Il MST e la vittoria di Lula

Il MST e la vittoria di Lula
di Serena Romagnoli*
Durante la campagna elettorale che atteggiamento assumerà il MST di fronte al governo Lula?

Già durante la campagna elettorale viene posta ripetutamente questa domanda, in particolare a Joao Pedro Stedile. Stedile alla vigilia delle elezioni del 1998, alla domanda se, nel caso della vittoria di Lula, il 1 gennaio si sarebbe recato all'insediamento a Brasilia, aveva risposto che no, che avrebbe invece partecipato all'occupazione di latifondi. Questa risposta è stata rimproverata a Stedile da Lula e citata spesso dai giornalisti. Aveva in questo modo danneggiato Lula e la sua possibilità di vincere? Stedile ha spiegato più volte, che la sua risposta non voleva essere una minaccia, ma soltanto la rivendicazione dell'autonomia di un movimento popolare nei confronti del governo, anche se di un governo popolare.

Queste stesse posizioni Stedile le conferma durante un'intervista al giornale spagnolo "El Pais" del 25 ottobre 2002. Quando l'intervistatore gli chiede: "Agli inizi di un eventuale governo del PT, il MST si comporterà bene e non promuoverà occupazioni di terre per fare pressione sulle nuove autorità?" Stedile risponde: "Il MST opera in forma autonoma rispetto al PT. Ciò che determina occupazioni di terre e mobilitazioni contadine non è la volontà dei dirigenti, ma il fatto che i problemi dei senza terra aumentino o diminuiscano." - e ad un'altra domanda relativa alla politica economica del nuovo governo e alla auspicata - dal MST - rottura con la politica di Banca Mondiale e Fondo Monetario - Stedile aggiunge:" I mutamenti necessari non dipenderanno dalla volontà di Lula, ma dalle mobilitazioni popolari. Il nostro compito nel MST è mobilitare il popolo per esigere dal nuovo governo questa rottura".

 

Dopo la vittoria di Lula: valutazioni, aspettative, polemiche con le strumentalizzazioni della stampa.
1. La prima reazione a caldo, non ufficiale, mette il luce che la vittoria di Lula è stata certo una vittoria delle forze popolari e che il popolo ha certo votato per il cambiamento, ma mette anche in guardia rispetto al fatto che il popolo è abbastanza depoliticizzato, che non c'è stata durante la campagna una reale crescita del movimento di massa, che sarà molto forte la pressione del grande capitale internazionale sul nuovo governo e che le forze più radicali, in assenza di un forte movimento di massa correranno il rischio di essere isolate.
Il MST ritiene quindi importante:
- Produrre materiale didattico, in tutte le forme, per elevare il livello politico delle masse. Già si prevede la nascita di un nuovo giornale nazionale, quello che è attualmente "Brasil de fato".
- Intensificare la formazione dei quadri.
- Costruire l'unità popolare per evitare il settarismo o l'isolamento. Per questo sarà fondamentale costruire un movimento popolare a partire dai comitati popolari contro l'ALCA, come fattore di unità tra tutte le varie forze.
- Stimolare il movimento delle masse, anche se il suo rilancio non dipende solo dalla volontà politica. Sarà necessario usare creativamente la pedagogia delle masse, senza cadere nello scetticismo del "contro-tutto", né nell'illusione che ora tutto si risolverà.

 

2. Documento dell'8 novembre: "Al popolo brasiliano e al presidente Lula". Si tratta di un documento ufficiale del MST, in cui il movimento sostiene che la vittoria di Lula è una vittoria del popolo brasiliano e del MST che si sente orgoglioso di avervi contribuit. Dice che latifondo e modello neoliberista sono responsabili di fame, disoccupazione, povertà e analfabetismo e si dichiara certo che sia possibile sconfiggere il latifondo con l'organizzazione del popolo e la volontà politica del nuovo governo. "Il nostro ruolo come movimento sociale - continua il documento - è continuare a organizzare i poveri delle campagne, rendendoli consapevoli dei loro diritti e mobilitandoli perché lottino per il cambiamento. Manterremo la necessaria autonomia in relazione allo Stato ma contribuiremo in ogni modo possibile con il nuovo governo perché avvenga la tanto sognata riforma agraria.

