Dov'e' l'agrobusiness? Dove sono gli alimenti?

Dov'è l'agrobusiness? Dove sono gli alimenti?
Bernardo Mançano Fernandes*. 30 aprile 2008.
La crisi attuale dell'inflazione dei prezzi degli alimenti nella maggior parte del mondo travolge i miti.
1- L'agrobusiness è il grande produttore di alimenti;
2- La fame e la denutrizione sono causate dal fatto che la popolazione non ha soldi per comprare alimenti e non per la mancanza di alimenti che invece sono sovrabbondanti.

L'agrobusiness produce solo una parte degli alimenti e l'altra parte è prodotta dall'agricoltura contadina o familiare o da piccoli produttori o da occupanti, come possono essere chiamati i produttori non capitalisti. Questa parte rappresenta nel complesso la metà e a seconda dei settori più o meno della metà. L'agrobusiness può produrre più canna, ma sono i contadini che producono più caffè e latte. L'agrobusiness può produrre più soja, ma sono i contadini che producono più fagioli, manioca, cipolla e banana.
Per nascondere queste differenze gli ideologi dell'agrobusiness hanno costruito l'immagine dell'agrobusiness come totalità e, in questa logica, i contadini sarebbero parte dell'agrobusiness. In questa logica perversa, l'agrobusiness che controlla il 70% dei territori produttivi, il 90% delle risorse pubbliche per il finanziamento produce soltanto il 50% dei prodotti agricoli. E si presenta come più competitivo dei contadini che controllano soltanto il 30% dei territori produttivi, solo il 10% delle risorse pubbliche di credito e producono il 50% degli alimenti. In realtà, l'agrobusiness e i contadini sono sistemi distinti e definiti da relazioni sociali differenti : capitaliste e non capitaliste. Mentre l'agrobusiness concentra, i contadini distribuiscono.
La crisi attuale distrugge due miti e rivela che l'agrobusiness è una farsa. La logica delle imprese capitaliste, che si autonomina agrobusiness, è produrre merci e non alimenti. Se le merci possono essere anche alimenti, non sempre gli alimenti possono essere merci. Non si può pensare alla sovranità alimentare a partire dalla logica delle imprese capitaliste, perchè esse non hanno la preoccupazione di garantire il diritto all'alimentazione. Questa preoccupazione è dello Stato e della Società.
La mancanza di alimenti nel mondo dipende dall'aumento del consumo maggiore dell'aumento della produzione di alimenti. Non sto resuscitando la teoria di Malthus della progressione geometrica della crescita della popolazione e della progressione aritmetica della crescita della produzione di alimenti. Abbiamo terra, gente e tecnologia per produrre alimenti in abbondanza per tutti. Tuttavia il grado di concentrazione della ricchezza, delle terre, delle tecnologie e delle conoscenze è così intenso che ha prodotto alla crisi attuale.

La crisi attuale è il risultato di quasi due decenni di politiche neoliberiste che controllano lo Stato, dominano i governi e difendono gli interessi delle imprese capitaliste a detrimento degli interessi della società. E' necessario recuperare lo Stato, i governi e le segreterie dalle mani dei tecnocrati del neoliberismo perchè possiamo portare avanti politiche di interesse della Nazione e non le politiche di interesse del padrone. L'instaurazione di una politica di sovranità alimentare è urgente perchè gli effetti della crisi attuale siano minimizzati. L'agrobusiness controlla oggi in Brasile 300 milioni di ettari, tuttavia ne utilizza soltanto 120 milioni. Restano 180 milioni di ettari che possono essere utilizzati nella riforma agraria rivolta alla produzione di alimenti.
La crisi attuale tende a crescere con la crescita delle monoculture per la produzione di agrocombustibili. La pianificazione territoriale è urgente per evitare un collasso. Bisogna definire limiti per le diverse colture e garantire lo sviluppo. Siamo di fronte a una grande sfida: rompere con le politiche che promuovono la concentrazione della popolazione nelle grandi città; bisogna difendere politiche che democratizzino l'accesso alla terra, alla conoscenza e alle ricchezze. Questa sfida possiede diverse scale: Su scala nazionale le politiche di sovranità alimentare garantiscono il rifornimento interno e su scala internazionale le politiche protezioniste devono essere equivalenti tra i paesi poveri e i paesi ricchi. Questo significa la fine dell'Organizzazione Mondiale del Commerecio che non ha competenza per difendere gli interessi delle nazioni. Gli interessi del commercio non possono essere al di sopra degli interessi della sovranità.

La crisi attuale è un indicatore di una nuova tappa della storia. La tappa post-neoliberista. Come ha affermato il leader contadino francese José Bové: il mondo non è una merce.

*Bernardo Mançano Fernandes: Geógrafo, professor do Programa de Pós-graduação em Geografia da Universidade Estadual Paulista - UNESP, campus de Presidente Prudente; coordenador do Núcleo de Estudos, Pesquisas e Projetos de Reforma Agrária - NERA; Pesquisador do Conselho Nacional de Desenvolvimento Científico e Tecnológico - CNPq; coordenador do Grupo Trabalho Desenvolvimento Rural na América Latina e Caribe do Conselho Latino-americano de Ciências Sociais - CLACSO.