VI Congresso: Brasile, la voce dei Sem Terra (il Manifesto 11 febbraio)

 

  • *Da il Manifesto dell’11 febbraio 2014
  • Brasile, la voce dei Sem Terra
  • Serena Romagnoli,
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  • Brasilia. Inizia il VI Congresso dei senza terra per costruire una riforma agraria popolare
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  • l Movi­mento senza terra è da ieri riu­nito a Bra­si­lia, per il VI con­gresso dei suoi 30 anni di vita. Il palazzo dello sport Nil­son Nel­son ospita 16.000 dele­gati di 23 stati del paese e 250 ospiti stra­nieri. Intorno è stata mon­tata una pic­cola città, 38.000 metri qua­drati di tende desti­nate agli alloggi, alle 150 cucine – nelle quali ven­gono pre­pa­rati pasti con i pro­dotti degli inse­dia­menti — a segre­te­ria, ambu­la­to­rio, asilo infan­tile ecce­tera.
  • A fianco del palazzo c’è poi la Mostra Nazio­nale della Cul­tura e della Pro­du­zione Con­ta­dina, orga­niz­zata dalle cope­ra­tive e asso­cia­zioni degli inse­dia­menti dei vari stati. Sono espo­sti e ven­duti i pro­dotti dei senza terra per mostrare alla società la ric­chezza e diver­sità della loro pro­du­zione e l’importanza dell’agricoltura fami­liare da cui pro­viene il 70% del cibo che arriva sulle tavole dei bra­si­liani.
  • «Il con­gresso è solo il momento con­clu­sivo di un lungo pro­cesso, un momento di festa e con­di­vi­sione per­ché la discus­sione è comin­ciata due anni fa nella base del Movi­mento — ha detto Diego Moreira del Mst/Paraná durante la con­fe­renza stampa di pre­sen­ta­zione dell’evento — Per due anni si è discusso a tutti i livelli dello svuo­ta­men­teo del pro­getto della Riforma agra­ria clas­sica e della neces­sità della costru­zione di una Riforma agra­ria popo­lare. Lo slo­gan del VI Con­gresso è infatti: Lot­tare, costruire una riforma agra­ria popo­lare».
  • Ne par­liamo con João Pedro Sté­dile, il diri­gente dei senza terra più cono­sciuto in Ita­lia (a dicem­bre, dopo aver par­te­ci­pato a un incon­tro sull’esclusione in Vati­cano, Ste­dile ha incon­trato i movi­menti ita­liani al Valle occupato).
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  • A che punto è la riforma agraria?
  • Il Bra­sile non ha mai avuto un vero pro­gramma di riforma agra­ria che si pro­po­nesse di demo­cra­tiz­zare l’accesso alla terra e garan­tisse la terra ai poveri. Oggi non c’è riforma agra­ria e anche i pro­cessi di con­qui­sta di nuovi inse­dia­menti sono bloc­cati. Dipende dal fatto che c’è una forte spe­cu­la­zione sui prezzi delle com­mo­dity agri­cole, che ha accre­sciuto il lucro dei fazen­dei­ros e ha por­tato alle stelle il prezzo della terra. Il capi­tale sta impo­nendo l’agrobusiness come unica forma di pro­du­zione e il governo Dilma è ege­mo­niz­zato dall’agrobusiness. È un modello di pro­du­zione che inte­ressa ai grandi fazen­de­ros e alle imprese trans­na­zio­nali che con­trol­lano il com­mer­cio mon­diale. Negli ultimi dieci anni abbiamo avuto un’enorme con­cen­tra­zione della pro­prietà della terra e della pro­du­zione agri­cola. Circa l’80% delle terre è uti­liz­zato solo per soia, mais, canna, pascolo e euca­lip­tos. Tutto fina­liz­zato all’esportazione. È un modello che dà pro­fitto ad alcuni ma con­danna milioni di per­sone alla povertà. Basta vedere il caso del Mato Grosso, con­si­de­rato un modello: più dell’80% degli ali­menti con­su­mati dal popolo di lì deve arri­vare da altri stati. Ci sono 40 milioni di bra­si­liani che dipen­dono dal pro­gramma Borsa Fami­glia per man­giare e 18 milioni di lavo­ra­tori adulti che non sanno leg­gere. Sono con­se­guenze dell’agrobusiness. I suoi effetti per­versi col­pi­scono tutta la popo­la­zione, poi­ché l’agrobusiness distrugge l’ambiente e altera il clima anche nelle città e pro­duce sol­tanto usando veleni. Que­sti veleni distrug­gono la bio­di­ver­sità, con­ta­mi­nano le acque e gli ali­menti. Quelli che sosten­gono la riforma agra­ria, all’interno del governo, sono una mino­ranza e c’è anche una grave incom­pe­tenza ammi­ni­stra­tiva nell’Incra, l’Istituto per la riforma agra­ria che non rie­sce a risol­vere nean­che i pro­blemi di coloro che sono già inse­diati. Due anni fa, durante una riu­nione del Forum Sociale Mon­diale a Porto Ale­gre, la Pre­si­dente ci ha pro­messo che avrebbe messo al primo posto l’insediamento delle fami­glie senza terra nei pro­getti di irri­ga­zione del nor­dest, che è il luogo dove vivono i più poveri, visto che ci sono 86.000 lotti liberi, nei quali il governo potrebbe inse­diare 86.000 fami­glie. Ma non è stato preso nes­sun prov­ve­di­mento in que­sto senso.
