Manifesto delle donne contadine. Porto Alegre - Marzo 2006

Conferenza della FAO
Porto Alegre 2006

Manifesto delle donne contadine
Fonte Adista
Marzo 2006

Siamo donne contadine, figlie di questa terra brasiliana che da 500 anni viene irrigata con il sudore, il sanguee il duro lavoro di tante generazioni di donne e di uomini di diverse etnie. Malgrado tutte le lotte di resistenza dei popoli indigeni, dei neri e dei bianchi poveri, il nostro Paese continua ad essere un territorio di estrazione di ricchezze che alimentano i profitti di grandi gruppi capitalistici. Il Brasile è lungi dall'essere una nazione libera e sovrana.
In questo 8 marzo, durante la realizzazione di questa II Conferenza Internazionale sulla Riforma Agraria e lo Sviluppo rurale, ispirate dalla storia di donne del mondo intero morte nella lotta per la vita, manifestiamo contro tutte le forme di violenza e di sfruttamento che soffriamo in Brasile, come parte del popolo povero, come contadine e come donne. E, soprattutto, riaffermiamo l'impegno nella lotta per una società socialista, senza disuguaglianze di classe, di genere e di etnia.
Per i capitalisti, la terra, le acque, le sementi, l'aria, le foreste sono risorse da sfruttare in base ai propri interessi economici. Per noi, contadine e contadini, questi elementi della natura sono alla base della vita, sono ricchezze che non hanno prezzo e che non possono dunque essere mercificate. Nel nome dello sviluppo, del progresso e della modernità, il capitalismo avanza nel mondo violando limiti e leggi, ponendo a rischio la vita di tutti gli esseri viventi, e anche dell'umanità.
Le imprese capitaliste, con la connivenza della maggioranza dei governi, hanno trasformato l'agricoltura in un business, nell'agrobusiness, e si sono impossessati delle ricchezze naturali e del nostro territorio, utilizzandoli come merci, e hanno trasformato la nostra popolazione in manodopera a basso costo da sfruttare, oltre ad utilizzare il lavoro schiavo in varie regioni del Brasile.
Marciamo verso la Conferenza internazionale sulla Riforma Agraria e lo Sviluppo Rurale (Ciradr) perché: Siamo contro il dominio autoritario delle multinazionali e delle politiche delle banche e delle istituzioni internazionali (Organizzazione mondiale del commercio, Banca Mondiale, Fondo Monetario Internazionale, Banca Interamericana di Sviluppo) assunte dalla maggior parte dei governi del mondo, che trasformano i nostri Paesi in servi del processo di accumulazione del capitale e globalizzano sempre di più la povertà, soprattutto tra donne e bambini.

Esigiamo Riforme agrarie integrali, che servano da base alla costruzione della sovranità alimentare dei Paesi. La produzione agricola deve essere orientata dalle necessità e dalle abitudini culturali di ogni popolo, non dalla ricerca di profitti di mezza dozzina di multinazionali.
Siamo contro i deserti verdi, le enormi piantagioni di eucalipto, acacia e pino per la cellulosa, che ricoprono migliaia di ettari in Brasile e in America Latina. Solo nello Stato del Rio Grande do Sul sono già 200mila gli ettari di eucalipto. Dove avanza il deserto verde, la biodiversità è distrutta, i suoli si deteriorano, i fiumi si seccano, senza contare l'enorme inquinamento generato dalle fabbriche di cellulosa che contaminano l'aria e le acque e minacciano la salute umana. In Brasile le imprese che controllano il deserto verde ricevono un totale appoggio del governo per impiantare fabbriche di cellulosa ed estendere la produzione di legname. Negli ultimi tre anni, la sola Aracruz Cellulosa, che possiede circa 250mila ettari coltivati ad eucalipto in Brasile, ha ricevuto dal governo brasiliano quasi due miliardi di reais. Se il deserto verde continuerà a crescere, in breve mancherà l'acqua da bere e la terra per produrre alimenti. Non riusciamo a capire come un governo che voglia sconfiggere la fame patrocini il deserto verde invece di investire nella Riforma Agraria e nell'Agricoltura contadina.
Marciamo con le seguenti proposte:

  • Riforma agraria integrale, stabilendo un limite di proprietà per eliminare il latifondo e garantire giustizia sociale nei campi brasiliani;
  • Sovranità alimentare, garantendo il recupero e la difesa della biodiversità, delle foreste, delle piante medicinali, delle sementi, dell'acqua, della terra, che sono patrimonio dei popoli a servizio dell'umanità;
  • Perché i governi realizzino politiche di incentivo alla produzione di alimenti sani per l'autosostentamento e la generazione di reddito con grande diversità di prodotti, rompendo il monopolio di gruppi economici che controllano le sementi e spadroneggiano in agricoltura, imponendo le stesse abitudini alimentari a tutti i popoli;
  • Per noi contadine e contadini la terra deve svolgere una funzione sociale non commerciale, deve alimentare la vita e non i profitti. Difendiamo l'agricoltura contadina che produce cibo preservando la biodiversità, rispettando la pluralità culturale delle popolazioni e generando lavoro, reddito e dignità per molta gente;
  • Investimento pubblico nella scienza, nella tecnologia e nella ricerca per l'agricoltura contadina ecologica;
  • Valorizzazione del reddito generato dall'agricoltura contadina, garantendo prezzi giusti per i prodotti agricoli contadini e costruendo una rete di commercializzazione popolare e solidale, incentivando i mercati locali;
  • Politiche pubbliche destinate ai campi: salute, previdenza, credito, assicurazioni, trasporti, strade, svago, abitazione, sistemi fognari, controllo sanitario, educazione.

In questo 8 marzo solidarizziamo con le donne contadine e con le lavoratrici urbane di tutto il mondo, che subiscono varie forme di violenza imposte da questa società capitalista e patriarcale.
Scendiamo in strada perché crediamo che i veri mutamenti nelle società sono opera del popolo organizzato. E crediamo che sia possibile la costruzione di una nuova globalizzazione fondata sulla solidarietà tra i popoli, sul rispetto per le diversità etniche, religiose, culturali, sull'uguaglianza di genere, sulla cooperazione per la difesa delle ricchezze naturali e sulla produzione destinata a rispondere alle necessità delle persone e non del capitale.
È con questa convinzione che noi donne contadine e lavoratrici continueremo a lottare.