Solo la lotta può migliorare la vita del popolo, un bilancio del 2008

Solo la lotta può migliorare la vita del popolo, un bilancio del 2008
Letraviva MST, 19 dicembre 2008
Nel 2008, abbiamo scritto un altro capitolo nella lotta tra i due progetti che si disputano l'agricoltura brasiliana. Da un lato la piccola e media agricoltura che producono alimenti per le tavole delle famiglie brasiliane. Dall'altro, le grandi imprese, nazionali e transnazionali e il capitale finanziario che produce soja, eucalipto, canna da zucchero, bestiame in modo estensivo, per l'esportazione.

Il governo Lula, purtroppo, continua a dare la priorità al modello dell'agrobusiness. Ha concesso crediti, ha sanato debiti e ha reso flessibile la legislazione ambientale, mentre i lavoratori rurali continuano a lottare per la Riforma Agraria e gli insediati attraversano grandi difficoltà per garantire la produzione e produrre il proprio reddito. In questo modo guadagna forza il modello agroesportatore, basato su grandi estensioni di terra, uso di pesticidi, impatti negativi sull'ambiente e sfruttamento del lavoro.

Durante quest'anno si è anche approfondita la politica rivolta agli agrocombustibili, che contribuiscono all'aumento del prezzo degli alimenti, sia perché occupano spazi destinati ad altre colture, sia perché fanno salire la media del valore dei prodotti agricoli. Il modello dell'agrobusiness, specialmente la produzione di materia prima per il combustibile, accresce la fame nel mondo, nella stessa misura in cui amplia il profitto delle imprese transnazionali come Bunge, Cargill, Monsanto, Bayer, Syngenta, tra le altre.

Nello stesso tempo, la Riforma Agraria non ha fatto passi avanti e la concentrazione di terre è cresciuta. Sappiamo che senza pressione sociale non è possibile ottenere trasformazioni significative nel nostro paese, segnato da profonde disuguaglianze sociali e dalla povertà.

Per questo siamo scesi nelle strade, abbiamo occupato latifondi, abbiamo fatto pressione sui governi per la Riforma Agraria, le scuole, il credito, le agroindustrie cooperative, le case, ossia per ottenere condizioni dignitose di vita e lavoro. Abbiamo denunciato il modello dell'agrobusiness, i crimini commessi dalle compagnie transnazionali e la crescita della cultura dei transgenici, l'usurpazione del nostro territorio e della nostra biodiversità da parte di imprese straniere.

La lotta per la Riforma Agraria non è semplice. Ci siamo scontrati con i settori più conservatori del nostro paese che hanno tentato di criminalizzarci e addirittura collocare nella illegalità una lotta degna e giusta per migliori condizioni di vita. Ci siamo scontrati con potenti imprese e con il capitale finanziario che vogliono controllare la produzione, l'industrializzazione, la distribuzione, la commercializzazione del cibo.

Anche in questa situazione e tra tanti ostacoli e episodi di repressione, abbiamo ottenuto delle conquiste! I nuovi insediamenti (come quello a São Gabriel (RS), nel cuore del latifondo indebitato, come l'insediamento Chico Mendes (PE), nell'antica Votorantim, e, quello nato in Para, espropriando per fini sociali una fazenda in cui c'era lavoro schiavo) sono esempi del fatto che con la lotta e la resistenza le conquiste sono possibili.

La crisi del sistema finanziario internazionale - lo stesso sistema che produce l'agrobusiness - ha rivelato la fragilità del modello concentratore. La speculazione e il profitto al di sopra di tutto delle imprese dell'agrobusiness sono stati rivelati alla società. I grandi progetti della cellulosa, per esempio, che minacciavano di trasformare interi stati in "deserti verdi" sono rovinati con la speculazione, consumando risorse pubbliche e licenziando migliaia di lavoratori ingannati da promesse di lavoro. La crisi degli alimenti ha anch'essa rivelato le priorità dell'agrobusiness: cercando salvezza dalle borse valori hanno speculato su un diritto fondamentale dell'essere umano, quello all'alimentazione.

Ora è evidente che solo la Riforma Agraria può produrre alimenti e creare posti di lavoro permanenti nelle campagne, oltre a migliaia di impieghi indiretti nelle città presso le quali gli insediamenti si installano, movimentando l'economia locale e nutrendo la città stessa.

La nostra lotta è la stessa di tanti brasiliane e brasiliani: lotta per la dignità e per un paese giusto e fraterno. Nelle campagne abbiamo lottato a fianco di coloro che sono stati danneggiati dalla costruzione di dighe, dei piccoli agricoltori, degli indigeni, degli abitanti dei quilombos, dei pescatori. Nelle città ci siamo uniti ai senza tetto, ai lavoratori del settore petrolifero, ai disoccupati, ai professori, ossia a tutti i lavoratori e le lavoratrici che sostengono un Progetto Popolare per il Brasile.

La crisi economica mondiale apre opportunità per il nostro paese e per la classe lavoratrice. Non possiamo farci sfuggire l'occasione di cambiare questo modello economico che impedisce il nostro sviluppo con giustizia sociale. Solo la lotta potrà evitare che la crisi cada sulle spalle dei lavoratori con aumento della disoccupazione e diminuzione di salario.

In questo contesto entriamo nel 2009 anno in cui celebriamo 25 anni di lotta e organizzazione, entusiasti e con la speranza che il popolo brasiliano si sollevi per lottare per i propri diritti. Buon 2009 e buone lotte per tutti noi!

Coordenação Nacional do MST