Dichiarazione finale del forum terra, territorio e dignità. Porto Alegre - Marzo 2006

Conferenza della FAO
Porto Alegre 2006

Dichiarazione finale del forum terra, territorio e dignità
Fonte Adista
Marzo 2006

Noi rappresentanti di organizzazioni di contadini e contadine, popoli indigeni, pescatori e pescatrici artigianali, lavoratori e lavoratrici rurali, migranti, pastori e pastore, difensori di diritti umani, attivisti per lo sviluppo rurale, ecologisti ed altri, provenienti dal mondo intero, abbiamo partecipato al Forum "Terra, Territorio e Dignità" per difendere la nostra terra, il nostro territorio e la nostra dignità.
Gli Stati e il sistema internazionale sono stati incapaci di sconfiggere la povertà e la fame nel mondo. Lanciamo ancora un appello ai nostri governi, alla Fao, alle altre istituzioni delle Nazioni Unite, agli altri soggetti presenti nella Conferenza Internazionale di Riforma Agraria e di Sviluppo Rurale (Ciradr) e alle nostre società perché si impegnino in modo decisivo in una Nuova Riforma Agraria basata sulla sovranità alimentare, sul territorio e sulla dignità dei Popoli, che garantisca (...) un attivo ed effettivo controllo delle risorse naturali e produttive per l'esercizio dei nostri diritti umani.
Abbiamo chiesto alla Conferenza internazionale (Ciradr), agli Stati e alla Fao di assumersi la volontà politica reale di sconfiggere la fame e la povertà di cui soffrono milioni di uomini e donne del mondo. Se questa Conferenza non riconosce i postulati del Forum parallelo non potrà essere considerata un successo.

Sovranità alimentare e riforma agraria
La nuova riforma agraria deve riconoscere la funzione socio-ambientale della terra, del mare e delle risorse naturali nel contesto della sovranità alimentare, impegnando la più alta volontà degli Stati. La sovranità alimentare implica politiche di ridistribuzione, accesso e controllo giusto ed equo delle risorse naturali e produttive (credito, tecnologia appropriata, ecc.) da parte dei contadini, degli indigeni, dei pescatori artigianali, dei pastori, dei disoccupati, dei dalit, degli afrodiscendenti; politiche di sviluppo rurale basate su strategie agro-ecologiche centrate sull'agricoltura contadina e familiare e sulla pesca artigianale; politiche di commercio in opposizione al dumping e a favore della produzione contadina e indigena per i mercati locali, nazionali e internazionali; e politiche pubbliche complementari sulla salute, l'educazione e le infrastrutture per la campagna.
L'uso delle risorse naturali deve stare prioritariamente al servizio della produzione di alimenti. La nuova riforma agraria deve essere in cima all'agenda pubblica. Nel contesto della sovranità alimentare, la riforma agraria avvantaggia la società nel suo insieme, dotandola di alimenti sani, accessibili e culturalmente appropriati e di giustizia sociale. La riforma agraria porrebbe fine all'esodo massiccio e forzato dalla campagna che ha fatto crescere le città in condizioni disumane e insostenibili; darebbe una vita dignitosa a tutti i membri delle nostre società; costituirebbe la possibilità di uno sviluppo economico, locale, regionale e nazionale includente e benefico per la maggioranza della popolazione; e chiuderebbe con un'agricoltura intensiva di monoculture che sottraggono acqua e avvelenano la terra e i fiumi. È necessaria una nuova politica della pesca che riconosca il diritto delle comunità di pescatori e limiti la pesca industriale che sfrutta la vita del mare. La nuova riforma agraria è valida tanto per i Paesi del Sud, detti "in via di sviluppo", come per quelli del Nord, definiti "sviluppati".
La sovranità alimentare si basa sul diritto umano all'alimentazione, alla libera determinazione, sui diritti indigeni al territorio e sui diritti dei popoli a produrre alimenti per la propria sussistenza e per i mercati locali e nazionali. La sovranità alimentare difende un'agricoltura fatta di contadini e contadine, una di famiglie di pescatori artigianali, boschi di comunità forestali, steppe di famiglie di pastori nomadi.
Inoltre, la riforma agraria deve garantire i diritti all'educazione, alla salute, alla casa, al lavoro, alla sicurezza sociale e al tempo libero. La riforma agraria deve assicurare la creazione di spazi di vita per mantenere le nostre culture, per dare un focolare ai nostri figli e ai giovani, perché le nostre comunità possano svilupparsi in tutta la loro diversità e costruire cittadinanza a partire dalla relazione con la terra, con il mare, con i boschi.
La sofisticata conoscenza che i popoli indigeni, contadini, pescatori hanno acquisito attraverso secoli di interazione con la natura assicura soluzioni all'attuale crisi ecologica e sociale. Per questo siamo convinti che i sistemi alimentari indigeni debbano avere un'alta priorità nella riforma agraria e che i principi e le conoscenze indigeni debbano essere applicati per il beneficio delle comunità.

