Lettera aperta in difesa dell'Amazzonia di enti e personalita' brasiliane

Lettera aperta in difesa dell'Amazzonia di enti e personalità brasiliane
Brasília, 14 aprile 2008.
(traduzione Antonio Lupo)

- Al Presidente della Repubblica, Luis Inácio Lula da Silva (pr@planalto.gov.br)
- Al Presidente della Camera dei Deputati, Arlindo Chinaglia (presidencia@camara.gov.br)
- Al Presidente del Senato Federale, Garibaldi Alves (presid@senado.gov.br)
- Ai CapoGruppo dei Partiti della Camera e del Senato

Le entità, i movimenti sociali, le pastorali, le ONG, i cittadini e le cittadine firmatarie, estremamente preoccupati per la emanazione delle misure provvisorie e per il procedere delle proposte legislative che minacciano le nostre foreste, la biodiversità, la natura, il modo di produzione contadino e delle comunità indígene, l'acqua, il patrimonio pubblico, i diritti sociali e le conquiste storiche del popolo brasiliano, con molto rispetto, si rivolgono ale Vostre Eccellenze per sollecitare una bocciatura di tutte le seguenti proposte:

  1. Il Progetto di Legge 6.424/85, presentato dal Senatore Flexa Ribeiro, PSDB, del gruppo degli imprenditori rurali del Pará, già approvato dal Senato Federale e trasmesso alla Camera dei Deputati, che vuole diminuire l'area di riserva legale forestale dell'Amazzonia dall'80% al 50%, per rendere possibile la piantagione di palmacee, eucalipto, cereali e canna da zucchero per produrre agro-combustíbili, come se fossero foreste; inoltre vuole amnistiare le multe agli imprenditori del legno e agli aggressori dell'ambiente e rendere possibile l'esistenza di vaste aree senza copertura forestale nel paese. Per questo motivo questo progetto, che certamente contribuirá ai cambiamenti climatici e al riscaldamento globale, viene chiamato progetto "Foresta Zero" in Brasile.
  2. La Misura Provvisoria 422/08, già conosciuta come "PAG (Piano di Accelerazione del Grilagem)", che, rispondendo agli interessi del gruppo degli imprenditori rurali (difatti é la copia fedele di un progetto di legge del Deputato Asdrúbal Bentes, del PMDB-Pará), rende possibile la legalizzazione del grilagem in Amazzonia. Questo perché la suddetta Misura dispensa dalla licitazione per l'acquisizione delle terre pubbliche - che sono la maggioranza in quella regione - i detentori di immobili fino a 1.500 ettari (mentre la Costituzione prevede solo 50 ettari e la legge sulle licitazioni stabilisce, finora, al massimo 500 ettari).
    Chi ha occupato illegalmente terra pubblica - e non si tratta di piccoli proprietari, ma di grandi fazenderi - sarà premiato, con la legalizzazione dei suoi "grilli", cosa che, certamente, provocherà l'accellerazione del processo di distruzione della foresta amazzonica.
  3. La proposta di cambiamento costituzionale, il PEC 49/2006, presentato dal senatore Sérgio Zambiasi, PTB/RS, che, rispondendo agli interessi delle grandi multinazionai della carta e della cellulosa, soprattutto la Stora Enso e la setta Moon, cerca di ridurre la fascia di frontiera nazionale da 150 a 50 km, permettendo così l'acquisizione di terre brasiliane da parte di imprese straniere nella fascia di frontiera.
  4. I Decreti Legislativi 44/2007 e 326/2007, che pretendono di fermare gli effetti del Decreto 4.887/2003, che regolamenta il procedimento per l'attribuzione delle terre dei quilombos. La pressione degli imprenditori rurali ha già portato ad una retromarcia del Governo, con l'elaborazione di una nuova Normativa dell'Incra (che l'Avvocatura Generale dell'Unione vuole approvare senza una vera partecipazione degli abitanti dei quilombos e della società), che può rappresentare un vero arretramento rispetto alle garanzie dei diritti territoriali e socio-culturali degli abitanti dei quilombos, oltre a rendere il processo più burocratico e lento.

