Guedes: le vicende del massacro e del processo Eldorado

La lotta contro l'impunità dei colpevoli del massacro di Eldorado
Carlos Guedes, avvocato di CPT e MST, partecipa all'équipe dell'accusa nel processo
20 Giugno 2001

1. Il massacro
Verso le 16 del giorno 17 aprile 1996, 155 poliziotti militari hanno accerchiato 1500 lavoratori rurali che erano accampati ai lati della strada statale PA 150, all'altezza del Km 96, nel Comune di Eldorado do Carajás, Stato del Pará.
Questi 1500 lavoratori, legati al MST, facevano parte dell'Accampamento della Fazenda Macacheira e stavano andando a Belém per esigere che si tenesse fede all'accordo con l'Incra e il Governo dello Stato, nel quale era previsto l'esproprio della Fazenda Macacheira.
Qualche minuto dopo l'accerchiamento, i poliziotti militari hanno cominciato a sparare in direzione dei lavoratori. Un'ora dopo, c'erano 19 cadaveri di lavoratori a terra. Altri 69 lavoratori erano gravemente feriti e decine di altri, feriti lievemente, erano nascosti nei dintorni, dopo essere riusciti a scappare all'accerchiamento.
Durante tutta la durata dell'operazione militare di sgombero della strada sono stati uccisi 6 lavoratori. Dopo che la strada era stata liberata e formalmente la missione dei poliziotti era conclusa, ne sono stati uccisi sommariamente altri tredici, che erano già feriti e privi di sensi o che, pur coscienti, non avevano la forza di muoversi a causa delle ferite.
Questo è stato il massacro di Eldorado do Carajás.
2. L'impunità
Anche se lo Stato del Pará è campione nazionale per quanto riguarda gli omicidi nelle campagne (ci sono stati 714 lavoratori rurali uccisi nel periodo 1970-2000), il massacro di Eldorado do Carajás ha avuto una grande ripercussione, sia a causa del numero dei morti, delle circostanze delle esecuzioni sommarie, sia per il fatto che era stato il governatore dello Stato, Almir Gabriel, ad aver deciso la realizzazione dell'operazione di polizia.
La società brasiliana esigeva quindi una punizione esemplare per tutte le persone coinvolte nel massacro, dal Governatore dello Stato, al suo Segretario di Pubblica Sicurezza, al Comandante generale della Polizia Militare e, ovviamente, a tutti i poliziotti militari direttamente coinvolti nelle esecuzioni e nei ferimenti dei lavoratori.
In questa fase, solo pochi giorni dopo il massacro, è iniziata la costruzione ufficiale dell'impunità. Due pubblici ministeri, che insistevano nella tesi che era obbligo del Pubblico Ministero dello Stato investigare sulla responsabilità del Governatore dello Stato e dei dirigenti militari nel massacro, sono stati allontanati dal caso da colui che era, in quell'epoca, il Procuratore generale di Giustizia, Manoel Santino do Nascimento.
Oggi, Manoel Santino do Nascimento è Segretario Speciale di Governo durante il secondo mandato di Almir Gabriel.
Anche l'incaricato dell'Inchiesta della Polizia Militare, il Colonnello PM João Paulo Vieira, ha liberato Almir Gabriel e tutta la cupola del Governo da qualsiasi responsabilità per il massacro.
Oggi, il Colonnello João Paulo Vieira è Capo della truppe ausiliarie di Almir Gabriel, durante il suo secondo mandato.
L'inchiesta della polizia avviata per decisione del Tribunale Superiore di Giustizia per appurare la responsabilità del Governatore Almir Gabriel è stata archiviata su richiesta della Procura Generale della Repubblica, a causa della decisione espressa da Geraldo Brindeiro, il quale era stato sollecitato in questo senso dal Palazzo del Planalto [cioè dal presidente] (Almir Gabriel è uno dei fondatori del PSDB) Pur essendo state allontanate persone coinvolte in modo significativo nel massacro, grazie alla intensa pressione del MST e della società, si è ottenuto che almeno i poliziotti militari direttamente coinvolti nelle esecuzioni sommarie e nelle lesioni fossero processati.
Da un punto di vista formale, nel mese di giugno del 1996, si dà avvio al maggior processo, per numero di imputati, della storia criminale brasiliana.
Salvo nei casi di alcuni processi relativi a crimini militari nel secolo XIX e altri casi di crimini politici nel secolo XX, il Potere giudiziario non aveva mai affrontato una situazione analoga a quella del processo per il massacro di Eldorado: 155 imputati, tutti poliziotti militari.
Durante gli ultimi cinque anni, questo processo-crimine singolare ha superato le diecimila pagine in trenta volumi.
In questi cinque anni, sono stati chiesti dalla difesa dei poliziotti militari quindici habeas corpus al Tribunale di Giustizia dello Stato del Pará, cinque habeas corpus al Supremo Tribunale Federale, sei habeas corpus al Superior Tribunale di Giustizia, sono stati presentati tre ricorsi straordinari al Supremo Tribunale Federale e quattro ricorsi speciali al Tribunale Superiore di Giustizia.
Con tutti questi ricorsi e habeas corpus, la difesa dei poliziotti militari tentava di far riconoscere la nullità del processo per i motivi più diversi.
Tutti gli habeas corpus e ricorsi sono stati sistematicamente, nel tempo, respinti.
