Condannato il fazendeiro J.A.de Amorim

Condannato il fazendeiro J.A.de Amorim
Fonte Adista
BELEM-ADISTA. Un grave colpo inferto all'impunità nel clima di violenza nel sud del Pará, in Brasile: il fazendeiro Jerônimo Alves de Amorim è stato condannato a 19 anni di prigione dal tribunale di Belém, lo scorso 7 giugno, come mandante dell'omicidio di Expedito Ribeiro de Souza, presidente del Sindacato dei Lavoratori Rurali di Rio Maria, nel febbraio del 1991.
Catturato in Messico il 22 novembre scorso, Alves de Amorim viveva da 5 anni latitante, con l'appoggio dei latifondisti e dei potenti del Pará e di Goiás, malgrado fossero stati emanati contro di lui due ordini di cattura, nel 1994 e nel 1999.
È il primo fazendeiro nel sud del Parà a subire una condanna per crimini legati ai conflitti per la terra, che hanno provocato in questa regione, negli anni '80 e '90, la morte di innumerevoli lavoratori rurali. Una lista nera di persone da eliminare, circolava già all'inizio degli anni '80 tra i fazendeiros del sud del Pará. Ne parla anche Frei Betto, in un articolo dal titolo Morti annunciate ed eseguite, ricordando l'assassinio, nel maggio dell'80, di Raimundo Ferreira Lima, del sindacato dei lavoratori rurali di Conceição do Araguaia; quelli di João Canuto, presidente del sindacato rurale di Rio Maria, nell'85; di p. Josimo Morais Tavares, a Imperatriz, l'anno successivo, e di Expedito Ribeiro de Souza, il successore di João Canuto, nel '91.
"Negli anni '90 - ha scritto Frei Betto - è circolata in Xinguara, Rio Maria e dintorni, una lista di più di 40 nomi di persone da uccidere. Sei già sono caduti sotto i proiettili di pistoleiros assunti da fazendeiros della regione. Tra i quali i fratelli José e Paulo Canuto, figli di João Canuto, e Braz de Oliveira, direttore del sindacato rurale di Rio Maria".
E ora - prosegue Frei Betto -, in occasione del processo di Jerônimo Alves de Amorim, "una nuova lista, con dieci nomi", tra i quali quelli del domenicano Henri des Roziers, della Commissione pastorale della terra (Cpt), di Davi Passos, candidato a sindaco per il Pt, il Partito dei lavoratori, e Sebastião Ataídes, presidente del Sindacato dei lavoratori rurali di Xinguara.

In questo municipio la violenza legata ai conflitti di terra ha subito un forte incremento, soprattutto a causa della lotta della Cpt locale e del Sindacato dei lavoratori rurali. Nella prima settimana di maggio, sono state assassinate a Xinguara cinque persone coinvolte in conflitti fondiari, due delle quali trovate con le orecchie mutilate, secondo una pratica molto diffusa nei crimini su commissione. Grande preoccupazione viene espressa in particolare riguardo alla sicurezza di p. Henri de Roziers, il quale ha lavorato molto da vicino per il processo contro Alves de Amorim e contro l'impunità di cui gode la polizia civile della regione. Membri della Cpt parlano di riunioni tra i fazendeiros locali in cui "starebbero progettando di dire basta, soprattutto al frate straniero, al presidente del Sindacato dei lavoratori rurali e al presidente del Pt locale".
Di p. Henri, il responsabile della polizia civile del Sud del Pará, Francisco Eli de Souza Oliveira, avrebbe parlato come di "un seminatore di discordia, travestito da parroco, che distorce i fatti per obiettivi personali" e incita alla violenza "per continuare a ricevere benefici da parte degli organismi internazionali".
La violenza nel Sud del Pará non è un caso isolato in Brasile. Più clamorosa ancora è la lotta ingaggiata dal governo dello Stato del Paraná al Movimento dei Senza Terra, culminata nell'assassinio di Antônio Tavares Pereira, in occasione della grande giornata di manifestazioni organizzata dal Mst lo scorso 2 maggio per protestare contro l'impoverimento in ambito rurale e chiedere la trasformazione del modello agricolo ed economico (v. Adista n. 37/00). Che è poi solo il caso più eclatante della guerra dichiarata dal governo di Fernando Henrique Cardoso contro il movimento, accusato di aver radicalizzato la sua lotta e di voler trasformarsi in guerriglia rurale.
Un'accusa sempre respinta con forza dai dirigenti del Mst, a cominciare da João Pedro Stedile: "Abbiamo l'assoluta consapevolezza - ha detto il leader del movimento in un'intervista rilasciata al Jornal do Brasil - che la nostra forza non sta nel maggior grado di radicalizzazione, ma nel numero di persone che riusciamo a portare in strada, a protestare contro il governo. (...) La paura del governo è che il Mst serva da modello di organizzazione per gli esclusi che sono ancora disorganizzati. Per questo hanno cercato di isolarci dai poveri della società".

Fonte: Adista