Documenti invecchiati con i grilli, e l'Amazzonia sparisce pian piano

Documenti invecchiati con i grilli, e l'Amazzonia sparisce pian piano
Appello a Lula.
Il Mst e i movimenti sociali brasiliani: con tecniche antiche, l'agrobusiness falsifica gli atti di proprietà di migliaia di ettari
di Marinella Correggia

Lo chiamano grilagem, traduciamolo "grillaggio". Come hanno fatto - e fanno tuttora - i fazenderos brasiliani a ottenere diritti di proprietà su terre pubbliche illegalmente occupate, per farne pascoli, piantagioni di soia e altro agrobusiness? Scrivono falsi documenti, li retrodatano di decenni e per invecchiarli li chiudono in un cassetto con dei grilli: con le piccole deiezioni degli animaletti (e soprattutto con umane connivenze) l'effetto antichità è assicurato.
Sembra un romanzo del peruviano Manuel Scorza - la pratica fu comune in America Latina. Ma la notte dopo le dimissioni di Marina Silva da ministro dell'ambiente, il parlamento di Brasilia ha approvato la misura provvisoria 422/08, già conosciuta come "Pag - Piano di accelerazione del grilagem in Amazzonia". È un premio ai grandi occupanti di terre pubbliche: fino a 1.500 ettari non avranno bisogno di licitazione per legalizzarne il possesso. La Costituzione prevedeva come tetto massimo 50 ettari, la legge precedente 500.
Una lettera aperta al presidente della Repubblica e alle istituzioni, mandata da un nutrito gruppo di movimenti sociali (fra questi il Movimento Sem Terra-Mst, Via Campesina Brasile, Cut), pastorali (Commissione pastorale della terra), personalità, chiedeva appunto la bocciatura di questa proposta di legge e di altre, "spinte dagli interessi degli imprenditori rurali". "Adesso - dice un comunicato del Mst - la 422 aspetta la compagnia del progetto di legge 6.424/85". Già passata al senato federale, la misura, come lamenta la lettera-appello, "vuole diminuire l'area di riserva legale forestale dell'Amazzonia dall'80 al 50 per cento per rendere possibile la piantagione di palmacee, eucalipti, cereali e canna da zucchero per produrre agrocombustibili, come se fossero foreste. Un progetto Foresta zero". I firmatari chiedono attenzione per il futuro del mondo e del Brasile: "Per la biodiversità, l'acqua, la sovranità sugli alimenti e sulle sementi, gli abitanti dei fiumi, i contadini, i quilombolas, i senzaterra...". La lettera è stata consegnata a Roma al ministro per lo sviluppo agrario Cassel. La sua reazione? "Ha detto che, insomma, 1.500 ettari in Amazzonia non sono poi tanti... Ma così si spalanca la porta a sempre maggiori devastazioni", riferiscono Serena Romagnoli e Antonio Lupo di Amig@s Mst Italia.
Dati del ministero dell'ambiente brasiliano: l'Amazzonia ha perso tremila chilometri quadrati nei primi cinque mesi. A causa della deforestazione il Brasile è il quarto produttore mondiale di gas serra. Secondo uno studio dell'Embrapa, organismo del ministero dell'agricoltura brasiliano, le coltivazioni amazzoniche di canna da zucchero stanno aumentando: oltre allo stato del Mato Grosso, la canna per nutrire le automobili è arrivata anche negli stati dell'Acre, di Roraima e del Parà. Dunque i suoi stessi ministeri smentiscono Lula quando proclama al mondo che tali colture sono lontane dal territorio forestale, "nemmeno agronomicamente adatto".
Lula minimizza l'impatto della canna da zucchero sulla foresta, ed è è vero che la distruzione ha molte cause, ma sono tutte nell'agrobusiness e nelle grandi opere pubbliche e private ad esso collegate. Scrivono i Sem Terra: "La biodiversità sta perdendo la battaglia. Il governo federale apre il terreno a tutto l'agrobusiness su terre pubbliche: estrazione del legname, coltura della soia, allevamenti... Sostituire la foresta con i bovini è un antico progetto, risale agli anni Cinquanta". Già allora mettendo al lavoro i poveri grilli.