Frei Betto e Lula, insieme per il Brasile

Frei Betto e Lula, insieme per il Brasile
resoconto dell'incontro di Torino (sett. 1999)
di Marina Beccuti *

Si è svolto a Torino, presso le Missioni della Consolata,  un importante incontro con Frei Betto e Lula Ignacio da Silva, venuti in Italia per un insieme di conferenze, che li ha portati in alcune città. Gli incontri sono stati organizzati dalla Rete Radié Resch, che ha alcune sedi sparse nella penisola. L'argomento principale trattava il movimento dei Sem Terra e la necessità di una Riforma Agraria in Brasile, ma si è parlato anche di altri problemi che stanno a cuore ai due ospiti.
Presenti in sala molti brasiliani, tra i quali alcuni sostenitori di Lula che vivono in Italia. Frei Betto ha iniziato con un ricordo di Mons. Helder Càmara, recentemente scomparso all'età di novant'anni, un ricordo molto tenero, senza retorica, semplicemente raccontando due aneddoti della vita di Càmara, molto significativi per spiegarne il personaggio.

Frei Betto inizia a parlare dei Sem Terra, ricordando due recenti manifestazioni importanti: il 26 agosto, la marcia dei centomila e il 7 settembre, data dell'indipendenza dal Portogallo. Vi hanno partecipato anche le Conferenze Episcopali che hanno promosso il Grido degli esclusi in mille e duecento città del paese sudamericano.
Il momento più sentito è stato a San Paolo, nel Santuario di Santa Aparecida. Questo momento è importante, perché anche se la Chiesa brasiliana non è progressista, chi detiene il potere lo è perciò marcia insieme a coloro che chiedono rispetto per la propria vita.
Betto ha voluto sottolineare il fatto che in Brasile 16 mila persone vivono in un regime molto vicino alla schiavitù.

Il primo intervento di Lula comincia con la sua storia, che coincide con dei periodi ben distinti per il Brasile. Quando fu esiliato dalla dittatura militare, venne in Europa per cercare solidarietà. Partì proprio dall'Italia, dove venne nel 1980. Questi diciannove anni che sono trascorsi dalla prima volta che mise piede nel nostro paese non hanno visto molti cambiamenti in Brasile.
Nel 1999, trent'anni dopo essere entrato nel sindacato, la situazione è persino peggiorata (anni fa Alberto Granado, durante una sua visita a Torino, rimarcò il fatto che la situazione in Sud America è peggiorata rispetto a quarant'anni fa ndr.).
La globalizzazione ha destrutturato l'economia del paese. Buona parte dei lavoratori non è iscritta a nessun sindacato, non ha assistenza mutualistica e sociale, non ha un vero contratto di lavoro. Praticamente è priva di protezione statale. Negli anni ottanta si soffriva per la libertà politica. Nel 1980 si lottava per ottenere il diritto di voto diretto, per eleggere i propri rappresentanti al Governo. Nel 1986 si combatteva per ottenere una nuova Costituzione.
Libertà, nuova Costituzione, elezione diretta del Presidente, tutto ciò è stato ottenuto, tuttavia la situazione è ancora molto incerta. La libertà giuridica e istituzionale non garantisce la democratizzazione: si è conquistato il diritto a urlare di avere fame, ma non si è ancora ottenuto da mangiare.

Lula ha indicato alcuni dati significativi, che riassumono le difficoltà del suo paese. Il debito pubblico del Brasile è pari a 225 miliardi di dollari, che corrispondono a 500 miliardi di real. Il debito estero è di 240 miliardi di dollari, 140 miliardi di interesse privato. Il 12% è l'interesse passivo applicato dalla banche per chi sfonda il proprio conto bancario.
Proprio questo è uno dei motivi per cui piccoli imprenditori e proprietari hanno dovuto abbandonare le proprie attività. Il 50% dei più poveri hanno il 12% del reddito nazionale. Il 20% della popolazione detiene il 65% del reddito del paese. Gli indigenti sono il 35%. Nello Stato di Bahia si arriva al 55%. Una delle grosse storture è l'importazione sfrenata. Buona parte degli alimenti proviene dall'estero. Per esempio il riso arriva dal Vietnam e dagli Stati Uniti. Grano, mais, fagioli, cotone arrivano dalla Russia, il latte di cocco dalla Malesia. Non è raro mangiare un cocco made in Malesia!

