Lotta per la ristatalizzazione della compagnia Vale do Rio Doce

Lotta per la ristatalizzazione della compagnia Vale do Rio Doce
A Stédile viene proibito di parlare
di Marcelo Salles, Rio de Janeiro. 22 marzo 2008
(traduzione di Antonio Lupo)

È deplorevole il tentativo del giudice Patrícia Rodriguez Whately, del 41ª Distretto Cívile della Capitale, a Rio, di intimidire MST e il suo coordinatore João Pedro Stédile. Con una decisione pubblica del 19/3, essa ha determinato che essi "si astengano da incitare e promuovere la pratica di atti violenti contro le strutture della Compagnia Vale do Rio Doce, così come di compiere atti che comportino l'interruzione delle sua attività, sotto pena di una multa di 5 mila Reais (2 mila Euro) per ogni atto violento o interruzione".
Il giudice accetta senza discussione la richiesta della Vale do Rio Doce, i cui azionisti temono per l'eco popolare che sta aumentando sulla questione della sua ristatalizzazione.

Con tutto il rispetto della magistrata, bisogna dire che la sua decisione é autoritaria e incompatíbile con un sistema democratico. O in questo caso siamo di fronte a una interpretazione profondamente avulsa dal contesto storico attuale. In un altro punto della decisione il giudice afferma che: "Si denota dalla prova documentale allegata agli atti che, di fatto, alcuni movimenti sociali, come MST, Via Campesina e il Movimento dei Colpiti dalle Dighe, il giorno 11 Marzo 2008, hanno invaso e paralizzato l'opera della centrale idroelettrica di Estreito, cocostruita dal consorzio di cui la Vale fa parte. Si deduce anche che membri del MST hanno bloccato la ferrovia che collega Vitória a Minas, impedendo il trasporto del minerale di ferro dalla Vale do Rio Doce, e hanno invaso un'unità della Ferro Gusa Carajás, impresa della Compagnia situata in Maranhão".
Ossia: un'impresa costruíta con denaro pubblico e consegnata agli interessi privati da un governo neoliberale ha avuto le sue attività interrotte dall'azione coraggiosa di militanti del MST, che poi sono stati aggredtiti da mercenari assoldati dalla Vale e criminalizzati dalla corporazione dei media, e il giudice Patrícia Rodriguez Whately proíbisce preventivamente qualsiasi azione del MST e minaccia Stédile, a cui è probito di dare indicazioni ai compagni. Si, perchè di questo si tratta. A Stédile si è proibito di parlare. Chi giudicherà se quello che sta dicendo é "incitazione alla violenza" o "lotta per la sovranità nazionale"? Questo stesso giudice? I dirgenti della Vale? Le corporazioni dei media?
In questo senso, la risposta di João Pedro Stédile, pubblicata dal Folha de S.Paulo (20/3) non avrebbe potuto essere più precisa: "É una misura disperata della Vale, che sa di essere in debito con il popolo, che lotta per la ristatalizzazione e fa pressione perchè adempia i suoi obblighi e abbandoni il suo progetto contro l'ambiente. Sono meccanismi giuridici falsi. Pensano realmente che multandomi di 5 mila reais possono convincere il popolo a non fermare il treno in Pará? La Vale vive in paranoia perchè ha scheletri negli armadi e sa che il popolo si muove solo per motivi giusti".
Chi volesse manifestare solidarietà e/o indignazione mandi un messaggio al Settore dei diritti umani/ MST, che la sua firma o il suo messaggio sarà annesso al documento di difesa che gli avvocati presenteranno fra 15 giorni al Giudice: sdh@mst.org.br

Messaggio del comitato italiano Amig@s - MST
Il Comitato Italiano Amig@s MST, conosce bene le sacrosante ragioni, in nome della sovranità nazionale,che hanno spinto il popolo brasiliano e i militanti di Via Campesina a iniziare la lotta per la ristatalizzazione della Compagnia Vale do Rio Doce, che un governo neoliberale ha venduto ai privati 10 anni fa per pochi soldi, a un prezzo assai inferiore al suo valore di mercato.
Siamo solidali quindi con le azioni di lotta non violente intraprese e indignati per la decisione pubblica del giudice Patrícia Rodriguez Whately che tende, minacciando multe salate, ad impedire perfino il diritto di parola e di espressione ai dirigenti del MST.