Intervista ad Ana Hanauer

Intervista ad Ana Hanauer
Maggio 2008
A 26 anni è una dirigente del Movimento Sem Terra brasiliano: un gruppo che lotta perché la terra torni a essere dei contadini che la lavorano.

D: Cosa è il Movimento SemTerra?
È una forma di organizzazione popolare nata ufficialmente nel 1984 in Brasile, dove c'è un'altissima concentrazione di terra nelle mani di pochi. L'1% dei proprietari possiede il 46% di tutti i terreni e il 20% della popolazione vive e lavora in campagna. Per i padroni. Noi lottiamo perché possano riappropriarsi dei campi. E, quindi, della propria vita e del futuro.

D: Quante persone sono coinvolte nella lotta?
Circa un milione e mezzo di famiglie: ora ce ne sono 150 mila accampate nei nostri accampamenti.

D: Come fate a riprendervi la terra?
Il nostro obiettivo è fare pressione sul governo perché espropri le terre ai latifondisti e attui la riforma agraria, assegnando i campi a chi non ce li ha. Quindi il primo passo è girare per le comunità e aiutare la gente a organizzarsi per occupare i latifondi. Occupare la terra, la seconda fase, significa costruirci sopra accampamenti e poi insediamenti veri e propri.

D: Cosa fanno le persone negli accampamenti? Iniziano a lavorare la terra o presidiano solamente il territorio?
No, no: cominciano subito a coltivare la terra. È proprio da questo lavoro agricolo che ricavano il cibo per sostenere la comunità. Naturalmente, non è detto che la terra che stanno occupando sarà la stessa che poi il governo assegnerà loro.

D: I proprietari non saranno contenti. Voi del Movimento subite qualche forma di intimidazione o minaccia?
Ci sono molte forme di repressione contro di noi: omicidi commessi dai pistoleiros assoldati dai latifondisti e massacri fatti dalla polizia che spesso è alleata dei padroni. Io ho assistito a una delle carneficine più atroci: a Eldorado dos Carajas, nel 1996, vennero assassinati 17 contadini. Ci sono anche, contro di noi, denunce ingiustificate, arresti arbitrari, sgomberi violenti e torture.

D: È anche per sfuggire a queste minacce che vi siete dati un'organizzazione "fluida"? Non avete un presidente,vero?
Sì, la nostra è una organizzazione con una direzione collettiva. Per questo non abbiamo un presidente (che potrebbe essere assassinato o "comprato") ma una direzione politica collegiale che discute e coordina le attività e le proposte dei vari Stati (noi siamo in 24 dei 27 del Brasile). Tutte le proposte, poi, vengono votate in un incontro nazionale. Un altro punto forte della nostra lotta, oltre alla conquista della terra, è la decisione di cosa coltivare.

D: Voi combattete contro il "deserto verde": cosa è?
È la monocoltura dell'eucalipto, pianta non brasiliana che serve solo per essere venduta all'estero e produrre carta. Ma i "deserti verdi" in Brasile sono tanti: le piantagioni di canna da zucchero per ricavare etanolo, le distese di soia e di mais OGM. Colture intensive che distruggono la vegetazione tipica e tolgono spazio alla coltivazione di riso e fagioli. Noi combattiamo proprio perché la nostra terra serva a produrre cibo per la gente e non prodotti da esportare altrove. Per arricchire le multinazionali.
E poi con le monoculture anche il terreno si impoverisce. Eccome. La terra soffre. E la situazione è sempre più grave: le monocolture hanno bisogno di moltissima acqua, le fonti si stanno prosciugando e la siccità avanza e distrugge la biodiversità. Un eucalipto consuma da 10 a 20 litri di acqua al giorno e il terreno, stravolto, non potrà più essere utilizzato per altre colture.

D: Finora che risultati avete raggiunto?
Tanti. Ma la cosa di cui siamo più orgogliosi è la creazione di più di mille scuole nelle campagne. Il governo tende ad accentrarle nelle città e i giovani devono abbandonare la loro terra e la cultura contadina se vogliono avere un'istruzione. Noi gliela portiamo a casa. Ogni insediamento e accampamento ha una scuola, anche se non tutte sono riconosciute dallo Stato.

D: E la società che idea ha di voi? La stampa come vi tratta?
Tutti i mezzi di comunicazione, in Brasile, sono nelle mani di sole 5 famiglie che, guarda caso, sono proprietarie di grandi latifondi: dunque, la stampa parla malissimo di noi. E la maggior parte della gente crede che siamo aggressivi, radicali.

D: Lei quando ha deciso di lottare insieme ai SemTerra?
Da quando sono nata si può dire! La mia famiglia ha iniziato a far parte del Movimento quando avevo 5 anni. Così sono cresciuta in un accampamento.

D: Che ricordi ha di quegli anni?
Abitavamo in baracche di legno coperte di plastica nera... I miei ricordi? Di felicità! Negli accampamenti si vive insieme, ci si divide tutto, dal cibo ai farmaci naturali, c'è solidarietà e partecipazione...c'è l'allegria della lotta!

D: Adesso cosa sogna?
Di continuare a lavorare per la riforma agraria e battermi per cambiare la società e la coscienza della gente.

D: Cosa è la terra per lei?
È la possibilità di tenere viva la mia cultura e le mie origini, la possibilità di prendere in mano la mia vita. E renderla migliore.