La congiuntura della lotta per la riforma agraria

La congiuntura della lotta per la riforma agraria
Roma, Aprile 2005

1. Antecedenti: la vittoria del governo Lula nel 2002
A partire dalla vittoria del governo Lula, l'MST ritiene che stia iniziando un periodo differente e che esista la possibilità di portare avanti la lotta per la riforma agraria. L'elemento fondamentale nel cambiamento della congiuntura agraria è che con il nuovo governo si è alterata la correlazione di forze in relazione alla lotta per la terra, anche se ci si trova ancora in un periodo di accumulazione. Un periodo di transizione, non di cambiamenti radicali. Il progetto di riforma agraria difeso dall'MST dipende da mutamenti più ampli e, soprattutto, da un progetto di sviluppo nazionale che ponga l'economia a servizio degli interessi del popolo. Solamente così la riforma agraria svolgerebbe un ruolo fondamentale nella distribuzione di reddito, nella lotta alla povertà di milioni di lavoratori rurali, nella creazione di posti di lavoro, nella crescita del reddito della popolazione. E ciò non è presente in questa congiuntura. Così, abbiamo costruito alcune tesi che aiutavano a comprendere la congiuntura e al tempo stesso orientavano il nostro lavoro di base e la nostra relazione con il governo e la società. Sostenevamo che:

  1. Il nostro nemico principale è il latifondo.
  2. Il governo federale può essere nostro alleato in questa lotta per la riforma agraria e contro il latifondo.
  3. Lo Stato brasiliano è uno strumento di dominazione borghese e, pertanto, sarà un ostacolo alla realizzazione della riforma agraria. Tanto per gli intralci legislativi e giudiziari quanto per l'inefficienza amministrativa, lo smantellamento dell'Incra, ecc.
  4. Dobbiamo lottare anche contro il modello agricolo dell'agrobusiness, che è espressione della volontà del capitale neoliberista e organizza la nostra agricoltura solo in funzione delle esportazioni e dell'arricchimento di una piccolissima parte di fazendeiros. L'agrobusiness è costituito dalle grandi proprietà di monocolture che si modernizzano, espellono manodopera, usano sementi transgeniche, adottano tecniche nocive per l'ambiente e si preoccupano solo di produrre per esportare. Questo è l'opposto di quello che vogliamo per l'agricoltura brasiliana.
  5. Nella lotta contro il modello agricolo stiamo affrontando gli interessi dell'imperialismo. L'imperialismo è rappresentato da alcune poche imprese transnazionali che, in alleanza con i fazendeiros dell'agrobusiness, vogliono controllare la nostra agricoltura attraverso il controllo delle sementi, del commercio agricolo, delle agroindustrie e delle tecnologie.
  6. Dobbiamo portare avanti la lotta contro i transgenici e in difesa del controllo delle sementi da parte degli agricoltori. In gioco c'è il futuro dell'agricoltura: il controllo delle sementi a lungo termine mette a repentaglio la sovranità alimentare e rende impraticabile l'agricoltura contadina.
  7. Dobbiamo anche lottare contro l'Alca, perché l'Alca rappresenta l'archibugio giuridico del progetto di dominazione del capitale straniero, soprattutto delle multinazionali statunitensi. Attraverso l'Alca, arriveremmo a de-nazionalizzare completamente l'agricoltura, a rendere impraticabile un progetto di sviluppo nazionale, condizione necessaria per la realizzazione della riforma agraria.
  8. Il nostro compito interno, come movimento sociale, è in questo momento quello di accumulare forze. Di disputare accumulando.
  9. Per accumulare forze, dobbiamo avere una base sociale organizzata. Ciò significa lavorare prioritariamente per aumentare il numero di famiglie accampate e intensificare il miglioramento delle condizioni delle famiglie già insediate.
  10. Accumular internamente significa anche dare priorità agli sforzi di formazione di militanti e quadri. Significa mantersi vigili nella difesa dei valori e dei principi della nostra organizzazione. Dobbiamo cioè operare con molta attenzione nell'elevare le nostre condizioni soggettive, organizzative e ideologiche.

2. Cosa è avvenuto durante il 2003
Durante il 2003, la lotta per la riforma agraria si è svolta secondo quanto avevamo previsto nella nostra analisi.

