L'economia ai moderati, il sociale va alla sinistra

L'economia ai moderati, il sociale va alla sinistra
di Maurizio Matteuzzi, inviato a Brasilia
Il Manifesto 31 dicembre 2002

Alle cinque della sera, si insedia domani il governo di Lula. Una squadra ampia (34 tra ministri e vice) per una partita molto difficile
Alle cinque di domani pomeriggio, nel palazzo di Planalto, dopo che Fernando Henrique Cardoso gli avrà passato la fascia verde-oro e se ne sarà finalmente andato, il presidente Lula insedierà il nuovo governo. Il suo governo. 24 ministri, 6 segretari con rango di ministri, 4 sottosegretari. Trentaquattro in tutto contro i 28 del governo Cardoso. Il numero maggiore dovuto sia all'esigenza di dare status e peso ai temi caldi della sua campagna elettorale (caso tipico quello del sottosegretariato per la «Lotta alla fame», affidato all'economista José Graziano) sia all'opportunità di bilanciare le diverse anime della compagine sia infine alla necessità di dare soddisfazione a compagni e alleati nella travolgente galoppata presidenziale di Lula.

A giudizio di molti questo è un ottimo governo. Anche se non sono mancate le critiche (particolarmente forti le accuse di «marketing politico» relative alla nomina dello chansonnier Gilberto Gil come ministro della cultura). La parte del leone spetta al Pt, ma vi sono rappresentati tutti i partiti alleati, di sinistra, centro-sinistra e centro (l'ex candidato presidenziale Ciro Gomes è il nuovo ministro dell'integrazione nazionale). Ci sono i «professionisti», che da noi si chiamerebbero tecnici, non iscritti ma vicini al Pt, agli esteri, alla difesa e alla giustizia. C'è infine un piccolo nucleo, subito definito qui «i neo-liberali» - esponenti dell'imprenditoria, dell'agro-business e del mercato finanziario - che è da decidere se stanno lì solo come tranquillizzanti per gli ambienti economici internazionali e i settori interni conservator-cardosisti.

 

Nel mix di Lula, agli esponenti schematicamente definibili moderati vanno i ministeri e gli incarichi dell'area economica. Antonio Palocci, l'ex sindaco Pt di Riberao Preto, coordinatore della lunga e non facile transizione da Cardoso a Lula, sarà il ministro delle finanze, posto-chiave in una situazione economica difficilissima. Quarantadue anni, Palocci è uno degli uomini forti del nuovo governo - il numero tre dopo Lula e José Dirceu -, politicamente nato come trotzkista poi approdato all'attuale connotazione di «pragmatico». Medico di formazione dovrà dimostrare di essere «il medico di cui il malato Brasile ha bisogno», come dice Lula, e anche che è possibile cessare di essere trotzkisti. La sua nomina è stata ben accolta dall'establishment economico-finanziario interno ed esterno. Tanto più che è stata accompagnata da quella Henrique Meirelles alla guida del Banco central. Meirelles era a capo di una grande banca Usa, la Boston Bank, ed era fino a pochissimo tempo fa iscritto al Psdb, il partito socialdemocratico di Cardoso.

 

L'area economica del governo è tutta etichettata come «moderata» con una eccezione. «Moderato» Guido Mantega, uno degli economisti del Pt, ministro della pianificazione, «neo-liberali» il ministro dello sviluppo Luiz Furlan - grosso industriale alimentare e vice presidente della poderosa confindustria dello stato di San Paolo - e quello dell'agricoltura Roberto Rodrigues - agricoltore e professore universitario di economia rurale. L'eccezione è Jaques Wagner, del Pt di Bahia, che come ministro del lavoro dovrà mettere mano alla riforma di una legislazione che risale al corporativismo di Getulio Vargas (quindi mussoliniano).

Il «moderatismo» dell'area economica è bilanciato dai titolari dei ministeri dell'area sociale, dove i margini di manovra saranno maggiori. Humberto Costa, Pt, alla sanità; Cristovam Buarque, Pt, all'educazione; Ricardo Berzoini, Pt, alla previdenza sociale; Miguel Rossetto, Pt, allo sviluppo agrario; Benedita da Silva, Pt, all'assistenza e promozione sociale; Gilberto Gil alla cultura; Marina Silva all'ambiente. Rossetto, vice-governatore dello stato di Rio Grande do Sul, è un uomo vicino al Movimento dei Senza terra, come il sottosegretario alla pesca José Fritsch, ed è lui, più che il Rodrigues dell'agricoltura, che dovrà maneggiare la bomba della riforma agraria (ragione per cui l'Mst sembra abbastanza soddisfatto del governo). Benedita da Silva e Marina Silva sono due delle quattro donne del governo Lula. Sono nere e vengono una dalle favelas cariocas e l'altra dai seringales dello stato che fu del seringueiro Chico Mendes. Le altre due donne ministro, sono Dilma Roussef, economista del Pt, alle miniere ed energia, ed Emilia Fernandes, pedagoga del Pt, ai diritti della donna.

 

Anche fra i «professionisti» il governo Lula presenta dei nomi sulla carta interessanti. Alla giustizia - ministero decisivo nel paese della violenza e dell'impunità sfrenate - l'avvocato Marcio Thomaz Bastos, che fu parte civile nel processo di Chapurì, nell'Acre, contro i fazenderos che assassinarono Chico Mendes e ha già detto che depenalizzerà la maconha e le droghe leggere. Agli esteri Celso Amorim, diplomatico di carriera e - ciò che non guasta in questo mondo - buon amico di Cuba (al ministero degli esteri cubano è conosciuto come il barbudinho). Alla difesa un altro diplomatico di carriera, l'ambasciatore José Viegas che ha subito fatto proprie le parole di Lula per «l'uso delle forze armate nel programma di lotta alla fame» (qualcosa per cui il povero Hugo Chavez sta subendo un attacco golpista senza precedenti in Venezuela).

 

Lula ha voluto anche pagare un doveroso tributo agli sconfitti per la causa: Benedita da Silva, governatrice sconfitta a Rio, i gauchos - ossia del Rio Grande do Sul: il perduto fiore all'occhiello del Pt - Olivio Dutra al ministero per le città; Tarso Genro, rivale di Dutra a Porto Alegre, allo sviluppo economico e sociale; lo stesso Rossetto.

Lula ha voluto intorno a sé anche alcuni degli uomini a lui più vicini nella storia ventennale del Pt. Josè Dirceu, capo della Casa civile, che da noi sarebbe il ministro alla presidenza; Luiz Dulci, segretario generale; Luiz Gushiken, segretario alla comunicazione.

La squadra è fatta, sulla carta è di eccellente qualità tecnica e politica. Per una partita che si annuncia drammaticamente difficile.