Stedile, relazione sul controllo del capitale sull' agricoltura e le possibili alternative

  •  RIFLESSIONI SULLE TENDENZE DEL CONTROLLO DEL CAPITALE SULL’AGRICOLTURA, LE SUE CONSEGUENZE E LE ALTERNATIVE PROPOSTE DAI CONTADINI  
  • (relazione preparata per il Forum Sociale del Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite, Ginevra 1-3 ottobre 2012)
  • di João Pedro Stedile, membro del Coordinamento Nazionale del MST e di Via Campesina
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  • I – TENDENZE DEL CAPITALE RISPETTO ALL’AGRICOLTURA
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  • 1. I MOVIMENTI DEL CAPITALE - NELLA FASE ATTUALE EGEMONIZZATA DAL CAPITALE FINANZIARIO - E A LIVELLO INTERNAZIONALE
  • Lo sviluppo della produzione capitalistica è passato per varie fasi. Agli inizi del XV  secolo  si è diffuso il capitalismo mercantile, poi nei secoli XVIII e XIX si è evoluto verso il capitalismo industriale. Nel XX secolo si è sviluppato come capitalismo monopolista e imperialista. Nelle ultime due decadi stiamo vivendo in una nuova fase del capitalismo, ora dominata dal apitalismo finanziario globalizzato. Questa fase significa che l’accumulazione del capitale, delle ricchezze, si concentra soprattutto nella sfera del capitale finanziario. Ma questo capitale finanziario ha bisogno di controllare la produzione delle merci (in campo industriale, minerario, agricolo) e controllare il commercio a livello mondiale per poter impadronirsi del plusvalore prodotto dai lavoratori agricoli in generale.
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  •  Il capitale finanziario ha internazionalizzato il modo capitalista e, attraverso le imprese trasnazionali, è arrivato a controllare l’agricoltura nella maggior parte dei paesi del mondo, utilizzando i seguenti meccanismi:
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  • a) Il primo si realizza attaverso le eccedenze del capitale finanziario, le banche hanno cominciato a comprare le azioni di centinaia di medie e  grandi imprese che agivano in differenti settori legati all’agricoltura. E, a partire dal controllo della maggior parte delle azioni, il capitale finanziario ha promosso, quindi, un processo di concentrazione delle imprese che erano presenti in agricoltura. In pochi anni, queste imprese hanno avuto una crescita fantastica di capitale, a causa degli investimenti realizzati dal capitale finanziario; sono passate a controllare i più diversi settori legati all’agricoltura, come: commercio, produzione di input in genere, produzione delle macchine agricole, agroindustrie, medicinali, erbicidi,  strumenti vari ecc
  • E’ importante capire che si è trattato di un capitale accumulato fuori dall’agricoltura, che però, applicato ad essa, ha aumentato rapidamente la velocità del processo di crescita e concentrazione che, attraverso le vie naturali dell’accumulazione della ricchezza delle merci agricole, avrebbe richiesto anni…
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  • b) Il secondo meccanismo di controllo si è realizzato attraverso il processo di dollarizzazione dell’economia mondiale. Questo ha permesso che le imprese si giovassero di tassi di cambio favorevoli, entrassero nelle economie nazionali e potessero comprare facilmente imprese e dominare i mercati produttori e il commercio di prodotti agricoli.
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  • c) Il terzo meccanismo ha operato attraverso le regole del libero commercio, imposte dagli organismi internazionali, come l’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC), la Banca Mondiale, il Fondo Monetario Internazionale (FMI) e gli accordi multilaterali, che hanno regolato il commercio di prodotti agricoli,  in linea con gli interessi delle grandi imprese, e hanno obbligato i governi servili a liberalizzare il commercio di questi prodotti. In questo modo, le imprese transnazionali sono potute entrare nei paesi e hanno potuto controllare il mercato nazionale di prodotti e input agricoli, praticamente in tutto il mondo.
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  • d) Il quarto meccanismo si è realizzato attraverso il credito bancario, che ha messo tutta la produzione agricola alla mercè dell’utilizzazione del credito delle banche. Questi crediti hanno permesso di finanziare l’offensiva del modo di produzione dell’ “agricoltura industriale” e delle loro imprese produttrici di input. Ossia, le banche hanno finanziato l’insediamento  e il dominio dell’agricoltura industriale in tutto il mondo. E a loro rimane parte  dei guadagni attraverso la riscossione degli interessi. E tutti i produttori piccoli e grandi diventano loro ostaggi.  
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  • e) E, infine, nella maggioranza dei paesi, i governi hanno abbandonato le politiche pubbliche di protezione del mercato agricolo nazionale e dell’economia contadina. Hanno liberalizzato i mercati e hanno applicato politiche neoliberiste di sussidi, ovviamente, per la grande produzione agricola capitalista. Questi sussidi governativi si sono realizzati soprattutto attraverso esenzioni fiscali su esportazioni o importazioni e con l’applicazione di tipi di interessi favorevoli all’agricoltura capitalista.
