Paulo Freire: Il pedagogista della speranza e della libertà

Paulo Freire: Il pedagogista della speranza e della libertà
03/05/2007, Di Ademar Bogo*
Traduzione di Benedetta Malavolti

Paulo Freire è uno di quegli esseri umani che entrano nella storia per non uscirne più. Per la semplicità, la dedizione, la persistenza e l'impegno con i quali si è occupato di educazione, continua ad essere presente in tutti i luoghi nei quali si discute di trasformazione della realtà.

La sua grande scoperta, già verso la fine degli anni '50, è consistita nel comprendere che si apprende a leggere il mondo che ci circonda, ancora prima di imparare parole e frasi. [1]. Partendo da ciò divenne il grande pedagogo, militante e amico delle lotte sociali.

Il cammino indicato per apprendere a leggere il mondo a partire da un'ottica politica è quello della lotta, per questo non solo ha dichiarato che "tutti sappiamo alcune cose" ma ha risvegliato nella generazione del suo tempo e in quelle successive la speranza di cambiare il mondo. Ha coniugato, come se fossero verbi, le parole "speranza e libertà" e le ha messe in relazione nella pratica rivoluzionaria di ogni giorno.

Perspicace come educatore e come militante, ha compreso che il mondo delle necessità contiene in sè i problemi e, allo stesso tempo, le soluzioni. L'organizzazione e la lotta ci rendono soggetti della storia. Così è avvenuto con il Movimento dei Lavoratori Rurali Senza Terra.

Il problema sociale è il mondo immediato di ogni essere sociale che affronta la vita con la volontà di divenirne soggetto. Leggere l'esistenza dello sfruttamento e del latifondo è stata una forma embrionale di presa di coscienza, che ha permesso ai lavoratori senza-terra, dispersi, di cercare un luogo in cui denunciare quanto sapevano; questo perché, nella lotta sociale, in un primo momento, il sapere si manifesta nella forma della protesta.

La protesta, una volta trovato il luogo in cui potersi esprimere, si trasforma in "denuncia". Nasceva dal confronto tra persone che pur essendo titolari degli stessi diritti vivevano in condizioni molto diverse.

A sua volta, la denuncia si è trasformata in "critica" e questa, sempre spontaneamente, si è trasformata in ribellione. La ribellione è stata il primo segnale che l'organizzazione di classe si andava configurando.

Ora esisteva perchè era visibile e disturbava.
La lettura del mondo ha risvegliato l'"immaginazione" che, in fondo, è desiderio di cambiamento. Era la speranza che sbocciava, come il risveglio della primavera che non si può contenere.

Dopo la lettura del mondo, sono venuti i documenti, le piattaforme di rivendicazioni, le notizie sui giornali che qualcuno che aveva appena imparato a leggere (probabilmente senza aver ancora capito bene in che mondo viveva) riferiva di fronte ad attenti ascoltatori, per sapere se le parole scritte rappresentavano in maniera fedele ciò che avevamo fatto.

In questo modo, il MST, nel suo nascere e crescere, non ha fatto niente di più che riaffermare attraverso la pratica ciò che Paulo Freire aveva descritto nelle sue riflessioni.

La pratica insegna, diceva Paulo Freire, ma questa conoscenza non basta "è necessario conoscere meglio le cose che già conosciamo e conoscerne altre che ancora non conosciamo" [2]. Conoscere, allora, è più di una curiosità, è apprendere la realtà come se questa ci appartenesse.

È attraverso questo cammino che Paulo Freire ci ha preso per mano; facendoci appassionare alla conoscenza e alla umanizzazione, poichè conoscevamo il latifondo per la sua estensione prima dell'occupazione, ma questo non era tutto, le lettere e i numeri riportavano, con precisione, il nome, la dimensione e il proprietario di quel territorio senza fine.

Venendo a conoscenza di queste caratteristiche, abbiamo compreso le classi sociali, abbiamo capito il motivo del nostro stare su lati opposti e il perché del nostro essere nemici. Non lo abbiamo capito tramite testi teorici, ma perché abbiamo visto il proprietario che, da solo, possedeva un'enorme proprietà che non adempiva alla sua funzione sociale. Per questo non c'era terra disponibile nel nostro paese per chi volesse lavorare per sopravvivere.

Il conflitto, secondo questa lettura del mondo e dei testi, si è trasformato nella via d'uscita per dare risposta a quelle necessità che motivavano la lotta. Per questo lottare è bene, è un piacere perché ci insegna a leggere meglio il mondo e a descriverlo come se fosse nostro.

