MST 30 anni. Molto al di là della distribuzione di terre (Forum digital, 28 gennaio 2014)

 MST 30 anni. Molto al di là della distribuzione di terre. Nell’intervista, João Pedro Stédile parla dei 30 anni del movimento, fa una valutazione della lotta per la terra in questo periodo e spiega i nuovi parametri di quella che considera la riforma agraria popolare, che include i concetti dell’agroecologia e della democratizzazione dell’educazione. di Igor Carvalho e Glauco Faria, na Revista Fórum Digital (…) In un’ intervista esclusiva a   Fórum, João Pedro Stédile, membro del coordinamento nazionale del MST, ha parlato delle nuove prospettive del movimento e della lotta nelle campagne. “I parametri dei cambiamenti proposti dalla riforma agraria popolare esigono di riorganizzare i beni della natura e la produzione agricola per produrre, prima di tutto, alimenti sani per tutto il popolo. Produrre fondandosi su un modello agroecologico, in equilibrio con la natura e senza l’uso di veleni agricoli. Realizzare agroindustrie nella forma di cooperative per trasformare gli alimenti e accrescere il reddito dei lavoratori delle campagne”. Stedile ha anche criticato l’attuale ritmo degli espropri di terra in Brasile. “Nel governo Dilma questo processo è totalmente paralizzato, frutto di una correlazione di forze più avversa, a causa della base sociale e politica  che compone il governo e di una incompetenza operativa impressionante dei settori che operano nel governo”. Fórum – In questi 30 anni, il  gruppo ruralista e parte dei media tradizionali hanno combattuto, a volta in forma grossolana, il MST.  Come valuta il comportamento di questi due settori? João Pedro Stédile – Il capitale sta adottando un modello di sfruttamento dell’agricoltura che si chiama agrobusiness. In questo modello c’è una nuova alleanza delle classi dominanti, che riunisce i grandi proprietari, le imprese transnazionali e i media borghesi. Loro usano tutti i loro strumenti, come il Potere Giudiziario e il Congresso, per sostenere la loro proposta, svalutare la riforma agraria e tutta la lotta sociale nelle campagne.   Fórum – Buona parte della stagnazione e dei passi indietro nella questione agraria sono legati non solo all’Esecutivo, ma anche all’agrobusiness, molto rappresentato al Congresso. In questo senso, lei ritiene essenziale una riforma politica? Quali punti devono essere assolutamente modificati? João Pedro Stédile – Il Brasile vive una crisi politica. Nel senso che il popolo e la classe lavoratrice non esercitano un controllo su coloro che dovrebbero essere i loro rappresentanti nelle sfere politiche dello Stato. Questa distorsione dipende dal finanziamento privato delle campagne elettorali, sempre più care, e dalla manipolazione ideologica dovuta al monopolio dei mezzi di comunicazione, in particolare la TV. Gli eletti rispondono solo agli interessi della classe che li finanzia, invece che a quelli di chi ha votato per loro. Si devono cambiare le regole della politica per tornare ad avere una democrazia rappresentativa nella quale il popolo possa credere. Quindi la riforma politica mira a modificare molti aspetti di questo processo, dalla forma di scegliere i candidati, a quella di finanziare le compagne, agli impegni, ai tempi del mandato e al diritto del popolo di convocare autonomamente plebisciti popolari per esprimersi su questioni calde, fino a revocare i mandati degli eletti che non hanno tenuto fede agli impegni assunti con il popolo. Tuttavia, questi dettagli della riforma politica, che non sono chiari per tutti o anche che non vedono una posizione unitaria tra le forze popolari, devono essere approfonditi con un ampio dibattito politico con la popolazione. Per questo, siamo organizzati in una grande assemblea di tutti i movimenti sociali brasiliani che hanno assunto come obiettivo comune di realizzare  quest’anno una serie di incontri per discutere con la popolazione che tipo di problemi abbiamo in politica e che tipo di riforma dobbiamo fare. Nella settimana del 7 settembre, realizzeremo un plebiscito popolare perché la popolazione voti se è necessario o no convocare un’Assemblea constituente, sovrana e esclusiva, per realizzare una riforma politica. Questo sarà il nostro compito nei prossimi mesi.   Fórum – Il congresso nazionale del MST, a febbraio, parlerà del programma di Riforma Agraria Popolare, costruito dal Movimento. Come si sta organizzando il MST per affrontare l’agrobusiness? João Pedro Stédile – L’agrobusiness è un modello di produzione agricola del capitale che esclude la popolazione. Ha dato vita a una nuova classe dominante più forte e più complessa. Da qui in avanti, i cambiamenti nelle campagne - per la costruzione di un nuovo modello agricolo che produca alimenti sani, che non aggredisca la natura, che distribuisca reddito e rappresenti uno sviluppo per il nostro popolo - dipendono da una collaborazione tra tutti i settori della classe lavoratrice. Per questo la nostra tattica deve includere l’alleanza con la classe lavoratrice urbana, con i giovani e tutti i movimenti sociali urbani.   Fórum – In passato, il MST si proponeva prima di tutta la distribuzione delle terre. Oggi si interessa anche delle infrastrutture degli insediamenti e dell’accesso alla tecnologia nella produzione agricola. La difesa dell’ambiente, con la proposta di modelli di produzione che non aggrediscano la natura, è la prossima bandiera del movimento? João Pedro Stédile – Certo. C’è stato un cambiamento negli ultimi anni nel nostro programma agrario e abbiamo costruito quel che chiamiamo: proposta di riforma agraria popolare.   