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  • Il blocco della riforma agra­ria ha messo in dif­fi­coltà il Mst?
  • Sì, dal 2005 a oggi, anche il Mst ha sof­ferto il periodo di riflusso del movi­mento di massa. E non per­ché sia venuta meno la volontà di lot­tare, ma per­ché le con­di­zioni della lotta risul­tano più dif­fi­cili: le masse per­ce­pi­scono l’impossibilità di una vit­to­ria e si tirano indie­tro. Abbiamo 80mila fami­glie accam­pate, molte delle quali vivono da 8 anni sotto i teloni di pla­stica nera, eppure per tutto l’anno Dilma non ha espro­priato nean­che una fazenda. Per pro­vo­carla le diciamo: l’ultimo governo mili­tare che ti ha tor­tu­rato ha espro­priato più terra di te.
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  • Da giu­gno, ci sono state invece impor­tanti mobi­li­ta­zioni dei giovani…
  • Le mobi­li­ta­zioni dei gio­vani, in ogni società, sono una spe­cie di ter­mo­me­tro che indica la tem­pe­ra­tura dell’indignazione dell’intera società. E qui è suc­cesso lo stesso. I gio­vani sono scesi in strada a nome di noi tutti per dire che c’è biso­gno di cam­bia­menti sociali nell’organizzazione poli­tica da cui non ci sen­tiamo rap­pre­sen­tati, nella poli­tica eco­no­mica, nell’organizzazione dello stato che deve rispon­dere alle neces­sità del popolo rispetto alla salute, all’educazione, a un tra­sporto pub­blico di qua­lità. Noi abbiamo cer­cato di par­te­ci­pare, nono­stante la nostra base viva lon­tano dalle grandi città. Inco­rag­giamo i gio­vani ad orga­niz­zarsi e andare avanti e allo stesso tempo lavo­riamo alla costru­zione di assem­blee sta­tali e nazio­nali di tutti i movi­menti sociali, dal movi­mento sin­da­cale alle pasto­rali della chiesa, per discu­tere insieme sulle strade da per­cor­rere e sulla riforma poli­tica. Il Bra­sile vive una crisi poli­tica pro­fonda. Nel senso che il popolo e la classe lavo­ra­trice non eser­ci­tano un con­trollo su coloro che dovreb­bero essere i loro rap­pre­sen­tanti nelle sfere poli­ti­che dello Stato. Que­sta distor­sione dipende dal finan­zia­mento pri­vato delle cam­pa­gne elet­to­rali, sem­pre più care, e dalla mani­po­la­zione ideo­lo­gica dovuta al mono­po­lio dei mezzi di comu­ni­ca­zione, in par­ti­co­lare la Tv. Gli eletti rispon­dono solo agli inte­ressi della classe che li finan­zia, invece che a quelli di chi ha votato per loro. Si devono cam­biare le regole della poli­tica per tor­nare ad avere una demo­cra­zia rap­pre­sen­ta­tiva nella quale il popolo possa cre­dere. Una riforma poli­tica dovrebbe modi­fi­care molti aspetti della sutua­zione attuale: dalla forma di sce­gliere i can­di­dati, a quella di finan­ziare le com­pa­gne, agli impe­gni, ai tempi del man­dato e al diritto del popolo di con­vo­care auto­no­ma­mente refe­ren­dum popo­lari per espri­mersi su que­stioni calde, fino a revo­care i man­dati degli eletti che non hanno tenuto fede agli impe­gni assunti con il popolo.