 

3. Neuri Rossetto, uno dei dirigenti più importanti del Movimento, che è passato per l'Italia a metà novembre per partecipare ad una riunione in preparazione di Porto Alegre, ha confermato che il movimento ha considerato la vittoria di Lula un fatto politico e storico di grande importanza ma che il processo elettorale avrebbe dovuto essere l'occasione per discutere dei problemi strutturali del paese ma in realtà così non è stato. Lula ha seguito la strada del "Lula pace e amore". Si è persa un'opportunità. Lula ha vinto le elezioni, ma spetta ora ai movimenti sociali fare pressioni su di lui. Perché anche l'altra parte lo farà. Gli stanno già chiedendo di prendere le distanze dall'ala radicale del Pt e dei movimenti sociali. Qual è il nostro compito? Lula è il nostro presidente: dobbiamo condurre in avanti le lotte sociali per contrapporci alle pressioni che gli arriveranno dall'altro lato. Resta da vedere se avremo la forza di tirarlo dalla nostra parte o saremo assorbiti dalla struttura e come si comporterà lui di fronte a queste pressioni contrapposte. Il governo Cardoso, oltre ad essere responsabile delle privatizzazioni, della crescita della povertà e della disoccupazione, dell'aumento della concentrazione di ricchezza, ci ha anche lasciato un debito enorme, un debito passato addirittura dal 25% al 105% del Prodotto interno lordo.
Sono previste occupazioni di terra nei prossimi mesi? Chiediamo a Rossetto Alcuni hanno detto che il Movimento concederà una tregua per l'insediamento di Lula - risponde Neuri - ma non accettiamo questo discorso. La lotta sociale non ha tregue. E non si tratta di una decisione dei dirigenti. È la situazione del popolo che obbliga alla lotta. Non si può dire che, dal momento che ora c'è Lula, staremo sei mesi senza fare occupazioni. Se fosse una cosa decisa a tavolino sarebbe facile. Noi sappiamo che nei primi mesi del governo Lula tutta la stampa e le élite ci staranno addosso per vedere cosa facciamo. Ma non ci faremo influenzare da queste pressioni. Ci chiedono se il primo gennaio cominceremo ad occupare. Noi abbiamo il nostro calendario di occupazioni, e a gennaio, fino a carnevale, noi solitamente non realizziamo occupazioni: queste avvengono nei mesi successivi e soprattutto in aprile. Le lotte sociali continueranno normalmente e noi pensiamo che Lula abbia l'abilità sufficiente a gestire questa situazione.

 

Tregua zero (polemica con la stampa) Il tre dicembre 2002 esce sul "Jornal do Brasil" un articolo di Stedile- Gorgen in difesa della campagna Fame Zero ... "ci identifichiamo pienamente in questo programma e ne siamo molto contenti poiché l'obiettivo finale dei nostri movimenti è eliminare la povertà e la disuguaglianza sociale nelle campagne" sostengono i due autori Il Programma Fame Zero, che fa parte del programma del prossimo governo, è una bella proposta. Evoca la necessità di politiche di carattere strutturale, come la riforma agraria e la distribuzione del reddito; politiche specifiche, come il soccorso di emergenza attraverso le "ceste basiche" e politiche locali che coinvolgano tutta la società nella lotta a fame e povertà. Stranamente molti settori della stampa hanno preferito creare una falsa polemica, discutendo soltanto sull'utilità di una possibile distribuzione di coupon. Probabilmente lo hanno fatto per evitare la discussione con la società sulle vere cause della fame, della povertà e della disuguaglianza sociale, che derivano da 500 anni di dominazione di una élite spudorata che non ha mostrato nessun impegno nei confronti del popolo brasiliano. I movimenti sociali che appartengono a Via Campesina stanno appoggiando pienamente questo impegno del governo Lula di indicare come priorità la lotta alla fame. Non solo lo appoggeremo ma ci impegneremo contribuendo in tutti i modi possibili a combattere le cause di povertà e fame che sono il latifondo e il modello neoliberista in agricoltura. Nei nostri movimenti lavoreremo perché si acceleri la riforma agraria, si rafforzino l'agricoltura familiare, le cooperative, le piccole e medie agroindustrie e si riorganizzi la produzione agricola di alimenti per il mercato interno. Da parte nostra non ci sarà tregua, neanche un minuto di tregua contro le cause di povertà, fame e disuguaglianza.