"Stare nel mondo e con il mondo"
Paulo Freire ci ha insegnato il cammino per la formazione della coscienza nella sua forma politica. Ci ha insegnato che "stare nel mondo e con il mondo" non è solo apprendere a leggere la realtà, ma proporsi di modificarla, poiché trasformiamo noi stessi nella misura in cui provochiamo un cambiamento. Freire sosteneva che "il mondo non é, il mondo si sta facendo"

Prima di dedicarsi alla lotta per la terra, le persone "sono nel mondo", ma si comportano come se ne fossero fuori. Vedono i problemi, ma se ne disinteressano. Apparentemente, la fame, la mancanza di lavoro e di abitazioni, ecc., non hanno una causa, e, non avendo cause, non richiedono forme di lotta.

Forse nessuno ha compreso e applicato tanto bene quanto Paulo Freire la terza tesi su Feuerbach, in base alla quale Karl Marx e Friedrich Engels, spiegavano che, "lo stesso educatore deve essere educato" [3]. Ossia, educare significa ricercare i modi per modificare le circostanze in cui viviamo per modificare insieme noi stessi. Separare i soggetti dalle circostanze in cui vivono significa allontanarli dall'impegno. E non può esistere un movimento sociale senza impegno.

Paulo Freire ha compreso che i problemi sociali non sono solo una creazione umana che diminuisce l'umanizzazione, ma sono anche la porta della conoscenza. Allora, nel legame tra l'essere e le circostanze, i problemi si trasformano in temi generatori della stessa conoscenza.

"La lettura del mondo", secondo Paulo Freire, non è niente di più di una lettura di noi stessi e delle situazioni che ci circondano. Attraverso questa lettura riconosciamo che, ciò che sembrava stare solamente fuori di noi, sta anche dentro, sotto forma di cicatrici. L'educatore ci ha aiutato a scoprirci, perché lui si è già scoperto precedentemente e, in sé, ha realizzato il cambiamento in quanto pedagogista.

Per questo, il "professore" della tesi di Marx e di Engels, nel movimento sociale, può essere inteso come leader. Organizzare la lotta significa possedere una conoscenza politica che ha bisogno di abilità, intelligenza e astuzia. Naturalmente, la formazione politica richiede la combinazione di forme e contenuti. Così, si raggiunge il livello di leader quando il fare e il dire non sono in disaccordo; quando le relazioni esprimono la logica delle combinazioni e delle contraddizioni. In questa prospettiva Freire afferma che:

"A partire dalle relazioni dell'uomo con la realtà, risultanti dallo stare con essa e dallo stare in essa, attraverso atti di creazione, ri-creazione e decisione, egli rende dinamico il suo mondo. Domina la realtà. La umanizza. Apporta ad essa qualcosa di cui egli stesso è il creatore. Va temporalizzando gli spazi geografici. Fa cultura..." [4]

Il processo di creazione delle relazioni politiche tra le persone e di queste organizzate con la realtà, che è sostenuto da Paulo Freire, è la base fondante della proposta pedagogica del MST, così per il Movimento, fare un'occupazione o costruire una scuola sono attività di uguale importanza.

Lasciare luoghi inospitali, gli accampamenti e gli insediamenti, per costruire, attraverso il lavoro volontario, la scuola Nazionale Florestan Fernandes, in Guararema, nello Stato di San Paolo, per poi, dopo aver preparato lo spazio, partecipare ai corsi di formazione per militanti, è una dinamizzazione del mondo, che viene ora creato e ri-creato attraverso l'azione delle nuove relazioni sbocciate dall'affermazione di auto-stima. È il valore della salidarietà che eleva l'essere umano verso una nuova categoria, quella del soggetto del vecchio mondo, ma letto e interpretato con gli occhi del nuovo sogno.

Allora stare nel mondo significa volerlo e desiderarlo. Gli occhi che vedono e descrivono, ora sentono che, nel leggere il mondo, saltavano dei pezzi nella lettura, perché non comprendevano la totalità del messaggio offerto per le contraddizioni della realtà. Essere militante è leggere il mondo nella sua interezza. È relazionarsi con il mondo attraverso l'economia, la politica, l'ideologia, la cultura, l'arte, ecc.

Il filo che lega i passi di questa conoscenza è il tema generatore, che appare con facilità, come se ci venisse incontro nel cammino che si fa a piedi. La differenza è che, quanto più si avanza nella militanza, senza abbandonare i temi iniziali, quelli che appaiono sono ogni volta più complessi e sorprendenti. Ossia, se il primo tema stimolatore di discussione e apprendimento era il latifondo, uno spazio determinato, ora è l' imperialismo, spazio mondiale, che ha il volto duro della guerra. Leggerlo, significa interpretarlo, mai temerlo.

