Sfide della lotta per la riforma agraria. Intervista a Gilmar Mauro

Sfide della lotta per la riforma agraria
Intervista a Gilmar Mauro (dal Sito MST Brasile)
28 marzo 2008

D. I media commerciali mostrano sempre il MST in forma molto negativa, criminalizzandolo e facendo la stessa cosa con gli altri movimenti sociali. Come affronta la questione il MST?
I media commerciali fanno il loro mestiere. Sarebbe illusorio immaginare che si comportassero in modo diverso. Trattano sempre la lotta di classe in forma negativa. Troverei molto strano che un giornale come o Estadão, per esempio, elogiasse il MST. Vorrebbe dire che il MST si è integrato. I grandi media riproducono l'ideologia del capitale e si vede un processo sempre maggiore di criminalizzazione della povertà, dei movimenti sociali, con proliferazione di idee fasciste. Non è un fascismo articolato ma pieno di molti pregiudizi nei confronti della classe povera. Dobbiamo costruire alternative, mezzi alternativi di comunicazione e soprattutto dialogare con il popolo della base perché è questo che fa la differenza. Nel caso del Venezuela (golpe del 2002) la popolazione si è sollevata contro i media. L'organizzazione popolare e la comunicazione alternativa sconfiggono la classe dominante.

D. Al contrario della visione propagata dai media commerciali esiste un'immagine del MST non solo in Brasile ma in tutta l'America Latina come uno dei movimenti più importanti del Brasile. A che cosa attribuisci questa contraddizione di valutazioni sul MST?
Con certezza non è la propaganda dei media che ha contribuito a questa immagine del MST. Se dipendesse da loro il Movimento sarebbe stato cancellato fin dai primordi. Per il MST è sempre stata fondamentale l'idea che bisogna spezzare le frontiere del Brasile e diffondersi in America Latina. È stato in questa prospettiva che abbiamo creato la CLOC (Coordinatrice Latino-Americana di Organizzazioni delle campagne) e la Via Campesina.
Abbiamo anche sempre cercato di costruire un processo di formazione politico-ideologica che vada al di là della lotta corporativa, questo insieme alla capacità di sviluppo del processo di organizzazione della base. Perché potremmo avere il miglior programma del mondo ma se non avessimo la forza sociale il programma non servirebbe a niente. E quindi in questo modo siamo parte importante di questa costruzione storica della classe lavoratrice. Il MST ha sempre messo al primo posto la costruzione internazionale, abbiamo destinato dei quadri a questo: Non persone già del tutto formate, ma in formazione. Perché abbiate un'idea, un nostro militante può fare solo due viaggi internazionali all'anno. A volte è un ragazzo molto giovane, incontra molte difficoltà all'aeroporto, non sa parlare inglese, ma questo è importante per il suo progetto formativo. In questo modo spezziamo la logica delle burocrazie che si sono create in passato all'interno della sinistra. È un processo molto più importante e con ricadute interne, il militante va torna e porta la sua esperienza dentro il movimento.

D. Il MST ha espresso già da parecchio tempo la necessità che i movimenti del campo e della città si uniscano. Questa unione sta avanzando?
Siamo andati molto avanti. Continuiamo a pensare che questa alleanza sia fondamentale se vogliamo cambiare il paese. Siamo soliti dire che vogliamo questo matrimonio e ci siamo vestiti con gli abiti della festa per questo matrimonio, ma quando siamo arrivati in città, nella Marcia a Brasilia, ci siamo accorti che il movimento operaio era in una fase di crisi, meno organizzato di noi. Così abbiamo capito che dobbiamo fare anche altri tipi di alleanze, con i disoccupati, con i movimenti sociali urbani e metterci a disposizione per organizzare queste alleanze. Non come un movimento che sa tutto, ma con la volontà di discutere e approfondire. Non basta che il MST arrivi molto ben organizzato, se la classe lavoratrice urbana non è organizzata. Così non si va avanti. Il MST non vuole stare in prima fila, ma dietro, di lato, lavorando insieme alla città. È una grande sfida, dobbiamo andare avanti in questa direzione. Ma tutto è un processo.