Nei primi due anni del Governo Cardoso, 450 mila piccoli e medi proprietari rurali hanno perso le loro terre. Un milione e mezzo di persone ha perso il posto di lavoro. Solo il 29% dei lavoratori ha un contratto di lavoro. Il Brasile, è bene ricordarlo, ha enormi ricchezze, con una buona base intellettuale, di forza lavorativa, imprenditoriale, ma nel ventesimo secolo è aumentata molto la popolazione e così i problemi. Solo la Sierra Leone ha dati più preoccupanti del Brasile. Uno dei problemi del paese è la perversione della sua èlite, che mantiene ancora una mentalità legata ai tempi del colonialismo portoghese.
Lo sviluppo vero del paese è avvenuto solo sulla costa, grazie appunto al commercio che serviva ai portoghesi, ma non portava ricchezza al Brasile. Da quindici anni ormai si producono solo più 80 milioni di tonnellate di grano con nessuna esperienza di riforma agraria.

I Sem Terra stanno combattendo per ottenere una riforma, ma spesso vengono assassinati. Lula tende a sottolineare come questo movimento non sia assolutamente aggressivo, il loro motto è: produrre, occupare, resistere.

È il Governo brasiliano che tende a creare un'immagine negativa del movimento in televisione e non concede loro nessun tipo di aiuto. Il rapporto tra il PT (partito dei lavoratori) e i Sem Terra è lo stesso rapporto che esiste tra il partito stesso e la chiesa.
Lula ci tiene a precisare che i Sem Terra non sono un movimento del PT, hanno la loro autonomia, semplicemente alcuni aderenti del PT fanno parte dei Sem Terra.

Lula aggiunge che sarebbe opportuno aumentare l'educazione scolastica, che però non viene considerata per il valore che è in quanto ha un certo costo. Ma bisogna considerare che l'educazione più che un costo è un investimento per il futuro.
Nel paese ci sono 20 milioni di analfabeti e 25 milioni di semianalfabeti. Il PT, negli stati in cui governa, ha creato la Borsa della scuola. Le famiglie più povere hanno diritto ad una borsa di studio per mandare a scuola i figli. Però se il bambino per due giorni di seguito è assente e non presenta una giustificazione, la Borsa gli viene tolta. Il Governo tuttavia non ha aderito all'iniziativa per applicare la Borsa a tutto il paese.

Purtroppo ancora molti giovani vengono trovati morti senza un motivo e la polizia non ne è del tutto estranea. Non si investe nella ricerca, alcune università stanno addirittura fallendo, alcune vorrebbero essere privatizzate.
Mancano ancora le fognature in molte parti del paese.

Il Brasile si è globalizzato in modo vergognoso. Si pagano le imprese perché vengano a produrre in Brasile. Ma le aziende straniere esigono molto. Prima gli imprenditori esteri richiedevano tre requisiti: consumatori, manodopera, infrastrutture per la distribuzione dei loro prodotti. Ora esigono: strutture, esenzione da imposte per un periodo di venti/trent'anni, denaro e finanziamento del capitale all'interesse del 3% l'anno.
Per fare un esempio: la Ford, a Bahia, esige 700 milioni di dollari dal Governo brasiliano per costruire la propria fabbrica. Se il Governo non stanzierà questi soldi la casa americana minaccia di impiantare l'azienda da un'altra parte. Ma alla Ford il Brasile interessa, perché ha un mercato, che in altri posti non avrebbe.
Proprio nello stato di Bahia c'era una grande piantagione di cacao che impiegava 400 mila persone. Ora si sono persi 250 mila posti di lavoro e il cacao viene importato dall'Africa. Sarebbe più utile destinare il denaro stanziato per la Ford alla ripresa della produzione di cacao e disporre così di nuovi posti di lavoro.
Questo succede perché l'èlite brasiliana tende solo a copiare il modello dei paesi più ricchi, non investe nelle imprese individuali e ciò fa sì che il Brasile stia vivendo una delle più grandi crisi della sua storia, non solo di carattere economico, ma anche di carenza di idee e di progetti validi.