  1. Da parte nostra, come MST, ma questo vale anche per gli altri movimenti sociali, ci siamo attotolati le maniche e ci siamo dedicati ad organizzare la nostra base, per accrescere la nostra forza nella lotta per la riforma agraria. Da qui sono sorti centinaia di accampamenti in tutto il Paese. Durante il 2003, circa 200mila famiglie si sono accampate ai margini delle strade, animate dalla prospettiva che con il governo Lula la riforma agraria sarebbe diventata effettiva.
  2. Da parte del governo, abbiamo percepito, durante il 2003, una lunga lotta interna, attorno all'elaborazione del Piano Nazionale di Riforma Agraria. Settori conservatori del governo che controllano il Ministero dell'Agricoltura e il Ministero dell'Economia non volevano dare priorità alla riforma agraria e lottavano perché non fossero destinate risorse. Arrivavano a sostenere che al massimo si sarebbero potute insediare 80mila famiglie (nell'intero mandato) e che il governo avrebbe dovuto trattare la riforma agraria come una politica di compensazione sociale, solo in casi di conflitto sociale. Come già era stata la politica del governo FHC dal 1995 al 2002.
    D'altra parte, c'erano settori progressisti del governo che, insieme al Ministero per lo Sviluppo Agrario, hanno organizzato una équipe per preparare un piano nazionale di riforma agraria. Questa équipe ha consegnato al governo, nell'ottobre del 2003, una proposta di piano che prevedeva l'insediamento di un milione di famiglie in quattro anni, la ristrutturazione dell'Incra, il cambiamento di vari aspetti della legislazione, il trasferimento della Conab all'area di riforma agraria e anche la costituzione di un Istituto Nazionale di Formazione Tecnica, per aiutare a formare gli insediati.
    C'è stato un forte dibattito nel governo e, infine, il 21 novembre 2003, dopo una marcia unitaria di lavoratori rurali legati alla Contag, all'MST, all'MTL e alle Pastorali sociali, siamo arrivati a Brasilia per fare pressioni a favore del Piano Nazionale di Riforma Agraria. E lì il governo ha presentato una proposta intermedia. Avrebbe insediato 430mila famiglie, nei tre restanti anni di mandato, assumendo politicamente la responsabilità che non sarebbero mancate le risorse e che si sarebbe data la priorità alle famiglie accampate.
    I movimenti che lottano per la riforma agraria hanno accettato la proposta e firmato l'accordo politico con il governo federale. Abbiamo considerato una vittoria l'impegno a insediare 430mila famiglie, poiché, nel corso degli ultimi vent'anni di lotta, non avevamo mai ottenuto un risultato simile.
  3. C'è poi un terzo attore nella lotta per la riforma agraria: le élite brasiliane, i fazendeiros, che sono precisamente quelli che si oppongono alla riforma agraria. Durante il 2003, di fronte all'impegno storico del presidente e del governo rispetto alla riforma agraria, hanno cercato in tutti i modi di impedirne la realizzazione. Grazie alle loro articolazioni, in alcune regioni del Brasile il potere giudiziario è passato ad arrestare i leader. Al congresso, l'ala conservatrice si è articolata per costituire una Commissione parlamentare di inchiesta, con l'obiettivo di ostacolare l'avanzamento della riforma agraria. E, infine, hanno usato in maniera contundente i mezzi di comunicazione che sono sotto il loro controllo, come la televisione e i grandi giornali, per fare una propaganda sistematica a favore dei vantaggi dell'agrobusiness e contro tutti i movimenti che lottano per la riforma agraria, attaccando anche il governo. Tutti ricordiamo come hanno aggredito il presidente, solo perché ha indossato il berretto dell'MST, in un incontro pubblico. Speravano così di inibire il governo federale nella sua volontà di realizzare la riforma agraria.

3. Cosa è avvenuto nel 2004.
Durante il 2004, la lotta per la riforma agraria è proseguita in questo clima di disputa che già si era delineato nel 2003. I principali elementi della congiuntura nel corso dell'anno sono stati:

