La CPT divulga la relazione sui conflitti nelle campagne

La CPT divulga la relazione sui conflitti nelle campagne
28 aprile 2009
Il numero di conflitti nelle campagne è molto diminuito, però è restato uguale all'anno precedente il numero delle persone assassinate, 28. Questo dato indica un aumento della violenza poiché nel 2007 si contava una morte ogni 54 conflitti, mentre nel 2008 c'è stata una morte ogni 42 conflitti. I dati mostrano ancora che il 72% degli omicidi in conflitti nelle campagne sono avvenuti in Amazzonia e che più della metà dei conflitti colpiscono direttamente le popolazioni tradizionali della regione mostrando chiaramente l'interesse del capitale nei confronti dei territori occupati da esse.

Il 2008 è stato segnato da una nuova onda di criminalizzazione dei movimenti sociali delle campagne e dei suoi dirigenti. In alcuni stati, c'è stata una violenta repressione da parte della polizia. In campo legislativo, tanto nell'ambito degli stati, quanto nell'ambito federale, proliferano attacchi ai movimenti. Ma, soprattutto, è stato nella sfera del potere giudiziario che si è sentito in modo più duro questo tentativo di criminalizzazione. Il culmine di questo attacco sistematico ai movimenti c'è stato nel Rio Grande del Sud, dove oltre alla truculenza della polizia e delle misure giudiziarie, entra in scena il MPE (Ministero Pubblico Statale) il cui Consiglio Superiore arrivò a proporre l'estinzione del MST.

Il professor Carlos Walter Porto Gonçalves attribuisce a questa azione del potere pubblico la crescita di tutti gli indici di violenza dei lavoratori delle campagne nello stato del Rio Grande del sud attribuisce a questa azione del potere pubblico la crescita di tutti gli indici di violenza contro i lavoratori delle campagne nello stato del Rio Grande del Sud. Il giurista Jacques Távora Alfonsin, nell'analizzare le azioni del MPE, ha detto che tutto il popolo povero attivo - come sono i senza terra che difendono i propri diritti - è visto come pericoloso e tendente a praticare delitti. I media, con rare eccezioni, si occupano di alimentare questo preconcetto, al punto di riempire teste e cuori degli amministratori pubblici, dei giudici e formatori di opinione. In nome di quel che intendevano essere il "rispetto della legge" hanno dimostrato i rischi che corre la nostra sovranità, la cittadinanza e la dignità umana.

Durante la presentazione del rapporto sono stati segnalati anche i numeri dei minacciati di morte, dei tentativi di omicidio, delle espulsioni, degli sgomberi giudiziari, delle occupazioni, del lavoro schiavo, tra gli altri.