Balduino: Aracruz cellulosa = I terroristi

Aracruz cellulosa = I terroristi
di Dom Thomas Balduino, Aprile 2006
L'8 marzo centinaia di donne di Via Campesina sono entrate a Barra do Ribeiro, Rio Grande do Sul, nei laboratori e vivai della Aracruz Cellulosa e li hanno danneggiati, per manifestare pubblicamente l'indignazione dei contadini di fronte alle azioni della multinazionale negli stati di Spirito Santo, Minas Gerais, Bahia e Rio Grande do Sul.

La reazione orchestrata dai media è stata immediata e ha coinvolto molta gente del potere pubblico, della Chiesa, degli intellettuali della stampa, con un tono in gran parte di condanna di quelle donne "che hanno aggredito una impresa così rispettabile che ha portato solo benefici al Brasile". Hanno detto insomma che quella era stata un'azione frutto di incompetenza, esecrabile, sbagliata, terrorista... Queste frasi di condanna forse stanno servendo come motivazione della punizione che sarà pronunciata dal potere giudiziario, che, nei conflitti dei campi, raramente parla un linguaggio diverso da quello del diritto assoluto della proprietà privata, oltre ad avere sempre un atteggiamento durissimo contro i poveri e i senza terra.

Il giorno 21 è cominciata la vendetta istituzionalizzata per dare soddisfazione all'impresa. Sei poliziotti armati, con un mandato, hanno invaso la sede dell'associazione delle lavoratrici rurali di Passo Fundo. Hanno confiscato documenti, computer, libretti di assegni, perfino denaro e hanno umiliato le donne presenti.

Ma guardiamo l'altro lato della medaglia. Recentemente, durante il 5° Incontro su Fede e Politica a Vittoria di Spirito Santo, sono stato cercato da dirigenti dei guarani e tupiniquim, indignati per lo sgombero richiesto dalla Aracruz Cellulosa e eseguito il 20 gennaio nei villaggi di Olho d'Água e Córrego do Ouro, dalla Polizia Federale, con 120 agenti, con armi, bombe, elicotteri. Dopo quella "pulizia", i trattori della multinazionale hanno completato il servizio radendo al suolo le case e tutte le piantagioni di quegli indios, i più poveri tra i poveri.

Abbiamo ascoltato nella CPT (Comissione Pastorale della Terra), grida di lavoratori di Spirito Santo, Minas e Bahia, compresi abitanti dei quilombos, che hanno dovuto abbandonare le loro piccole proprietà spinti dall'isolamento in cui si sono trovati dopo che l'impresa ha comprato piccole fazendas dei vicini in un'area immensa. Quello che prima era una bella costellazione di abitanti, produceva varietà e abbondanza, riforniva le fiere della regione, è diventato oggi il lugubre deserto verde della monocultura dell'eucalipto. Gran parte di questa gente vive in condizione di privazione nelle favelas delle città.

L'Aracruz è anche responsabile dell'agonia del fiume San Francesco. Si contano circa 1500 ruscelli che confluivano nel fiume e che dopo il riforestamento dell'eucalipto si sono prosciugati. C'è inoltre il problema dell'inquinamento intorno alle fabbriche di cellulosa. Il Brasile deve far fronte ai rifiuti tossici e velenosi, alla desertificazione, alla distruzione dell'ambiente, al disordine sociale e all'impoverimento dell'agricoltura, allo stesso tempo in cui in Svezia e in altri paesi del primo mondo arrivano una pulitissima cellulosa e i profitti altissimi che finiscono nelle mani di pochi soci super ricchi.

La cosa più grave è che l'attività della multinazionale è alimentata da generosi finanziamenti pubblici. Ecco i dati: nel 2001, con Cardoso, l'Aracruz ha ricevuto dalla BNDES 666 milioni per la sua terza fabbrica. Nello stesso anno il governo ha dato 600 milioni all'agricoltura familiare, dell'intero Brasile. Ora, nel 2005, con Lula, la stessa impresa ha ricevuto dalla BNDES (Banca Nazionale di Sviluppo Economico e Sociale) 318 milioni di dollari per la costruzione di una fabbrica nello stato di Bahia. E nel dicembre dello stesso anno ha avuto l'approvazione della BNDES della concessione di 297 milioni per la modernizzazione della sua fabbrica nel Rio Grande del Sud. Potrà restituire il debito a partire da 21 mesi dopo la concessione e pagherà un interesse del 2% all'anno. Mentre gli interessi riscossi dal Governo dagli agricoltori familiari sono dell'8.75%.

Ecco quello che ha motivato l'indignazione di quelle donne, espressa in forma violenta contro la proprietà privata, ma certamente non violenta in relazione alle persone. Le organizzazioni contadine riescono a spezzare il silenzio dei media e a farsi sentire dalle nostre autorità solo occupando la terra. Anche oggi ci sono accampamenti di senza terra che sono lì da sei anni, da otto anni in attesa della riforma agraria, nello spirito di Gandhi e di Luther King, in forma mite e pacifica, sotto baracche coperte di plastica nera, sul bordo della strada, senza prospettiva di avere risposte. Dice bene l'antico proverbio: "la violenza è legittima quando la mansuetudine è vana".

In latino "ara crucis" vuol dire altare della croce. Per la nostra sensibilità cristiana l'usurpazione di questo nome per la sigla di una multinazionale di questo tipo suona come blasfema. Per questo, le donne con due tronchi di eucalipto hanno composto la Croce della loro pericolosa e profetica marcia per la giustizia nelle campagne. Ormai non è più il nome straniero dell'oppressione colonialista, ma il simbolo molto brasiliano e familiare della speranza di liberazione.

Altri documenti a proposito dell'invasione:
Invasione dei terreni di Aracruz Cellulosa
Poesia/manifesto in favore delle donne dell'Aracruz
Risposta di Stedile alla denuncia relativa alla vicenda dell'Aracruz