Intervista con Frei Dilson

Intervista con Frei Dilson
Sindaco di Itamarajù (Bahia - Brasile)

Agosto 2000, Luca Gazzola
(dell'Associazione Ya Basta del Veneto)

Frei Dilson, frate capuccino, è oggi sindaco uscente di Itamarajù, comune di 63 mila abitanti del sud della Bahia, dove l'MST è ben radicato e forte. Come in tutti i comuni e le cittè del Brasile, siamo in piena campagna elettorale in vista delle amministrative del primo ottobre prossimo. Appena eletto sindaco Dilson fece costruire un monumento al Movimento dei Sem Terra proprio di fronte al municipio e da queste parti si scherza dicendo che la first lady dell'amministrazione comunale è la bandiera dell'MST. Dilson si ripresenta sostenuto da una promessa, a cidadania vai continuar che, fino ad ora, è stata concretezza, nei limiti di quanto è concesso ad un sindaco di un comune di queste dimensioni, dentro alla realta' del Brasile. È candidato per il PT, dentro ad una coalizione piu' ampia di partiti della sinistra. La campagna elettorale procede a suon di musica, comizi e feste, mentre tutti i giorni furgoncini e macchine con l'impianto di amplificazione, a ritmo di reggae, samba, pagode e quant'altro, scorazzano per le strade con un elevato livello di decibel a proporre questo o quel candidato.
Frei Dilson da una parte, due candidati delle destre dall'altra, entrambi grandi proprietari di terre. Nelle sedi dei comitati elettorali di appoggio una cosa salta agli occhi: in quelle delle destre poche persone, 'professionisti' e con tutti i mezzi a disposizione. In quella della coalizione di Dilson pochi mezzi, due computer, una stampante, ma sempre molte persone che vanno e vengono per organizzare comizi, prendere materiale, preparare cartelloni, dare una mano o semplicemente sedersi per un cafezinho e due chiacchiere. Nella piazza centrale del paese c'è la sede dell'MST. Fuori un via vai di camioncini dell'MST che, insieme a latte, cachaça ed altre cose, trasportano anche le persone che dagli assentamientos vengono in paese. Per incontrare Dilson una militante dell'MST mi da un passaggio fino alla 'Creshe', una struttura per bambini in difficoltà o senza genitori, realizzata grazie all'attività di solidarietà dell'Associazione Arco-Iris di Trento e al contributo di alcune amministrazioni comunali del trentino.
Nel piazzale un gruppo di giovani dell'MST stanno seguendo un campo di 'formazione politica', con i compagni più vecchi: imparano a gestire un assentamento in tutti i suoi aspetti: la scuola, la sanità, la gestione dei rifiuti, la questione della rappresentanza, la produzione agricola, la mistica...
Qui MST e amministrazione cittadina quasi si confondono, segno che le lotte per la terra hanno seminato cittadinanza, hanno portato riscatto e dignità, c'è stata una presa di coscienza, si sono attivati meccanismi sociali ed economici nuovi. Per quanto si possa immaginare hanno sicuramente migliorato le condizioni di vita della collettività nel suo insieme.

D: Quale è il tuo percorso politico e personale?
R: La mia scelta e il mio progetto di vita personale è stato quello di una vita religiosa nell'ordine dei frati cappuccini, scelta questa che mi ha dato l'opportunità di venire in Italia, dove praticamente ho fatto tutto il periodo della mia formazione sia religiosa che culturale. Ho finito la scuola media, ho frequentato il liceo classico e seguito i primi tre anni alla facoltà di Teologia dell'Università di Napoli. In seguito sono riitornato in Brasile, a San Paolo, dove ho concluso il corso di Teologia. In questi due anni a San Paolo, dal 1978 al 1980 ho avuto la possibilità di convivere con la realtà di ribellione della gioventù, di ribellione di tutta la popolazione brasiliana. Stavamo vivendo la fine della dittatura militare, c'erano molte mobilitazioni, molti movimenti popolari che rivendicavano l'amnistia e il ritorno degli esiliati politici e di quelle persone che erano andate via dal paese a causa di quella situazione di tirannia che si era improntata nel paese con il regime militare. La mia formazione umanistica, la convivenza con questi movimenti popolari e la mia formazione religiosa (io ho imparato a vedere l'uomo come immagine e similitudine di Dio e come cristiano io credo in questo, che l'uomo sia stato creato come immagine di Dio), mi hanno fatto aprire gli occhi: quello che vedevo, e ancora vedo purtroppo in Brasile, è che questa immagine di Dio è vilipendiata, denigrata, cioè ci sono delle persone che sfruttano altre persone e io non riesco a capire questo rapporto di sfruttamento, considero sia religiosamente sia filosoficamente tutto questo una ingiustizia, qualcosa che deve essere sradicata dalla coscienza e dalla realta'in cui viviamo.

