Il fazendeiro e la madre del morto

Il fazendeiro e la madre del morto
23 Novembre '00
Due foto dividono oggi (23 novembre) una delle pagine del Jornal Folha do Paraná. Da un lato, stretta nel suo grande dolore, c'è la madre del senza terra Sebastião da Maia, assassinato martedi 21 a Querência do Norte, la signora Madalena da Maia. Dall'altro lato, dividendo la scena con i suoi bravacci, appoggiato al cancello della sua fazenda, il latifondista Bráulio Lopes, uno degli esponenti della UDR del Paraná, accusato di gestire una agenzia di pistoleiros nella regione.

Due personaggi. Due storie. Due lati dell'ondata di violenza che si sta impadronendo del Paraná da quando Jaime Lerner ha assunto il governo dello Stato, prendendo anche il controllo dell'Incra e organizzando un'ampia strategia di repressione della lotta per la terra, senza precedenti nella storia del Brasile.

La madre, con il figlio assassinato tra le braccia, offre il suo corpo a favore della lotta per la riforma agraria. Il gesto emoziona tutti i presenti. C'è una commozione generale. "Se tu non fossi importante non ci sarebbe tutta questa gente qui" dice. La morte del figlio è segnale di impegno e la madre riafferma la sua memoria in un gesto di legittimazione solidale. Il sentimento limpido di donna Madalena conferma l'importanza della solidarietà in queste ore. La presenza di tante persone - lavoratori, dirigenti, sacerdoti... - è la prova convincente che la morte di suo figlio non è stata vana.

Insieme alla madre, al suo dolore e alla memoria, si manifestano l'incompetenza e la falsità di un governo che, invece di consolare il suo popolo (non è questo che hanno insegnato da molto tempo i manuali di buona scienza politica?), continua ad eseguire i suoi piani malsani: mentre la madre piange, la polizia sgombera un'area dove le famiglie volevano vivere e lavorare.

La madre piange per l'impunità dei crimini per i quali il fazendeiro contratta degli uomini. Ostentando un atteggiamento arrogante, caratteristico del latifondo, il ricco Bráulio dice di mantenere 20 pistoleiros (il numero è già arrivato a 80!) mascherati da "guardie private", contrattati da un'impresa legalmente riconosciuta della quale non si ricorda il nome (!). Additando una delle sue proprietà, Bráulio mostra di vedersi come parte di un mondo speciale, interamente costruito sulla base del profano diritto alla proprietà. Il suo mondo è il suo bestiame (4 capi per ettaro) e la sua terra. Chiusi dai recinti e protetti dalle armi, come si conviene.

Il fazendeiro non esita nel riconoscere tutto questo. Perché sa che il suo atteggiamento è in accordo con la volontà del governo. Perché sa che l'impunità è l'unica legge che resta. Perché conta sull'appoggio di altra gente tanto "importante" quanto lui. Perché ha capito il messaggio del governo dello stato e di quello federale che aiutano a stigmatizzare i senza terra come banditi nei confronti dei quali vanno prese tutte le misure necessarie per imprigionarli, reprimerli, ucciderli.

Il fazendeiro ride, la madre del morto piange. Il fazendeiro entra nella sua camionetta e gira la chiave del lucchetto della sua proprietà. La madre seppellisce il figlio senza sapere dove appoggiare il capo. I senza terra tornano indietro al luogo verso il quale tornano quelli che non hanno un luogo verso cui andare. Il governo uccide le speranze e continua a riunire i suoi uomini per un altro sgombero, e recita in tv per cercare di cancellare il vero significato di quest'altra morte, la 16° che, Dio lo voglia, gli disturba il sonno.

Jelson Oliveiira, Secretário Executivo
Comissão Pastoral da Terra do Paraná
Curitiba, 23.11.2000.