Lula a questo punto passa a parlare del suo futuro politico. Si considera un uomo di partito, ma non ha intenzione di ricandidarsi per la quarta volta alle presidenziali.
Il PT è un grande partito, ha necessità di fare nuove alleanze e di scegliere un altro nome, al suo interno, da candidare. Naturalmente se dovessero ancora chiedere la sua candidatura non si tirerebbe indietro. Ma questa non è più sua intenzione.
Riguardo al processo farsa dei tre militari che hanno ucciso alcuni Sem Terra a Eldorado dos Carajas e sono stati assolti, Lula considera l'episodio un attentato al buonsenso. Sono stati corrotti i giurati e si è abusato della giustizia. Gli unici ad essere stati condannati sono dei semplici soldati. L'argomento dell'assoluzione sono state delle foto che mostravano un Sem Terra che stava sparando. Anche se cio' fosse vero, non giustifica che la polizia abbia ucciso 19 Sem Terra disarmati. Ora si sta tentando di annullare il processo per aprirne un altro, con una giuria più seria. È in atto una forte mobilitazione.

Frei Betto è intervenuto per parlare della chiesa brasiliana. Esistono molte parrocchie, ma purtroppo non sono molto creative, mancano in parte gli obiettivi. Ha fatto due distinzioni sulle Pastorali:
a tendenza qualitativa: è una pastorale operativa che unisce la fede ai programmi sociali;
a tendenza quantitativa: una pastorale spettacolare, televisiva, con preti che ballano e cantano davanti a una folla di persone chiassose. Questo serve più di tutto a creare audience televisivo. Su questa ultima tendenza la Conferenza Episcopale è piuttosto scettica, anche perché non crea nessun tipo di legame propositivo.

Il Brasile ha pochi sacerdoti e Betto ironizza dicendo che forse è un bene, perché lascia più spazio ai laici, soprattutto alle donne, che sono molto attive. Il Vaticano fa pressione contro la chiesa locale quando prende decisioni di carattere sociale, ma le chiese proseguono il loro intento e non si lasciano influenzare a proposito.

Anche Betto ha parlato della globalizzazione e di un nuovo Impero Romano, la Casa Bianca. Ha ammonito l'Europa che è pericoloso farsi dominare dagli Stati Uniti e di lottare per avere maggiore indipendenza. La situazione dell'America Latina è ancora troppo succube agli Stati Uniti e vive di perenni contrasti. Prima gli Usa militarizzavano il Sudamerica per lottare contro il comunismo, ora la lotta è spostata contro il narcotraffico.
Betto ricorda che l'anno passato gli Stati Uniti hanno battuto la Cina per numero di detenuti, con la differenza che la popolazione nordamericana è cinque volte inferiore a quella cinese.

Il Movimento Sem Terra ha 1500 sedi in tutto il Brasile e lottano appunto per ottenere una Riforma Agraria, purtroppo il Governo non ha progetti a proposito.
Frei Betto ha anche parlato dei rapporti con la chiesa cubana: per la chiesa cubana quella brasiliana è troppo a sinistra mentre per la chiesa brasiliana quella cubana è troppo conservatrice.
Cuba nonostante i tanti problemi, causati dall'embargo americano, ha molti difetti, ma confrontando la situazione cubana col resto dei paesi latinoamericani c'è una netta differenza di condizione, a favore di Cuba.