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  • Uti­liz­ze­rete il periodo della Coppa del Mondo in Bra­sile per farvi sentire?
  • Secondo me è impor­tante che le nostre mobi­li­ta­zioni non si con­cen­trino nel periodo della Coppa. In quel periodo cor­riamo il rischio che il popolo non apprezzi e non ade­ri­sca. Tutti vogliamo vedere la Coppa e, d’altra parte, rischie­remmo anche di ridurre le mobi­li­ta­zioni alla sola denun­cia del prezzo delle opere. In realtà, detto tra noi, anche i prezzi esa­ge­rati pagati per alcune opere e ristrut­tu­ra­zioni rap­pre­sen­tano molto poco di fronte ai miliardi tra­sfe­riti ogni giorno dal governo per il paga­mento degli inte­ressi ai ban­chieri. La nostra lotta deve essere fina­liz­zata al fatto che le risorse pub­bli­che — oggi riser­vate all’avanzo pri­ma­rio per il paga­mento degli inte­ressi, che ingras­sano solo gli spe­cu­la­tori e il capi­tale finan­zia­rio – siano desti­nate agli inve­sti­menti neces­sari all’educazione, alla sanità, al tra­sporto pub­blico e alla riforma agraria.
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  • Siamo in un anno elet­to­rale. Che posi­zione assumerete ?
  • In quanto movi­mento sociale, il Mst tra­di­zio­nal­mente non si schiera per un can­di­dato. Cer­chiamo di far cre­scere la coscienza poli­tica della nostra base per­ché voti i can­di­dati e i pro­getti che rap­pre­sen­tano gli inte­ressi del popolo e punti alla scon­fitta dei set­tori della destra. Man­ter­remo lo stesso atteggiamento.
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  • Ma cos’è una Riforma Agra­ria Popo­lare e quali pos­si­bi­lità ha di essere attuata?
  • È neces­sa­rio che ven­gano espro­priati ampi ter­ri­tori dei mag­giori lati­fondi, comin­ciando da quelli pos­se­duti dalle imprese stra­niere. Deve essere data prio­rità alla pro­du­zione di ali­menti sani, senza pesti­cidi (il Bra­sile è il mas­simo con­su­ma­tore mon­diale di veleni, impor­tiamo 21 milioni di ton­nel­late di fer­ti­liz­zati, è un modello inso­ste­ni­bile che prima o poi esplo­derà) per­ché il popolo delle città non si ammali a causa del cat­tivo cibo. Biso­gna che si affermi l’agroecologia come nuovo modello di pro­du­zione in equi­li­brio con la natura. Ci devono essere agroin­du­strie in forma coo­pe­ra­tiva che diano lavoro ai gio­vani delle cam­pa­gne per bloc­care l’esodo e distri­buire il red­dito. E tutti, a tutti i livelli, devono poter stu­diare. Que­sta è in sin­tesi la nostra pro­po­sta. Da qui in avanti, i cam­bia­menti nelle cam­pa­gne dipen­dono da una col­la­bo­ra­zione tra tutti i set­tori della classe lavo­ra­trice. Per que­sto la nostra tat­tica deve inclu­dere l’alleanza con la classe lavo­ra­trice urbana, con i gio­vani e tutti i movi­menti sociali urbani. Come diciamo nel Docu­mento sul Pro­gramma Agra­rio in discus­sione nel nostro Con­gresso: «Dob­biamo soste­nere ora un nuovo pro­getto di riforma agra­ria che sia popo­lare. Non basta la riforma agra­ria clas­sica, che si limita a divi­dere la pro­prietà della terra e a inte­grare i con­ta­dini come for­ni­tori di mate­rie prime e ali­menti per la società urbano-industriale. La lotta per la riforma agra­ria si inse­ri­sce ora nella lotta con­tro il modello del capi­tale. È uno sta­dio della nostra lotta, con sfide più ele­vate e com­plesse, diverso dal periodo dello svi­luppo indu­striale (1930-’80), quando gli inse­dia­menti della riforma agra­ria in aree impro­dut­tive, per la pro­du­zione di ali­menti, si som­ma­vano all’agricoltura padro­nale rivolta, prio­ri­ta­ria­mente, all’agroesportazione. Gli scon­tri con il capi­tale e il suo modello di agri­col­tura par­tono dalle dispute sulle terre e i ter­ri­tori, ma si ampliano poi agli scon­tri sul con­trollo dei semi, dell’agroindustria, della tec­no­lo­gia, dei beni della natura, della bio­di­ver­sità, delle acque e delle fore­ste. La costru­zione della Riforma Agra­ria Popo­lare può essere rea­liz­zata solo da un ampio ven­ta­glio di forze popo­lari che rap­pre­sen­tino l’insieme dei lavo­ra­tori delle cam­pa­gne e delle città. E assume anche una pro­spet­tiva inter­na­zio­na­li­sta, per­chè la lotta dei lavo­ra­tori con­tro l’ordine del capi­tale è inter­na­zio­nale, nell’attuale sta­dio di ege­mo­nia del capi­tale finan­zia­rio e delle imprese trans­na­zio­nali che agi­scono in tutto il mondo».