Ruolo dello Stato
Lo Stato deve giocare un ruolo forte nelle politiche di riforma agraria e di produzione degli alimenti. Lo Stato deve applicare politiche di riconoscimento di diritti e di democratizzazione dell'accesso alla terra, alle zone costiere, ai boschi nei casi in cui ci sia concentrazione di risorse in poche mani. Inoltre lo Stato deve garantire il controllo delle risorse materiali da parte delle comunità, in modo che possano continuare a vivere e a lavorare nei campi e nei litorali, nel rispetto dei loro diritti collettivi e comunitari. La riforma agraria deve creare occupazioni produttive, posti di lavoro degni e rafforzare i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici rurali. Gli Stati hanno il diritto e l'obbligo di definire in maniera sovrana e senza condizionamenti esterni le proprie politiche agrarie, agricole, peschiere e alimentari, per garantire il diritto all'alimentazione e gli altri diritti economici, sociali e culturali di tutta la popolazione.
I piccoli produttori devono avere accesso a crediti a basso interesse e adattati al contesto locale, a prezzi e condizioni di commercio giuste.

Riconoscimento della concezione del territorio
Nei processi di riforma agraria è mancata storicamente la concezione del territorio. Nessuna riforma agraria è accettabile se si limita alla distribuzione della terra. La nuova Riforma Agraria deve includere le cosmovisioni del territorio delle comunità il cui lavoro è basato sulla produzione di alimenti e che sostengono una relazione di rispetto e di armonia con la Madre Terra e con gli oceani.
Le comunità hanno diritto a mantenere le proprie relazioni spirituali e materiali, a possedere, sviluppare, controllare e ricostituire le proprie strutture sociali; ad amministrare politicamente e socialmente le proprie terre e i propri territori e l'ambiente tutto, l'aria, le acque, i fiumi, i laghi, i mari, i ghiacci marini, la flora, la fauna e altre risorse che tradizionalmente hanno posseduto, occupato o utilizzato in altra forma. Ciò implica il riconoscimento delle loro leggi, tradizioni, costumi e istituzioni; così come il riconoscimento delle frontiere territoriali e culturali dei popoli. Tutto ciò che precede costituisce il riconoscimento della libera determinazione e autonomia dei popoli.

L'espressione di genere e la gioventù nella lotta per la riforma agraria
Riconosciamo il ruolo fondamentale delle donne nell'agricoltura, nella pesca e nell'uso e gestione delle risorse. Non c'è genuina riforma agraria senza equità di genere: per questo esigiamo e ci impegniamo affinché la nuova riforma agraria assicuri alle donne piena uguaglianza di opportunità e di diritti, riconosca la loro diversità e le risarcisca per la discriminazione e gli svantaggi sociali a cui sono state sottoposte nei campi. Riconosciamo anche che senza i giovani nei campi non c'è futuro per le nostre società. La nuova riforma agraria deve dare priorità ai diritti della donna e garantire un futuro degno alla gioventù rurale. Le donne e i giovani dei campi rivendicano condizioni di vita egualitarie e politiche ecologicamente, economicamente e culturalmente sostenibili. Dobbiamo essere coinvolti in processi decisionali che rispondano integralmente alle nostre necessità. (...)