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  •  De questa logica di dominio del capitale finanziario sulla produzione agricola, abbiamo avuto come risultato che da due decenni in qua ci sono circa 50 grandi imprese transnazionali che controllano la maggior parte della produzione e del commercio agricolo mondiale.
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  • 2. LA RECENTE CRISI DEL CAPITALE FINANZIARIO E LE SUE CONSEGUENZE PER L’AGRICOLTURA E I BENI DELLA NATURA
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  • Durante gli anni 1990-2008 c’è stata l’offensiva del capitale finanziario e delle imprese transnazionali sull’agricoltura e negli ultimi anni questa offensiva si è aggravata con una situazione congiunturale di crisi del capitale finanziario negli USA e in Europa.
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  •  Questa crisi del capitale finanziario sta  rendendo sempre più profondi gli effetti del controllo del capitale internazionale sulle economie periferiche rispetto ad agricoltura e economia contradina. Questo sta succedendo per diverse ragioni:
  • a) I grandi gruppi economici dell’emisfero nord, di fronte alla crisi, ai bassi tassi di interesse praticati nei loro paesi (intorno allo 0,2% annuo), alla instabilità del dollaro e delle loro monete, sono fuggiti dall’emisfero nord e sono corsi verso la periferia, cercando di proteggere i loro capitali volatili e quindi hanno investito in “attivi fissi”, come: la terra, le miniere, le materie prime agricole, l’acqua, i territori con elevata biodiversità, gli investimenti produttivi e la produzione agricola. E anche sul controllo delle fonti di energia rinnovabili, sia le idroelettriche che le centrali di etanolo.
  • b) La crisi del prezzo del petrolio e le sue conseguenze sul riscaldamento globale e la natura ha portato al fatto che il complesso automobilistico-petrolifero ha cominciato a investire grandi quantità di capitale sulla produzione di agro-combustibili. Soprattutto sulla produzione di canna e mais per etanolo, e di soia arachidi, ricino e palma da olio (palma africana) per olio vegetale. Questo ha prodotto una vera e propria offensiva del capitale finanziario e delle imprese transnazionali sulla agricoltura tropicale del sud.
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  • c) Il terzo movimento risultante dalla crisi congiunturale è che questi capitali finanziari si sono diretti verso le borse di prodotti agricoli ed estrattivi per investire i loro attivi e così speculare nel mercato dei futures o semplicemente trasformare il denaro in merci del futuro. Questo movimento ha generato una esagerata crescita del prezzi dei prodotti agricoli negoziati dalle imprese nelle borse mondiali di merci.
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  •  I prezzi medi dei prodotti agricoli a livello internazionale non sono più in relazione con il costo medio di produzione e il valore reale, misurato attraverso il tempo di lavoro socialmente necessario. Ora sono il risultato dei movimenti speculativi e del controllo oligopolico dei mercati agricoli da parte di queste grandi imprese. E dal 2008 ad oggi i prezzi di tutti i prodotti agricoli del mercato (commodities) sono cresciuti in media del 200%, in dollari.
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  • 3. LA SITUAZIONE ATTUALE DEL CONTROLLO DELLE IMPRESE TRANSNAZIONALI E DEL CAPITALE FINANZIARIO SULL’AGRICOLTURA.
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  • Ci sono molti aspetti che si potrebbero analizzare riguardo alla situazione e alle conseguenze dell’azione delle imprese sull’agricoltura. Qui analizzeremo  solo gli aspetti economici.
  • a) C’è stata una concentrazione del controllo della produzione e del commercio mondiale dei prodotti agricoli da parte di poche imprese che dominano questi prodotti in tutto il mondo, specialmente i prodotti agricoli che sono standardizzabili, come cereali e  latticini. E dominano tutta la catena produttiva degli  input e delle macchine utilizzate in agricoltura.
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  • b) C’è stato un processo accelerato di centralizzazione del capitale. Cioè una stessa impresa è passata a controllare la produzione e il commercio di un insieme di prodotti e settori dell’economia. Come, per esempio, la fabbricazione di input agricoli (fertilizzanti chimici, veleni, erbicidi), di macchinari agricoli, di farmaci, semi transgenici e un’infinità di prodotti che provengono dall’agroindustria alimentare, o da quella che produce  cosmetici e prodotti superflui.
  • c) C’è una simbiosi sempre maggiore all’interno di una stessa impresa, tra capitale industriale, commerciale e finanziario.
  • d) C’è un controllo quasi assoluto dei prezzi dei prodotti agricoli e degli input agricoli a livello mondiale. Mentre i prezzi dovrebbero basarsi sul valore reale (tempo di lavoro medio necessario), il controllo oligopolistico dei prodotti porta all’ imposizione di prezzi   al di sopra del valore, e così le imprese ottengono profitti straordinari.  E questo porta al fallimento i piccoli e medi produttori, che non riescono a produrre agli stessi livelli di scala controllati dalle imprese internazionali.