Il 23 dicembre in un'altra intervista su Carta Capital, Stedile polemizza ancora con la stampa che inventa fatti e fa titoli assurdi. Rivendica di nuovo il sostegno a Lula (dal 1989) e insieme l'autonomia del Movimento, per esempio in relazione alle nomine del governo. Spera che Lula sia fermo rispetto ai temi dell'ALCA e dei transgenici e che risolva rapidamente il problema degli accampati e degli insediati. Non sono problemi che richiedano molti soldi - dice - abbiamo molta terra a disposizione, improduttiva. Basta la volontà politica. E anche i problemi degli insediamenti si risolvono con pochi soldi. Penso che la questione più difficile, per quanto riguarda l'agricoltura, sarà a medio e lungo termine, se il governo riuscirà a impedire la diffusione del neoliberismo che per noi, in agricoltura, significa diffusione del modello nordamericano di agricoltura.. Le multinazionali - favorite da Cardoso- controllano oggi il commercio agricolo dei cereali, le grandi agroindustrie, la ricerca, i semi. Hanno comprato i magazzini di stato mentre il governo si è ritirato dall'agricoltura. Bisogna ricostruire un nuovo modello agricolo che privilegi la produzione di alimenti, la produzione per il mercato interno e non per l'esportazione.

 

Dopo l'insediamento di Lula. Autonomia e collaborazione
In un'intervista al Jornal do Brasil del 5 gennaio, viene chiesto a Stedile un giudizio sul ministro Miguel Rosseto, ministro dello sviluppo agrario che proviene dalla sinistra del PT. E' un segnale positivo.- dice Stedile - É una persona con una tradizione storica di impegno nella sinistra brasiliana. Ma noi preferiamo non dare giudizi sulle persone o sulle dichiarazioni. Ciò che permetterà di avanzare saranno i rapporti di forze nella società. E a noi spetta organizzare il popolo perché si ottenga il livello di pressione necessario a qualsiasi processo di cambiamento. Ma, e le occupazioni? Continua il giornalista, aspettando forse la famosa dichiarazione di "tregua". Fino a quando ci saranno, nella nostra società, da un lato grandi proprietari, latifondisti, con terre improduttive e dall'altro milioni di senza-terra, ovviamente ci saranno occupazioni di terra. Le occupazioni fatte dal popolo non sono che il risultato di questa immensa contraddizione che si è andata costituendo durante il processo storico nella nostra società. Non dipendono né dal governo, né da misure di repressione, né dalla volontà dei dirigenti dei movimenti sociali. Da parte nostra, andremo avanti coscientizzando i lavoratori e stimolando le lotte per i loro diritti.

E ancora in una intervista del 15 gennaio a "Portal Terra, sulla questione dell'autonomia: "Ogni volta che un movimento sociale è divenuto dipendente da un partito, dallo stato o dal governo, è finito. Può anche continuare a esistere sulla carta, attraverso il proprio simbolo, ma finisce la sua forza. Ciò che è cambiato qui in Brasile, con l'elezione e la vittoria di Lula, è la correlazione di forze, non la forma di agire dei movimenti sociali.

In una Intervista a un giornale della PUC (febbraio 2003), Stedile ribadisce: La vera politica del MST, in relazione al nuovo governo, è coniugare collaborazione con autonomia. Collaboreremo con il governo e lo appoggeremo in tutti quei programmi che rappresentano un miglioramento delle condizioni di vita del nostro popolo. In tutte quelle misure che si contrappongono al modello economico neoliberista. Ma manterremo l'autonomia necessaria per preservare il nostro ruolo e funzione principale che è coscientizzare i poveri del campo, organizzarli perché lottino e si mobilitino per i loro diritti. Soltanto con un'ampia mobilitazione sociale, otterremo che il governo riesca a fare passi avanti e compiere le sue promesse della campagna elettorale. Nulla verrà ottenuto senza mobilitazione sociale.

