Marcia Nazionale per la Riforma Agraria

Marcia Nazionale per la Riforma Agraria
da Adista, Maggio 2005
La città itinerante di un'umanità nuova, una piccola anticipazione del mondo altro che si crede possibile: è stata questa, tra molte altre cose, la Marcia promossa dal Movimento dei Senza Terra e da Via Campesina a favore della riforma agraria, conclusasi il 17 maggio a Brasilia, con la consegna al presidente Lula di un documento di rivendicazioni. A percorrere i circa 270 chilometri che separano Goiania, dove i marciatori sono partiti il 2 maggio, dalla capitale, sono state 12mila persone di 23 Stati brasiliani (tutti accreditati "per evitare infiltrazioni"): uomini, donne, bambini ed anziani (fino al 97enne Luiz Beltrami), ordinatamente disposti, con un'organizzazione perfetta, su una fila lunga anche 5 chilometri. Non sono riusciti a macchiarne l'immagine, malgrado gli sforzi della stampa brasiliana, gli scontri avvenuti durante la manifestazione a Brasilia, nella spianata dei ministeri, quando la polizia militare ha caricato i senza terra, ferendo almeno 15 persone.

L'isola che non c'è in movimento
Per quindici giorni, i marciatori si sono svegliati verso le quattro di mattina, si sono caricati sulle spalle i propri zaini e hanno preso posto nella colonna, ordinati per Stati (ogni giorno ha aperto la marcia uno Stato diverso). Nel frattempo, l'équipe per l'infrastruttura smontava l'accampamento e portava tutto il materiale sui camion, fino alla fermata successiva, mentre l'équipe per la pulizia provvedeva a raccogliere ogni più piccolo rifiuto (e c'era un'équipe per ogni aspetto: per la cucina, per l'acqua, per la sicurezza, per la comunicazione, per la salute, ecc.). Per tutto il tragitto, ogni partecipante ha potuto ascoltare su una radiolina (offerta, a ciascuno dei marciatori, dal Forum Sociale Mondiale) musica, interviste, raccomandazioni sanitarie, comunicazioni di servizio, bollettini trasmessi in diretta dalla radio "Brasile in movimento". A fine mattinata, dopo aver camminato per 15-20 chilometri, i senza terra arrivavano al nuovo accampamento, già montato, dove potevano riposare e pranzare (i 24mila pasti quotidiani erano serviti in gavette di alluminio riutilizzabili - per evitare di produrre rifiuti superflui - che venivano lavate da più di 150 persone). Il pomeriggio era dedicato allo studio dei temi legati alle rivendicazioni della marcia, come la riforma agraria, gli ogm, l'Alca, a partire da interviste e interventi trasmessi dalla radio. "Giunta l'ora dedicata alla formazione - ha scritto Luiz Bassegio del Servizio pastorale dei migranti e del Grido degli esclusi -, l'altoparlante invita tutti a sedersi per la conferenza del pomeriggio. In meno di cinque minuti non c'è più nessuno in circolazione, tutti stanno con la loro radio ad ascoltare Brasile in Movimento". Dopo la conferenza, i marciatori, suddivisi in più di 600 gruppi, continuano a dibattere il tema della giornata. Quindi la cena e il meritato riposo.
"Incredibili - ha scritto Gilvander Moreira, della Commissione Pastorale della Terra - il rispetto e la serietà con cui ogni marciatore svolge il proprio compito. In nessun momento si vede un senza terra compiere un gesto di maleducazione. Al contrario, sono sempre solidali e pronti ad aiutare: una cosa difficile da vedere nella nostra società, segnata dall'individualismo e dall'esacerbarsi della competizione. Momenti come questi vissuti con il Mst fanno la differenza. Vedere nell'altro qualcuno come te, che merita rispetto e considerazione. Esattamente questo fanno i senza terra: molto prima di parlare di mutamento sociale, insegnano facendo".