  • e) C’è un’egemonia delle imprese sulla conoscenza scientifica, sulla ricerca (che richiede quantità sempre crescenti di risorse) e sulle tecnologie applicate all’agricoltura, che impone in tutto il mondo un modello tecnologico, la cosiddetta “agricoltura industriale”, dipendente da imput prodotti al di fuori dell’agricoltura. Questo modello viene presentato come se fosse l’unico, la migliore e la forma più economica di produrre in agricoltura e ignora le tecniche millenarie del sapere popolare e dell’agroecologia.
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  • Questa egemonia delle imprese deriva dall’assenza degli Stati negli investimenti per la ricerca agrozootecnica. Durante il XX secolo, molti Stati nazionali hanno investito risorse pubbliche nella ricerca agrozootecnica,; e i   risultati erano democratizzati e accessibili a tutti gli agricoltori di quel paese. Ora le conoscenze e la ricerca sono state privatizzate e i loro risultati sono usati come merci per ottenere tassi maggiori di profitto. Nella maggioranza dei casi, le imprese riscuotono royalties dagli agricoltori per l’uso di nuove tecnologie, che sono incluse nei prezzi elevati dei semi modificati geneticamente e in quelli altrettanto elevati delle macchine agricole e degli erbicidi introdotti nel mercato.
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  • f) C’è stata una imposizione della proprietà privata delle imprese sui beni della natura, soprattutto sui semi modificati geneticamente e, ora, più recentemente, sulle fonti di acqua potabile per la popolazione e sui depositi utilizzati per la produzione di energia e l’irrigazione. C’è anche un’offensiva che ha l’obiettivo di privatizzare territori nell’emisfero sud, che possiedano ricchezze di biodiversità vegetale e animale.
  • g) C’è stata una esagerata concentrazione della produzione dei prodotti agricoli, soprattutto quelli destinati al mercato estero, da parte di un numero sempre più piccolo di grandi proprietari di terra alleati alle imprese. Il caso del Brasile è esemplificativo, circa il 10% di tutte le imprese agricole del paese controllano l’80% del valore della produzione.
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  • h) E’ in corso una pericolosa standardizzazione degli alimenti umani e animali in tutto il mondo. L’umanità viene indotta ad alimentarsi sempre di più con vere e proprie “razioni” standardizzate dalle imprese. Il cibo si è trasformato in una mera merce, che deve essere consumata in forma massiccia e rapidamente. Questo comporta conseguenze incalcolabili, con la distruzione delle abitudini alimentari locali, della cultura e con rischi per la salute di uomini e animali.
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  • i) C’è un processo generalizzato in tutto il mondo di perdita della sovranità dei popoli e dei paesi rispetto agli alimenti e al processo produttivo, per la denazionalizzazione della proprietà delle terre e delle imprese, delle agroindustrie e del commercio, della tecnologia; questo mette a rischio la sovranità nazionale nel suo insieme. Esistono già più di 70 paesi che non riescono a produrre più ciò di cui i loro popoli hanno bisogno per alimentarsi.
  • j) Sono state impiantate grandi estensioni di coltivazioni di alberi, in piantagioni industriali di monoculture di eucaliptos,  pini e palma africana ecc. destinati alla produzione di cellulosa, legno o agroenergia, che stanno danneggiando gravemente l’ambiente, distruggendo completamente la biodiversità e le falde freatiche di acqua sotterranea.
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  • k) Si è costruita un’alleanza machiavellica, nel paesi del sud, tra gli interessi dei grandi proprietari di terra, latifondisti e proprietari capitalisti creoli, con le imprese transnazionali. Questa alleanza sta imponendo il modo di agricoltura industriale in tutto l’emisfero sud, in forma molto rapida e concentrando la proprietà della terra in forma  sorprendente. Questo sta distruggendo e rendendo impraticabile l’agricoltura contadina e spopolando i territori dei nostri paesi. In questo modello di agricoltura si utilizza la meccanizzazione intensiva e gli erbicidi. Questo modello espelle manodopera, provocando la migrazione di grandi masse di popolazione rurale.
  • l)  Si sta diffondendo una nuova divisione internazionale della produzione e del lavoro, che condanna la maggior parte dei paesi dell’emisfero sud ad essere meri esportatori di materie prime agricole e minerarie.
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  • m) La maggior parte dei governi, ovunque eletti in processi elettorali considerati democratici, sono in realtà portati, dalla forza della logica del capitale e da ogni tipo di manipolazione mediatica, a comportarsi come governi servili rispetto a questi interessi. Le loro politihe agricole sono diventate totalmente subalterne agli interessi delle imprese transnazionali. Hanno abbandonato il controllo dello Stato sull’agricoltura e gli alimenti. Hanno abbandonato le politiche pubbliche di appoggio ai contadini. Hanno abbandonato le politiche pubbliche di sovranità alimentare e salvaguardia dell’ambiente locale.