 

Il MST ha rotto la tregua? La "tregua" era un'invenzione della stampa.
L'inizio di marzo è un periodo di mobilitazioni, in particolare mobilitazioni di donne intorno al giorno 8. Ci sono alcune occupazioni di terre e manifestazioni presso edifici dell'INCRA. La stampa brasiliana, e in particolare la Rete Globo, presenta la cosa come una dichiarazione di guerra a Lula da parte del MST con la richiesta di una immediata riforma agraria. Anche in Italia si vedono titoli del tipo "I senza terra minacciano la leadership di Lula".

Si tratta di false notizie in realtà che si rifanno ad altre, precedenti false notizie, quelle della "tregua" che il MST avrebbe concesso a Lula al momento dell'insediamento e quindi interrotto dopo soltanto due mesi. "In occasione della elezione di Lula, il 1 gennaio, i senza terra dichiararono una tregua al governo: in attesa della riforma agraria promessa dal neopresidente... avrebbero aspettato il grande cambio... ma negli ultimi giorni i senza terra sono tornati sul piede di guerra... il tempo a disposizione del presidente -sostengono i contadini del MST - è scaduto" Così scrive Michela Coricelli su Il Nuovo. Si tratta di lotta di classe - commentano quelli dell'MST - a proposito delle notizie uscite sui media brasiliani, lotta di classe delle elite brasiliane: vogliono isolare i movimenti sociali e la sinistra nel governo. La guerra non è nelle campagne, la guerra si vuole portarla nel Planalto centrale!

Frei Betto, consigliere di Lula per il programma "Fame Zero" cerca di smorzare i toni "le recenti occupazioni dei senza terra - dichiara il 7 marzo - non interrompono il dialogo tra movimento e governo. Governo e movimenti vogliono la stessa cosa, la riforma agraria. E sono sicuro che ci sarà.

 

Le posizioni del ministro Miguel Rossetto
Durante il mese di marzo interviene anche il ministro Miguel Rossetto, in modo favorevole al MST. Rispondendo alla rivista Veja (molto conservatrice)si scontra subito con l'intervistatore perché lui chiama le occupazioni di terra, "occupazioni" appunto e non invasioni come fanno sempre i giornalisti ostili ai movimenti popolari. Interrogato sul suo usa di questa parola risponde: "l'Idea è che si occupa lo spazio vuoto, quindi viene usato questo termine di fronte alle occupazioni di terre improduttive" e continua rispondendo alle provocatorie domande della rivista sugli sgomberi degli occupanti, soprattutto nel caso di proprietà invece produttive. "...Le autorità devono cercare un livello di adempimento delle decisioni che non sia generatore di una maggiore violenza. L'esercizio dello stato democratico di diritto non può essere generatore e amplificatore di violenza. I manifestanti che lottano per la terra sono brasiliani come noi che lottano in modo positivo per il diritto di lavorare nelle campagne. La nostra priorità sono le 80.000 famiglie accampate. Ma calcoliamo che la domanda di terra è molto maggiore di questo. È ragionevole parlare di 4 milioni di persone.
Fino ad ora le lotte per la terra sono state criminalizzate. Ci sono state 500.000 famiglie insediate in quasi 5000 progetti di insediamento tra il 1985 e il 2001, ma il 90% degli insediamenti non hanno energia elettrica, non hanno strade, non hanno acqua, non dispongono di un livello adeguato di assistenza tecnica, di abitazioni... L'impegno strategico per la riforma agraria non può convivere con questo livello di non assistenza che è purtroppo la realtà dei nostri insediamenti.

