Conflitti nelle campagne - Rapporto CPT 2011

  • qui il rapporto integrale:  http://www.mst.org.br/sites/default/files/conflitos_no_campos_2011_site0...
  • I numeri del quaderno della CPT lanciato lunedi 7 maggio mostrano un aumento dei conflitti nelle campagne nel 2011 rispetto a tutti gli anni precedenti dal 2003 in poi. I conflitti nelle campagne sono passati da 1.186 (853 relativi alla terra) a 1.363 (1035 relativi alla terra), registrando un aumento del 15% rispetto al 2010. Le persone coinvolte sono passate da  559.40,  nel 2010, a 600.925, nel 2011.
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  • Secondo il professor Carlos Walter Porto Gonçalves dell'Università Federale Fluminense  le leggi (per esempio le modifiche al Codice Forestale) favoriscono le occupazioni di terre da parte del capitale che punta al profitto e non all'etica. "L'essenza del nuovo Codice è dare legalità alle pratiche illegali" sottolinea il professore.
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  •  I dati sul lavoro schiavo nelle campagne rivelano che è diffuso in varie località del paese. Nel 2011 c'è stato un aumento del 12,7% nelle scoperte di casi di lavoro schiavo rispetto al 2010. Questa settimana deve essere votata alla Camera la PEC (Proposta di Modifica Costituzionale) sul Lavoro Schiavo che prevede l'esproprio di queste aree a fini di riforma agraria.
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  • Secondo il rapporto, l'aumento della violenza nelle campagne è direttamente collegato alla crescita del capitalismo in agricoltura. Nel periodo della votazione del nuovo Codice Forestale (2011), ci sono stati 29 omicidi, mentre 347 persone hanno subito minacce di morte.
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  • Laísa Sampaio, sorella di  Maria do Espírito Santo e cognata di José Cláudio, entrambi uccisi nel maggio del  2011 a Nova Ipixuna, in Pará, è anche lei minacciata di morte. “Sentiamo nella pelle che la nostra testa è in pericolo. E' una situazione conosciuta pubblicamente. Il Governo lo sa? Si lo sa", dice Laisa.
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  • Secondo lei l'impunità è la manifestazione più evidente del sistema che vige nel nostro paese. "E' quasi un anno che Maria e  José Cláudio sono stati assassinati e il governo non ha fatto niente. Continuiamo a lottare perché vogliamo vivere nella nostra foresta. Crediamo che la vita sostenibile è economicamente possibile", commenta Laísa Sampaio.
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