Frei Betto a Porto Alegre. Gennaio 2003

È il governo nostro, non solo di Lula.
Intervento di Frei Betto - Porto Alegre 2003

Voglio partire da una frase che Lula ha pronunciato all'anfiteatro Por do Sol. Ha detto: "io sono un risultato". Risultato di che? Risultato di un processo. Le comunità ecclesiali di base, le pastorali sociali hanno avuto molta importanza nella costruzione di questo progetto politico sfociato nell'elezione di Lula.
Se il Forum Sociale Mondiale è stato uno spazio di proposta, ora per la prima volta dalla caduta del Muro di Berlino, registriamo una curva ascendente dei movimenti sociali progressisti e la possibilità che il sogno diventi realtà. In altre parole, adesso sì che si può dire: un altro Brasile è possibile, perché esistono le condizioni per operare questo mutamento.
Con il golpe militare del 1964, tutti i movimenti sociali, i sindacati e i partiti di sinistra sono stati repressi dai militari.
Sono rimaste solo le Comunità di base, sfuggite alla repressione per due ragioni. Prima di tutto perché esse erano nate appena come un complemento del lavoro parrocchiale, e poi perché i militari e la polizia pensavano che le Cebs non dessero molto fastidio: erano gruppi di persone a cui piaceva pregare, e non potevano creare problemi.
In realtà, si sviluppa all'interno delle Cebs una metodologia che ha reso possibile la coscientizzazione e, più tardi, attraverso i movimenti popolari, sindacali e il Partito dei lavoratori, la partecipazione di una nuova generazione di militanti. Questa metodologia era basata prima di tutto sul confronto tra i fatti della vita e i fatti della Bibbia. Tale confronto ha reso possibile discutere su come il progetto di Dio si traduce nella nostra storia e su cosa Dio vuole che facciamo di fronte a questa realtà di ingiustizia, di oppressione, di disuguaglianza. Queste domande, connesse con il metodo "vedere - giudicare - agire" dell'Azione Cattolica, hanno progressivamente trasformato le Cebs in una scuola di politica con la P maiuscola. Ne è nato così un modello che ha permesso di cominciare ad abbozzare la teologia della liberazione: un modello che ha portato sempre più ad una rilettura della Bibbia a partire dalla realtà latino-americana, a partire dalla realtà degli oppressi.
Ci è stato spesso chiesto: ma perché voi cristiani vi mettete in politica? La risposta che le Cebs davano era perché noi cristiani siamo discepoli di un prigioniero politico, Gesù, che non è morto di epatite nel suo letto, né in un incidente tra cammelli ad un angolo di strada a Gerusalemme. Risposte legate a questa rilettura della Bibbia e alla scoperta del Vangelo come progetto di salvezza e redenzione dell'umanità, del pianeta, di un universo dove nulla venga escluso.
Questo ha permesso in primo luogo la nascita di una nuova spiritualità - una spiritualità militante, di inserimento, di fer-mento nella massa - e in secondo luogo una nuova visione della Chiesa: la Chiesa come popolo di Dio delineata dal Vaticano II, ma realmente realizzata dalle pastorali sociali in America Latina. (...).
Il processo delle Cebs ha consentito, negli anni '70, la nascita dei movimenti popolari, di lotte come quella per l'acqua o sul costo della vita, di gruppi di madri, di organizzazioni comunitarie di quartiere. Alla metà degli anni '70, poi, le opposizioni sindacali hanno cominciato a rinnovare il sindacalismo. Dopo le Cebs negli anni '60 e i movimenti popolari degli anni '70, è venuto dunque il turno del sindacalismo combattivo, che ha avuto il suo momento di maggiore successo con gli scioperi dell'ABC (il cinturone industriale intorno a San Paolo, ndt) tra la fine degli anni '70 e gli inizi degli anni '80. La quarta componente di questo processo è rappresentata dalla comparsa del PT e di altri partiti progressisti come PCdoB, PCB, settori del PdT e del PMDB. E finalmente, negli anni '80, assistiamo alla nascita di tre movimenti che completano la tessitura che ha portato alla vittoria di Lula: prima la Cut, la Centrale Unica dei lavoratori, nel 1983, poi il Mst, il Movimento dei Senza Terra, nel 1984, e quindi la Centrale dei Movimenti Popolari, nel 1993.
