Lettera aperta ai Senza Terra del Brasile

Lettera aperta ai senza terra del Brasile
IV congresso del Movimento Senza Terra
Brasilia 7-11 agosto 2000

Compagno, compagna,
Voglio dirti che siamo appena tornati dal nostro 4° Congresso Nazionale, realizzato tra il 7 e l'11 di agosto a Brasilia, la capitale del nostro paese.
Pensa compagno, compagna, eravamo più di 11 mila delegati, giunti da 23 stati del Brasile. Lavoratori senza terra del nord e del sud, dell'est e dell'ovest, di questo nostro grande paese.
In questi cinque giorni abbiamo discusso molto del futuro. Il futuro dell'agricoltura e della nostra Patria. Siamo partiti con una certezza: è necessario e possibile prendere il comando del nostro destino.
E' stato un Congresso di studio, durante il quale abbiamo imparato molte cose sulla nostra realtà. E ci siamo emozionati con la mistica che ogni giorno ha detto più di molte parole, esprimendosi con i suoni e i colori dei nuovi valori che servono a costruire la nova società.
E' stato bello ricevere la solidarietà di persone arrivate da altre parti del mondo, dall'Africa, dall'Asia, dall'Europa e dalle Americhe. Non siamo soli.
Abbiamo riflettuto su un passato di 500 anni durante i quali tutto ci è stato negato. Ci hanno negato, prima di tutto, il diritto alla terra, all'educazione, alla salute, alla casa. E ci hanno anche negato il nostro sacro diritto al lavoro. E negare tutto questo a un popolo, è negare il suo diritto alla dignità umana. In questo modo ci negano anche il diritto ad avere una Patria, una Nazione forte e sovrana.
Le élite stanno affidando tutta la ricchezza prodotta dal nostro popolo, con sudore e sangue, ai ricchi, legati agli interessi internazionali, che sempre di più controllano la nostra economia e gli indirizzi del nostro paese.

Non pensate che il nostro Congresso abbia soltanto parlato e riflettuto sui tanti problemi che le classi dominanti hanno imposto con violenza al nostro popolo. Noi ci siamo anche assunti degli impegni.
Continueremo a lottare per liberare la terra dal latifondo e da tutte le forme di sfruttamento, lasciandoci alle spalle la sofferenza e la miseria che hanno fatto soffrire i nostri antenati e minacciano di distruggere le generazioni future, i nostri figli, i nostri nipoti... Ci rifiutiamo di accettare questo destino. Nel Brasile dei nostri sogni non c'è spazio per il latifondo. Per questo, a partire da questo Congresso, la nostra parola d'ordine è "Riforma Agraria: Per Un Brasile Senza Latifondo".

Siamo convinti che il Brasile ce la può fare perché qui vive un popolo coraggioso e capace di lottare. Abbiamo visto questo nella speranza che brillava negli occhi di ciascuno dei nostri delegati al Congresso, uomini, donne, bambini, giovani e anziani. La speranza ribelle di quelli che con il pugno alzato e con la voce che trovava eco in migliaia di altre voci, gridavano slogan contro chi osa negare al nostro popolo un futuro di felicità.
E' stato un grande Congresso compagna, compagno. E sappi che ci sei mancato. Ci sei mancato nel momento del dibattito e anche nel momento della confraternizzazione, quando abbiamo mostrato a noi stessi che è possibile essere felici. E che questa felicità è costruita sui valori della solidarietà e dell'essere compagni e nell'impegno con la lotta e con la vita.
Ma non devi essere triste per non aver partecipato del più grande Congresso dei lavoratori agricoli della storia del nostro paese. Assumiamo l'impegno di fare di questo paese un grande congresso, una grande assemblea di tutto il popolo, e la preparazione di tutto questo comincia ora. Sei invitato a lottare contro il latifondo, contro le multinazionali e contro il modello economico delle élite. Costruiamo insieme questa grande Patria Libera, Sovrana e Egualitaria.
Ricevi un forte abbraccio, fraterno e solidale

Brasilia (DF), 11 agosto 2000