Josue de Castro: Una scuola contro la schiavitù

Una scuola contro la schiavitù
Josué de Castro
Mi svegliai presto quel giovedì. La mattina di autunno già annunciava una serata calda. Alla stazione degli autobus di Caxias do Sul mi incontrai con un mio collega di giornalismo, Roberto Dornelles. Il nostro viaggio a Veranópolis, città che si trova a 170 chilometri da Porto Alegre, era stato programmata da appena tre giorni, e l'ansietà era grande. Il nostro obiettivo in città era conoscere la Scuola Tecnica Josué de Castro dell'Instituto de Formazione e Ricerca sulla Riforma Agrária, l'istituto ITERRA, inaugurato nel 1997 e organizzato dai movimenti sociali e principalmente dal MST. La scuola, di livello medio, è stata pensata per occuparsi delle necessità delle persone che vivono nei campi. E per questo, i corsi proposti, non sono come quelli delle scuole normali. L'istituto ITERRA svolge programmi nell'area della salute, dell'amministrazione di cooperative e dell'educazione (magistero).

La nostra previsione è quella di arrivare in città alle nove di mattina. Il paesaggio della serra ci commuove. Il Rio das Antas è coperto da una densa cappa di nebbiolina e non riusciamo a vedere l'acqua. A parte ciò, i nostri occhi sono attirati in alto dai precipizi, che hanno origine dalla costruzione delle strade che tagliano le rocce. Le rocce sono enormi e la sensazione è che il pulman possa cadere da un momento all'altro. La nostra ansietà aumenta quando dobbiamo attraversare il ponte sul Rio das Antas, il che significa che siamo in suolo veranense.
Ancora qualche minuto e arriviamo alla stazione di Veranópolis. Il medico Josué de Castro è stato scelto per dare nome alla scuola perchè è stato il primo brasiliano a studiare il problema della fame in Brasile. Il suo libro più noto è Geografia da Fome, in cui denuncia al mondo gli orrori del flagello che affligge l'umanità ancora oggi. Finalmente arriviamo, dopo due ore di attesa. Di fronte alla costruzione, una targa di cemento rotonda, non molto grande, è piantata nel terreno con le iniziali della scuola. Attraversiamo un portale bianco, già arrugginito dal tempo, e entriamo in una stanza. Sulla parete, un grande poster con la foto di Josué de Castro e la frase "50 anni di Geografia della fame". Una simpatica ragazzina annuncia il nostro arrivo, tra pochi minuti conosceremo la scuola che lotta contro la schiavitù dell'uomo del campo.

Diversità culturale
La visita è stata fissata da tre giorni con Antônio Escobar, responsabile per le visite e per l'ospitalità. Pensai che Antônio fosse il nostro anfitrione, ma la stessa ragazza simpática che ci aveva annunciato all'arrivo, ci informò che sarebbe stato Marcello ad accompagnarci nella conoscenza della scuola. Dopo alcuni minuti arriva un ragazzo simpatico e bassino, Marcelo De Ávila Rosa, più conosciuto come Marcelinho, sarà la nostra giuda durante la visita.
Marcelinho é di Palmeira das Missões e sta nella scuola dal 2001 ed è uno dei coordinatori delle politiche pedagogiche del corso sulla salute. All'apparenza ha 35 anni ed è, come minimo, molto gentile. Con molto buon umore ci porta nella Sala degli Educatori per una prima conversazione. Lì, ci spiega che la visita sarà divisa in cinque parti. Fino alle 10 ci porterà a conoscere tutti i luoghi della scuola. Poi, Antônio verrà a parlare con noi, insieme ad un gruppo di educatori. Alle 12 e 15 mangeremo, se vorremo, in loro compagnia. Alle 13 e 30 ci incontreremo con gli educatori che vengono da fuori della città e alle 14 potremo intervistare gli studenti.