  1. Malgrado l'accordo realizzato con i movimenti per la realizzazione di un piano nazionale di riforma agraria che aveva l'obiettivo di insediare 430mila famiglie in tre anni, iniziando con 115mila nel 2004, il governo è rimasto paralizzato da altre influenze politiche.
  2. Abbiamo ripreso allora con maggiore intensità la lotta per la riforma agraria, con la famosa giornata di aprile che la stampa borghese ha definito "aprile rosso".
  3.  
  4. Migliaia di lavoratori si sono mobilitati in tutto il Paese. Per la prima volta nella storia siamo riusciti a realizzare 127 occupazioni di latifondi in appena un mese: tale era la volontà della nostra base di esercitare pressioni per la realizzazione della riforma agraria e tale il grado di sacrificio dei compagni sotto i teloni di plastica nera.
  5. Il governo federale, sensibilizzato dalle mobilitazioni e dall'appoggio datoci dalla società, giacché di fatto la riforma agraria era ferma, ha annunciato che avrebbe aumentato le risorse per la riforma agraria a 1,7 miliardi di reais, e ha lanciato un piano che prevedeva l'assunzione di più di 4.500 impiegati pubblici nell'area della riforma agraria. Di nuovo, abbiamo considerato questo una vittoria politica, risultato della nostra mobilitazione.
  6. Da parte dei fazendeiros, dei settori conservatori e dei settori di destra del governo Lula, essi hanno continuato ad attaccare la riforma agraria, anche alzando il tiro. E oltre agli attacchi sulla stampa lanciati quasi quotidianamente dal ministro dell'Agricoltura, alla fine dell'anno si è registrato un aumento della violenza da parte dei fazendeiros, indicato da due massacri: l'assassinio di tre ispettori del Ministero del Lavoro che indagavano sul lavoro schiavo nell'agrobusiness del maggiore produttore di fagioli del Paese, nel municipio di Unaí-MG. E più tardi, a novembre, il massacro in un accampamento dell'MST a Felisburgo, quando, in pieno giorno, il fazendeiro e 15 pistoleiros hanno assassinato cinque compagni accampati, due dei quali con più di 60 anni.
  7. Da parte nostra, abbiamo cercato di rispondere con l'unità di tutti i movimenti, gli organismi di appoggio, le pastorali in ambito rurale: alla fine di novembre abbiamo realizzato a Brasilia una conferenza con più di 15mila militanti venuti da tutti gli Stati del Brasile e appartenenti a tutti i movimenti (con eccezione della Contag). La conferenza è stata un successo, per numero di partecipanti e per la qualità del dibattito politico, realizzato con settori del governo, intellettuali, università e la nostra militanza. Abbiamo chiuso la conferenza con un documento di analisi della situazione, con un insieme di suggerimenti al governo e con una marcia di fronte alla Banca Centrale, chiedendo cambiamenti nella politica economica del Paese.

4. Valutazione della riforma agraria negli anni 2003-2004
La realizzazione della Conferenza Terra e Acqua, che ha unificato tutti i movimenti ed organizzazioni che lottano per la riforma agraria in Brasile, è stata molto importante, perché ha permesso di tracciare un'analisi, un bilancio, di ciò che realmente stava avvenendo nel Paese e a livello di riforma agraria.

  1. Bilancio: dopo due anni di governo, sono state insediate meno di 80mila famiglie. A questo ritmo, il governo non rispetterebbe l'accordo di insediarne 430mila preso nel novembre del 2003.
    - Si è visto che il governo non era riuscito a realizzare il concorso e ad assumere nuovi impiegati.
    - Il governo non ha introdotto alcun cambiamento nelle norme e nella legislazione sulla riforma agraria per accelerare le espropriazioni, come quelli relativi alla modalità delle espropriazioni o alla definizione degli indici di produttività.
    - Ma d'altro lato si è visto e si è sentito il governo ribadire durante la conferenza la sua volontà politica di realizzare la riforma agraria e di non far mancare risorse.
  2. Perché allora non esce la riforma agraria? La conferenza ci ha aiutato ad analizzare e comprendere questo paradosso: da una parte la realtà che la riforma agraria non veniva realizzata e dall'altra un governo che la indicava come sua priorità. Perché allora la riforma agraria non viene realizzata?
    a) Per quanto il governo dica di essere a favore della riforma agraria, non è esso che comanda in Brasile. Lo Stato brasiliano, per ciò che riguarda la struttura amministrativa, le leggi, il potere giudiziario, la polizia ecc., è uno Stato borghese, organizzato per proteggere le élite e i loro privilegi. LO Stato brasiliano, cioè, non riesce a lavorare a favore dei poveri e dei lavoratori.
    b) I fazendeiros e l'agrobusiness, incrostati in settori del governo e nella stampa e nelle università, hanno condotto una lotta ideologica permanente, per convincere la società che la soluzione per l'agricoltura brasiliana era la grande proprietà modernizzata e orientata all'esportazione. Che essi stavano salvando il Brasile. Dietro a questa posizione ideologica di lotta per un modello di agricoltura, c'era anche la difesa degli interessi di classe. Poiché questi settori orientati all'esportazione vedono nelle aree del latifondo improduttivo la possibilità di espansione della produzione per l'esportazione. E se il governo li anticipasse ed espropriasse queste aree improduttive per la riforma agraria, renderebbe impraticabile l'espansione della frontiera economica dell'agrobusiness. Per questo l'agrobusiness ha lottato disperatamente contro la riforma agraria. Lo stesso hanno fatto in relazione alle aree dell'Amazzonia, quando hanno condotto una lotta ideologica contro gli ambientalisti e anche contro il Ministero dell'Ambiente, per ridurre i controlli sulle aree agricole dell'Amazzonia e così espandere le aree di soia e cotone. L'assassinio di suor Dorothy mostra fino a che punto possono arrivare contro quanti si appongono alla loro politica. E questi settori, grazie al fatto che le esportazioni hanno raccolto i dollari di cui il governo aveva bisogno per pagare il debito estero, hanno aumentato la loro influenza sul governo Lula. Il governo è diventato sempre più ostaggio dei loro interessi, come ha dimostrato tutto il dibattito sulla legge sulla biosicurezza, in cui i latifondisti, la cosiddetta bancada ruralista, hanno imposto la propria volontà sul governo. E lo ha dimostrato ancora meglio l'elezione della presidenza della Camera, quando i conservatori hanno provocato la sconfitta del candidato di governo.
    c) La terza ragione del perché la riforma agraria non riesce a partire è il fatto che essa si trova in contraddizione con l'attuale politica economica del governo. Il governo Lula porta avanti una politica economica che in continuità con la politica del governo FHC. E' una politica basata sulla garanzia di un attivo di bilancio, il cosiddetto surplus primario, per pagare il debito interno alle banche. E' basata su alti tassi di interesse, con la scusa di tenere sotto controllo l'inflazione e il credito. Ma in realtà è la forma di remunerare le banche che mai hanno guadagnato tanto denaro. E' basata sul sostegno alle esportazioni per poter raccogliere dollari con cui pagare il debito estero e inviare i profitti e le royalties delle transnazionali all'estero. Ora, questa politica economica aumenta la concentrazione di reddito, genera disoccupazione e non sviluppa l'economia interna: solo le imprese moderne guadagnano denaro. E la riforma agraria è una politica di governo destinata proprio al contrario. E' una politica per distribuire reddito, generare occupazione e sviluppare l'economia dei municipi dell'interno, basata sulla produzione di alimenti. Allora, finché non cambierà la politica economica, la riforma agraria non sarà possibile.