 

A Roma, nel centro culturale dell'ambasciata, il 25 marzo, Rossetto conferma il suo impegno: "C'è una grande urgenza, in un mese e mezzo abbiamo già espropriato 200.000 ettari per la riforma agraria in 17 stati. Daremo priorità all'insediamento di queste famiglie accampate. Perché queste famiglie possano avere terra, avere casa, produrre, questo fa parte della nostra strategia che è permanente verso l'acquisizione di terre. Quello che stiamo discutendo oggi è proprio la strategia di acquisizione delle terre, partendo dalla riflessione su quello che è stato fatto, che non ha portato ad una diminuzione della concentrazione. Sono stati fatti insediamenti nella regione nord del paese negli stati di Para, Maranhao, nel semiarido, perché là le terre erano meno care, generalmente degradate e con bassa produttività. Vogliamo fare insediamenti in terre migliori con infrastrutture e possibilità di accedere ai mercati, ai consumatori. Il concetto è quello di collegare la distribuzione della terra con la possibilità di produrre. C'è un dibattito importante sulle aree di riforma agraria. L'idea è di superare la polverizzazione eccessiva degli insediamenti che non permette dinamismo economico... 20 famiglie insediate, dopo duecento chilometri altre 30 etc. una polverizzazione enorme, grandi costi per portare energia elettrica, per portare acqua ..... Una cosa importante nella quale noi crediamo è che è un diritto dei lavoratori disporre di terre nelle loro comunità, nei loro stati. È un diritto per un cittadino lavorare nel suo ambiente sociale.

Il nostro obiettivo, relativamente alla riforma agraria, è che non sia solo uno spazio di lavoro e stabilità e inclusione sociale, ma gran parte degli alimenti per il programma "Fame Zero" siano alimenti prodotti dagli insediamenti della riforma agraria, dall'agricoltura familiare.

 

Dopo i cento giorni
All'inizio di aprile si scatenano le valutazioni dei "cento giorni" del governo Lula. Le valutazione più positive vengono da Banca Mondiale e Fondo Monetario. Molto più critici sociologi ed economisti di sinistra,anche interni al Partito del Presidente.

Joao Pedro Stedile, intervistato sui cento giorni rispetto alla questione agraria, risponde: "Lula ha ricevuto una eredità pesante e perversa dal governo FHC. Il popolo ha votato per il cambiamento del modello economico. Io penso che questi primi mesi il governo li ha utilizzati per costruire l'equipe e, allo stesso tempo, per studiare i modi di liberarsi di questa eredità perversa, che ci ha lasciato uno stato a pezzi e una politica economica piena di trappole che limite molto le possibilità del governo". Il giudizio è molto prudente soprattutto se confrontato con quello per esempio della Commissione Pastorale della terra.

La CPT chiude a Goiania, il 4 aprile, la sua XVI assemblea, con un documento "L'ora delle sfide" che non risparmia critiche al governo: "La speranza del popolo, che ha eletto Lula non può essere tradita da percorsi continuisti della politica economicista che approfondisce la nostra dipendenza dall'estero, impedisce la crescita e genera disoccupazione e concentrazione del reddito. Chiediamo al governo un atteggiamento chiaro a favore della riforma agraria e contro il latifondo, per il limite della proprietà e per la democratizzazione della struttura fondiaria brasiliana. Questa riforma deve mettere al primo posto l'espropriazione delle terre che non compiono la loro funzione sociale come dice la Costituzione Federale....la riforma agraria vagheggiata da anni dai lavoratori e dalle lavoratrici e dalla società è essenziale per la trasformazione delle strutture diseguali che persistono nel nostro paese... " Il documento continua denunciando l'esistenza di milizie private, la persistente criminalizzazione dei movimenti sociali e dei loro leader, il fatto che non è stata ancora ritirata la misura provvisoria (MP2183) che proibisce la valutazione e quindi l'esproprio di terre occupate, il ritardo nella nomina di sovrintendenti regionali dell'INCRA a causa dell'interferenza dei partiti, il lavoro schiavo ecc.
Intorno al 17 aprile, data storica della lotta per la terra in Brasile (è l'anniversario della strage di 19 contadini senza terra ad Eldorado dos Carajas, in Para, nel 1996) e diventata ormai giornata di lotta contadina nel mondo, il MST lancia un nuovo periodo di mobilitazioni: occupazioni, manifestazioni, marce. Via Campesina realizza in molti paesi del mondo iniziative con al centro i temi della sovranità alimentare, della lotta ai trasgenici, della repressione delle lotte contadine.