Vogliamo anche manifestare il nostro totale disaccordo con:

  1. La liberalizzazione, da parte della Commissione Tecnica di Biosicurezza, così come del Consiglio dei Ministri, della piantagione e commercializzazione del mais transgenico, per rispondere soltanto agli interessi economici delle grandi multinazionali delle sementi (Monsanto, Bayer, Syngenta, ecc.), disconoscendo tutti gli avvertimenti fatti da organi dello stesso governo. L'Ibama, contrario alla liberalizzazione, lancia un allarme sul rischio di contaminazione delle specie non transgeniche (come già sta accadendo in varie parti de mondo) e l'Anvisa, del Ministero della Salute, considera che non è possibile attestare la sicurezza di quei prodotti per la salute umana, mettendo in allarme per i rischi soprattutto per le gravide, lattanti e bambini piccoli. Recentemente la Francia e la Romania hanno bandito dal loro territorio il mais trangenico della Monsanto, portando a otto i paesi europei che proibiscono la sua commercializzazione. Speriamo che il governo brasiliano riveda questa liberalizzazione, preservando così il diritto democratico delle comunità indigene, dei contadini e degli agricoltori di avere le proprie sementi, dato che i semi del mais transgenico non possono convivere con le altre varietà.
  2. La pressione esercitata dalla Banca Mondiale, dal grande capitale, dalle imprese transnazionali dell'energia, dalle grandi appaltatrici, per la concessione sommaria, in contrasto con la legislazione di preservazione dell'ambiente, di valutazione ambientale delle grandi opere pubbliche e private - estremamente impattanti dal punto di vista socioambientale - del PAC (Piano di Accelerazione della Crescita). Tra di esse risaltano le centrali idroelettricche del complesso del Rio Madeira, in Rondônia, del Tijuco Alto, a São Paulo, dell'Estreito, in Tocantins/Maranhão, di Belo Monte in Pará, le opere del progetto di trasposizione del Rio São Francisco e la costruzione della centrale nucleare di Angra III.
    Questo scenario e questa situazione minacciano il futuro delle nostre foreste, della biodiversità, dell'acqua, della sovranità nazionalEuestoQsse cuestoenário e sugli alimenti e sulle sementi, e le condizioni di vita di milioni di brasiliani, che sono contadini, abitanti dei fiumi, popoli indígeni, abitanti dei quilombos, senza terra e popolazioni tradizionali del nostro paese. L'espansione della monocultura della canna da zucchero, dell'eucalipto, del pínus, delle grandi centrali idroelettriche e delle sementi transgeniche é una minaccia ambientalmente insostenibile e socialmente ingiusta. Sono minaccie contro la salute e la qualità della vita della nostra popolazione.
    Per questo ci appelliamo alle autorità del potere esecutivo e legislativo, perchè contrastino questa offensiva degli interessi del grande capitale e garantiscano il rispetto della nostra salute e della qualità della vita, della biodiversità e diversità culturale, dei nostri diritti e del patrimonio pubblico.

Brasília, 14 aprile 2008.


1. Dom Tomás Balduino, Vescovo Emérito de Goiás-velho e del Consiglio della Comissione Pastoral della Terra - CPT.
2. Egidio Brunetto, del Coordinamento di Via Campesina Internazionale.
3. João Pedro Stédile, del Coordinamento del Movimento dei Lavoratori Sem Terra - MST.
4. Luiz Armando Dallacosta, del Coordinamento del Movimento dei Colpiti dalle Dighe - MAB.
5. Isidoro Revers, della Segreteria Nazionale della Commissione Pastorale della Terra - CPT.
6. Maria Jose da Costa, del Coordinamento del Movimento dei Piccoli Agricoltori - MPA.
7. Rosângela Piovezani Cordeiro, del Coordinamento del Movimento delle Donne Contadine - MMC.
8. Éden Magalhães, della Segreteria Esecutiva del Consiglio Indigenista Missionário - CIMI.
9. Temístocles Marcelos - dell'Esecutivo Nazionale della CUT - Commissione Nazionale Ambiente.
10. Greenpeace - Brasile
11. Fabio Konder Comparato, giurista, professore, Università di S. Paolo
12. Carlos Walter, geografo, professor, UFF
13. Meire Cohen, avvocata, Para, membro della commissione dei diritti umani nazionale dell'Ordine Avvocati Brasile.
14. Ariovaldo Umbelino de Oliveira, Geografo, professor della Università di S. Paolo.
15. Darci Frigo, Coord della Terra dei Diritti, Curitiba.
16. Bruno Rodrigo Silva Diogo - Coordinamento Nazionale della Federazione degli Studenti di Agronomia del Brasil - FEAB.
17. D. Antonio Possamai, vescovo emerito de Ji-Paraná, Vice-Presidente della Comissione Episcopale della Amazzonia,

Per aderire a questa Lettera Aperta, manda il tuo nome completo e/o del tuo ente a viacampesinabrasil@gmail.com