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  • 4.IL MODELLO DEL CAPITALE PER L’AGRICOLTURA: L’AGROBUSINESS  
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  • Riassumendo, si può dire che il capitale e i suoi proprietari-capitalisti, rappresentati dai grandi proprietari di terre (latifondisti), banche e imprese nazionali e transnazionali, stanno applicando in tutto il mondo il cosiddetto modello di produzione dell’agrobusiness,   che comprende in breve queste caratteristiche: organizzare la produzione agricola nella forma della monocultura (un solo prodotto) in scale di aree sempre più vaste; uso intensivo di macchine agricole in scale sempre maggiori, espellendo manodopera dalle campagne;  pratica di un’agricoltura senza agricoltori; utilizzazione intensiva di veleni agricoli, gli agrotossici, che distruggono la fertilità naturale dei suoli e i loro micro-organismi, contaminano le acque nella falda freatica e l’atmosfera, attraverso l’uso di defolianti e   disidratanti che evaporano nell’atmosfera e ritornano con le piogge. E soprattutto, contaminano gli alimenti prodotti, con conseguenze gravissime per la salute della popolazione. Usano sempre più semi transgenici, standardizzati e aggrediscono l’ambiente con le loro tecniche di produzione che cercano solo maggior profitto in un tempo minore.
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  •  Questo modello finalizzato alla produzione di dollari e commodities, e non di alimenti, sta dominando e utilizzando sempre più terre fertili, anche per la produzione di agrocombustibili per “alimentare” i serbatoi delle automobili per il trasporto individuale e per piantagioni industriali di monoculture di alberi per la cellulosa   (destinata all’industria) e per l’ energia in forma di carbone vegetale.
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  • II. LE CONTRADDIZIONI DEL CONTROLLO DEL CAPITALE SULL’AGRICOLTURA, SPECIALMENTE NELL’EMISFERO SUD
  •  La descrizione del potere economico sull’agricoltura, la natura e i prodotti agricoli preoccupa tutti! E può portare a un atteggiamento pessimista rispetto alla possibilità di invertire questa situazione, visto che la forza che il capitale internazionale e il capitale finanziario esercitano è così grande.
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  •  Senza dubbio, tutti questi processi economici e sociali portano con sé delle contraddizioni. E sono queste contraddizioni che generano rivolte, indignazione, conseguenze sfavorevoli che porteranno, nel medio periodo,  al loro superamento.
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  • Vogliamo sottolineare qui alcune di queste contraddizioni del dominio del capitale sull’agricoltura e la natura per poter comprenderle e agire su di esse con l’obiettivo di provocare i necessari cambiamenti.
  • 1. Il modello di produzione dell’agricoltura industriale è totalmente dipendente da input come fertilizzanti chimici e derivati dal petrolio, che hanno limiti fisici naturali legati alla scarsità delle riserve mondiali di petrolio, potassio, fosforo ecc.
  •  Quindi la sua possibilità di espansione è limitata nel medio periodo. E ha dei costi/prezzi al di sopra del valore reale.
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  • 2. Il controllo oligopolico da parte di alcune imprese sugli alimenti ha generato prezzi superiori al loro valore e questo provocherà fame e rivolte popolari da parte di coloro che non potranno accedere agli alimenti per mancanza di reddito. Ossia, far dipendere il prezzo degli alimenti semplicemente dal tasso di interesse, porterà – nel breve periodo – a gravi problemi sociali, visto che la popolazione più povera e affamata  non avrà un reddito sufficiente per diventare consumatrice di cibo trasformato in pura merce. La FAO ha rivelato che più di un miliardo di esseri umani soffre la fame tutti i giorni. Per la prima volta nella storia dell’umanità abbiamo raggiunto una tale quantità di affamati, mentre la produzione di alimenti cresce sistematicamente.
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  • 3. Il capitale internazionale sta controllando e privatizzando la proprietà delle risorse naturali rappresentate da terra, acqua, boschi e biodiversità. E questo colpisce la sovranità nazionale dei paesi e provocherà reazioni di ampi settori sociali contrari, non solo dei contadini.
  • 4. L’ agricoltura industriale si basa sulla necessità dell’uso sempre maggiore di agrotossici, come forma per risparmiare manodopera e realizzare monoculture su larga scala. Questo produce alimenti sempre più contaminati, che incidono negativamente sulla salute della popolazione. E le popolazioni della città, che hanno un migliore accesso alla informazione, certamente reagiranno (le classi ricche già stanno tutelandosi e nelle reti dei grandi supermercati cresce sempre di più il consumo di prodotti alimentari biologici).
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  • 5. Il modo di produzione su larga scala espelle manodopera dalle campagne e fa aumentare gli agglomerati nelle periferie delle grandi città. Questi gruppi non hanno possibilità di lavoro e reddito e questo genera una contraddizione a causa dell’incremento della disuguaglianza sociale e dell’esodo rurale in tutti i paesi del mondo.