D: Come sei entrato in contatto con la lotta per la terra?
R: Una volta che sono stato ordinato sacerdote sono ritornato in Bahia, dove ho le mie origini. Sono nato in una cittadina qui a nord di Itamaraju' (Canavieras), ho vissuto sempre a Porto Seguro. A Porto Seguro c'era una nord americana, una 'grilheira' di terra, una latifondista venuta dagli Stati Uniti e si era impiantata qui e praticamente 'grilhaba' queste terre, cioè usava dei metodi violenti per mandar fuori la gente che viveva in queste terre e lei se ne impadroniva. Questo è stato un primo contatto frontale e diretto con la lotta per la terra. Come chiesa lavoravamo nella CPT (Comissione Pastorale della Terra) e cercavamo di dare assistenza giuridica, appoggio morale e psicologico a questi lavoratori, in un contesto sociale abituato a dare appoggio ai ricchi. Facevamo quello che la CNBB e una parte della chiesa stava facendo in tutta l'America Latina, che era la scelta a fianco dei poveri. In funzione di questo mio coinvolgimento con questa situazione di lotta per la terra, i miei superiori locali, che non condividevano e non riuscivano a vedere questo rapporto, questo legame tra chiesa e lotta per la terra, hanno deciso di trasferirmi da quel posto e mi hanno mandato a Itamaraju'. Penso che Dio scrive attraverso delle linee storte: i miei superiori volevano allontanarmi da una realta' di lotta per la terra e indirettamente mi hanno buttato dentro ad un calderone di lotta per la terra.

D: Come si sono sviluppate le lotte in questa zona e come sei diventato un 'sem terra'?
R: Qui sono arrivato nel 1983 e intanto si sono intensificati i contatti con i compagni dell'MST che erano venuti dal Sud del Brasile con l'obiettivo di impiantare l'MST nel sud della Bahia, la prima occupazione risale all'inizio del 1987. Ho cercato di dare il mio appoggio a questo movimento, li ho ospitati nel convento, abbiamo utilizzato le infrastrutture del convento come locali per le riunioni e le attivita' di queste famiglie, per preparare poi l'occupazione. Il punto più forte di questo legame, il momento in cui io sono diventato un 'sem terra', e' stato il momento dello sfratto (despejo) della prima occupazione che abbianmo fatto qui nel comune di Itamaraju'. Era una occupazione di 1.500 famigile in un latifondo che era abbandonato, in una fazenda di propireta' all'epoca di un senatore, che aveva un certo rapporto con certe forze politiche di destra, della UDR, composta da tutti i latifondisti e appoggiato dalla polizia. Lo sfratto e' stato molto violento e mi sono confrontato con la violenza praticata da questa gente contro le famiglie che praticamente non avevano niente, non avevano un posto dove andare dopo lo sfratto.
A quel punto mi sono rapportato ad una espressione del vangelo che dice che un buon pastore sa dare la vita per le sue pecore e non si comporta come un mercenario che di fronte al lupo che arriva se ne scappa e lascia le pecore consegnate al suo proprio destino. Quindi e' stata una questione di fede e di compromesso mio come parroco di questa parrocchia, che mi ha portato a manifestare sempre di più il mio appoggio e ad assumere la difesa di quelle famiglie. A quel punto abbiamo accampato tutte queste famiglie in un'area di proprietà della chiesa locale, dei frati capuccini. Li abbiamo convissuto con loro quotidianamente per oltre sei mesi, periodo che io considero come un noviziato nella mia vita nel Movimento dei Sem Terra, perché è nella convivenza quotidiana che riesci ad ascoltare i loro problemi, riesci ad ascoltare i loro sogni e inizi a capire che è un sogno giusto, il sogno di avere un pezzo di terra dal quale trovare il sostentamento per la propria famiglia. Da questo periodo abbiamo iniziato ad organizzarci per altre occupazioni, usando questo accampamento centrale nelle terre della chiesa locale come matrice, come esperienza di base e periodo di preparazione, per partire poi ed occupare altri latifondi. Da quell'esperienza oggi ci sono 6 assentamentos. Itamaraju' è così diventato una specie di quartiere generale dell'MST del sud della Bahia. Le occupazioni sono continuate, ma si è cercato di coinvolgere anche la città. Un giorno, mentre mi recavo in un accampamento, nel 1992, la polizia mi ha portato in carcere. Questo evento ha creato, sia nei Sem Terra, sia nella gente che frequentava la chiesa, una presa di coscienza. É stato un fatto che ha avuto rilevanza nazionale.