Un debito da pagare
"Sono ammirato dalla capacità di organizzazione del Movimento", ha dichiarato Lula ricevendo la delegazione dei senza terra al termine della marcia, il 17 maggio. Aggiungendo: "se non realizzeremo le mete della riforma agraria, avremo un problema di coscienza con noi stessi".
In un documento di rivendicazioni in 16 punti, il movimento ha chiesto al governo, tra l'altro, di raggiungere l'obiettivo di insediare 430.000 famiglie senza terra entro la fine del mandato, come promesso dal Piano Nazionale di Riforma Agraria, di realizzare un programma di installazione di agroindustrie negli insediamenti e di credito speciale per la riforma agraria; di difendere l'Amazzonia e la biodiversità brasiliana contro gli interessi delle transnazionali, di non autorizzare la coltivazione commerciale di sementi transgeniche prima di un'indagine esaustiva sulle conseguenze per l'ambiente e per la salute delle persone; di punire in modo esemplare tutti i fazendeiros responsabili della violenza contro i lavoratori e di approvare la legge di esproprio delle fazendas con lavoro schiavo; di demarcare tutte le aree indigene; di raddoppiare il valore reale del salario minimo e della pensione; di recuperare il controllo governativo e pubblico sulla Banca Centrale e sulla politica monetaria; di non firmare l'accordo sull'Alca e portare avanti solo quegli accordi commerciali che possano giovare al popolo; di realizzare un'audizione pubblica sul debito estero, come stabilisce la Costituzione; di promuovere, insieme alla società, la discussione su un progetto di sviluppo che garantisca la sovranità nazionale e assicuri lavoro per tutti, contro la disuguaglianza sociale e per una vera democrazia politica.
"In un primo momento - ha scritto il vescovo di Jales dom Demetrio Valentini, invitato dal Mst ad accompagnare l'udienza - i ministri e lo stesso presidente si erano limitati a facili spiegazioni generiche, di quelle con cui si promette tutto e allo stesso tempo non si prende alcun impegno. È lì che i senza terra hanno reagito. Con coraggio e lucidità, hanno ripreso la parola, dicendo con molta chiarezza che non avevano percorso tutta quella strada per ascoltare vaghe promesse. Volevano soluzioni concrete ai problemi specifici che avevano presentato. Conclusa l'udienza, il presidente ha assicurato che avrebbe continuato la riunione con i ministri per definire le azioni di governo". Tra gli impegni assunti, l'aumento degli aiuti alimentari per le famiglie accampate, l'assunzione di nuovo personale all'Istituto per la Riforma Agraria, l'aggiornamento dei criteri in base a cui un terreno viene riconosciuto improduttivo e quindi passibile di espropriazione, l'insediamento di 400mila famiglie entro la fine del mandato, la creazione di una nuova linea di credito di 30 milioni di euro per l'agricoltura familiare, il prestito ad ogni famiglia insediata di 2.000 euro con interesse dell'1% annuo.

Una Chiesa solidale ai senza terra
Pieno appoggio alla Marcia promossa dal Mst è venuto dalla Cnbb, la Conferenza dei vescovi brasiliani: "Accompagniamo con solidarietà - si legge in una nota - la marcia dei lavoratori rurali senza terra": "l'accesso alla terra per un'ampia riforma agraria e una politica agricola efficace rappresentano per milioni di brasiliani e brasiliane l'opportunità di una vita più degna. Sono, anche, un contributo fondamentale per la sicurezza alimentare del nostro popolo e un passo importante nel consolidamento della democrazia. Si tratta di un'esigenza antica dei movimenti sociali rurali, vista dalla Cnbb come una misura urgente e necessaria perché si compia la funzione sociale della terra, come prescrive la Costituzione, e come prevede la dottrina sociale della Chiesa".
Molti i sacerdoti, i religiosi e i teologi che hanno deciso di accompagnare i marciatori, anche solo per un tratto di strada, o i vescovi che li hanno salutati e benedetti, come dom Demetrio Valentini, dom Tomás Balduino, vescovo emerito di Goiás e presidente della Commissione pastorale della terra, l'arcivescovo di Goiania dom Washington Cruz, l'arcivescovo di Mariana dom Luciano Mendes. Di seguito alcune delle voci più significative della Chiesa brasiliana sul grande evento della marcia.

(fonte Adista).