  • 6. Le imprese stanno ampliando le coltivazioni basate sull’uso di semi transgenici. Ma allo stesso tempo aumentano le denunce e sono più visibili le conseguenze dei semi transgenici sulla distruzione della biodiversità, sul clima e i rischi per la salute umana e animale. E stanno comparendo, con sempre maggior evidenza, le reazioni della natura a questa omogeneizzazione della vita vegetale, poiché i semi transgenici contaminano gli altri e non possono convivere con altre specie simili. D’altra parte, nascono nuove malattie e piante che resistono ai veleni usati in combinazione con i semi transgenici.
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  • 7. L’agricoltura industriale, della monocultura, distrugge sistematicamente tutta la biodiversità. E la distruzione della biodiversità altera il regime delle piogge, il clima e contribuisce al riscaldamento globale. Questa contraddizione è insostenibile e le popolazioni della città hanno cominciato a rendersene conto e a esigere cambiamenti.
  • 8. La privatizzazione della proprietà delle acque di fiumi e laghi, o delle acque sottorranee farà aumentare il prezzo e restringerà il consumo per le popolazioni di basso reddito; inoltre porterà gravi conseguenze sociali. In diversi paesi del continente americano, le tre maggiori imprese del settore: Nestlé, Coca Cola e Pepsi già possiedono il controllo della maggior parte del mercato dell’acqua potabile venduta in bottiglia.
  • 9. L’aumento dell’acquisto di terre da parte delle imprese straniere e la loro denazionalizzazione, in modo incontrollabile, produce contraddizioni rispetto alla sovranità politica dei paesi.
  • 10. La crescita dell’uso dell’agricoltura industriale per la produzione di agro-combustibili porta anche alla crescita delle monocolture e dell’uso di fertilizzanti di origine petrolifera e non risolve il problema del riscaldamento globale e dell’emissione di CO2. La causa principale di questo problema è la crescita dell’uso del trasporto individuale nelle grandi città, stimolato dagli interessi delle imprese automobilistiche. Quindi la promozione dell’agricoltura che produce agrocombustibili non risolverà il problema, che invece si aggraverà, per gli effetti perversi che questa attività provoca rispetto alla distruzione della biodiversità.
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  • 11. Il progetto di redistribuzione internazionale del lavoro e della produzione trasforma molti paesi dell’emisfero sud in meri esportatori di materie prime, rendendo impraticabili i progetti di sviluppo nazionale, che potrebbero garantire lavoro e distribuzione di reddito alle proprie popolazioni. Questo genera una concentrazione del reddito, mancanza di lavoro, e migrazioni verso i paesi  dell’emisfero nord.
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  • 12. Le imprese agricole, alleate con il capitale finanziario, stanno avanzando anche nella concentrazione e centralizzazione delle reti di distribuzione dei supermercati, con l’oligopolio mondiale delle reti  come  Wal-Mart, Carrefour, etc. Questo processo distrugge migliaia di piccoli   negozi e commercianti locali, generando conseguenze sociali incalcolabili.
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  • 13. L’agricoltura industriale ha bisogno di utilizzare sempre più ormoni e medicinali industriali per la produzione di massa di animali per il mattatoio, in minor tempo, come polli,  bovini e suini. E questo sta producendo conseguenze per la salute  dei consumatori.
  • 14. I grandi proprietari di terra non controllano più il processo di produzione e i margini di profitto. Sono ostaggi delle imprese che controllano produzione e commercio. Per questo la maggior parte del profitto   resta alle imprese, nella sfera del commercio. Per compensare questa divisione del loro tasso di profitto, i capitalisti delle campagne aumentano lo sfruttamento dei lavoratori salariati, impongono il lavoro stagionale, temporaneo, solo per alcuni mesi all’anno. E in diversi paesi stanno risorgendo forme di lavoro analoghe al lavoro schiavo, con supersfruttamento, dove i salari non sono sufficienti alla riproduzione  umana e i lavoratori restano sempre in debito con i  “padroni”!  Aumenta anche lo sfruttamento del lavoro femminile e infantile, soprattutto nei periodi di raccolta di prodotti che esigono molta manodopera, stimolando la migrazione dei lavoratori temporanei, senza garantire loro nessun diritto sociale.
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  • 15. Nel modello di  dominio del capitale sull’agricoltura non ci sono possibilità di lavoro e reddito per i giovani. E questa è un’enorme contraddizione, perché se un settore produttivo non può contare sulla gioventù non avrà futuro
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  • 16. Immense regioni dell’interno dei paesi si stanno spopolando, come se l’unica forma di sopravvivenza umana fosse la concentrazione della popolazione nelle grandi città. E in esse, con una così grande concentrazione demografica, le condizioni di vita peggiorano sempre più.
  • Si pratica un’agricoltura senza persone. L’esempio più evidente di questa contraddizione è che oggi, negli USA, la popolazione carceraria è più numerosa di quella che vive in ambiente rurale.
