Manifesto delle Americhe in difesa della natura e della diversita' biologica e culturale. Aprile 2006

Il giorno 20 aprile a Curitiba (Paraná/Brasile) Via Campesina e il coordinamento dei movimenti sociali, alla presenza di 1500 persone tra cui Hugo Chávez, il governatore del Paraná, Roberto Requião, e João Pedro Stedile hanno lanciato il:

Manifesto delle Americhe in difesa della natura
e della diversità biologica e culturale

Aprile 2006

Viviamo in un sistema economico dominante che da secoli si è proposto di sfruttare in forma illimitata tutti gli ecosistemi e le loro risorse naturali. Questa strategia ha portato crescita economica.. Quello che si è chiamato "sviluppo" per alcune nazioni ha privilegiato il consumo e il benessere sociale di una parte molto piccola dell'umanità e ha escluso, purtroppo dalle condizioni minime di sopravvivenza la grande maggioranza dell'umanità.

 

Il costo di questo sistema di sfruttamento della natura e delle persone, insieme al consumismo sfrenato, è stato pagato dal sacrificio di milioni di lavoratori poveri, contadini, indigeni, pastori, pescatori e altre persone povere della società che sacrificano le loro vite ogni giorno. E' stato anche pagato dall'aggressione permanente alla natura che continua ad essere sistematicamente devastata. L'integrità e la diversità delle forme di vita che sono il sostegno della biodiversità sono minacciate.

Se la natura del nostro pianeta è minacciata, con essa è minacciata anche la vita umana. Perfino la "Valutazione ecosistemica del Millennio" fatta dall'ONU e diffusa nel 2005 riconosce che "le attività umane stanno mutando in modo sostanziale, e in molti aspetti in modo irreversibile, la diversità della vita nel pianeta Terra. Questo continuerà o si accelererà in futuro". In questo importante riconoscimento della crisi planetaria è anche fondamentale riconoscere che non tutte le attività umane sono dannose, ma lo sono soprattutto quelle guidate dal desiderio di ricchezza delle corporazioni transnazionali.

 

Come abitanti del continente americano abbiamo la coscienza della nostra responsabilità universale. Il futuro della Terra dipende anche da noi. I paesi amazzonici e andini, per esempio, la Colombia. L'Equador, il Perù, la Bolivia, il Venezuela e il Brasile sono territori molto diversificati. Non solo per la presenza di ricchissimi ecosistemi, ma anche per la presenza di molti popoli indigeni, contadini, persone provenienti dai quilombos e altre comunità locali, che da secoli e millenni hanno saputo vivere in coabitazione con biodiversità e sociodiversità.

 

La foresta amazzonica presente nei nostri paesi rappresenta un terzo delle foreste tropicali del mondo e comprende più del 50% della biodiversità. In essa ci sono almeno 45.000 specie di piante, 1800 specie di farfalle, 150 specie di pipistrelli, 1300 specie di pesci d'acqua dolce, 163 specie di anfibi, 305 specie di serpenti, 311 specie di mammiferi e 1000 specie di uccelli.


A causa di questa ricchezza, l'America Latina è oggetto della cupidigia dei "neoliberisti globocolonizzatori", attraverso l'azione folle di decine di imprese transnazionali, soprattutto dei paesi del nord globale. Esse praticano diffusamente la biopirateria. In altri tempi c'era la corsa all'oro e all'argento, oggi la corsa è alle risorse genetiche, farmacologiche e ai saperi tradizionali e locali, tutti strategici per il futuro degli affari del mercato mondiale. E ci vogliono anche imporre leggi sui brevetti e per proteggere i loro profitti fantastici.

