MST, governo, riforma agraria e repressione, alla fine del 2012

  • MST, GOVERNO, RIFORMA AGRARIA E REPRESSIONE A FINE 2012 (da articoli e interviste di Joao Pedro Stedile, Marina dos Santos e Gilmar Mauro)

  1) RAPPORTI CON IL GOVERNO E BLOCCO DELLA RIFORMA AGRARIA   Il governo rappresenta un coacervo di classi “Il governo dal 2002 rappresenta un coacervo di classi come la borghesia, il capitale finanziario, la classe media, i lavoratori e i poveri. Da ciò deriva un governo equilibrato e molto popolare ma che non fa cambiamenti strutturali. A causa di questo tipo di composizione il governo assume misure contraddittorie, a volte a favore dell’agrobusiness, a volte a favore della classe media e altre volte dei lavoratori. Sulle questioni che significano cambiamenti strutturali, in conseguenza dei quali una classe perderebbe a vantaggio di un’altra, il governo non interferisce. Basta vedere il Codice Forestale, peggiorato per preservare gli interessi dei proprietari di terre e la Riforma Agraria, una misura che altererebbe le strutture e proprio per questo è uscita dall’agenda del governo”. La presidente Dilma, rispetto alle sue dichiarazioni e posizioni ideologiche si è comportata abbastanza bene, può meritare un 8, ma il suo governo, formato dalle forze politiche che controllano i vari ministeri è molto peggiore del governo Lula, sono prepotenti e non riconoscono le priorità del popolo. A loro darei un 5. (Stedile dicembre 2012)  

  • E’ un governo neosviluppista

 Sul piano economico il governo stesso si è definito come neosviluppista. E’ un’alternativa importante al progetto tucano e imperialista, il neoliberismo. Il neosviluppismo si propone di sviluppare politiche che generino crescita economica e distribuzione di reddito. Questo è importante ma insufficiente.  I gravi problemi della società brasiliana, come lavoro, abitazioni dignitose per tutti, terra ai senza terra, universalizzazione dell’educazione e accesso alla cultura, si risolveranno solo con riforme strutturali.  (Stedile dicembre 2012)  

  • E’ un governo che ha abbandonato la riforma agraria

L’Incra ha comunicato che tra gennaio e novembre 2012 sono state insediate 10.815 famiglie. Si tratta di un numero irrisorio, che riflette l’aumento della concentrazione e della denazionalizzazione della terra  e dei beni naturali. Il governo privilegia l’agrobusiness e il latifondo e l’esportazione di pochi prodotti (Marina dos Santos dicembre 2012)   Negli ultimi dieci anni, non ci sono stati passi avanti rispetto alla riforma agraria. La riforma agraria è una politica pubblica che porta alla democratizzazione della proprietà della terra, come bene della natura, distribuita al maggior numero possibile dei suoi cittadini. Negli ultimi dieci anni si è ampliata la concentrazione della proprietà della terra e ancor peggio la concentrazione ha riguardato anche il capitale straniero e imprese non agricole. Il governo Dilma non è riuscito a risolvere il problema sociale delle 150.000 famiglie che sono accampate (87.000 del MST), alcune da più di cinque anni. Quindi, il governo Dilma ha abbandonato la Riforma Agraria, illuso dal successo dell’agrobusiness, che produce, guadagna, ma concentra la ricchezza e la terra e accresce la povertà nelle campagne (Stedile dicembre 2012)   Chi garantisce la produzione di alimenti sani e la creazione di posti di lavoro è l’agricoltura familiare, non l’agrobusiness. Al contrario l’agrobusiness stimola l’esodo rurale, l’abbandono delle campagne da parte delle famiglie che vanno verso città medie e grandi per tentare di sopravvivere. Per realizzare la riforma agraria il governo dovrebbe prima di tutto rafforzare l’Incra, che oggi ha pochi funzionari con bassi salari, spesso demotivati  e poco risorse per agire. Si dovrebbero aumentare i fondi dell’Incra per gli espropri, le acquisizioni di terre e le valutazioni e mostrare che si vuole scontarsi con il latifondo. (Marina dos Santos, dicembre 2012)

  • Quale ruolo devono giocare i movimenti sociali

I movimenti devono continuare a compiere il loro ruolo di organizzazione, di mobilitazione e di pressione. Devono continuare a organizzare i lavoratori senza terra e fare pressione sui governi perché facciano il loro dovere, punendo il latifondo improduttivo e realizzando la riforma agraria. Bisogna continuare a lavorare perché i movimenti sociali delle campagne siano sempre più uniti (quest’anno c’è stato un incontro in agosto con movimenti sociali, sindacati e organizzazioni indigene, quilimbolas e ribeirinhos). Dobbiamo andare avanti in questa direzione per garantire l’unitarietà delle lotte e dei programmi, perché la pressione sul governo sia maggiore. E insieme continuare a organizzare le aree degli insediamenti. Dobbiamo inoltre denunciare l’uso degli agrotossici da parte dell’agrobusiness (sta crescendo nella società la presa di coscienza sui danni provocati agli individui e all’ambiente dai veleni usati dall’agrobusiness). Dobbiamo conquistare la simpatia della società nei confronti della realizzazione della Riforma Agraria perché non si realizzerà solo con la pressione dei movimenti delle campagne. (Marina dos Santos, dicembre 2012)      

