Riforma Agraria, agrobusiness, disuguaglianza dal sito MST (28 agosto – 16 settembre 2013)

  • Riforma Agraria, agrobusiness, disuguaglianza
  • dal sito MST (28 agosto – 16 settembre 2013)
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  • ·       Il governo Dilma ha abbandonato la Riforma Agraria
  • ·       Per l’Incra espropriare terre per la Riforma Agraria è ormai superato
  • ·      L’agrobusiness brasiliano contribuisce al riscaldamento globale
  • ·       124 persone concentrano nelle loro mani il  12% del PIB del Brasile
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  • Il governo di Dilma ha abbandonato la Riforma Agraria (28/8)   - Il governo di Dilma presenta il peggior indice di espropri di terre degli ultimi 20 anni. Nel 2012 sono stati 28 gli immobili rurali espropriati. Nel 2013 nessuno, fino ad oggi.   Alexandre Conceição  del Coordinamento Nazionale del MST denuncia questa situazione.  Il governo – in questo modo – viola la Costituzione dice A.C. e dimostra chiaramente la sua opzione a favore del latifondo nonché il fatto che è ostaggio dell’alleanza con l’agrobusiness.  Il governo punta sull’agrobusiness come modello di sviluppo per le campagne. Secondo l’Incra ci sono ancora 180 milioni di ettari classificati come grande proprietà improduttiva, ma il governo non si impegna a promuovere la democatizzazione della terra. Il nucleo centrale del governo non vuol sentir parlare di Riforma Agraria. La Riforma Agraria dipende dagli espropri delle grandi proprietà improduttive, come dice la Costituzione. Quest’anno il governo ha messo a disposizione 21 miliardi di reais per il Piano Raccolto 2013/2014 per l’agricoltura familiare (il 16,6% in più rispetto allo scorso anno). Ma  all’agrobusiness sono stati destinati 136 miliardi. Ed è l’agricoltura familiare a produrre il 70% degli alimenti e a generare lavoro. I debiti dell’agrobusiness vengono procastinati, mentre è molto difficile nelle banche rinegoziare i debiti dei piccoli agricoltori. Gli indici di produttività (che servono a stabilire quali terre possano giudicarsi improduttive) sono fermi al 1975 e sono tra i peggiori di tutta l’America Latina. Il governo (che è un governo di composizione di classi che comprende anche gli interessi del latifondo) non affronta direttamente i ruralisti e non espropria. Noi – continua – A.C. intensificheremo le lotte e occuperemo latifondi. Il potere giudiziario è però connivente con il latifondo. Criminalizza con grande agilità i senza terra, ma allo stesso tempo garantisce l’impunità dei crimini del latifondo e paralizza i processi di espropriazione. L’agricoltura familiare dispone oggi solo del 15% delle terre agricole. L’agrobusiness dispone invece dell’85% delle terre e provoca gravi problemi, per esempio con l’uso intensivo di pesticidi e transgenici. Questo modello non serve al Brasile. Abbiamo bisogno di un modello che garantisca la produzione di alimenti sani e dia lavoro, evitando che le persone che vivono nelle campagne siano costrette a trasferirsi nelle grandi città, vivendo ai margini. Un modello che accresca produzione e produttività senza distruggere la biodiversità. Abbiamo bisogno del progetto di Riforma Agraria Popolare, che sostiene l’esproprio massiccio delle aree improduttive e ha l’agroecologia come elemento chiave. Allo stesso tempo dobbiamo stringere alleanze che consolidino il nostro progetto. Bisogna riorganizzare il settore agroindustriale basato sulle cooperative e non sulle grandi imprese transnazionali.
  • Per l’Incra espropriare terre per la Riforma Agraria è ormai superato (13/9) - Nel 2008 sono stati fatti 243 espropri in Brasile, nel 2012 solo 28. Ci sono stati tuttavia insediamenti. In Paraná, dove l’ultimo esproprio è del 2008, tra 2010 e 2012 sono state insediate 861 famiglie in 13.249 ettari di terre comprate dall’Incra. Nel Brasile intero, sono state insediate dal 2008 ad oggi 210.200 famiglie. Secondo il sovrintendente dell’INCRA del   Paraná, Nilton Bezerra Guedes,  tra le cause della caduta degli espropri c’è l’aumento di terre produttive nel  Paraná e il maggior rigore dell’Incra nella classificazione delle terre per gli insediamenti. Il prezzo della terra nello stato è molto cresciuto negli ultimi anni. Tra 2003 e 2013 un ettaro di terra  è salito da 11,5 mila reais a 28,9 mila a Cascavel, da 3,9 a 15.000 a Ponta Grossa, per esempio. Guedes sostiene che la tendenza a sostituire espropri con acquisti è nazionale, anche se nel Nordest ci sono più terre improduttive. Esponenti di MST e CPT denunciano il fatto che questa tendenza è strettamente collegata alla priorità che il governo attribuisce all’agrobusiness.
  • Attualmente si stima che esistano 156.000 famiglie accampate in Brasile (5.000 nello stato del Paraná).
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  •  L’agrobusiness brasiliano contribuisce al riscaldamento globale (10/9) - Studi di Embrapa e Unicamp documentano la relazione tra agrobusiness e riscaldamento globale. I fenomeni climatici estremi si stanno accentuando in Brasile. Ci sono ondate di freddo e caldo intensi che danneggiano la produttività dell’agricoltura brasiliana, un loro aggravamento potrebbe mettere a rischio la sicurezza alimentare del paese. Va riorganizzato urgentemente lo spazio agricolo. La produttività è già scesa in alcune regioni rispetto ad alcune coltivazioni, per esempio di caffè, soia e mais. E’ importante investire in sistemi agricoli misti, abbandonando le monoculture e ridurre l’uso di pesticidi, dei quali il Brasile è il maggior consumatore mondiale. La relazione del Painel Brasileiro de Mudanças Climáticas (PMBC) coordinato da Eduardo Assad e Antonio Magalhães dice che la diminuzione della biodiversità degli ambienti naturali brasiliani andrà aggravandosi se non verranno presi provvedimenti. Il settore ruralista tende invece a non guardare al futuro, come dimostra il testo del Nuovo Codice forestale, chiaramente favorevole al disboscamento.
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  •  124 persone concentrano nelle loro mani il  12% del PIB del Brasile (10/9) - Le 124 persone più ricche del paese accumulano un patrimonio equivalente a 544 miliardi di reais, circa il 12,3% del PIB, questo aiuta a capire perché il Brasile sia considerato uno dei paesi più diseguali del mondo.
  • La maggioranza delle grandi fortune corrisponde a membri di famiglie che dominano le grandi imprese di settori come i media, le banche, le costruzioni e l’alimentazione.  L’indice GINI del paese era di 0,501 punti nel 2011, in una scala da zero a uno, nella quale i valori più alti mostrano una disparità più accentuata. Mentre il 41,5% del reddito si concentrava nel 2010 (dati IBGE) nelle mani del 10% della popolazione, la metà di brasiliani viveva con un reddito procapite mensile inferiore ai 375 reais.
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