 

Vogliamo far fronte in modo deciso a questo processo di spoliazione. Proponiamo significative politiche che mirino a:

  1. Conservare la diversità biologica e culturale dei nostri ecosistemi. Si tratta di curarsi insieme degli organismi viventi nei loro habitat, dell'interdipendenza tra loro, all'interno dell'equilibrio dinamico proprio di ogni regione ecologica, e dei caratteri singolari delle specie, così come dell'interazione sociale e ecologicamente sostenibile dei popoli che vivono nella regione
  2. Proponiamo politiche articolate finalizzate a garantire l'integrità e la bellezza degli ecosistemi e dei popoli che se ne curano e ne dipendono. Questo implica la manutenzione delle caratteristiche che assicurano il loro funzionamento e conservano l'identità dell'essere vivente e dell'insieme vivente, sia per il suo aspetto territoriale che biologico, sociale, culturale, paesaggistico, storico e monumentale. La preservazione della diversità biologica e culturale, dell'integrità e della bellezza dei sistemi ecologici offrono sostenibilità alle multiple funzioni ambientali e ai benefici che l'essere umano ottiene per sè e le future generazioni.: acqua potabile, cibo, medicine, legname, fibre, regolazione del clima, prevenzione delle inondazioni e delle malattie. Questi elementi costituiscono le basi di sostentamento e svago, dell'estetica e della spiritualità, così come il supporto alla conformazione del suolo, alla fotosintesi e al ciclo delle sostanze nutritive, tra le altre funzioni vitali per il sostentamento di tutta l'umanità
  3. Ci opponiamo risolutamente all'introduzione delle specie esotiche inadatte ai nostri ecosistemi, come succede con l'introduzione di piantagioni omogenee, industriali, di eucalipto, pino ecc. che distruggono gli ecosistemi naturali e provocano forte impatto sociale per i popoli che abitano le aree interessate, portano lucro, dollari, cellulosa, carbone, il prosciugamento dell'acqua e lasciano degrado e povertà.
  4. Ci opponiamo risolutamente all'introduzione di organismi transgenici nell'ambiente. Non è accettabile l'introduzione di OGM sia in agricoltura, nelle piantagioni, nell'allevamento o in qualsiasi altro tipo di attività poichè oltre a non essere necessari servono soltanto al lucro di poche imprese transnazionali. Portano rischi potenziali alla salute delle persone e generano cambiamenti permanenti e irreversibili nella natura e negli ecosistemi. Ci opponiamo con decisione all'introduzione di alberi transgenici, che rappresentano un pericolo ancora maggiore, dovuto, tra l'altro, al fatto che il polline ha la possibilità di disseminazione lungo migliaia di chilometri, contaminando inevitabilmente altre foreste, incluse le foreste native, con la moltiplicazione degli impatti sulla flora, gli insetti e altre componenti della fauna, danneggiando anche la possibilità di sostentarsi dei popoli indigeni, dei pescatori, contadini, abitanti dei quilombos e altre comunità locali.
  5. Combattiamo decisamente i semi Terminator perchè attentano al significato della vita. Siamo contro la riproduzione di questo tipo di seme sterile perchè si tratta di un seme suicida che è a favore solo delle grandi imprese transnazionali che controllano i semi per mantenere gli agricoltori alle loro dipendenze.
  6. Ci opponiamo al tentativo del governo imperiale degli USA e della sue imprese transnazionali. Desiderano imporci il trattato ALCA (Accordo di Libero Commercio delle Americhe) , i trattati bilaterali TLC (Trattati di libero Commercio), trattati che garantiscono gli investimenti stranieri, o gli accordi di vertice costruiti senza nessuna partecipazione popolare nell'Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC). Questi accordi mettono ancora più a rischio la nostra natura, la nostra agricoltura, i nostri servizi e le condizioni di vita della nostra popolazione perchè mettono al primo posto gli interessi e la garanzia del profitto.
  7. Manifestiamo il nostro appoggio e la necessità di riconoscere i popoli e le comunità che, durante secoli e millenni hanno sviluppato la biodiversità agricola. Riconosciamo le comunità che attraverso l'adattamento e la creazione di semi hanno costituito le basi di tutta l'agricoltura e l'alimentazione dell'umanità. Per mantenere queste basi di sostentamento e questa enorme ricchezza della biodiversità agricola e alimentare bisogna riconoscere e affermare i diritti dei contadini, indigeni, pastori, pescatori, quilombolas, alla terra, al territorio e alle risorse naturali perchè possano proseguire questo compito cruciale di conservazione dei semi creoli e nativi che possono essere moltiplicati solo a livello locale.