Nella sala che ospita la riunione degli educatori ci sono quadri su tutte le pareti. I quadri rappresentano la vita della scuola, sono diversi nomi di persone che hanno concluso i corsi nell'istituzione. I nomi sono divisi sulla base degli stati di provenienza. Resto impressionata dalla quantità di persone che vengono a studiare qui, alla Josué de Castro, da fuori dello stato. Soltanto le persone dell'Amazzonia e dell'Acre non vengono nella scuola, perchè in questi stati il MST non è organizzato. Tuttavia, la diversità di culture è impressionante. "Qui si può apprezzare al massimo la cultura brasiliana", dice Marcelinho, sorridendo.Poi, Marcelinho ci informa che sia studiosi di educazione, sia intellettuali dei paesi dell'Europa e dell'America Latina fanno visite alla scuola. "Siamo un riferimento in ambito educativo, principalmente per la pedagogia", ci dice entusiasta. La Josué de Castro é reconosciuta dal MEC (ministero dell'educazione).
La costruzione è vecchia e, l'anno passato, la scuola ha festeggiato 10 anni di funzionamento. Il locale è stato ceduto dalla congregazione dei Capucccini di Veranópolis. Per questo, i corridoi sono enormi e vi sono piccole sale sparse per tutto l'edificio. Sulle pareti, quadri che ricordano la lotta dei senza terra e foto di Sebastião Salgado, praticamnete tutte donate da parte dello stesso fotografo. L'edificio è scuro, mal illuminato e il freddo accompagna la nostra visita, nonostante un bel sole che vorrebbe entrare da alcune piccole finestre aperte.

Visitiamo tutte le 23 unità che compongono la scuola. L'organizzazione è esemplare. La manutenzione della scuola si basa sulla partecipazione degli studenti che passano parte del giorno lavorando nelle unità. È quello che gli educatori chiamano democrazia partecipativa. Dell'Unità di coordinamento pedagogico, fa parte anche la direttrice della scuola, Diana Daros, che purtroppo non è nella scuola per degli impegni a São Paulo. Il coordinamento tiene delle riunioni permanenti presso la Scuola Nazionale Florestan Fernandes in Guararema, São Paulo. Purtroppo non abbiamo potuto parlare con la direttrice, ma quello che ci aspettava più tardi ci avrebbe dimostrato che si trattava di un dettaglio.

La scuola
La scuola è finanziata da progetti sociali del governo federale, come il Programma Nazionale di Educazione per la Riforma Agraria Pronera. Al di là di ciò, i soldi necessari al funzinamento vengono anche dal lavoro svolto dagli stessi studenti. La scuola ha un piccolo panificio dove sono venduti pani, marmellate e biscotti, tutti fatti con prodotti naturali. Passiamo poi nel refettorio. Lo spazio non è molto grande per ospitare i 110 studenti che oggi sono all'Istituto Iterra. Le sedie sono di paglia e i tavoli di legno sono disposti uno vicino all'altro, come a formare delle V. Ci sono tre turni per il pranzo, perchè solamente così tutti riescono a mangiare tranquillamente.
Quando qualcuno sta male nella scuola, viene immediatamente curato con erbe naturali estratte dall'orto, ma successivamente, se il malato non migliora, viene portato all'ospedale della città. La scuola possiede una farmacia equipaggiata con il kit di primo soccorso. Anche sulle pareti dell'edificio sono affissi manifesti con informazioni sulla questione agraria e sui movimenti sociali. La ricerca delle nostizie è realizzata dagli educatori e distribuita agli studenti tramite manifesti. Oltre a ciò, sotto la prima scala esiste un casotto di legno. Lá, funziona la radio interna della scuola. La radio è un mezzo di comunicazione interno, oltre ad allietare con la musica il lavoro giornaliero. Gli studenti sono responsabili anche della programmazione della radio. Quasi di fronte alla farmacia c'è una grande biblioteca Ci sono più di 13 mila titoli. La responsabile del luogo è la bibliotecaria, ma anche educatrice Elaine Tasso, é una ragazza bionda con gli occhi azzurri, credo che sia una discendente di italiani, per la cadenza. Molto timida, chiede permesso a Marcelinho quando accendo il registratore per intervistarla. Ma Elaine si mostra disponibile, racconta che molti studenti di altre scuole vengono fino alla Josué de Castro per leggere alcuni libri che non trovano nelle loro biblioteche. "Ma noi non prestiamo il materiale alla gente che viene da fuori. Loro possono venire qui, leggere il materiale, ma non possono portarselo a casa. I prestiti sono rivolti solo agli studenti della Josué", spiega Elaine. Mi informa, con soddisfazione, che la biblioteca è tutta informatizzata e che possiede una sezione di video. La maggioranza dei materiali è donata dagli educatori.