  • Lei ha par­lato anche dell’unione delle forze tra Mst e popo­la­zione indigena……
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  • La classe lavo­ra­trice deve soste­nere la causa indi­gena. I popoli indi­geni sono mas­sa­crati dall’offensiva del capi­tale che vuole le loro terre e ric­chezze, in par­ti­co­lare nella zona della fron­tiera eco­no­mica dell’agrobusiness, come il Mato Grosso del Sud, il sud di Bahia e del Mara­n­hão. I popoli indi­geni, pur avendo i loro diritti garan­titi dalla Costi­tu­zione, rap­pre­sen­tano delle mino­ranze e non hanno la forza di scon­trarsi con il potere del capi­tale da soli.
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  • 2. Il MST incontra Dilma 13 febbraio 2014   http://www.mst.org.br/sites/default/files/_MG_3633.JPG   Da tre anni – cioè dal suo insediamento - il MST chiedeva una riunione con la Presidente Dilma Ma solo dopo la manifestazione di mercoledi pomeriggio a Brasilia, la presidente ha finalmente deciso di ascoltare le richieste del Movimento. Secondo i senza terra, gran parte delle energie spese nelle lotte degli ultimi tre anni sono servite solo perché il governo non retrocedesse rispetto alle conquiste degli anni precedenti. “La nostra proposta di riforma agraria è rimasta inascoltata e questo ha creato una grande insoddisfazione nei senza terra” ha detto Jaime Amorim, dirigente del Pernambuco. Amorim ha riproposto la questione della definizione di un nuovo indice di produttività delle terre, fermo agli anni 70 (molto importante per decidere degli espropri). Se ne discute – senza arrivare a risultati concreti – dall’inizio del primo mandato di Lula. Un’altra questione critica – presentata a Dilma -  è quella relativa alla possibilità di vendere i lotti destinati alla riforma agraria da parte di coloro che li hanno ottenuti. E’ una misura molto rischiosa – ha affermato Debora Nunes del coordinamento nazionale MST – in un momento in cui l’agrobusiness ha fame di terre ed è disposto a offrire molto denaro; può portare a un ulteriore aumento della concentrazione di terre. I senza terra hanno naturalmente protestato con forza per il blocco della riforma agraria dovuto anche al fatto che l’INCRA (Istituto per la riforma agraria) non funziona – le sue capacità sono diminuite del 50% a causa della mancanza di personale -  e ha oggi un’impronta fortemente  conservatrice. Le  terre irrigate del nordest, inoltre -  promesse da Dilma agli accampati - non sono mai state concesse mentre quella  regione ha vissuto la peggiore siccità degli ultimi 50 anni, 4 milioni di animali sono morti e 1200 comuni hanno dichiarato lo stato di calamità. Il Programma del governo  per la Acquisizione degli alimenti prodotti negli insediamenti – elemento positivo della sua azione   -   coinvolge però  solo il 5% delle famiglie insediate, dovrebbe quindi avere a disposizione molte risorse in più. Dilma ha fatto molte promesse. Debora Nunes ha commentato che il congresso e le lotte (grande manifestazione a Brasilia mercoledi pomeriggio intorno al Planalto e al Supremo Tribunale Federale, occupazione del Ministero dell’educazione da parte dei sem terrinha, ecc) nel corso della settimana hanno permesso di rimettere il tema della riforma agraria all’ordine del giorno nell’agenda del governo e all’interno della società, ma che le mobilitazioni continueranno per esigere che alle promesse facciano seguito risposte rapide e concrete.