Combattiamo quelle imprese che vogliono controllare i semi, contro la tradizione dei popoli che si sono sempre occupati e si occupano attentamente dei semi e li hanno sempre considerati come fonte della vita che non si deve mai trasformare in merce.

 

Infine esterniamo il nostro desiderio che questi propositi si trasformino in benefici per i nostri popoli, garantiscano la sovranità alimentare, ossia, il diritto che tutti e ogni popolo ha di produrre i propri alimenti in condizioni salubri e socialmente giuste e in equilibrio con la natura. Sosteniamo coloro che lavorano nei campi, i nostri agricoltori e contadini. Sosteniamo il loro diritto a vivere al modo dei contadini e così garantire il sostentamento alle nostre popolazioni. Questo modo di produzione contribuisce in modo decisivo per rendere sostenibile il nostro Pianeta, attraverso uno sviluppo integrale, imprescindibile per garantire il futuro dell'umanità.

da Curitiba, Capital do Estado do Paraná, Construindo uma América Livre de Transgênicos e de Agressões ao Meio Ambiente

  • Hugo Chavez, Presidente da República Bolivariana da Venezuela
  • Roberto Requião, Governador do Estado do Paraná - Brasil
  • Pérez Esquivel, Prêmio Nobel da Paz - Argentina
  • Eduardo Galeano, escritor - Uruguai
  • Peter Rosset, Phd em soberania alimentar - Estados Unidos
  • Pat Mooney, Grupo ETC, especialista no estudo das conseqüências dos OGMs e novas tecnologias - Canadá
  • Silvia Ribeiro, pesquisadora do grupo ETC - México
  • Noam Chomsky, lingüista, MIT - Estados Unidos
  • Atílio Boron, cientista social, Clacso - Argentina
  • Violeta Menjivar, prefeita de San salvador - El Salvador
  • Chamille Chalmers, Campanha Jubileu Sur - Haiti
  • Ramon Grosfoguel - Porto Rico
  • Doris Gutierrez, deputada no Congresso Nacional - Honduras.
  • Mônica Baltodano, ex-comandante Sandinista - Nicarágua
  • Ernesto Cardenal, poeta, sacerdote e ex-ministro da educação - Nicarágua
  • Gioconda Belli, poetisa - Nicarágua
  • Raul Suarez, pastor Batista, e deputado na Assembléia do Poder Popular - Cuba
  • Miguel Altieri, PDH em agroecologia, Univ. Califórnia - Chile
  • Fernando Lugo, bispo católico - Paraguai
  • Blanca Chancoso, Confederacion de Naciones Indígenas-CONAIE - Equador
  • Hebe de Bonafini, Madres de Plaza de Mayo - Argentina
  • Aníbal Quijano, cientista social - Peru
  • Leonardo Boff, escritor e teólogo - Brasil
  • Beth Carvalho - compositora e cantora - Brasil
  • Dom Pedro Casaldaliga, bispo e poeta - Brasil
  • Dom Ladislau Biernaski, bispo - Brasil
  • Monja Coen, Monja primaz da comunidade Zen Budista no Brasil
  • João Pedro Stedile, MST e da Via Campesina - Brasil
  • Temístocles Marcelos Netto, Secret. Nac. Meio Ambiente da CUT - Brasil
  • Letícia Sabatela, atriz, Movimento Direitos Humanos de artistas brasileiros - Brasil
  • Nalu Farias - Marcha Mundial das Mulheres - Brasil
  • Pedro Ivo Batista - Rede Brasileira de Eco-Socialismo - Brasil

Per aderire all'appello: http://www.petitiononline.com/campes50/petition.html