L'insostenibile leggerezza degli agrocarburanti

L'insostenibile leggerezza degli agrocarburanti
da Manitese
Lo scorso lunedì 7 luglio, la Commissione ambiente del Parlamento europeo si è pronunciata in merito alla proposta di Direttiva avanzata dalla Commissione europea in materia di fonti di energia rinnovabile (Eu Strategy Energy Review).
Essa prevede che entro il 2020 il 10% del combustibile utilizzato nel settore dei trasporti debba provenire dagli agrocarburanti. La proposta di compromesso votata dalla Commissione ambiente del PE ha di fatto rifiutato l'obiettivo di lungo termine, stabilendo un obiettivo intermedio del 4% nel 2015 e diluendo il vincolo del 10% anche su "altre fonti di energia" come l'idrogeno e l'elettrico. Il risultato evidenzia come all'interno dello stesso Parlamento emerga cautela in relazione ai potenziali effetti di uno spostamento di utilizzo di materie prime agricole dall'alimentazione all'energia, in particolare alla luce dell'attuale crisi internazionale. Pur esprimendo soddisfazione per la marcia indietro verificatasi, Mani Tese sottolinea come il risultato non sia ancora sufficiente e la partita non chiusa. È necessario, infatti, che si abbandoni definitivamente tale proposta.

Proprio mentre i Paesi del G8 si riuniscono per discutere di crisi alimentare e cambiamento climatico, la Banca mondiale, in uno studio tenuto segreto e reso pubblico dal quotidiano britannico "The Guardian", afferma che una delle principali cause dell'aumento del prezzo delle materie prime sono proprio gli agrocarburanti foraggiati dalle politiche di USA e UE. L'attuale crisi dei prezzi delle derrate agricole, secondo le stime dell'ONU, farà aumentare il numero di persone che soffrono la fame di 100 milioni, che si aggiungeranno ai circa 850 milioni stimati dalla FAO.

Gli agrocarburanti sono un business su cui molte grandi imprese (dal settore petrolifero all'agrobusiness, dalle case automobilistiche a quelle biotecnologiche, fino ai grandi istituti finanziari privati) stanno mettendo le mani. Non sono certo un'opportunità per mitigare il cambiamento climatico. Le risposte alla crisi alimentare dovrebbero focalizzarsi su accesso alle risorse, agricoltura su piccola scala e sovranità alimentare; sulla messa in discussione delle politiche di liberalizzazione del commercio e degli investimenti; sulla promozione di regole del mercato internazionale che limitino lo strapotere delle multinazionali della commercializzazione, della produzione e della distribuzione.

Gli 8 grandi riuniti in Giappone in questi giorni dovrebbero superare la retorica dell'aumento degli aiuti internazionali e rivolgere l'attenzione alle cause strutturali dell'attuale crisi.
L'insostenibile leggerezza degli agrocarburanti
Mani Tese crede che la via degli agrocarburanti sia un semplice palliativo per non affrontare realmente il problema delle emissioni di gas serra. Essi rappresentano una modalità di utilizzo di bio-energia molto costosa che necessita di forti sostegni pubblici (includendo sussidi, agevolazioni fiscali e tariffe) per permettere loro di essere competitivi sul mercato.

La stessa giustificazione utilizzata per la loro promozione, ovvero la riduzione di emissioni determinata dall'utilizzo di agrocarburanti risulta essere difficilmente calcolabile e facilmente manipolabile ad uso e consumo dei media nostrani. Infatti, alcuni studi sui bilanci di emissione di gas serra sull'intero ciclo di produzione dei agrocarburanti pongono seri dubbi sul loro reale livello di risparmio. Inoltre, il modello di produzione agricola intensivo, monocolturale e su larga scala per le materie prime destinate ai agrocarburanti causerà enormi impatti sociali ed ambientali nei Paesi del Sud che ne saranno evidentemente i principali fornitori.

Anche se non tutti i prodotti agricoli utilizzati nella produzione di agrocarburanti sono prodotti destinati all'alimentazione, i conflitti sulla destinazione di utilizzo delle terre e sull'acqua avranno conseguenze determinanti sui piccoli produttori agricoli, sui popoli indigeni e afrodiscendenti e sulla sicurezza alimentare dei Paesi del Sud.

Un recente rapporto della Banca mondiale ha messo in relazione il rialzo del prezzo delle materie prime agricole con la produzione di agrocombustibili, rilevando un ruolo chiave di questi ultimi nel contribuire alla crisi alimentare. relazione il rialzo del prezzo delle materie prime agricole con la produzione di agrocombustibili, rilevando un ruolo chiave di questi ultimi nel contribuire alla crisi alimentare.

La strategia "ella botte piena e della moglie ubriaca" che viene perseguita attraverso la promozione degli agrocarburanti, ovvero che permette di non mettere in discussione il nostro modello di sviluppo economico e di consumi, cambiando soltanto la fonte di energia che li alimenta, è un modo miope di affrontare i problemi ambientali, ed un aggravio ulteriore del debito storico, culturale ed ecologico che abbiamo con i Paesi del Sud.

Documento di manitese.