5. Quale soluzione, allora?
La situazione della riforma agraria è molto complicata. Ciò richiede molta più organizzazione, mobilitazione e intelligenza da parte dei movimenti dei lavoratori per trovare tattiche vincenti e riuscire a sconfiggere i nemici della riforma agraria. Diverse idee sono riportate in questa analisi della congiuntura, che dobbiamo dibattere e tradurre nella pratica.

  1. Siamo di fronte a una correlazione di forze che è migliore che all'epoca del governo FHC, ma che è ancora molto complicata, e che rende molto difficile ottenere passi avanti.
  2. I passi avanti possibili dipenderanno dalla capacità di mobilitazione, di pressione dei lavoratori. E anche così sarà un lungo periodo di accumulazione di forze. Di disputa con i latifondisti.
  3. Il nostro principale nemico continua ad essere il latifondo.
  4. Dobbiamo affrontare una battaglia ideologica per spiegare alla società che l'agrobusiness non è la forma migliore di organizzare la nostra agricoltura, perché porta dollari ad alcuni e genera disoccupaizone e crisi per la maggior parte della società. E' bastato che scendessero un po' i prezzi nel marcato internazionale perché i fazendeiros si dichiarassero in crisi per prendere così denaro del governo.
  5. Dobbiamo costruire una grande alleanza del popolo brasiliano attorno ad altri fronti di massa, come la Campagna per la piena occupazione, la Campagna contro l'Alca, il Coordinamento dei movimenti sociali, il Grido degli esclusi, la Settimana Sociale della CNBB, per costruire mobilitazioni unitarie e conquistare una forza maggiore, del popolo, che riesca a cambiare la politica economica del governo.
  6. Dobbiamo realizzare grandi mobilitazioni di massa, dell'MST, della Via Campesina, per estendere la nostra forza di pressione per la riforma agraria. Da qui la necessità della Marcia Nazionale.
  7. Dobbiamo unirci alle inziiative della OAB e della CNBB, per far approvare la legge sulla convocazione dei plebisciti popolari. Affinché il popolo brasiliano possa essere convocato a votare e decidere su questioni fondamentali come la legge sui transgenici ecc.
  8. Il ritmo della riforma agraria, ora, non dipende più solo dalla volontà politica del governo, ma fondamentalmente dalla capacità dei movimenti sociali di aumentare la loro forza e la loro pressione sociale, perché questa forza spinga per una riforma agraria più rapida.