Elezioni 2006. Manifesto dei cristiani

Elezioni 2006
Perchè andiamo a votare Lula

Manifesto dei cristiani, Ottobre 2006
Il secondo turno, dice il manifesto, vede un Brasile diviso tra due progetti. Uno rappresenta la continuità di un cambiamento appena abbozzato, ma necessario, nella direzione dell'inclusione delle masse impoverite e di una integrazione latino-americana che può rappresentare la ripresa di un vero processo di indipendenza politica e sociale del nostro continente, di fronte alla spoliazione e dominazione degli ultimi cinque secoli. Votare per Lula è condividere lo stesso cammino di tutti i movimenti popolari e di tutte le comunità povere che da tanto tempo lottano per la libertà e la dignità della vita (...)
L'altro cammino (...) sarebbe la ripresa del progetto neo-liberista che ha sostenuto i governi Collor e Cardoso. Sarebbe la ricolonizzazione del nostro paese sotto gli interessi del governo USA e del capitale internazionale (...) Vogliamo votare un presidente che rispetti profondamente la laicità dello Stato, la pluralità delle religioni e l'autonomia rispetto allo stato e non favorisca un ritorno alla neocristianità che tanti problemi ha già provocato nel mondo. Come società segreta e con metodi militari l'Opus Dei non è una società con archivi aperti e trasparenti. (...) Nessuno può provare che Alckmin sia membro ufficiale dell'Opus Dei. Quel che ciascuno constata è che i suoi circoli di amicizia e parentela, le sue relazioni, così come le sue idee (...) si conciliano perfettamente con la struttura ideologica e dogmatica dell'Opus Dei.
Il manifesto si sofferma inoltre sui rischi per la politica estera e di integrazione con i popoli del sud che deriverebbero da una vittoria di Alckimin.
Il terzo aspetto che il manifesto sottolinea è la visione dell'etica e della morale e il manicheismo che si produce nell'opinione pubblica. Il fatto che la destra si presenti come maestra di morale e di onestà non convince (...) Durante il governo Cardoso, dice il Manifesto, sono esplosi numerosi scandali non spiegati e non indagati, come il caso dell'acquisto di parlamentari perchè approvassero la rielezione (...) le privatizzazioni, che hanno svenduto il patrimonio pubblico in cambia di carta putrida e senza valore. Il debito pubblico che doveva essere saldato con queste vendite è passato da 100 a 600 miliardi di reais in otto anni. Vogliamo certo superare la corruzione, ma voteremo per una Etica collettiva e strutturale che si occupi del popolo (...)