La scuola dell'infanzia
Al primo piano, andiamo a conoscere un'ala destinata ai figli degli studenti. Questa è la forma che il gruppo coordinatore ha trovato perchè i genitori possano studiare avendo al contempo la certezza che i figli stanno bene.
Il locale si chiama "Ciranda Infantil" e là incontriamo una bambina di quattro anni, molto simpatica e conversevole. Mi chiama, vuole chiacchierare, mi mostra i giochi, ho l'impressione che lei sappia già quale lotta dovrà fare per avere un pezzo di terra, quando crescerà.
Ma, lei non perde l'allegria, si mostra molto disponibile, lei sì, darà del lavoro ai grandi latifondisti quando deciderà di rivendicare i suoi diritti. Questa è la tendenza. Nell'asilo infantile, spiega Marcelinho, i bambini entrano in contatto con la realtà della questione agraria brasiliana. "Sono ancora piccoli, ma è necessario cominciare a coscientizzare presto", spiega Marcelinho. Sono distratto da una bambina quando sento un pianto, un bambino si è chiuso le dita nella porta. Marcelinho esce correndo in suo soccorso. Sto tranquilla, non è successo nulla, le ditine sono appena un pò arrossate. Saliamo delle scale e arriviamo in un ampio auditorium. Riunioni, conferenze, diplomi, eventi e momenti culturali sono realizzati in questo locale, mi pento ora di non aver chiesto come si svolge la cerimonia dei diplomi. A ogni piano, vi sono piccole sale con sedie e aule vecchie, simili nello stile a quelle utilizzate nei collegi delle prime colonie della serra. Gli studenti si incontrano nelle sale per studiare e fare i compiti che gli sono stati dati in classe. Oltre a ciò, le sale servono come spazio per dibattiti quando piove, mentre quando il sole brilla, loro preferiscono discutere e conversare sul prato. Durante l'intervallo delle lezioni possiamo visitare l'aula di informatica. Il locale è ampio e ospita vecchi computer. In genere ad ogni computer lavorano due studenti, poichè molti computer non funzionano. Ogni giorno, almeno una macchina presenta qualche problema di funzionamento.
L'unità agricola è vicina a quella di artigianato, cominciamo con quella di artigianato. Una vecchia tettoia, senza finestre, dove un pezzo di vecchio legno funge da porta, è lo spazio che gli studenti hanno a disposizione per apprendere l'attività artigianale. Nel locale, incontriamo due adolescenti, stanno facendo catenine, orecchini e anelli che poi saranno venduti. Al piano di sopra, si trova il laboratorio di arti plastiche. L'aula è piena di quadri prodotti dagli studenti. L'unità agricola è quel gruppo che fornisce le verdure e i legumi che saranno mangiati a pranzo. Lattuga, broccoli, mais, barbabietole, rucola e pomodori sono piantati e raccolti in modo che non manchino mai alimenti. L'area di terra a disposizione non è molto grande e non c'è spazio per piantare frutta. Accanto all'orto, un campo di terra rossa. Il desiderio degli studenti sarebbe quello di costruire un piccolo campo da football, ma le condizioni finanziarie impediscono al momento che questo progetto si realizzi.
