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Brasile: vita, morte e lotta dei senza terra. Intervista a Celso Anghinoni

Brasile: vita, morte e lotta dei "Senza Terra".
Intervista a Celso Anghinoni

da Adista, n. 81 (15/11/2003)
ROMA-ADISTA. Cosa significa far parte di una combattiva organizzazione popolare come il Movimento dei senza terra (Mst) in una regione in cui tutti i poteri - governo, deputati, polizia, giudici - sono dalla parte dei latifondisti? Cosa significa essere considerati fuorilegge da chi della legge si prende sistematicamente gioco? Cosa significa vivere sotto minaccia di morte, assistere all'assassinio di un fratello, essere costretti alla fuga? E quanto realmente conta di fronte a tutto questo la solidarietà internazionale, l'appoggio concreto di gruppi e associazioni amiche? Lo ha spiegato, durante il suo viaggio in Italia, Celso Anghinoni, militante (di origine veneta) del Mst a Querencia do Norte, in Paranà, dove è stato uno dei massimi dirigenti del movimento durante l'ondata di repressione scatenata dal governo di Jaime Lerner.

Prigionieri a San Paolo

Prigionieri a San Paolo
Eguali così diseguali

Militanti del MST sono condannati durante un processo polemico
Florência Costa, Istoè, 18 Ottobre 2000

Tutti sono uguali davanti alla legge. Ma, in Brasile, a quel che appare, alcuni sono molto più uguali di altri.

Caccia al pericoloso bandito del MST

Caccia al pericoloso "bandito" del MST
Folha di San Paolo, di Marilene Felinto, Ottobre 2000
Il nemico numero uno del paese non è più il giudice Nicolau dos Santos Neto, l'ex-presidente Collor o il sindaco di São Paulo, Celso Pitta.