D: Come sei diventato Deputato dello stato di Bahia e poi sindaco di Itamaraju'?
R: Nel 1994 c'erano le elezioni sia per i parlamenti statali, sia per il parlamento federale di Brasilia.
L'MST, a livello nazionale dello Stato di Bahia, aveva deciso di indicare un candidato proprio per concorrere alle elezioni e sono stato scelto io ed eletto deputato. Nel frattempo, nel 1996, c'erano le elezioni amministrative e nel comune di Itamaraju', per dare una risposta politica ampia alla destra e ai fazenderos, l'MST ha voluto concorrere con un proprio candidato a sindaco. Ancora una volta sono stato scelto io, ed eletto sindaco. L'amministrazione di questo comune in questi anni e' sempre stato in unione con il movimento dei Sem Terra, permettendo di rompere quella visione che la cittadinanza locale aveva dell'MST, che era visto come un movimento che voleva occupare le terre per il solo gusto di occupare, in un contesto sociale in cui la gente, anche se povera, aveva una ideologia del latifondista, di difesa della proprietà. Credo che siamo riusciti bene in questo lavoro, a dimostrare che il movimento è un movimento serio, che si preoccupa del riscatto della dignità umana. Nella pratica siamo riusciti a dimostrare alla popolazione che il movimento è anche uno strumento di sviluppo economico del proprio comune. Prima di noi il mercato, la feira, era povera. La verdura, i prodotti agricoli e altre cose venivano dallo Stato vicino di Espirito Santo, con prezzi alti; all'improvviso la qualita' dei prodotti migliora e il loro prezzo si abbassa, in funzione della produttivita' e del commercio messi in atto dalla distribuzione della terra. Durante la crisi economica per esempio i grandi latifondisti non riuscivano piu'a comprare i mezzi agricoli e di produzione. Le lotte dei Sem Terra e la posizione di forza assunta dall'MST hanno portato ad un intervento dell'INCRA (l'Istituto Nazionale per la Riforma Agraria) che ha liberato risorse. In Bahia il movimento si è stabilito in tutte le regioni. Qui nel comune abbiamo un assentamentos con 150 famiglie e un accampamento di 130 famiglie. L'accampamento è la prima fase, il momento in cui si occupa la terra, è il momento del litigio, di far pressione sul governo perche' faccia l'esproprio della terra e la consegni ai contadini. Durante la fase dell'accampamento non c'è ancora il diritto ad avere risorse per investire nell'area. A partire dal momento in cui diventa assentamento e avviene l'esproprio della terra occupata, esiste tale diritto. Nella regione dell'extremo sul ci sono 9 assentamentos e 3 accampamenti.

D: Quali sono le questioni sociali piu' impellenti nel tuo comune?
R: Alcool, droga. C'è uso della droga sopprattutto da parte di chi sta bene e ha proprietà. Non riesco a capire il motivo che porta un giovane a drogarsi. Esiste un traffico di cocaina e di crack, con pregiudizi seri per molti giovani. Così pure la questione della prostituzione. Un altro problema è quello dei bambini abbandonati: se ci sono italiani che vengono in Brasile per praticare il turismo sessuale, ci sono anche italiani che si preoccupano nell'aiutarci nel riscattare la dignità dei bambini che vivono per la strada, sniffando la cola. Questa struttura in cui stiamo parlando adesso e'stata costruita grazie alla solidarietà dell'associazione Arco Iris di Trento, la quale mantiene altre tre infrastrutture come queste nei comuni vicini, dando la possibilità a questi bambini di avere un futuro di cittadinanza.

D: Sei sindaco nelle file del PT: cosa pensi di questo partito?
R: Il PT lo vedo come l'asse portante dell'opposizione in Brasile, è il partito che è riuscito realmente a radunare forze e a creare una struttura in cui dalla base si discute, offrendo la possibilità a tutti i settori, a tutte le classi sociali, di discutere su un livello paritario. Questo purtroppo crea delle difficoltà ad una avanzata del PT a livello nazionale, non tanto in termini di numero di sindaci, deputati e senatori che aumentano in ogni elezione, ma in relazione al fatto che ancora c'è poca coscienza tra il popolo e molti lavoratori non credono ad una forza dei lavoratori e non votano per Lula. Non votano per Lula perché non è laureato, non e' un latifondista, è un metalmeccanico. Quindi i lavoratori brasiliani, nella grande maggioranza ancora non credono in se stessi e non credono in un rappresentante della loro categoria. Nel 1989, il 60% dei voti ottenuti da Lula sono venuti dalla classe dei piccoli impresari, dalla classe media, dagli intellettuali. Se i più poveri, i descamisados, avessero capito l'importanza di avere un presidente loro senza dubbio il Brasile sarebbe un altro oggi.

D: Le conseguenze delle politiche neoliberiste come arrivano in un piccolo comune?
R: I riflessi arrivano, perché la politica improntata dall'FMI e che fa imporre ai governati federali un tipo di politica, un tipo di pratica che sia in linea con le disposizioni dell'FMI e dei grandi banchieri internazionali, generano delle conseguenze disastrose che arrivano a noi, nei comuni dell'interno, dopo due o tre anni. Quello che sei anni fa era visto come la salvezza della patria, il 'Plano Real' di Cardoso, oggi si vede che è la rovina del paese. La gente in quel momento vedeva gli effetti immediati e non capiva le conseguenze del lungo termine, anche se il PT e i suoi economisti già denunciavano quello che sarebbe accaduto.
All'epoca la maggioranza non ha creduto e oggi dice 'avevano ragione'.