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  • III- UN NUOVO PROGRAMMA CONTADINO PER L’AGRICOLTURA
  • Nella letteratura dell’economia politica e della sociologia c’è molta confusione rispetto all’espressione e al concetto di cosa sia un contadino. In genere, la parola è utilizzata associandola alle forme di produzione del passato, in funzione dell’origine della classe pre-capitalista dei contadini. Nella storia del capitalismo industriale, il capitale ha utilizzato forme diverse di convivenza e sfruttamento del lavoro agricolo contadino per la sua logica di accumulazione. In genere, si sono combinate le due forme classiche e contraddittorie, però dialettiche: la distruzione e allo stesso tempo la riproduzione delle forme contadine.
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  • Nel movimento de La Via Campesina internazionale, stiamo accumulando discussioni e teorie che propongono un nuovo modello di organizzazione agricola, basata sull’egemonia dei lavoratori delle campagne, che vivono la condizione dei contadini. Però le forme per organizzare questo nuovo modello dipendono dalle condizioni oggettive delle forze produttive, dalla natura di ogni paese e dal grado di mobilitazione sociale di questo segmento di lavoratori.
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  • Lo chiamiamo un nuovo programma perché, in realtà si tratta di un programma popolare, anticapitalista, contrario al modello del dominio del capitale. Un nuovo modello di produzione sotto il controllo dei lavoratori, perché producano in funzione delle necessità e dei diritti di tutto il popolo.
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  • E’ praticamente impossibile sistematizzare in un unico enunciato le proposte che i movimenti contadini, in ogni paese, hanno sostenuto come piattaforma alternativa di modello agricolo. Questo perché ogni paese ha le sue specificità naturali, delle forze produttive, delle classi e della correlazione di forze.
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  • L’obiettivo è segnalare le principali bandiere e proposte che rappresentano una sintesi di ciò che, a livello di America Latina, è apparso come proposta del movimento contadino per un nuovo modello di organizzazione della produzione agricola nei paesi del continente.
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  • 1. Realizzare un programma di produzione agricola e  idrico che metta al primo posto la sovranità alimentare di ogni paese, con la produzione di alimenti sani. Questo significa che gli stati debbono sviluppare politiche di stimolo e appoggio, che permettano che ogni regione del proprio paese possa produrre tutti gli alimenti di cui la popolazione ha bisogno.
  • E così si raggiungerebbe la sovranità alimentare in tutti i paesi. Questo deve essere l’obiettivo principale e prioritario di qualsiasi programma di sviluppo agricolo e rurale: garantire la sovranità alimentare del proprio popolo.
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  •  E il commercio agricolo internazionale si ridurrebbe allo scambio, tra i paesi, dei prodotti eccedenti e complementari della “cesta di base” legata alle abitudini alimentari di ogni popolo. Questo deve essere l’obiettivo principale dell’organizzazione della produzione agricola in ogni paese e in tutti i paesi del mondo.
  • 2. Impedire la concentrazione della proprietà privata della terra, dei boschi e dell’acqua. Fare una grande distribuzione delle più grandi proprietà, istituendo un limite della dimensione massima della proprietà dei beni della natura. L’essenza della riforma agraria deve essere l’ampia democratizzazione dell’accesso dei lavoratori, dei contadini, delle popolazioni che vivono in ambiente rurale  al possesso e all’uso della terra, dell’acqua e dei beni della natura.
  • 3. Adottare sistemi di produzione degli alimenti basati sulla diversificazione dell’agricoltura.  La monocultura distrugge l’equilibrio della natura e impone l’uso di agrotossici. Dobbiamo sviluppare pratiche di agricoltura diversificata, in tutte le aree, perché ci sia produzione e lavoro durante tutto l’anno e prodotti equilibrati nel rispetto di biodiversità e ambiente.
  • 4. Adottare tecniche di produzione che tendano all’aumento della produttività del lavoro e della terra, rispettando l’ambiente e la biodiversità. Combattere l’uso di agrotossici che contaminano gli alimenti e la natura. Queste tecniche hanno ricevuto, in genere, la denominazione di pratiche agroecologiche, anche se, in ogni paese, ci sono termini differenti per definire gli stessi metodi di produzione.
  • 5. Sviluppare l’organizzazione di agroindustrie su piccola e media scala, in forma di cooperative, sotto il controllo dei lavoratori dell’industria e dei contadini che producono la propria materia prima. L’agroindustria è una necessità del mondo moderno, per poter conservare gli alimenti e trasportarli nelle città. Dobbiamo però garantire che le agroindustrie siano sotto il controllo dei lavoratori e dei contadini perché il frutto del maggior valore aggiunto ai prodotti sia distribuito tra coloro che lavorano.  
  • E contemporaneamente, adottando una scala minore, le agroindustrie si possono diffondere in tutte le regioni e comuni rurali, creando più opportunità di lavoro e reddito per i giovani delle campagne, più aperti a lavorare in queste imprese agroindustriali.
  • 6. Adottare macchine agricole che riducano lo sforzo fisico delle persone ma che siano adeguate  all’ambiente e quindi su scala minore e adatte alla struttura agraria contadina che opera su scala di produzione piccola e media.    