Torniamo nella scuola, mancava la visita della cucina. Lá, Donna Nilva prepara il pranzo per tutti. Sono otto mesi che lavora nella scuola. Poichè non siamo vestiti in maniera adeguata: grembiule e copricapo bianco, non possiamo avvicinarci a Donna Nilva. Diamo un mezzo giro e il profumo del cibo ci accompagna. Sentiamo suonare una campana, io chiedo cosa significhi. Marcelinho spiega: "Sono per i gruppi, ne abbiamo tre. Due squilli sono per il turno A, tre per il B e quattro per il C. Un solo squillo è per tutti". La campana suona quando è ora di pranzo e per avvisare quando è il momento di cambiare turno sui posti di lavoro.

L'insegnamento
Una delle maggiori differenze tra la scuola Josué de Castro e la scuola normale è l'uso delle parole. Qui non esistono professori e alunni, ma solo educatori e educandi. Nella scuola si cerca di rendere orizzontale la relazione tra educatore ed educando, diversamente da quanto accade nelle scuole normali, dove l'alunno è considerato solamente uno spettatore dei contenuti trasmessi dai professori. Per questo, il metodo tende a non basare l'educazine sulla trasmissione e la ripetizione delle conoscenze. L'insegnamento è diviso in due periodi che vengono chiamati tempo-scuola e tempo-comunità. Nel tempo-scuola gli educandi rimangono all'interno dell'istituto per due mesi, periodo destinato all'appredimento e alla discussione su temi di attualità, come anche dibattiti sul ruolo dei movimenti sociali. Nel periodo-comunità, gli educandi tornano negli accampamenti o negli insediamenti e applicano ì concetti discussi e dibattuti nelle aule scolastiche. Il tempo per questa tappa è di 90 giorni. Gli studenti, nel periodo-scuola, stanno in classe per sei ore, avendo accesso a conoscenze scientifiche. Poi, rimangono altre due ore nelle unità di lavoro interne. La scuola Josué de Castro possiede corsi di insegnamento medio nell'area sanitaria, amministrativa, delle cooperative e in quella magistrale, quest'ultima con varie abilitazioni. Un accordo con la UERGS rende possibile la realizzazione di un corso superiore di Pedagogia. Al di là di ciò, la scuola possiede un laboratorio di arte, musica e pittura e di educazione di giovani e adulti. Come previsto, alle 10:00 cominciamo una riunione con gli educatori. L'incontro si tiene nella Sala dei Professori con un caffè appena fatto che ci aspetta. Antônio Escobar, più conosciuto come Toni, comincia a parlare. Lui è di Santana do Livramento e lavora nella scuola dal 2004. Con voce calma racconta gli anni passati in seminario, dove, afferma, ha imparato molto grazie alla convivenza collettiva. In quel periodo ha frequentato un corso presso la facoltà di Filosofia all'Università de Pelotas, poi ha deciso di abbandonare la vita ecclesiastica.
"Il progetto di vita che stavo costruendo arrivò ad un certo punto a non coincidere più con l'idea della chiesa cattolica e le sue esigenze", spiega Toni. Finita l'università, Toni è entrato definitivamente nel MST attraverso due fratelli che erano insediati in Livramento. All'interno del movimento, ha cominciato a lavorare nel settore delle comunicazioni e poi si è inserito nel corpo degli educatori della Josué de Castro. Il MST e i movimenti sociali in generale vedono nell'educazione la via per sviluppare le capacità individuali di ciascun individuo. "Il MST la considera una priorità e investe nell'educazione e nella cultura per una questione di principio, poichè ritiene che questi due concetti siamo fondamentali per lo sviluppo umano e sociale", spiega. Inoltre, dice Toni, la democrazia partecipativa è il fattore che motiva tutto il funzionamento dell'istituzione. "Tutti fanno parte dell'organizzazione e della gestione della scuola" dice, "non c'è solo un gruppo che dirige". Per esempio vi è una riunione mensile in cui viene discussa la pianificazione delle attività e in che settori saranno investite le risorse. Quando l'argomento è quello dei media l'opinione degli educatori è unanime. "L'opinione pubblica è vittima dei media. I mezzi di comunicazione utilizzano concetti già pronti e le persone possono sono consumarli, senza comprenderli fino in fondo.", spiega Toni. Ma, lui spiega, nella pratica la visione distorta che viene prodotta dai media viene demistificata. Ci informa che i membri del movimento parlano con le persone e portano esempi come quello della stessa scuola tecnica Josué de Castro. "É impressionante, perchè le persone chiedono: Ma come? Se la radio e la TV dicono un'altra cosa? Per questo, è necessario utilizzare mezzi propri per farla finita con una visione del movimento che viene distorta dai media". Il MST possiede una rivista a diffusione nazionale e un sito internet.