 

A Roma il Comitato di appoggio al MST invia insieme ad Altragricoltura e ad AIAB una lettera al Presidente Lula, interpretando alcuni temi centrali nell'azione del MST:
- il tema della giustizia, della punizione di coloro che hanno ucciso lavoratori senza terra e non sono stati puniti. La richiesta al governo è quella di cercare di affrettare l'iter parlamentare di una legge che prevede il trasferimento dei crimini contro i diritti umani alla giustizia federale, perché i processi siano meno soggetti all'influenza dei latifondisti locali
- il tema del latifondo (il MST ha lanciato il 17 aprile una campagna contro il latifondo) per chiedere a Lula segnali della sua volontà di realizzare una vera riforma agraria, espropriando alcuni dei più grandi e scandalosi latifondi.
- Il tema dei trasgenici, chiedendo al governo di non cedere alle pressioni della Monsanto e degli Stati Uniti, mantenendo il divieto di coltivazione di sementi transgeniche, nonostante la misura provvisoria approvata il 26 marzo che libera la vendita della soia trasgenica dell'ultimo raccolto.
Il 1° maggio, numerosi intellettuali brasiliani, uomini di chiesa come Balduino, Casaldaliga, Valentini, il cardinale Arns, Leonardo Boff, artisti e scrittori come Chico Buarque, Luis Fernando Verissimo, sociologi e politologi come Francisco de Oliveira, Emir Sader, Ricardo Antunes, si sono rivolti a Lula confermandogli la loro stima e fiducia ma chiedendo che il governo si impegni a realizzare un plebiscito e quindi a coinvolgere la popolazione (politicizzazione del popolo) su due questioni che ritengono centrali per garantire la sovranità nazionale: l'autonomia della Banca Centrale e l'ALCA L'oggi
Dice Joao Pedro Stedile: fare una valutazione dei quattro mesi del governo Lula, è molto difficile perché fino ad ora c'è stata continuità con il governo Cardoso. Niente di nuovo per la classe lavoratrice. La novità c'è in alcuni cambiamenti relativi alla politica estera con l'appoggio al Venezuela e a Cuba e con il rallentamento del ritmo relativamente all'accordo Alca, otre alle posizioni forti e positive contro la guerra all'IRAQ. Noi stiamo comunque discutendo su come andare avanti, senza guardare a questi quattro mesi

 

  Intellettuali vicini al MST sostengono che quello di Lula è un governo conteso. Da una parte c'è un'agenda preoccupante: la conferma del progetto di autonomia della Banca centrale, la riforma della previdenza che mette in discussione il sistema integrato di sicurezza sociale previsto dalla costituzione, riforme che tendono a ridurre i diritti dei lavoratori, ma dall'altra anche possibilità positive di realizzare una vera riforma agraria, di rilanciare il SUDENE (sovrintendenza per lo sviluppo del nordest), di portare avanti la campagna contro l'analfabetismo e la fame. Nonostante le critiche relative alle ambiguità non si può non appoggiare il governo, la popolazione non capirebbe in questo momento un gruppo di sinistra che non appoggiasse il governo (la politica non si fa fuori dal tempo e dallo spazio). La questione non è appoggiare o no, ma come appoggiare. Appoggiare le forze di sinistra nel governo, lavorare alla politicizzazione del popolo,, saper approfondire proposte di alternative di sinistra praticabili. Quindi sono importanti la ricerca, la discussione, la divulgazione delle idee, le azione di massa (sulle questioni, per esempio dell'ALCA o dei transgenici). Queste sono le cose da fare per approfondire l'alternativa basata sul rafforzamento del mercato interno.

 

* Intervento ad un seminario sul Brasile, nell'ambito di un ciclo di seminari su "L'altramerica", organizzati dai giovani comunisti di Napoli, presso l'Istituto Campano della Storia della Resistenza - 6 maggio 2003