È come se tutte queste componenti fossero affluenti di un unico fiume. E questo ci permette di capire meglio quello che Lula ha voluto intendere quando ha detto: "io sono il risultato". È il risultato di un processo in cui siamo riusciti a sviluppare una spiritualità militante che non ha confuso la sfera ecclesiale con quella politica. Molta gente pensava che sarebbe successo. Cardoso mi disse nel 1978: "io sono certo, Betto, che le Cebs si trasformeranno in un nuovo Pcb: partito delle comunità di base". Gli risposi: "io sono sicuro di no". La storia ha dimostrato che avevo ragione io.
Ossia che la comparsa del Pt non ha assorbito né ha trasformato le Cebs in una mera cinghia di trasmissione, non le ha distrutte: le CEBs esistono ancora e stanno preparando il loro XI° incontro interecclesiale.
Siamo riusciti in Brasile a produrre questa interessante tessitura. Queste diverse componenti, a cui dobbiamo aggiungere quella delle amministrazioni popolari che include oggi anche il nuovo governo del Paese, sono distinte, autonome e socialmente e politicamente complementari. Direi che chi partecipa alla lotta è perché partecipa ad una di queste sfere: quella pastorale, quella popolare, quella sindacale, quella delle Ong, dei movimenti di donne, dei movimenti di negri, o quella delle amministrazioni popolari a livello municipale, statale e federale. Chi non è in una di queste cinque sfere non "sta nella lotta", come il popolo ama dire.
Ora, all'interno di queste cinque sfere, noi cristiani, in modo sempre più interreligioso (con la partecipazione di ebrei, musulmani, appartenenti a religioni di origine africana, di religioni orientali o indigene), stiamo cercando di sviluppare una dimensione di spiritualità profondamente liberatrice, nella costruzione di un progetto utopico che non si esaurirà mai nella storia umana. Per questo scherzavo quando mi trovavo in galera con i comunisti. La differenza tra noi cristiani e voi, dicevo, è che quando arriverà la società comunista voi sarete soddisfatti, mentre noi no, noi vogliamo il regno di Dio sulla terra. E quindi il cristiano sarà sempre un sovversivo in qualsiasi circostanza storica nella quale si troverà. (...).
Lula è arrivato al governo. È chiaro che siamo arrivati al governo, non al potere: c'è una grande differenza. Avere il governo è avere coscienza dei propri limiti, delle difficoltà legate alla congiuntura nazionale e internazionale. La conquista del governo rappresenta una rivoluzione in cui non è stato sparato un solo colpo, perché la nostra arma è stata l'etica, il nostro grande mentore Paulo Freire. Le idee di Paulo Freire hanno avuto molta più importanza, in questo processo, delle idee di Marx. Per noi cristiani l'ispirazione è venuta da questa nuova rilettura della Bibbia a partire dal mondo dei poveri: è un impegno etico, che si è materializzato ora in un evento come quello della vittoria di Lula che è quasi un miracolo, perché ha visto come protagonista uno dei poveri, o, per meglio dire, uno dei miserabili, perché la povertà è una cosa e la miseria un'altra e Lula non era povero, ma miserabile, cioè una persona che soffriva la fame. (...).
Il governo Lula non è il governo di chi occupa posti nella macchina federale; il governo Lula è il governo del popolo brasiliano organizzato, è il nostro governo e noi dobbiamo stare molto attenti a non ripetere l'errore di cui mi parlò Fidel una volta: che cioè il popolo cubano, in una certa epoca, aveva guardato alla rivoluzione come ad una grande vacca che doveva avere capezzoli per ogni bocca. No, noi dobbiamo sentirci come protagonisti di questo governo, di questo processo, di questo cambiamento. In altre parole, la possibilità di governare del compagno Lula dipenderà molto più dai movimenti sociali che dal congresso nazionale. Dobbiamo essere consapevoli che questo è il governo nostro, non il governo di Lula, e che noi siamo garanti, costruttori e responsabili del successo o del fallimento di questo governo.

 


Altri documenti dal Forum social Mundial
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