Plebiscito sul debito estero

Plebiscito sul debito estero
2 - 7 Settembre 2000
È in corso in Brasile tra il 2 e il 7 settembre il Plebiscito sul debito estero promosso da CNBB, CESE, CONIC, Movimenti popolari, sindacati, partiti di sinistra e coordinato tra gli altri, da CNBB, MST e CUT. Sono state collocate migliaia di urne in parrocchie, sedi sindacali, scuole, luoghi di lavoro ecc. Si punta ad ottenere alcuni milioni di voti. Soprattutto sarà importante il coinvolgimento popolare che si riuscirà a realizzare.
Il 13 settembre saranno resi noti i risultati. Su questo argomento presentiamo i contributi di due noti esponenti della chiesa progressista brasiliana, Frei Betto e Dom Pedro Casaldaliga. Per che pagare il debito estero/eterno?
Frei Betto
Dal 2 al 7 di settembre i brasiliani possono votare nel plebiscito promosso dalla CNBB e da altre chiesa cristiane, organizzazioni e movimenti sociali, rispondendo a questa domanda: "Vogliamo o no la sospensione del pagamento del debito estero?" Il debito estero è una delle principali cause della miseria esistente in Brasile dove i 2/3 della popolazione (circa 111 milioni di persone) vivono con un reddito mensile inferiore a due salari minimi. Oggi il debito del Brasile è di 235 miliardi di dollari. Il debito è stato contratto dalle élite e non dal popolo. Per che far ricadere sulle spalle della maggioranza qualcosa da cui hanno tratto beneficio solo gli interessi della minoranza? Per raccogliere soldi e pagare gli interessi e gli ammortamenti del debito il governo Cardoso adotta almeno tre misure:

  1. Promuove tagli nel bilancio, soprattutto le risorse destinate all'area sociale, considerata "non produttiva". Quest'anno sono già stati tagliati 7.4 miliardi di reais da quest'area.
  2. Aumenta i prezzi, come quello della benzina, e permette l'aumento delle tariffe come quelle del sistema telefonico (poiché quanto più guadagnano queste imprese più imposte pagano alle casse pubbliche)
  3. Aumenta le tasse. Abbiamo uno dei maggiori carichi fiscali del pianeta (30% ), cresciuto del 5% negli ultimi 5 anni, mentre i nostri servizi pubblici sono tra i peggiori del mondo.

Esempi di tagli
Il bilancio di quest'anno prevede 19.6 milioni di reais per combattere la delinquenza infantile-giovanile e realizzare programmi di protezione dell'infanzia e dell'adolescenza. Fino a maggio è stato speso, dal Ministero della Giustizia, sono lo 0.4% (86.7 mila reais). E il resto? Senz'altro è stato destinato ai creditori internazionali sotto lo sguardo esigente del FMI.
Tra 1998 e 1999, le risorse per la lotta ai crimini di bambini e adolescenti sono state ridotte del 75%. I reati sono aumentati del 113%. Fino a maggio neanche un soldo era stato speso per i programmi di rieducazione.
I dati relativi alla mortalità mostrano che tra il 1995 e il 1998, il numero di persone assassinate, tra i 10 e i 19 anni è cresciuto del 21.95%. Tuttavia non ci sono risorse per i consigli tutelari. Esistono 2.640 consigli nel nostro paese che non hanno risorse per formare operatori che possano occuparsi di ragazzi che abbiano commesso reati o che siano in condizione di rischio. Disuguaglianza sociale
La concentrazione del reddito in Brasile, che lo pone tra i primi tre paesi del mondo dal punto di vista della maggior disuguaglianza sociale, è un'altra causa del nostro sottosviluppo. Basta dire che l'1% della popolazione, circa 1.6 milioni di persone, possiede una fortuna che equivale alla rendita del 50% della popolazione (circa 83 milioni di persone). Questo genera cinque categorie di gruppi sociali secondo gli indicatori di sviluppo pubblicati in maggio dalla Banca Mondiale:

  1. 24 milioni di persone, i miserabili;
  2. 30 milioni, i poveri;
  3. 60 milioni che hanno di che sopravvivere:
  4. 50 milioni, la classe media;
  5. 2 milioni, i ricchi.

(Fonte: Congresso On-Line)