Abbiamo imparato con Paulo Freire e nella lotta che la lettura critica del mondo allarga il nostro mondo. E leggerlo in maniera cosciente, ci evita di cadere in inganni e commettere sciocchezze.

La pratica politica e la democrazia.
Nei principi organizzativi ricavati dall'esperienza della lotta di classe nella storia, la democrazia e la partecipazione hanno una grande importanza.
Paulo Freire non ha mai smesso di percepirlo e raccomandarlo. Per lui, il settarismo, oltre ad essere una malattia, è un atto di disamore. "Il popolo non conta e non ha peso per il settario, se non come supporto per i suoi fini...".[5]

Non è possibile organizzare un movimento sociale imponendo ideali e screditando le idee amiche. Un movimento sociale è figlio della solidarietà politica della società. Dimenticare questo dettaglio significa isolarsi e provocare la propria sconfitta. Un movimento sociale è un'opera collettiva, sia di coloro che direttamente partecipano, sia di coloro che ne ammirano la costruzione. Una lettura favorevole dei fatti crea le circostanze per i passi successivi. L'occhio amico è sempre una trincea di autodifesa.

È questo il senso che si può estrarre dalle parole di Paulo Freire, quando afferma che la forza non deve mai mancare di rispetto all'intelligenza. In opposizione al settario pone il radicale. Mentre il primo si considera l'unico creatore della storia, il radicale "rigetta l'attivismo e sottomette sempre le sua azione alla riflessione".[6], per questo non detiene previene la storia. Il settario allontana, non accetta che gli si avvicinino e non desidera aiuto. Per questo "non crea nulla, perché non ama".
Studia, ma non impara niente. Fare politica è un esercizio affettivo. La creatività dipende dall'affettività e dal rispetto. La rabbia e l'arroganza possono solo tornare utili ai nemici, poiché entrambi sono forze che ci distruggono da dentro.

Il settarismo si può manifestare in qualunque aspetto della convivenza sociale e politica. Percepire le sue caratteristiche significa mettere a freno in tempo la disarmonia interna.

In questo senso, abbiamo imparato che tutte le manifestazioni culturali, siano esse artistiche o religiose, sono ideali e pratiche che, invece di essere discriminate, represse e proibite, devono essere interpretate e incentivate. Le feste e l'allegria non possono essere separate dalle attività politiche, perché la società che vogliamo costruire non può essere triste e grigia.

Nel contesto della lotta contadina, una lettura corretta del mondo ci permette di vedere che la società si organizza e si divide in classi sociali, non in fedi religiose né tanto meno in etnie o generi.
E che nei movimenti sociali,la partecipazione è motivata dalla condizione e dalla posizione di classe. Donne e uomini appaiono come soggetti creatori dell'opera di emancipazione. È attraverso la partecipazione politica che impariamo a leggere il mondo dal punto di vista politico.

Nel lavoro quotidiano, constatiamo che i testi più difficili da leggere nella lotta sociale sono quelli prodotti dai settari, perché ci forzano a rompere con i sentimenti che dovrebbero essere preservati.
La democrazia, allora, non è altro che permettere a ciascuno di leggere il mondo con i propri occhi affinchè si proponga, insieme con gli altri membri della classe, di trasformarlo.

L'esempio dell'etica rivoluzionaria.
Paulo Freire pensava che la più grande preoccupazione circa la trasformazione del mondo, è se questa contribuisca o meno all'emancipazione e all'umanizzazione. Affermava che "anche se non ce ne accorgiamo, la nostra prassi, come educatori, è per la liberazione degli esseri umani, per l'umanizzazione, o per l'addomesticamento, la dominazione".[7] Lui ci ha sfidato a seguirlo, non soltanto nell'educazione, ma anche nelle attività politiche e nelle lotte sociali. Freire ci ha spinto ad essere agenti di trasformazione.

