Lula a Porto Alegre e a Davos. Gennaio 2003

Lula a Porto Alegre:
io sono frutto della coscienza politica dei brasiliani

Non fallirò

Era un mio desiderio sapere se, una volta eletto, sarei stato capace di rispondere alle mie stesse rivendicazioni. Nel corso della storia del Brasile, il movimento sociale, il movimento sindacale, i partiti politici, le Chiese, le Ong hanno accumulato una grande esperienza e, con essa, proposte, rivendicazioni, cose straordinarie. Ho quattro anni di tempo per rispondere, con molta tranquillità, se non a tutte, almeno a quelle che avremo la capacità e le condizioni di realizzare. Sebbene sia stato eletto presidente del Brasile, ho una lucida consapevolezza della speranza che la nostra vittoria rappresenta per la sinistra non soltanto di qui, ma del mondo intero e soprattutto dell'America latina. 
Mi sveglio la mattina e dico a Marisa che noi dobbiamo pensare molto alle cose che facciamo, perché qualunque governo in qualunque Paese del mondo può sbagliare senza che succeda niente, perché è normalissimo che i governanti sbaglino. Ma io non posso sbagliare. E non posso sbagliare perché non sono stato eletto grazie all'appoggio di un canale televisivo, né del sistema finanziario, né per gli interessi dei grandi gruppi economici e neppure a causa della mia capacità o della mia intelligenza. Sono stato eletto per l'alto grado di coscienza politica della società brasiliana il 27 ottobre del 2002. Conosco le aspettative che sto generando in donne, uomini e bambini. Non ho mai visto nella storia del Brasile tante aspettative, tanta speranza, non ho mai visto tante persone pregare per il nostro successo, e tante persone non chiedere un lavoro ma dire: "Lula, che posso fare per aiutare il nostro governo a funzionare?".

 

Da Porto Alegre a Davos
Quando è sorto l'invito per Davos, al principio mi sono detto: che vado a fare a Davos? Ma da qui ho preso questa decisione: sono il presidente di un Paese che è l'ottava economia mondiale, sono il presidente di un Paese che ha 45 milioni di persone che non assumono le calorie e le proteine necessarie, sono il presidente di un Paese con una storia, con un popolo, e non è cosa di tutti i giorni né di tutti i mesi né di tutti i secoli che un metalmeccanico conquisti la presidenza di questo Paese. Pertanto ho preso la decisione: molta gente a Davos vuole conoscermi. Voglio andare a Davos e dire a Davos esattamente quello che direi a un qualunque compagno che è qui: che non è possibile continuare con un ordine economico in cui pochi possono mangiare cinque volte al giorno e molti possono passare cinque giorni senza mangiare.

 

Ho un sogno
Insisto a dire tutto il santo giorno: devo realizzare un sogno che non è mio, ma di tutti voi, che verrà un giorno in cui in questo Paese nessun bambino andrà a dormire senza aver cenato e nessun bambino si sveglierà senza colazione, verrà un giorno in cui nessuno morirà di denutrizione come si muore oggi. Verrà un giorno in cui avremo coscienza
che questo Paese che sogno e che voi sognate può essere costruito, dipende dalla nostra volontà, dipende dal nostro coraggio.
Compagni e compagne del Forum Sociale Mondiale, voglio che voi brasiliani e voi non brasiliani che però state qui abbiate la certezza più assoluta che non fallirò, non verrò meno al compito di fare quello che è necessario e spero di dare il mio contributo affinché altri compagni vincano le elezioni in altri Paesi del mondo, persone che abbiano più
sensibilità, persone più impegnate, persone che credono che è possibile cambiare la storia dell'umanità. Il nostro Paese per 500 anni è rimasto a guardare verso l'Europa: è ora di guardare verso l'Africa e verso l'America del Sud, è l'ora di stabilire nuovi collegamenti per poter essere più indipendenti, di consolidare il Mercosur e di assumere una forza politica per negoziare.

 

Il maggiore evento politico della storia contemporanea
Voglio terminare dicendo ai coordinatori e alle coordinatrici del Forum Sociale Mondiale di non arrendersi, perché siete riusciti in tre anni a costruire una delle cose più straordinarie che la società civile mondiale abbia mai conosciuto. La verità è che, dopo il Forum di Porto Alegre, Davos non ha più la forza che aveva prima. (...). Avete ottenuto uno spazio nella storia. La stampa che all'epoca del primo Forum l'aveva definito un incontro di sinistrorsi, un incontro di folli, oggi riconosce che il Forum Sociale Mondiale è il maggior evento politico realizzato nella storia contemporanea e non ho alcun dubbio che contribuirà in maniera decisiva a cambiare la storia dell'umanità.
Molte grazie e, se Dio vuole, hasta la victoria, compagni.

 

Lula a Davos:
"predicate il libero mercato e praticate il protezionismo!"

Libero commercio, ma con reciprocità
Qualunque sforzo possiamo fare per rilanciare in maniera responsabile l'economia brasiliana non potrà raggiungere pienamente i suoi obiettivi senza cambiamenti importanti nell'ordine economico mondiale. Vogliamo il libero commercio, ma un libero commercio che si caratterizzi per la reciprocità. A nulla varranno i nostri sforzi per sviluppare le esportazioni se i Paesi ricchi continueranno a predicare il libero commercio e a praticare il protezionismo. (...)

 

No alla guerra
La pace non è solo un obiettivo morale. È anche un imperativo di razionalità. Per questo, sosteniamo che le controversie siano risolte per vie pacifiche e sotto l'egida delle Nazioni Unite. È necessario ammettere che, molte volte, la povertà, la fame e la miseria sono il brodo di coltura in cui si sviluppano il fanatismo e l'intolleranza. (...)

 

Lotta alla fame
Come il più esteso e industrializzato Paese dell'emisfero Sud, il Brasile sente il diritto e il dovere di rivolgere ai partecipanti del Forum di Davos un appello al senso comune. Vogliamo fare un appello affinché le scoperte scientifiche siano universalizzate, perché possano essere utilizzate in tutti i Paesi del mondo. Sulla stessa linea, propongo la creazione di un fondo internazionale per la lotta alla miseria e alla fame nei Paesi del terzo mondo, costituito dai Paesi del G7 e sostenuto dai grandi investitori internazionali. Perché lungo è il cammino per la costruzione di un mondo più giusto e perché la fame non può aspettare.

 

 


Altri documenti dal Forum Social Mundial:

Porto Alegre: Appello dei movimenti sociali
Stedile interviene al Forum Social Mundial di Porto Alegre 2003
Frei Betto a Porto Alegre