L'importante è l'apprendimento.
Sueli Cavalheiro è un'educatrice del corso di magistero. Durante la conversazione mostra una grande convinzione nel difendere gli ideali del movimento, ma una grande umiltà nel parlare della sua origine e di come è entrata nel MST.
Originaria di Três Passos, molto presto si è spostata a Canoas a lavorare in una fabbrica di tessuti. Là, ha conosciuto il MST e quest'anno finisce il suo ottavo anno di lavoro al'interno del movimento. "Quando entrai nel movimento dei sem-terra, il mio obiettivo principale era la riforma agraria, ma dopo aver studiato, ho capito che è più importante l'apprendimento, l'educazione", analizza. Figlia di piccoli agricoltori, la sua famiglia si è insediata nell'Eldorado del Sud. Lei è il frutto del primo gruppo di Pedagogia formatosi nella scuola, attraverso l'accordo con la UERGS. Dopo essersi formata ha cominciato ad insegnare nella Josué de Castro. "Ogni giorno le attività che ci sono delegate sono una sfida, poichè si apprende molto. L'apprendimento è legato anche agli stessi educandi che vengono da diverse zone del paese. Per me è molto importante l'attività che svolgo", afferma. Prima di arrivare all'ITERRA, Sueli aveva già insegnato nella scuola itinerante dell'accampamento nel quale viveva. Per scuola-itinerante si intendono quegli spazi educativi, di livello base, che si trovano negli accampamenti.
Sueli chiarisce che vi sono sempre più tentativi di chiudere le scuole "di campagna". Per questo motivo esiste una scuola come la "Josué de Castro", poichè in questo luogo, le persone possono essere ospitate. "Se non avessimo questa scuola, molti non starebbero studiando. Altri tenterebbero la sorte andando in città e noi sappiamo che molte volte questo non porta da nessuna parte.", dice Soloá Citolim, che è pedagogista e psicoterapeuta. Ha lavorato per molti anni come insegnante nella scuola pubblica statale. Abitante di Porto Alegre non fa parte del MST, ma si identifica con la visione del mondo del movimento. Nella Josué de Castro, collabora con le materie di psicologia e sociologia. E la pedagogista ritiene che la grande differenza tra l'ITERRA e le scuole normali è soprattutto il metodo di insegnamento utilizzato. "Nelle scuole normali l'educazione è molto cartesiana. La valutazione è una relazione di potere molto forte che esclude i soggetti." Secondo Soloá, è importante rompere con la logica dell'educatore come detentore della verità. Per questo, la valutazione consiste nell'osservazione degli educandi in tutti gli spazi educativi. In questo modo, il professore potrà sapere se un alunno sta realmente apprendendo. Altre a ciò, nella Josué de Castro, gli studenti producono un saggio come conclusione del corso. "Molti professori del UFRGS consultano l'archivio delle monografie e restano impressionati da questi lavori", spiega.
Ci siamo un po' dilungati, è ora di conversare con gli studenti che già chiacchierano qui fuori. Ci viene chiesto di non trattenerli a lungo, perchè gli studenti sono nel periodo di lezione. Promessa difficile da mantenere.