No alla privatizzazione del mare e della terra, alla controriforma agraria, alle politiche neoliberiste della Banca Mondiale sulla Terra e sull'accesso alle risorse e al Modello dominante di produzione e sviluppo Insieme alla privatizzazione della terra e delle zone costiere, avanza la privatizzazione della biodiversità del pianeta. La vita non è una merce. Continueremo a resistere con tutta la nostra forza alle politiche neoliberiste applicate dai nostri governi e imposte dalla Banca Mondiale, l'Organizzazione Mondiale del Commercio e altri attori. Rifiutiamo questa prospettiva di privatizzazione della riforma agraria. Sono i popoli e non la Banca Mondiale che devono decidere le politiche in materia di agricoltura, pesca e alimentazione. Privatizzare significa spogliare le comunità dei loro diritti formali e consuetudinari sulle loro terre, territori, zone costiere e risorse naturali. Per questo ci opponiamo a politiche di amministrazione della terra a fini di privatizzazione, alle politiche di decollettivizzazione, ai mercati di compravendita e di affitto delle terre, alla privatizzazione dell'acqua, del mare, delle sementi, dei boschi, delle aree di pesca e di altre risorse, così come la privatizzazione dei servizi di appoggio pubblico alla produzione e alla commercializzazione dell'agricoltura contadina. Ci opponiamo decisamente all'introduzione di sementi transgeniche e alla tecnologia di sementi suicide o terminator che spoglieranno le nostre comunità rurali del controllo dei semi trasferendolo a un paio di imprese transnazionali.
La privatizzazione delle risorse naturali e delle tecnologie ha aumentato le iniquità sociali tra uomini e donne, etnie, caste, classi e generazioni. Queste politiche di Stato stanno perpetuando lo sfollamento interno, la persecuzione e la criminalizzazione di questi gruppi già emarginati.
Allo stesso modo, continueremo ad opporre resistenza al modello dominante di produzione e sviluppo e ai processi di globalizzazione neoliberista e ricolonizzazione (...). Investimenti nell'attività mineraria, nell'agroesportazione, in megaprogetti, nella biopirateria, nel neoliberismo verde distruggono i nostri territori, la nostra agricoltura e la nostra pesca e causano lo sfollamento delle popolazioni locali e lo sradicamento dai campi e dai litorali. (...)
Riconosciamo e valorizziamo iniziative come l'Alba per l'integrazione regionale e l'esercizio di sovranità alimentare nel cui contesto la riforma agraria e lo sviluppo rurale sono e devono essere parte integrante.

Criminalizzazione e repressione dei movimenti sociali
Ripudiamo e condanniamo la repressione che subisce, in quasi tutti i Paesi del mondo, nelle Americhe come in Asia, in Europa o in Africa, qualsiai lottatore o lottatrice per la riforma agraria. Rifiutiamo allo stesso modo la militarizzazione e l'occupazione militare in Iraq, Corea del Sud, Palestina e altri Paesi che sottraggono ai nostri popoli le loro terre e territori, la "guerra contro il terrorismo" che serve da pretesto per reprimerci e la criminalizzazione dei nostri movimenti. Lottare per la nostra dignità è un obbligo ed è un diritto umano poterlo fare.
Esigiamo che gli Stati stabiliscano meccanismi di protezione della vita e della sicurezza delle persone minacciate dai processi di lotta per la terra, l'acqua, i mari e le risorse naturali. Devono garantire meccanismi legali effettivi che permettano di punire i colpevoli di questi crimini.

Occupazioni, recupero e difesa dei Territori. Mobilitazione sociale come strategia di lotta e costruzione di proposte.
Rivendichiamo le nostre azioni di occupazione, recupero e difesa delle nostre terre, territori, semi, boschi, aree di pesca, abitazione come necessarie e legittime per la difesa e la conquista dei nostri diritti. La nostra esperienza quotidiana ci mostra che nella lotta per una vita con dignità per tutti e tutte, azioni di difesa come quella delle occupazioni di terra e di recupero e difesa attiva di territori sono necessarie per spingere i governi a compiere il loro dovere e a implementare politiche e programmi effettivi di riforma agraria.
Continueremo ad usare queste azioni non violente per tutto il tempo che sarà necessario per conquistare un mondo con giustizia sociale che dia a ciascuno e ciascuna la possibilità reale di avere una vita degna. Senza la mobilitazione e partecipazione piena dei movimenti sociali, non ci sarà una genuina riforma agraria. La sovranità alimentare non è solo una visione ma anche una piattaforma comune di lotta che ci permette di continuare a costruire unità nella diversità. L'accesso e il controllo delle risorse naturali, la produzione di alimenti e l'aumento del potere decisionale sono i tre assi principali che ci unificano.
La riforma agraria e la sovranità alimentare richiedono una lotta più grande per il cambiamento del modello neoliberista dominante. Abbiamo bisogno di costruire alleanze con altri settori della società, di un potere cittadino che garantisca riforme profonde. Ci impegniamo a promuovere azioni comuni, articolazioni, scambi e tutte le forme di pressione che sono in corso, attraverso le campagne internazionali che i nostri settori e le nostre reti stanno portando avanti o concretizzando. Siamo convinti che solo il potere dei popoli organizzati e la mobilitazione possano ottenere i cambiamenti necessari: per questo il nostro compito principale è informare, coscientizzare, dibattere, organizzare e mobilitare la gente. Invitiamo tutti i settori e le forze sociali qui rappresentate a continuare a costruire la nostra unità. Chiediamo al Comitato internazionale di pianificazione per la Sovranità Alimentare ad assumere come priorità quella di dare seguito a queste conclusioni.

Terra, mare e territorio per vivere, terra, mare e territorio per sognare, terra, mare e territorio per affermare la nostra dignità.