Documento della CPT contro i transgenici

Documento della CPT contro i transgenici
In difesa dell'integrità del creato.
Brasile: la commissione della terra chiede al Vaticano di dire no agli OGM

da Adista., n. 70 (4/10/2003)
BRASILIA-ADISTA. La notizia (riportata dalla stampa all'inizio di agosto; v. Adista 61/03) che il Vaticano avrebbe deciso di aprire agli organismi geneticamente modificati (OGM) - in quanto, come dichiarato dal presidente del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, l'arcivescovo Renato Martino, "quando un popolo deve sconfiggere la fame ogni cibo può servire a nutrirlo" - ha destato forti perplessità in quegli ambienti della Chiesa schierati, al contrario, contro gli ogm. Preoccupazione è stata espressa, per esempio, dalla Commissione pastorale della terra in Brasile (CPT), impegnata da tempo a contrastare l'uso di sementi transgeniche. Già nel maggio scorso, durante l'assemblea generale della Conferenza dell'episcopato brasiliano (CNBB), i vescovi incaricati di accompagnare la CPT avevano rilasciato una dichiarazione in cui assumevano una posizione contraria agli OGM. Ma dopo i segnali di un possibile via libera del Vaticano ai transgenici, la CPT ha deciso di presentare al Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, attraverso il Consiglio episcopale di pastorale della CNBB, le proprie riflessioni, in attesa di "una parola profetica in difesa dell'integrità della creazione e dei piccoli agricoltori" e in appoggio alla richiesta "che le sementi siano dichiarate patrimonio dell'umanità".

In un documento che ha per titolo il versetto di Genesi "Che la terra produca esseri viventi secondo la loro specie", la CPT presenta punto per punto le proprie obiezioni alle affermazioni di quanti, minimizzando i rischi scientifici, sostengono che "questa tecnologia è necessaria per aumentare la produzione di alimenti, per combattere la fame nel mondo, aumentare il reddito per gli agricoltori, diminuire l'uso di agrotossici e facilitare il controllo di erbe infestanti e degli insetti". Di seguito alcuni stralci del documento.

"La terra produca esseri viventi secondo la loro specie"
Rischi
La valutazione dei rischi che i transgenici rappresentano per la salute umana e l'ambiente non è stata fatta adeguatamente, come dimostrano studi seri (.).

Alcuni effetti indesiderati della coltivazione e ingestione di alimenti transgenici sono stati già constatati, indicando la necessità di un'analisi seria dei rischi:

- reazioni allergiche legate all'ingestione di alimenti transgenici;

- contaminazione del patrimonio genetico di sementi locali (.);

- imprevedibilità scientifica dimostrata dalla scoperta della presenza di sequenze extra di Dna, impreviste e indesiderate, nella soia transgenica della Monsanto (.);

- studi divulgati il 10 luglio di quest'anno in Inghilterra mostrano che la coltivazione di piante olearie geneticamente modificate potrebbe colpire la fauna silvestre e dare vita a "potentissime erbe infestanti". (.)

Controllo della catena alimentare
(.) Vent'anni fa esistevano migliaia di imprese di sementi, nessuna delle quali con una percentuale significativa di mercato. Oggi 10 imprese controllano il 30% del mercato mondiale (.). Scrive Silvia Ribeiro: "le sementi sono il primo anello della catena alimentare. Chi controlla le sementi, controllerà la disponibilità di alimenti. Per questo vediamo che in anni recenti imprese come la Monsanto hanno speso più di 8.5 miliardi di dollari per comprare compagnie di sementi e di biotecnologia. (.) Il tema chiave è il controllo. I giganti della genetica stanno utilizzando le sementi transgeniche per imporre agli agricoltori cosa coltivare e in quali condizioni. Uno degli effetti più gravi per i contadini e le contadine, per i popoli indigeni e per la ricerca pubblica in genere è che stanno perdendo il loro diritto a utilizzare e sviluppare la diversità".

Brevetti
(.) Il semplice fatto di brevettare esseri viventi già offende la coscienza umana, poiché la natura è un bene di uso universale e, per i cristiani, dono gratuito di Dio. Ma quello a cui stiamo assistendo e a cui assisteremo nel caso nel caso questo modello tecnologico diventi egemonico è un arsenale di strumenti economici, legali, scientifici e tecnologici che manipolano esseri viventi in funzione di obiettivi commerciali e della sete di lucro di poche imprese. Una commissione di specialisti del Parlamento tedesco è arrivata alla conclusione che le strategie dei conglomerati che puntano alla tecnologia genetica e alla commercializzazione di sementi brevettate fanno sì che gli alimenti diventino scarsi e più cari. Quando attualmente si mettono sul mercato o si distribuiscono inizialmente gratis agli agricoltori sementi brevettate, sbaragliando così le sementi locali liberamente disponibili, si programma intenzionalmente la dipendenza e l'indebitamento.