  • 2) REPRESSIONE, SGOMBERI E MINACCE: DUE CASI ESEMPLARI

 

  • ·      SAN PAULO, LA MINACCIA DI SGOMBERO DELL’INSEDIAMENTO MILTON SANTOS

L’insediamento Milton Santos, con un’area poco superiore ai 100 ettari, nel quale vivono 68 famiglie, presso Americana, nella regione di Campinas, nell’interno dello stato di   São Paulo, corre il rischio di scomparire. Nonostante l’insediamento esista da 7 anni e produca alimenti per i comuni di Americana e Cosmópolis,  una decisione giudiziale di reintegrazione di possesso potrebbe portare alla sua scomparsa. Impedire che ci sia uno sgombero è fondamentale per mantenere la lotta per la riforma agraria vicina ai centri urbani. La produzione dell’insediamento è destinata alla merenda scolastica, attraverso il Programma di Acquisizione di Alimenti (PAA). La comunità realizza mercati a Cosmopolis tutti i sabati. “E’ un piccolo insediamento, poco più di un ettaro a famiglia, fondamentalmente destinato alla produzione ortofrutticola. Sta nel mezzo delle piantagioni di canna, che alimentano la fabbrica Ester e mostra la quantità di alimenti che possiamo produrre in quella terra”,  dice Gilmar Mauro dirigente MST. Il rapporto con la fabbrica e la fazenda è molto difficile perché c’è una forte pressione perché le famiglie vadano via. La fabbrica ha anche cercato di sbarrare il cammino dall’insediamento verso Cosmopolis. L’area è stata confiscata nel 1976 per i debiti che aveva il gruppo Abdala con lo stato. Il gruppo dimostrò poi che i beni sequestrati valevano più dei debiti, ma la proprietà restò in mani pubbliche (l’impresa non registò la proprietà perché, avendo altri debiti con altri, avrebbero finito per perderla). Nel 2006 la proprietà passò all’Incra che creò l’insediamento. Più tardi il gruppo Abdala ha chiesto il reintegro. Un giudice federale ha quindi chiesto l’allontanamento delle famiglie, che dovrebbero essere sistemate in un’altra area. Ma gli insediati hanno chiesto l’esproprio per interesse sociale.  Dovrebbe essere la presidente Dilma a decidere in questo senso. Nel mese di dicembre ci sono state molte manifestazione per chiedere questo. La situazione è grave perché questo tipo di problema non si limita alla Milton Santos. In Pernambuco, Minas Gerais, nell’area di Felisburgo, in altre due aree dello stato di Sao Paulo, ci sono insediamenti minacciati da provvedimenti analoghi. Oltre al fatto che ci sono scarsi espropri, c’è questa grande offensiva del Giudiziario    

  • ·      PARA, I SENZA TERRA VIVONO SOTTO ATTACCHI QUOTIDIANI

Da più di due mesi le 200 famiglie del MST che vivono nell’accampamento Frei Henri soffrono attacchi quotidiani da milizie armate. L’accampamento è localizzato nella proprietà Fazendinha,  a 16 km da  Parauapebas, sud est dello stato del  Pará.         Gli attacchi hanno avuto inizio il 6 ottobre, avvengono prevalentemente di notte. Terrorizzano le persone, illuminano l’accampamento e sparano.  Anche di giorno i contadini vengono minacciati quando lavorano nei campi e gli accampati dicono che sono stati assoldati dei pistoleiros per uccidere tre dirigenti del MST. Violenze ci sono state dal momento dell’occupazione ma la situazione è peggiorata quando i senza terra hanno cominciato a preparare la terra e poi hanno cercato di seminare. Tra il 9 e l’11 ottobre i pistoleiros hanno tentato uno sgombero forzato.  Il MST ha denunciato gli attacchi e ha chiesto la protezione della Polizia, ma, fino ad oggi. non è successo nulla. L’area è pubblica e quindi potrebbe essere destinata alla riforma agraria. L’Incra non sta occupandosi del caso perché – secondo gli accampati – c’è connivenza tra settori dell’organizzazione e i fazendeiros della regione. A causa della situazione costante di terrore alcune famiglie hanno abbandonato l’accampamento. Molti tuttavia resistono e piantano colture di sussistenza e ortaggi. Hanno anche costruito una scuola.