Il pranzo
Arriviamo nell'orario del pranzo e ci aspetta una piccola fila di fronte al refettorio. Guardo in basso, sandali havaianas si contendono lo spazio del pavimento. Loro sono in casa. La fila va aumentando e alle 12:15 la campana suona una volta. Il primo gruppo comincia ad entrare, ci sono gli educatori con cui abbiamo conversato. Il pranzo è diviso in gruppi, il primo esce dalla classe alle 12:15, il secondo alle 12:20, il terzo alle 12:25. Il menu è semplice. Lattuga e broccoli - che il mio olfatto ha trovato amari, non essendo abituato a mangiare le verdure senza concimi e pesticidi chimici. Riso, insalata, purè di patate e carne - che un giovane alto e magro distribuisce un pezzo per ogni piatto. Decido di prendere solo riso e purè che erano buoni. Ci sediamo accanto a Sueli, la prima persona nota che incontriamo nella sala. Dopo il pranzo, decidiamo di fare un giro per la città, che secondo l'IBGE, ha 20.700 abitanti. Secondo l'Organizzazione Mondiale della Salute, Veranopolis è riconosciuta a livello nazionale come la Città della Longevità. Al di là di questo, il municipio è la culla nazionale delle mele.

Gli studenti.
Marli Malinoski é una ragazza simpatica e vivace di 22 anni. Parla rapidamente e gesticolando, ci racconta che in Sarandi, luogo dove è accampata, ha smesso di studiare al primo anno di insegnamento medio. "Quando ero nell' accampamento non avevo nessuna prospettiva di concludere gli studi, e ancora meno potevo sognarmi di frequentare l'università. Forse se non fossi stata in accampamento ora mi starei prostituendo, questa è la realtà", rivela. Marli ora è studentessa nel corso per tecnici della salute, un corso di due anni. Marli é una ragazza intelligente. Diversamente dai molti giovani della sua età che si incontrano nelle facoltà del paese, lei parla dei concetti di lavoro e di educazione che sono applicati nella scuola. "La nostra concezione dell'educazione va oltre l'aula di lezione. Il lavoro è visto come principio educativo e in questo senso è un mezzo per liberare il soggetto". Durante il tempo-scuola gli studenti discutono delle relazioni umane nel lavoro, oltre a sviluppare la convivenza colletiva e la solidarietà. Secondo Marli, la lotta per la riforma agraria é necessaria. "C'è una tendenza a classificare, in particolare da parte dei mezzi di comunicazione o dell'elite, il MST come un movimento terrorista e aggressivo", sostiene. Al di là di ciò, la studentessa ritiene che la sola espropriazione delle terre per creare insediamenti non sia sufficiente. "É necessario creare le condizioni per la vita di quella popolazione. Fare un lavoro di prevenzione sanitaria, per esempio, è uno dei miei obbiettivi quando tornerò nel mio accampamento". Il lavoro di prevenzione in ambito sanitario al quale Marli si riferisce è un progetto che tutti gli studenti devono portare avanti quando sta finendo il tempo-scuola per crescere con la comunità. "Il compito dello studente è creare un ponte tra teoria e pratica. È necessario creare un dialogo tra la conoscenza scientifica e il sapere popolare", spiega.  Daniela Santana è più timida. Scura, bassina, con gli occhi marroni, una baiana di Vitória da Conquista con l'accento nordestino. Lei dice che solamente nel gruppo di amministrazione delle cooperative, del quale fa parte, ci sono persone di 16 stati differenti. "È molto interessante, perchè ci si confronta con cose molto contraddittorie e dopo un certo tempo, con le particolarità di ognuno. Inoltre, si impara a rispettare le differenze", sostiene. Daniela spiega che quando è il momento di tornare nella comunità, lo studente non può arrivare con l'atteggiamento di chi sa già tutto. "Anche il popolo insegna. C'è uno scambio di esperienze". Jonas Pretto è nervoso, per questo, balbetta. Lui ha 20 anni ed è figlio di insediati a Piratini. La famiglia fa parte di una cooperativa, in cui tutto il lavoro è collettivo.  "Viviamo in una comunità in cui anche i pasti sono fatti insieme", dice. Anche secondo Jonas c'è una differenza molto grande nell'insegnamento che viene impartito nella Josué de Castro rispetto alle altre scuole. "Qui si studia la nostra vera storia, non quella imposta e raccontata dai mezzi di comunicazione. Qui si studiano cose reali.", osserva. Erano circa le 15. Ci eravamo di nuovo dilungati nelle interviste, ma erano state significative e produttive. Dovevamo affrettarci, il nostro pulman per il ritorno a Caxias do Sul sarebbe partito entro 15 minuti. Salutiamo gli studenti e Toni. Sorge in noi la sensazione di non aver sufficientemente ringraziato per l'ospitalità. Ma, decidiamo di programmare futuri incontri, che sicuramente vorremo onorare.

