Intervista a Marina dos Santos

La grande sfida che noi abbiamo di fronte oggi, è portare la società dalla nostra parte
Intervista a Marina dos Santos * (Direzione MST - Brasile)
che fa un bilancio delle attività organizzate dal GSF
Genova 21 luglio ore 14

"Tutti sapevano che era praticamente impossibile entrare nella zona rossa e quindi io penso che tutto il tempo che è stato utilizzato per dibattere se entrare o non entrare si sarebbe dovuto usare per discutere più a fondo con la popolazione sul significato del G8"

D - Che cosa pensi dell'attività del Genova Social Forum in questi giorni a Genova?
Penso che tutte le attività che si sono svolte a Genova, durante questa settimana, sono state molto importanti per i lavoratori di tutto il mondo perché di fronte a quegli 8 che pensano e vogliono essere i padroni del mondo e sono riuniti dall'altra parte della città, lavoratori di vari continenti sono stati qui e hanno discusso questioni importanti per tutta l'umanità e per ogni persona in particolare. Questioni come il lavoro, l'educazione, la salute e l'alimentazione. Queste sono le cose importanti che sono state trattate, su cui si è lavorato in questi giorni.
Anche le manifestazioni sono state molto importanti perché hanno dato continuità ad altre grandi manifestazioni nelle strade, in tutto il mondo, contro il sistema economico. Abbiamo visto con chiarezza, di nuovo, in questi giorni, che chi comanda nel mondo oggi è il potere economico, la Banca Mondiale, il Fondo Monetario, la Organizzazione Mondiale del Commercio. Loro sono quelli che comandano in pratica il mondo, ma, qui a Genova, nelle strade e nei dibattiti abbiamo visto che molti sono contro il neoliberismo, contro questo sistema. Le manifestazioni sono servite anche come importante forma di apprendistato per noi tutti, perché anche le cose negative che sono successe nelle manifestazioni devono servire per farci riflettere su come dobbiamo organizzare sempre le grandi manifestazioni con il popolo. Noi siamo più abituati negli ultimi tempi a fare dibattiti, a scambiare idee ma quando abbiamo a che fare con il popolo incontriamo difficoltà e non sappiamo lavorare ancora bene sulle differenti idee che troviamo nella pratica.

D - Quali sono, secondo te, i limiti del movimento antiglobalizzazione qui in Europa?
Il limite interno, penso il maggiore, che ha il movimento è di non sapere ancora congregare e lavorare con le differenti idee e forze che sono presenti, che poi mettono in atto pratiche diverse e questo non consente, di fatto, al movimento, di portare la società dalla sua parte, dal lato del movimento antiglobalizzazione. Perché questo è molto importante. Io penso che la grande responsabilità di questo movimento, la grande sfida che noi abbiamo di fronte, oggi, nel mondo, è portare la società dalla nostra parte. Tutti i lavoratori del mondo devono stare dal nostro lato e lottare uniti contro il modello neoliberista. Io credo che ancora non si sa lavorare su questo, su queste differenze che si presentano nella pratica, come è successo ieri durante questa mobilitazione qui a Genova

D - Che cosa ti ha impressionato di più?
L'atteggiamento di quei gruppi che parevano di terroristi, che sono comparsi qui e rompevano tutto. Questo per me allontana dal movimento molte persone, non le attrae e questo è quello che mi ha colpito di più ieri. La borghesia ha saputo lavorare bene su queste cose, ha detto che il movimento era un movimento violento e ha saputo lavorare perché fosse esercitata violenza e ha saputo soprattutto attribuire la responsabilità di questa violenza al movimento e questa è la sfida che noi dobbiamo imparare a gestire.

D - E che cosa ti è piaciuto di più?
Una cosa molto interessante che mi porto via da qui è l'idea della simbologia che è stata portata alle manifestazioni, in modo particolare a quella dei migranti. Per esempio i fili per i panni con la roba stesa visto che Berlusconi aveva detto di non stendere i panni, la vacca transgenica, ecc. Queste cose, la simbologia che le persone hanno usato, penso che siano cose buone anche per noi. C'era creatività nella simbologia.

D - Come valuti l'atteggiamento del governo e delle forze di polizia, il modo in cui è stata organizzata la città?
L'organizzazione che il governo ha messo a punto per l'accoglienza del G8 è molto impressionante perché in Brasile io penso che nemmeno all'epoca della dittatura militare ci sono state cose simili a questa se non localizzate. Qui è stata chiusa un' intera città, e sono stati disposti tantissimi poliziotti con tante armi. Hanno trasformato la città in una città in guerra, non possiamo parlare di una piazza in guerra ma di una intera città. Il governo ha schierato il suo apparato militare per garantire questo, per ricevere quelli che si preoccupano essenzialmente del successo del capitale, del neoliberismo, della globalizzazione.

D - Nel MST un concetto centrale è quello delle azioni di massa. Da questo punto di vista il movimento antiglobalizzazione qui a Genvoa ha mostrato qualcosa in questa direzione o è ancora molto lontano?
Nel Movimento abbiamo molto chiaro che si può cambiare questo modello solo attraverso grandi mobilitazioni di massa. Soltanto il popolo organizzato potrà modificarlo. Al di là di tutti i problemi, delle difficoltà che noi abbiamo avuto qui in questi giorni, resta la speranza che è possibile che tutto il popolo si organizzi e si mobiliti per cambiare. Lo abbiamo visto qui a Genova come prima in altri luoghi, a Seattle, Praga ecc. Il movimento antiglobalizzazione sta crescendo e noi dobbiamo lavorare sempre di più perché il movimento continui a crescere e a raccogliere sempre più persone e che continui sempre con questa caratteristica di essere di lotta, di fatto, contro il neoliberismo.