  • 7. Fare in modo che la produzione di alimenti di ogni paese sia controllata dalle forze sociali dello stesso paese: governi, imprese, lavoratori in genere e contadini. Si deve impedire che imprese straniere controllino la produzione di input agricoli e alimenti in qualsiasi paese.
  • 8. Sostenere una “politica di deforestazione zero” conservando la natura e usando le risorse naturali in forma adeguata e in favore della popolazione che vive in un certo luogo. E’ possibile produrre alimenti necessari per la popolazione locale, in tutti i paesi del mondo, senza distruggere neanche un altro ettaro di biomassa di boschi e di copertura vegetale nativa.
  • Esigere che i governi promuovano grandi piani di riforestazione con alberi nativi e alberi da frutta, in tutte le aree degradate dei nostri paesi.
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  • 9. Conservare, diffondere e moltiplicare i semi nativi e migliorati, compatibili con il nostro clima e la nostra biomassa, perché tutti gli agricoltori abbiano accesso ad essi e impedire la diffusione dei semi transgenici. Gli agricoltori hanno il diritto e il dovere di produrre i propri semi, controllarli e avere accesso a tecnologice che possano migliorarli geneticamente, adeguandoli alle biomasse locali e alla ricerca di una maggiore produttività.
  • 10.  Assicurare che l’acqua, in quanto bene della natura, sia un diritto di ogni cittadino. Non può essere una merce e deve essere gestita come bene pubblico accessibile a tutti/e. Sosteniamo un programma di conservazione dei nostri acquiferi (falde freatiche nel sottosuolo) e di tutte le fonti naturali esistenti nei nostri paesi. Allo stesso modo gli stati devono sviluppare politiche di riforestazione ai margini dei fiumi e laghi e di protezione delle sorgenti, come anche sviluppare politiche di costituzione di adeguate riserve di acque piovane.
  • 11. Realizzare un progetto energetico popolare per il paese, basato sulla sovranità energetica e garantire il controllo dell’energia e delle sue fonti a servizio del popolo. Questo significa che in ogni villaggio, comune e regione dei nostri paesi si possono sviluppare la produzione e distribuzione dell’energia, a partire dalle fonti rinnovabili che non aggrediscano e depredino l’ambiente (agro-combustibili, dighe, fonti eoliche e solari). La sovranità energetica di un popolo è il controllo che deve avere sulle fonti di energia e la produzione rinnovabile, di cui ha bisogno e che utilizza.
  • 12. Garantire il possesso, l’uso e la legalizzazione di tutte le terre/territori delle comunità native, indigene e tradizionali e il rispetto delle loro culture.
  • In tutti i paesi ci sono innumerevoli comunità native, che, secondo la cultura locale, sono chiamate popoli indigeni, comunità native e comunità autoctone. Nel caso brasiliano e di altri paesi che hanno subito la “piantagione” con lavoro schiavo, ci sono diverse comunità di afrodiscendenti, eredi degli schiavi (conosciute in Brasile come Quilombos), che vivono in territori occupati da molti anni, ma non legalizzati. Queste comunità hanno resistito a ogni forma di avanzamento della proprietà privata e del capitalismo (“la piantagione” era la forma per organizzare le campagne durante il colonialismo; comprendeva grandi estensioni di terra, monoculture, lavoro schiavo e produzione per il mercato europeo).
  • E’ fondamentale per la costruzione di un nuovo modello di produzione agricola e occupazione democratica del territorio che tutte queste comunità siano garantite dallo stato, rispetto ai loro diritti storici sui territori, terre e beni della natura che occupano.
  • 13. Proibire a qualsiasi impresa straniera  di possedere terre in qualsiasi paese del mondo.
  • Come parte della internazionalizzazione del capitalismo, attraverso le imprese transnazionali,  sostenute dal capitale finanziario, c’è un’offensiva ripetto all’acquisto di terre, nella maggior parte dei paesi dell’emisfero sud, da parte di imprese imperialiste del nord; o a volte anche da parte delle stesse imprese dell’emisfero sud, che operano anche in campo minerario, idroelettrico, della cellulosa ecc.
  • E’ fondamentale che si proibisca la denazionalizzazione della proprietà e dell’uso delle terre e dei beni naturali (come l’acqua, la biodiversità, le miniere) da parte di imprese straniere. La sovranità dei popoli deve essere assicurata impedendo il controllo del territorio da parte di imprese straniere di qualsiasi paese.
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  • 14. Promuovere lo sviluppo di politiche pubbliche per l’agricoltura, per mezzo dello Stato, che garantiscano:  
  • a) Priorità alla produzione di alimenti per il mercato interno:
  • b) Prezzi accettabili per i piccoli produttori, garantendo l’acquisto attraverso vari meccanismi statali e sociali  
  • c) Una politica di credito rurale, soprattutto per gli investimenti di piccole e medie imprese agricole.