Questa geografia sociale, così diseguale, potrà essere modificata in meglio solo se il Brasile sospenderà il pagamento del debito estero.
Dire che non ci sono precedenti di sospensione del pagamento del debito è ignorare i fatti storici. Noam Chomsky ricorda che, alla fine del secolo 19, gli Stati Uniti hanno cancellato il debito di Cuba con la Spagna sostenendo che era "odioso (odious debt) poiché imposto". All'inizio di questo secolo, il Costa Rica rifiutò di pagare il suo debito con la Banca del Canada. Il caso è stato portato di fronte a un tribunale internazionale, il cui giudice, l'americano William Howard Taft, diede ragione al Costa Rica, sostenendo che il debito era stato imposto dall'Inghilterra. Secondo tale criterio, il debito dei paesi del Terzo Mondo dovrebbe essere cancellato, dice Chomsky. L'America Latina
In aprile, la Banca Mondiale ha divulgato la relazione che serve di preparazione alla riunione di BM e FMI che ci sarà a fine settembre a Praga. È talmente allarmante che sembra scritta da quelli che nello stesso periodo hanno protestato a Washington contro il FMI. Nel 1998, in America Latina e nel Caribe 182,9 milioni di persone sopravvivevano con un reddito inferiore a 2 dollari al giorno. La stessa banca prevede due diversi scenari per la regione nel 2008: 1) Se la crescita sarà lenta e aumenterà la diseguaglianza, il numero dei poveri arriverà a 227.3 milioni; 2) Se ci sarà una crescita sostenibile e politiche di distribuzione del reddito, il numero dei poveri si manterrà intorno a 182.9 milioni. Ossia se stiamo fermi la bestia ci mangia, se corriamo ci acchiappa.
Nel 1998 erano obbligati a sopravvivere con meno di 1 dollaro al giorno 78.2 milioni di latino-americani. Nei paesi sottosviluppati dell'Africa, dell'Asia e dell'Oceania, è di 8 volte la differenza tra il 20% della popolazione più ricco (che ha un reddito annuale medio intorno ai 6.195 dollari) e il 20% più povero (reddito annuale medio di 768 dollari). In America Latina la differenza è di 19 volte! Il reddito medio annuale del 20% più ricco è di 17.380 dollari, mentre quello del 20% più povero è di 933 dollari.
James Wolfensohn, presidente della Banca Mondiale ha considerato preoccupante l'analisi. Quale può essere la cura per un paziente così debilitato? Secondo lui, "l'espansione commerciale. I paesi sviluppati devono abbattere le loro barriere protezioniste. Solo così gli altri potranno integrarsi nella economia mondiale". È come chiedere al narcotraffico che investa in cliniche per il recupero dei drogati. I paesi ricchi sono ricchi perché fanno i loro affari a danno dei poveri.
Il Brasile è un caso tipico: quante imprese possiede il nostro paese in Europa e negli USA? Cercate in TV una pubblicità di un'impresa brasiliana! In nome della bufala che modernizzazione fa rima con privatizzazione, il patrimonio nazionale è stato trasferito sotto il controllo delle imprese straniere al prezzo di una banana. Compresi settori essenziali come la siderurgia e le telecomunicazioni. Il tutto con risorse fornite da una banca statale la BNDES!
La globalizzazione ha globalizzato di fatto, la povertà, la violazione della sovranità delle nazioni povere, lo spirito neoliberale di competizione. C'è stata una vera e propria globocolonizzazione, in un momento in cui il mondo ha bisogno, con urgenza, di una globalizzazione dei beni della terra e dei frutti del lavoro umano, del rispetto delle differenze e della spirito di solidarietà. Oggi l'85% della popolazione mondiale vive in povertà.
Il plebiscito del debito estero/eterno è una iniziativa importante per aprire il dibattito pubblico sopra questa tema e permettere che il nostro popolo manifesti democraticamente la propria opinione. Debito con la morte
Dom Pedro Casaldáliga
Nascere indebitato, vivere indebitato, morire indebitato... è il destino di tutti i poveri del Terzo Mondo, la fatalità della nostra America. Ed essere così indebitato equivale ad avere la proibizione di vivere. Il Debito estero è la morte.

Ci siamo abituati a questa guerra totale, la guerra più portatrice di morte tra quelle che la Storia umana ha registrato fin qui. La massima espressione della dominazione internazionale. Il maggior crimine del capitalismo. Guerra, dominazione, crimine, d'altra parte, cinicamente giustificati dal diritto internazionale: si tratta di un debito e il debito è un dovere e un diritto, e i debiti si pagano....

I nostri politici, gli accordi internazionali, la coscienza smobilitata o asservita stanno facendo del Debito Estero la Costituzione reale dei nostri popoli assoggettati. A causa del debito non possiamo fare la Riforma Agraria, a causa del debito, non possiamo occuparci della salute, dell'educazione, dei salari... Siamo il cortile del FMI, il capanno degli attrezzi della Banca Mondiale.

Contestare il Debito è ingenuità politica, fuga dalla storia, irresponsabilità economica. E continuiamo a pagare, non il Debito, ma appena i suoi interessi: 11 miliardi di dollari all'anno del nostro impoverito Brasile!

Le Chiese storiche, in questo paese, senza populismi né atteggiamenti irresponsabili, basandosi su principi etici e per una elementare esigenza evangelica, hanno già dichiarato collettivamente che il Debito Estero è immorale: non può essere pagato, non deve essere pagato.
Ma il senso comune e i dati onesti dicono molto chiaramente che abbiamo già pagato questo Debito con interessi di saccheggio, miseria e morte.

Se una qualche forma di solidarietà collettiva potrà salvare la nostra America dal collasso economico e sociale a cui il Primo mondo e i suoi meccanismi ci hanno condannato, sarà la volontà latinoamericanamente unita di non pagare il Debito Estero.
Sarà sempre più ingenuo, più cinico, più suicida, pagare per morire, per vedere i nostri popoli annichiliti dalla fame, dalle malattie, dalla marginalizzazione mondiale.

Contro il Debito Estero, la Dignità Continentale Integrale
*Pedro Casaldáliga, vescovo di São Félix do Araguaia, MT