D - La discussione qui è stata molto concentrata su entrare o non entrare nella zona rossa, invadere o no; ci si è domandati qual era l'obiettivo centrale; si è parlato di non accettare un divieto che non è democratico, non è previsto dalla costituzione italiana. È stata corretta tutta questa insistenza sulla zona rossa?
Io non mi intendo molto delle cose italiane, ma penso che discutendo molto questa cosa di entrare o non entrare nella zona rossa noi abbiamo perso uno spazio, uno spazio di discussione su cosa significhi di fatto che il G8 è qui e c'è questo apparato che il governo ha approntato per riceverlo. Noi discutendo di entrare o meno nella zona rossa abbiamo perso uno spazio per discutere invece la questione della democrazia, i reali diritti dei lavoratori. Perché tutti sapevano che era praticamente impossibile entrare nella zona rossa e quindi io penso che tutto il tempo che è stato utilizzato per dibattere se entrare o non entrare avremmo dovuto usarlo per discutere più a fondo con la popolazione sul significato del G8 che è qui oggi e su cosa di fatto le persone avrebbero potuto fare per organizzarsi e combattere tutto questo, per lottare contro questo.

D - Tu organizzi occupazioni di terra, da questo punto di vista organizzativo cosa si è sbagliato nell'organizzazione delle nostre manifestazioni?
Penso che le azioni qui avrebbero dovuto essere fatte in modo tale da conquistare l'opinione pubblica, portare la gente dalla nostra parte e non allontanarla, sto già parlando un po' delle conseguenze ... .

D - Il movimento usa azioni di forza: la distruzione del campo della Monsanto, le occupazioni di terre sono azioni che utilizzano un tipo di forza legittima, non si può parlare naturalmente di violenza,ma sono azioni di forza. Cosa consiglieresti per coinvolgere la popolazione in azioni dirette?
Io penso che nella preparazione delle azioni si dovrebbe fare una discussione molto ampia con la popolazione e prendere decisioni che coinvolgano molte persone non solamente un gruppo e in questo caso, se si decidesse di fare un'azione più concreta noi dovremmo scegliere un obiettivo che rappresentasse la globalizzazione e non fare azioni, cosi, in modo spontaneo, come è stato fatto. Se il movimento avesse deciso, avesse scelto un obiettivo simbolico di una questione legata al modello neoliberista e lo avesse colpito, penso che questo sarebbe stato legittimo. Questo se fosse stato l'intero movimento a decidere e si fosse scelto un oggetto che potesse simbolicamente significare la distruzione del capitalismo Io penso a quello che è successo quando abbiamo distrutto il campo della Monsanto. Qui non è successo niente di simile, è stato distrutto tutto e questo lo ha fatto un gruppo soltanto, non è stato frutto di nessuna decisione collettiva e non c'è stata nessuna partecipazione collettiva del movimento nel fare questo.

D - Si parla di servizio d'ordine,se ne è parlato ieri, dobbiamo organizzarlo oggi alla manifestazione. Il MST come si organizza in questi momenti?
Noi parliamo di "sicurezza". Siamo organizzati in gruppi di lavoro durante la preparazione delle manifestazioni e una delle équipe è quella della sicurezza, che sta sempre di lato, in mezzo, davanti e dietro, soprattutto identificando chi è al di fuori del movimento e la nostra gente viene generalmente con qualche elemento di identificazione, non so, un nastro per esempio. Chi è al di fuori generalmente non lo sa in modo tale che è possibile identificare chi non è del movimento. Qui non so se sarebbe possibile per la quantità di persone che stanno partecipando.

D - Si e per la diversità tra le componenti di questo movimento che è molto eterogeneo, non è come il movimento dei sem terra...
Esattamente, ma io penso che, per garantire questa questione del servizio d'ordine, bisognerebbe che i gruppi arrivassero già con alcuni segni di identità e con programmi più concreti nell'area della sicurezza e non con l'idea di organizzarsi qui. Se vengono tanti gruppi, ognuno deve venire con un sistema di sicurezza per garantire che non capiti che altre persone di fuori entrino per fare il tipo di cose che sono state fatte ieri.

A cura del Comitato di appoggio al MST
http://www.comitatomst.it/
Si prega chi volesse utilizzare l'intervista di citare la fonte
Marina dos Santos, 27 anni, proveniente da una famiglia contadina che ha perso la terra all'inizio degli anni 80, ha fatto da bambina la bracciante, nello stato del Paraná in Brasile. È entrata a 14 in un accampamento di senza terra e ha deciso di restare con loro, si è diplomata in un corso organizzato dal MST per tecnici di cooperative agricole e frequenta oggi la facoltà di Diritto a Campos. Inviata dalla sua organizzazione nello stato di Rio, nel 1996, si occupa di organizzare le occupazioni di terre, è accampata da 15 mesi e in attesa dell'assegnazione della terra, rappresenta lo stato di Rio nella Direzione nazionale del MST.
È stata invitata a Genova dalla Rete Lilliput, è intervenuta in vari momenti del Public Forum ed è stata presente nella piazza tematica sui temi dell'agricoltura (Piazza Rossetti) con gli altri membri di Via Campesina e del Coordinamento per un'altra agricoltura, tra il 18 e il 21 luglio.