  • d) Una politica di ricerca agrozootecnica controllata dallo stato, che metta al primo posto la ricerca relativa alla produzione di alimenti e alle tecniche agroecologiche e che offra ampio accesso ai propri risultati agli agricoltori e li democratizzi rendendoli disponibili a tutta la popolazione.
  • e) L’adeguamento della legislazione sanitaria della produzione agroindustriale alle condizioni dell’agricoltura contadina e delle piccole agroindustrie, ampliando le possibilità di produzione di alimenti.
  •  f) che le politiche pubbliche per l’agricoltura siano adatte alle realtà regionali di ogni paese
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  • 15. Garantire politiche di sicurezza sociale per tutta la popolazione delle campagne, di carattere pubblico, universale e solidale, perché tutti i lavoratori e le lavoratrici abbiano accesso ai servizi sanitari pubblici, alla sicurezza sociale e alla  pensione.
  • Nella maggioranza dei nostri paesi i contadini e i lavoratori/lavoratrici rurali, temporanei o permanenti sono esclusi dai sistemi pubblici di salute e di sicurezza sociale, che rappresentano una possibilità di pensione e di aiuto sociale. Per questo è fondamentale che questi servizi vengano universalizzati e raggiungano tutta la popolazione della campagne. Le conquiste che la classe operaia ha ottenuto, con anni di grandi lotti nel XX secolo, devono essere estese alle campagne.
  • 16. Rivedere l’attuale modello di trasporto individuale in vigore nella maggioranza dei paesi, che è altamente contaminante e può generare distorsioni rispetto alla produzione di combustibile di origine agricola.   
  • Si deve sviluppare un programma nazionale di trasporto collettivo, che metta al primo posto le ferrovie, la metro, le vie marittime, che hanno bisogno di meno energia e sono meno contaminanti e più accessibili a tutta la popolazione.
  • Questo permetterà di sviluppare politiche più razionali di produzione di agrocombustibili, che impediscano che ampie estensioni di terre siano private della produzione di alimenti a favore della produzione di combustibili per le automobili individuali, come avviene oggi rispetto a etanolo e biodiesel.
  •  17. Realizzare programmi di educazione nelle campagne, per tutti.
  • Assicurare la realizzazione di un ampio programma di scolarizzazione nelle campagne, adatto alla realtà di ogni regione, che cerchi di elevare il livello di coscienza sociale dei contadini e delle contadine, universalizzare l’accesso dei giovani a tutti i livelli di scolarizzazione e soprattutto al livello della scuola secondaria e superiore.
  • Lanciare una campagna di massa di alfabetizzazione di tutti gli adulti.
  • I programmi di accesso dei giovani all’università devono essere combinati con la possibilità di vivere in ambiente rurale e realizzati con la formula dell’alternanza, combinando teoria e pratica, per evitare che l’insegnamento superiore sia uno stimolo all’esodo rurale. Al contrario dobbiamo fare in modo che i giovani possano applicare le conoscenze acquisite nelle università nelle loro comunità rurali.    
  •  18. Cambiare gli attuali accordi internazionali dell’Organizzazione Mondiale del Commercio   (OMC), e gli accordi bilaterali di commercio che influenzano la produzione e il commercio agricolo e sostengono solo gli interessi del capitale internazionale e del libero commercio, a danno dei contadini e degli interessi dei popoli del sud.
  • Gli attuali accordi riflettono solo necessità di accumulazione e controllo del capitale sulla produzione di merci e sul commercio mondiale. E sono realizzati da governi che rappresentano solo gli interessi del capitale. E’ necessario rompere con queste imposizioni illegittime e creare un nuovo modello di rappresentanza internazionale nel quale siano tutelati la rappresentanza e gli interessi dei popoli.
  •  19. Adottare la produzione di cellulosa e carta su scala industriale minore cercando di soddisfare le necessità delle popolazioni locali, evitando le monoculture estensive, di grande piantagioni di alberi, che provocano squilibri per l’ambiente.
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  •  20. Sviluppare politiche per migliorare le condizioni di vita nei villaggi e nelle comunità rurali, garantendo accesso a energia elettrica, trasporto e abitazioni adeguate al micro-clima  
  • 21. Incoraggiare il fatto che tutte le relazioni sociali delle nostre società si basino su valori che l’umanità viene costruendo da millenni, come la solidarietà, la giustizia sociale e l’uguaglianza.  
  • Questi valori non devono essere solo dichiarazioni di principio, ma devono orientare il nostro comportamento quotidiano, nei nostri movimenti, nelle nostre organizzazioni, nelle pubbliche amministrazioni e negli stati. La società avrà un futuro solo se coltiverà valori storici umanisti e socialisti. Tutte le società basate sull’individualismo sono condannate al crollo!
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  • 22. Sostenere e valorizzare  le tradizioni di ogni villaggio e comunità come forma di resistenza politico-culturale di fronte alla standardizzazione imposta dal capitale.
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  • (traduzione di Serena Romagnoli)