Ma essere agenti di trasformazione richiede una riflessione su quale contenuto debba essere sviluppato perché le persone si trasformino insieme e in meglio. Questo si può ritrovare negli scritti di Paulo Freire, che non fa altro che dichiarare che tutti siamo capaci e che abbiamo dentro di noi la capacità di far-ci diversi da quello che siamo. Ma, proprio per questo, è necessario fare attenzione a renderci diversi dagli oppressori.
Non ci separa da loro solo una differenza di classe ma, soprattutto, una profonda differenza di carattere e di comportamento rispetto alla classe borghese. Su questo tema Freire ci ha allertati:
"È necessário che i rivoluzionari diano testimonianza, sempre di più, della radicale differenza che li separa dalle forze reazionarie". [8]

E questa testimonianza è "il fare" propriamente detto della liberazione. Tuttavia, la testimonianza non si dà senza conflitto, così l'etica diviene necessaria perché si possano valutare i metodi utilizzati nelle relazioni politiche interne o nel modo di relazionarsi con i nemici.

È in questo contesto che si può estrarre dal pensiero di Paulo Freire l'importanza data alla cultura. Per lui le azioni si trasformano in cultura nel senso che, nel fare storico, la realizzazione del possibile di oggi deve rendere possibile per domani l'impossibile di oggi. Voler invertire o imporre un'inversione di questo ordine significa attentare alle possibilità storiche. L'impossibile di oggi dovrà divenire il possibile di domani. È necessario lavorare per questo, con un piede nel presente e un altro che pone le basi per il futuro, perché i sogni non si stanchino o si addormentino.

Nella sua relazione con il MST, Paulo Freire non ha mai nascosto il suo entusiasmo perché percepiva che l'opera di alfabetizzazione, iniziata da lui negli anni 50 nel Nordeste del Brasile, continuava a vivere nel quotidiano della lotta per la terra, per la scuola e per la dignità; e nella formazione politica dei nostri militanti.
Ha esternato la sua contentezza in una dichiarazione registrata in un vídeo, nel novembre del 1996, che dedicò agli educatori e alle educatrici del MST, dicendo, a chiusura del suo discorso: "Vivano per me, poiché non posso vivere l'allegria di lavorare con i giovani e gli adulti che, con la loro lotta e con la loro speranza, stanno riuscendo a diventare se stessi e se stesse".[9]

La pertinacia di Paulo Freire e la sua profonda fede nel popolo, nella capacità di organizzarsi e trovare le forme per la propria liberazione, fa di lui un grande punto di riferimento per i movimenti sociali che hanno imparato, più che ad imitarlo, a tenerlo come compagno nella formazione politica.

Nel MST, sono innumerevoli gli omaggi fatti a Freire, sia nel cambiamento dei nomi delle antiche fazende in nuovi insediamenti, sia nei centri di formazione o nelle scuole di base. La sua opera è letta in tutti i corsi di formazione per educatori, dall'insegnamento medio fino all'università, e in quelli di formazione politica; il suo volto appare nei murali e nelle pitture fatte da artisti che lottano per la terra e per l'emancipazione di tutta la classe lavoratrice; i suoi insegnamenti compaiono nelle parole d'ordine, nelle mistiche e nelle musiche fatte per gli studenti della terra di tutti i luoghi del Brasile.

Non è, ma potrebbe essere di Paulo Freire, la celebre frase "Proletari di tutto il mondo, unitevi", poiché questo era il suo sogno, ancora vibrante in tutti i paesi in cui ha militato e insegnato.

Per tutta la sua traiettoria storica e politica, gli educatori e le educatrici del popolo e dei movimenti sociali, ricordano Paulo Freire come pedagogo, ma soprattutto come militante della speranza e della libertà.

Testo pubblicato nella Cartilha Paulo Freire Vive! Hoje, 10 anos depois...

*Membro del coordinamento nazionale del MST.

Bibliografia
1. FREIRE, Paulo. A importância do ato de ler. 41.ed. São Paulo: Cortez, 2001
2. FREIRE, Paulo. Ação cultural para a liberdade. 6.ed. Rio de Janeiro: Paz e Terra, 1982.
3. MARX, Karl e ENGELS, Friedrich. A ideologia alemã. São Paulo: Centauro, 2002, pag. 108.
4. FREIRE, Paulo. Educação como prática da liberdade. 15.ed. São Paulo: Paz e Terra, 1983, pag. 43.
5. Ibid, pag. 52.
6. Ibid, pag. 50.
7. FREIRE, Paulo. A importância do ato de ler. 41.ed. São Paulo: Cortez, 2001, pag. 69.
8. FREIRE, Paulo. Ação cultural para a liberdade. 6. ed. Rio de Janeiro: Paz e Terra,1982, pag. 79.
9. Paulo Freire em MOVIMENTO DOS TRABALHADORES RURAIS SEM TERRA. Paulo Freire: um educador do povo. São Paulo: Associação Nacional de Cooperativa

(Traduzione Benedetta Malavolti)