli idrocarburi e ora anche dagli agrocombustibili, che provocano, in forma combinata, il riscaldamento globale e la carestia. Assistiamo ad una crisi di civiltà: manca assai poco per raggiungere la fatidica soglia dei due gradi centigradi di riscaldamento globale, oltre la quale il suicidio planetario e umano sarà inarrestabile. E i primi ad essere colpiti, come sempre, saremo noi figli della terra, giacché le nostre comunità non potranno sopravvivere allo scioglimento dei ghiacciai, alle inondazioni, alla siccità, alle gelate e alle alterazioni climatiche. Il concetto occidentale di "sfruttamento della natura" è fallito e il mondo ha bisogno di recuperare quello che ci è stato strappato: che noi esseri umani siamo figli della terra, che essa provvede a noi e noi a lei.

Affermano che questa crisi legata alla natura va di pari passo con la crisi dello Stato Uninazionale, imposto come modello per l'umanità dall'arroganza eurocentrica, e che funziona solo a metà, nei Paesi centrali delle transnazionali, essendo fallito nel resto del pianeta, tanto più nelle antiche colonie. Le repubbliche di Abya Yala si sono costituite in Stati alle spalle e contro le rispettive società, fatto che è proseguito e si è aggravato nel presente. Le Costituzioni sono state emanate senza la partecipazione dei popoli indigeni e degli afrodiscendenti. Gli Stati Uninazionali e Uniculturali, con i loro modelli dogmatici e gerarchici di economia, politica e religione, sono falliti perché disconoscono la diversità dei popoli, delle culture, degli ecosistemi, dei saperi e delle spiritualità di Abya Yala. I nostri Stati sono sempre meno "nazionali" e "democratici" perché si sono sottomessi ai negoziati voluti dalle imprese per succhiare le nostre risorse naturali ed umane e, di fronte alla nostra resistenza in difesa della Pachamama e delle nostre comunità, criminalizzano la nostra lotta per la Vita. (?) È giunta l'ora di realizzare le nostre alternative: Stati Plurinazionali e sistemi del Ben Vivere/Vivere Meglio, allo scopo di incorporare e proteggere l'immensa diversità naturale, sociale e culturale in cui abitiamo. (?).

Propongono le seguenti alternative per realizzare un effettivo processo di decolonizzazione del Potere, del Sapere e del Sentire, come base fondamentale di qualunque nuovo "Accordo di Associazione" Ue-Can, cioè tra i discendenti dei colonizzatori e i discendenti dei colonizzati:

- il riconoscimento e il pagamento da parte della Ue del debito storico, ambientale, sociale e culturale lasciato dai predecessori, i signori feudali di Castilla, e reso oggi ancora più grave dalle transnazionali;
- la costruzione di Stati Plurinazionali su base comunitaria. I diritti collettivi sono la garanzia dei diritti individuali: è possibile unirli, come pure unire la democrazia comunitaria con quella partecipativa e quella rappresentativa e l'Unità con la Diversità. Rivendicare l'uguaglianza quando la differenza rende inferiori e la diversità quando l'"uguaglianza" rende invisibili;
- la costruzione di sistemi sociali del "Ben Vivere/ Vivere Meglio (Sumaq Kawsay in Quechua o Sumaq Qamaña in Aymara) basati sulla reciprocità tra gli esseri umani e la madre terra, e non sul suicidio planetario della mercificazione della vita;
- il rispetto della nostra protezione millenaria dei Territori e della Pachamama, con il blocco di ogni investimento nei settori minerario, petrolifero, idroelettrico, della pesca, del legname e degli agrocombustibili che non sia stato concordato con i figli della terra attraverso le loro comunità;
- l'annullamento delle leggi o dei progetti di cooperazione che intendono parcellizzare, privatizzare, "riforestare" i nostri territori con l'appoggio della Banca Mondiale, della Banca Interamericana di Sviluppo e della Banca Europea di Investimenti, perché è questa mercificazione della vita che sta portando al suicidio dell'umanità;
- l'applicazione della Dichiarazione dell'Onu e dell'Ac-cordo 169 dell'Organizzazione Mondiale del Lavoro sui Diritti dei Popoli Originari, per il rispetto del nostro Diritto Maggiore (diverso dall'eurocentrico diritto positivo), dei nostri diritti collettivi e della nostra identità come Popoli (preesistenti agli attuali Stati), come pure della nostra capacità di basarci sulle nostre radici e sulla nostra fraternità con la madre terra per interagire in forma autonoma e critica con le società del mondo. Non c'è interculturalità possibile senza Plurinazionalità Comunitaria, tanto meno se l'edu-cazione bilingue continua ad essere marginale e dipendente dalle "decisioni" della Banca Mondiale o simili. Il sistema del Sapere riflette il sistema del Potere;
- l'interruzione del processo autoritario di criminalizzazione di ogni forma di difesa delle nostre comunità, delle nostre culture e della Pachamama, senza che la Ue avalli, copra o minimizzi qui quello che dice di rispettare al suo interno;
- il rispetto dei diritti umani dei nostri fratelli che sono stati espulsi dalle nostre terre dal neoliberismo escludente e che per sopravvivere sono emigrati in Europa, arricchendola con il loro lavoro e con le loro culture. No alla xenofobia, al razzismo e alla discriminazione lavorativa, sociale e culturale in Europa. (...).
Annunciano lo stato d'allerta permanente e la mobilitazione in difesa dei diritti dei Popoli Originari della Bolivia e del-l'Ecuador, delle loro proposte di decolonizzazione degli Stati e della loro riorganizzazione costituzionale in Stati Plurinazionali comunitari e in sistemi socio-economici del Ben Vivere. Respingiamo la violenza razzista degli oligarchi di Santa Cruz e Guayaquil e le loro strategie "regionaliste", dopo la perdita di controllo dei governi nazionali, al fine di mantenere i propri privilegi legati al latifondo o alle transnazionali (...).

Esigono il rispetto della Vita e della Pace nei Territori Indigeni del Guatemala e della Colombia contro qualunque forma di violenza da qualunque parte provenga e in particolare contro il paramilitarismo avallato dallo Stato colombiano, come pure la fine della violenza da parte dello Stato cileno contro il Popolo Mapuche (...).

Invitano i fratelli e le sorelle dei popoli originari di Abya Yala ad incontrarsi al Forum Sociale delle Americhe (ottobre 2008 in Guatemala) e ai Vertici continentali in Cile (2009) delle donne indigene e dei popoli indigeni di Abya Yala; a rafforzare l'alleanza con i movimenti dell'Africa, dell'Asia, dell'Europa e dell'Oceania per sviluppare le proposte di Stati Plurinazionali Comunitari e di sistemi del Ben Vivere durante il Forum Sociale Mondiale (Belém, gennaio 2009). (...).

Esortano a trarre lezioni dai processi della Bolivia e dell'Ecuador e dalla necessità di costruire nuove forme di organizzazione politica autonoma dei nostri Popoli e Comunità, basate sulle nostre radici e sui principi di Territorialità, Comunità, Identità, Reciprocità. Di fronte al disincanto e al fallimento del politicume creolo ed eurocentrico, è giunta l'o-ra della politica dei figli della terra del Comandare Obbedendo e dell'incontro tra la spiritualità e la cultura e la politica.

Per migliaia di anni abbiamo riprodotto la Vita nel mondo e oggi il capitalismo è sul punto di distruggerla.

Siamo i figli della Terra, uccelli con una sola ala, con il bisogno di abbracciarci perché il Condor e l'Aquila riprendano a volare e l'umanità torni a sognare e a vivere.