Nel passato, quando a dominare era il capitalismo industriale, c’era ancora la possibilità di una riforma agraria di tipo classico, che voleva dire democratizzare la proprietà della terra e integrare i contadini in questo processo. Tuttavia, ora l’economia mondiale è diretta dal capitale finanziario e internazionalizzato. Nelle campagne questo modello ha realizzato l’agrobusiness, che esclude e espelle i contadini e la manodopera del campo. Ora, non basta solo distribuire la terra, anche perché il processo in corso è di concentrazione della proprietà della terra e di denazionalizzazione.La riforma agraria popolare si propone di riorganizzare i beni della natura e la produzione agricola per produrre, prima di tutto, alimenti sani per tutto il popolo. Produrre, basandosi sul modello dell’agroecologia, in equilibrio con la natura e senza l’uso di veleni agricoli. Realizzare agroindustrie nella forma di cooperative, per trasformare gli alimenti e accrescere il reddito dei lavoratori delle campagne. E includere la democratizzazione dell’educazione come una necessità dello sviluppo sociale. Non si può ammettere che abbiamo ancora 18 milioni di lavoratori adulti analfabeti, e la maggioranza di loro sta nelle campagne.   Fórum – Lei ha recentemente parlato dell’unione delle forze tra MST e popolazione indigena. Crede che unendo le forze con gli indios la lotta per la terra possa conquistare una dimensione diversa nel paese? João Pedro Stédile – La classe lavoratrice deve sostenere la causa indigena. I popoli indigeni sono massacrati dall’offensiva del capitale che vuole le loro terre e ricchezze, in particolare nella zona della frontiera economica dell’agrobusiness, come il Mato Grosso del Sud, il sud di  Bahia e del Maranhão. I popoli indigeni, pur avendo i loro diritti garantiti dalla Costituzione, rappresentano delle minoranze e non hanno la forza di scontrarsi con il potere del capitale da soli. Per questo, rinnovo l’appello: che tutto il popolo, in particolare i settori organizzati della classe lavoratrice, sostengano i popoli indigeni. E’ un modo anche per pagare il nostro debito storico con i nostri antenati che hanno sempre curato la natura perché la vita potesse proseguire fino a noi.   Fórum – Siamo in un anno elettorale. Come si posizionerà il MST durante queste elezioni? João Pedro Stédile – Il MST tradizionalmente non si schiera - come movimento sociale - per un candidato. Ci siamo sempre schierati a favore della necessità di sostenere i progetti popolari. Cerchiamo di coscientizzare la nostra base perché abbia una visione politica e voti i candidati e i progetti che rappresentano gli interessi del popolo e puntino alla sconfitta dei settori della destra. Questo tipo di comportamento, che ciascuno deve esercitare come cittadino cosciente, lo manterremo nelle prossime elezioni.   Fórum – Come vede l’evoluzione della riforma agraria nei governi di Lula e Dilma? João Pedro Stédile – La riforma agraria, dal punto di vista concettuale, è un ampio programma dello Stato che riesce a democratizzare l’accesso alla terra e a eliminare il latifondo, come è scritto perfino nella nostra legislazione. Tuttavia, non c’è mai stata una riforma agraria in Brasile. Abbiamo visto soltanto alcuni programmi di creazione di insediamenti, frutto della lotta e delle pressione sociale che obbliga i governi a espropriare alcune proprietà e trasformarle in insediamenti. Nel governo Dilma questo processo è totalmente paralizzato, frutto di una correlazione di forze più avversa, a causa della base sociale e politica  che compone il governo e per una incompetenza operativa impressionante dei settori che operano nel governo. Non mi stanco di fare un esempio che è addirittura patetico: la presidente Dilma si è impegnata con il movimento per insediare le famiglie senza terra del Nordest nelle zone irrigate dei progetti del governo. Esistono attualmente 86.000 lotti liberi, in antichi progetti, sui quali il governo ha investito già milioni; ci sono acqua e terra. Basta portarci le famiglie. Ma non succede niente. Ossia, potremmo insediare subito 86.000 famiglie in aree irrigate, con garanzia di produrre, il che risolverebbe la situazione di una grande parte degli accampamenti del Nordest.   Fórum – C’è attesa per come si comporteranno i movimenti sociali durante la Coppa del Mondo in Brasile. Il MST scenderà in strada? Qual è la posizione del movimento in relazione ai Mondiali? João Pedro Stédile – Ci sono molti settori sociali della gioventù che certamente si mobiliteranno. Ci uniremo a tutte le mobilitazioni che rappresentino lotte per migliori condizioni di vita del nostro popolo. Il luogo privilegiato di fare politica per il popolo sono le  mobilitazioni nelle strade. Soltanto attraverso le mobilitazioni potremo ottenere cambiamenti. Non arriveranno mai dal Parlamento o dalla volontà illuminata dei governanti. Quindi, spero che le mobilitazioni comincino presto. Non c’è bisogno di sposare la lotta per migliori condizioni di vita con il periodo della Coppa. Nel periodo della Coppa corriamo il rischio che il popolo in genere non apprezzi e non aderisca. Tutti vogliamo vedere la Coppa e, d’altra parte, rischieremmo anche di ridurre le mobilitazioni alla sola denuncia del prezzo delle opere. In realtà, detto tra noi, anche i prezzi esagerati pagati per alcune opere e ristrutturazioni rappresentano molto poco di fronte ai miliardi trasferiti ogni giorno dal governo per il pagamento degli interessi ai banchieri. La nostra lotta deve essere finalizzata al fatto che le risorse pubbliche, oggi riservate all’avanzo primario per il pagamento degli interessi – che ingrassano solo gli speculatori e il capitale finanziario – siano destinate agli investimenti necessari nell’educazione, salute, trasporto pubblico e  riforma agraria.