Dalla Finlandia a Veranopolis
In realtà, già avevamo incontrato Pertty Simula durante la nostra visita alla scuola. Lui era arrivato correndo per un corridoio e quasi era venuto a sbattere contro di noi sulla porta. Alto, magro e biondo, apparentemente uguale a un discendente di europei, in realtà Pertty non è solo somigliante, lui è proprio europeo e il portoghese che parla è un po' diverso dal nostro. L'espressione del volto rivela una certa melanconia, però, gli basta solo parlare di movimenti sociali, educazione e uguaglianza sociale, che gli occhi si riempiono di speranza. Pertty Simula é un lottatore e non desiste, lui crede che la giustizia sociale sia una necessità ed è convinto che verrà conquistata. Pur non stando tutti i giorni nella Josué de Castro, egli rivela un vero amore per la scuola e i movimenti sociali. Arrivato dalla Finlândia in Brasile, nel 1983, ha lavorato nell'industria paulista, e durante questo periodo, ha iniziato a studiare psicoanalisi. Fu così che Pertty ha cominciato a vedere un altro mondo. L'educatore racconta che decise di lasciare l'impresa perchè credeva che la concezione capitalista del datore di lavoro contro il lavoratore non fosse una organizzazione sana del lavoro. "La grande nevrosi della popolazione deriva dall'ingiusta struttura delle relazioni di lavoro che sono stabilite nella società", argomenta. Per questo, nel 1984, Pertty ha viaggiato negli Stati Uniti dove ha portato avanti uno studio per cercare di affrontare il problema della struttura capitalista e progettare una forma più salutare di lavoro per le persone. La conclusione a cui è arrivato è che il cooperativismo sarebbe la soluzione per i problemi sociali, poichè libera il cittadino dalla sua nevrosi esistenziale. Dopo questo periodo di studio e queste conclusioni, Pertty è tornato in Brasile dove ha incontrato il MST e ha cominciato a sviluppare i concetti di impresa cooperativa.
Successivamente, lo psicanalista è entrato a far parte del MST, lavorando in una cooperativa che si occupa di fare consulenza per le imprese sociali della riforma agraria del movimento. È arrivato all' ITERRA di Veranópolis per lavorare in ambito psicologico, in particolare sul fattore umano della cooperazione.

La scuola, il MST, e la giustizia.
Il metodo educativo utilizzato all' ITERRA è messo in luce da Pertty. "Gli studenti prendono parte a tutto il processo decisionale della scuola in modo molto dinamico e intenso." Secondo lo psicanalista, questo processo di democrazia è così importante che un gruppo di dirigenti di scuole pubbliche della Finlandia ha già preparato i bagagli per andare in Brasile e conoscere l'esperienza della Josué de Castro. L'idea è utilizzare nelle scuole di là il metodo educativo sviluppato qui. Nel parlare del MST l'entusiasmo é grande. "Il movimento è rivoluzionario, poichè sa che le relazioni di potere, che esistono oggi nella società, devono mutare. Io non vedo, nel mondo, nessun movimento che lavori con questa proposta.
L'alternativa rappresentata dal MST è la democrazia partecipativa diretta, che integri la parte socioeconomica ed economica", afferma. La giustizia sociale, per Pertty Simula, non può essere presente solo nel livello di discussione, ma deve essere messa in pratica, poichè è una necessità. "A partire dal momento in cui ci si domanda se è possibile arrivare alla giustizia, si stanno già ponendo ostacoli. È più giusto affermare che è necessaria. È necessario lavorare perchè questa si affermi, non importa se si affermerà da qui a 10, 50 o mille anni, arriverà". Crede Pertty.
Bianca Costa è studentessa di Giornalismo della UCS