La fame nel mondo
Eliminare la fame del mondo è l'argomento morale per giustificare fini che nulla hanno a che vedere con questo obiettivo. (.) Tra le principali ragioni della fame nel mondo non c'è il dominio delle tecnologie, ma, al contrario la distruzione delle forme contadine di produzione, la perdita dell'autonomia produttiva degli agricoltori, la mancanza di politiche pubbliche di appoggio agli agricoltori, la concentrazione del reddito e della terra e la mancanza di lavoro. (.) La tendenza fin qui espressa è quella di un crescente monopolio del mercato delle sementi e degli alimenti, di maggiore dipendenza della produzione dai prodotti chimici e di una maggiore dipendenza degli agricoltori dalle grandi industrie, con il conseguente indebolimento sociale e culturale delle comunità contadine, principali soggetti della sovranità alimentare dei popoli poveri. L'omogeneizzazione su larga scala delle coltivazioni transgeniche aggraverà i problemi ecologici già associati alle monoculture agricole, aumentando l'impatto sociale e ambientale a breve e medio termine. (.)

"Che la terra produca esseri viventi secondo la loro specie"
(.) Quello che la natura ha costruito in miliardi di anni di storia naturale, registrata magistralmente nel simbolismo del racconto della creazione nella Genesi, con i suoi meccanismi e le sue barriere naturali di autoprotezione, può essere oggi manipolato e oltrepassato attraverso tecniche di ingegneria genetica. (.)

Come considerare, in termini di Etica cristiana, la struumentalizzazione della natura a fini commerciali, senza il dovuto rispetto alle sue complesse interazioni ecologiche, oggettivando unicamente il lucro immediato? Come considerare l'appropriazione privata - attraverso i brevetti - di esseri viventi e di fonti di vita, come acqua, geni, microrganismi, principi attivi biologici, processi vitali? E come posizionarsi, dal punto di vista dei principi cristiani, di fronte all'espropriazione della conoscenza dell'agrobiodiversità agricola contadina e indigena? Queste conoscenze, generate in più di 10mila anni comunitariamente e generosamente come patrimonio dell'umanità, ora rischiano di diventare proprietà privata di una fantastica concentrazione imprenditoriale, che intende monopolizzare i mezzi di sussistenza dell'umanità.

Primato dell'etica
(.) Tra i principi etici sottolineiamo quelli della benevolenza, della giustizia sociale, della trasparenza e della precauzione.

Il principio della benevolenza. Questo principio esige che un determinato intervento sulla natura o sull'essere umano si giustifichi per il bene che può fare o per essere l'unica possibilità di salvare vite o di combattere problemi cronici: malattie, fame, epidemie, endemie, ecc. In questi casi, se la transgenia fosse l'unico cammino, o il migliore disponibile, il suo uso potrebbe essere giustificato (.).

Il principio della giustizia sociale, nel caso di innovazioni tecnologiche di massa e di alto impatto sociale, ci porta a interrogarci su chi sarà beneficiato e su chi verrà danneggiato. Ora, nel caso concreto dei transgenici, è un piccolo gruppo di grandi imprese che sarà grandemente beneficiato, con grave danno per l'agricoltura familiare.

Il principio della trasparenza esige il massimo di informazioni alla popolazione prima dell'introduzione di massa di tecnologie ad alto impatto e meccanismi di decisione democratica rispetto ad esse. Le grandi imprese usano un altro metodo: il fatto consumato. Oltre a ciò, il consumatore ha diritto di scelta, per ragioni religiose, filosofiche, culturali, etiche o per raccomandazione medica. Questo esige l'etichettatura totale di alimenti transgenici.

Il principio della precauzione (.) acquista speciale risalto e grande autonomia nella questione dei transgenici, essendo già incorporato alla legislazione di vari Paesi e nel diritto internazionale attraverso il Protocollo di Cartagena. Questo principio implica:

- l'onere della prova spetta al proponente dell'attività, cioè spetta all'impresa che propone la liberazione del transgenico nell'ambiente garantire sulla sicurezza alimentare ed ambientale del prodotto che sta collocando sul mercato;

- la non evidenza immediata di possibili danni non deve servire come motivo per rimandare o non realizzare ricerche e test rigorosi di biosicurezza. (.) Il rischio che il danno possa essere irreversibile o grave è già sufficiente perché non si rimandino misure effettive di protezione dell'ambiente e della salute della popolazione;

- nella valutazione di rischio, devono essere considerate e paragonate un numero ragionevole di alternative prima di optare per l'utilizzazione di massa di tecnologie a rischio;

- per la questione della precauzione, la decisione deve essere democratica, trasparente, informata e cosciente con la partecipazione di tutti gli interessati. Non può esserci imposizione totalitaria di una impresa o di un unico settore della società. (.)