Una fame geneticamente modificata. Le multinazionali biotech ringraziano Roma - Giugno 2002

Una fame geneticamente modificata. Le multinazionali biotech ringraziano
Roma, giugno 2002. Fonte Adista
ROMA-ADISTA. Un fallimento completo, quello del Vertice Fao sull'alimentazione (v. notizia precedente). Un fallimento che risultava evidente già dallo scarso interesse dimostrato dai Paesi ricchi sulla questione. Solo due, infatti, su ventinove, i capi di Stato o di governo dei Paesi economicamente più forti presenti al Vertice di Roma: Berlusconi, come capo di governo del Paese ospitante, e lo spagnolo Aznar, in qualità di presidente di turno dell'Unione europea. Quanto al primo dei due, egli ha avuto modo anche di proporre al direttore generale della Fao Jacques Diouf, che chiedeva 24 miliardi di dollari di finanziamento per sconfiggere la fame, una "cura dimagrante" (in riferimento al numero dei dipendenti della Fao), sulla base di un pertinente confronto tra le sue aziende e l'organismo delle Nazioni Unite ("la regola di dimagrimento delle aziende che ho fondato e gestito in questi anni - ha detto Berlusconi - è che ogni 10 anni si possono diminuire del 30% gli organici delle aziende e aumentare del 10% la produttività"). Senza dimenticarsi di ricordare ai rappresentanti dei Paesi poveri che "la colpa" del loro "scarso sviluppo" "non è dei Paesi industrializzati", e che essi farebbero bene a tenere a mente il proverbio italiano "Aiutati, che il ciel t'aiuta".
Non per tutti, comunque, il Vertice della Fao si è rivelato inutile e fallimentare. Le multinazionali del biotech, infatti, ringraziano sentitamente per la prima apertura della Fao all'uso delle biotecnologie in agricoltura, grazie alle insistenti pressioni degli Stati Uniti. Ma a chi presenta la transgenetica "come la panacea di tutti i mali", Legambiente risponde: "Bene, vediamo allora quali sostanziosi risultati hanno ottenuto sino ad ora le biotecnologie nell'agroalimentare. Sarà il sedano più croccante e senza fastidiosi fili, ma comunque con minore concentrazione di elementi nutrienti, a sfamare i poveri del Sud del mondo? O le patate fritte non grasse, tanto diffuse nei fast food dell'Angola e del Burkina Faso?". Perché, a giudizio di Legambiente, ciò che emerge con evidenza, in oltre venti anni di sperimentazioni, "è proprio la mancanza di prodotti ed esperimenti mirati a risolvere il problema della fame". E una lunga serie di insuccessi. Nel caso degli animali d'allevamento, per esempio, nessun animale transgenico - bovini, maiali e salmoni giganti - "è risultato sufficientemente sano da essere produttivo": "gli animali modificati presentano infatti problemi digestivi, di sterilità, di deambulazione, e spesso nascono morti o muoiono prima di raggiungere l'età adulta". Quanto ai vegetali, "sono stati prodotti essenzialmente solo due tipi di modificazioni: resistenza ad erbicidi e ad insetti", e con risultati spesso disastrosi: dal Mais Starlink, ritirato dal commercio a causa di potenziali reazioni allergiche provocate dal prodotto, alla Soia RR, in cui dopo appena 4 anni sono state ritrovate inspiegabilmente due sequenze geniche non presenti nel prodotto originariamente autorizzato. Non mancano, infine, conclude Legambiente, neppure "idee "geniali"" come l'erba colorata o la coniglietta fosforescente, un coniglio albino modificato con un gene proveniente da una medusa, che, se esposto ad una particolare luce blu, emette una fosforescenza verde brillante.

Se il tema degli ogm è stato al centro di numerose iniziative durante i giorni del Vertice (come l'occupazione da parte di un gruppo di contadini italiani e di altri Paesi di un campo sperimentale di varietà transgeniche dell'Università della Tuscia a Viterbo), non è stato, però, l'unico su cui si è centrata l'attenzione delle ong e dei movimenti sociali. Grande risalto, per esempio, ha avuto il tema dell'Alca, l'Area di libero commercio delle Americhe che dovrebbe entrare in vigore nel 2005. Di questo e degli altri punti al centro del dibattito abbiamo parlato con un dirigente del Movimento dei Senza Terra, Vilson Santin.