A questo, al di là della impressionante pressione che il MST e la società brasiliana hanno sempre mantenuto intorno al processo, ha contribuito molto l'azione degli avvocati della Renap (Rete nazionale di avvocati popolari), sia del sud del Pará, a Belém o a São Paulo e a Rio de Janeiro. 3. La farsa del primo processo
Nonostante si sia ottenuto un considerevole successo nell'impedire i tentativi della difesa degli imputati di annullare il processo nei tribunali superiori, nello Stato del Pará le cose sono andate diversamente.
La prima sessione del Tribunale del Júri per il processo degli imputati è stata stabilita per il 16 agosto del 1999, a Belé, presieduta dal giudice Ronaldo Valle.
Questa sessione si è chiusa con l'assoluzione dei tre ufficiali che sono stati giudicati: Il Colonnello PM Mário Colares Pantoja, il Maggiore PM José Maria Pereira de Oliveira e il Capitano PM Raimundo José Almendra Lameira. Più sconvolgente del risultato della sessione, sono stati i mezzi che il giudice Ronaldo Valle ha utilizzato per ottenere questo risultato.
Durante i tre giorni della sessione, il giudice Ronaldo Valle ha sistematicamente limitato i poteri dell'accusa, impedendo l'utilizzazione nella plenaria di documenti raccolti entro il termine legale, permettendo che i giurati si esprimessero pubblicamente criticando le tesi dell'accusa e sostenendo i punti di vista presentati dalla difesa, permettendo alla difesa critiche grossolane al pubblico ministero. Infine il giudice Ronaldo Valle ha manipolato il risultato della votazione del Consiglio della Sentenza, ottenendo così l'assoluzione degli imputati con quattro voti a tre.
Data l'immediata reazione del MST, degli avvocati e del pubblico ministero, il processo per gli altri 152 imputati è stato immediatamente sospeso.
Talmente evidenti sono stati i mezzi illegali utilizzati dal giudice Ronaldo Valle per ottenere l'assoluzione degli imputati che il Tribunale di Giustizia dello Stato del Pará ha deciso l'annullamento del processo, nell'aprile del 2000, decisione poi confermata nell'ottobre del 2000.
Prevedendo l'annullamento del processo, il giudice Ronaldo Valle ha richiesto di essere esonerato dal caso. Dopo il suo allontanamento è successo qualcosa di incredibile, nell'aprile del 2000. Dei diciotto giudici criminali della circoscrizione di Belém, diciassette hanno informato il Presidente del Tribunale di Giustizia che non avrebbero accettato di presiedere il processo dando come motivazione, nella maggioranza dei casi, simpatia per i poliziotti miitari e avversione nei confronti del MST e dei lavoratori rurali!!!
Nell'aprile del 2001 è stata nominata una nuova giudice per il caso - Eva do Amaral Coelho. Questa giudice aveva rifiutato di presiedere, nel giugno del 2000, il processo contro il fazendeiro Jerônimo Alves de Amorim, accusato dell'assassinio di Expedito Ribeiro de Souza, Presidente del Sindacato dei Lavoratori Rurali di Rio Maria.
Dopo la sua designazione ufficiale, questa giudice, fu colta in flagrante dalla stampa mentre scambiava baci e abbracci con il deputato dello stato Ivanildo Alves, capitano della PM del Pará e uno dei finanziatori confessi della difesa dei poliziotti militari imputati nel processo-crimine di Eldorado do Carajás, mentre lui faceva l'autografo sul libro scritto appunto dal deputato e capitano.
La giudice Eva do Amaral Coelho ha fissato il 18 giugno 2001 come data per il nuovo processo ai tre ufficiali assolti nell'agosto del 1999. Ma, pochi giorni prima dell'inizio della sessione, la giudice ha stabilito che fosse ritirata dal processo la prova principale dell'accusa, un minuzioso parere tecnico della Unicamp, sottoscritto dal Professor Ricardo Molina che, insieme con un CD-rom di immagini digitali, prova chiaramente che i responsabili dei primi colpi contro i lavoratori sono stati i poliziotti militari.
Di nuovo il MST ha reagito a questa situazione farsesca. Gli avvocati della Renap a Marabá e Belém, São Paulo e Rio de Janeiro in poco più di 48 ore sono riusciti, insieme al pubblico ministero, con una azione coordinata, ad obbligare la giudice a rivedere la sua posizione.
In relazione a ciò la giudice Eva do Amaral Coelho ha sospeso il processo fissato per il 18 giugno e non ha ancora presentato una nuova data per la ripresa. 4. La speranza
Nonostante gli immensi ostacoli inseriti di proposito nel processo per favorire l'impunità dei colpevoli, l'azione degli avvocati dell'accusa insieme con il Pubblico Ministero e la mobilitazione di centinaia di organizzazioni e persone solidali del Brasile e del mondo intero, sono state fondamentali per mantenere la vigilanza sul Potere Giudiziario e sui tentacoli del potere economico e politico del Pará. Speriamo di poter sognare di avere giustizia anche se tardiva. Poiché la vita dei 19 compagni non tornerà e anche i 64 feriti che ancora soffrono le conseguenze delle lesioni difficilmente torneranno ad essere sani.
Ma resterà l'esempio, lottare sempre fino alla fine contro tutte le ingiustizie.

Marabá, 20 de junho de 2001.