Un'alternativa al modello del capitale, di João Pedro Stédile e Osvaldo León

  • Un’alternativa al modello del capitale  (da Adista 3/8/2014)
  • (http://pensamientoscontracorrientes.blogspot.it/2014/07/)
  • di João Pedro Stédile e Osvaldo León
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  • Dagli anni ‘80, viviamo una nuova fase del capitalismo egemonizzata dal capitale finanziario e dalle transnazionali, il cui controllo sulla produzione delle principali merci e sul commercio mondiale ha suscitato cambiamenti strutturali nella produzione agricola.
  • Questo controllo sui beni da parte del capitale finanziario, che circola nel mondo in proporzioni cinque volte superiori al capitale produttivo (255 miliardi di dollari in moneta rispetto ad appena 55 miliardi di dollari in beni annuali), ha trasformato in merci i beni della natura, come la terra, l’acqua, l’energia, i minerali. Ed è per questo che si è prodotta un’enorme concentrazione della proprietà della terra, dei beni della natura e degli alimenti. 
  • In effetti, attualmente, circa 100 imprese agroalimentari transnazionalI (come Cargill, Monsanto, Dreyfus, ADM, Syngenta, Bunge, ecc.) controllano la maggior parte della produzione mondiale di fertilizzanti, prodotti agrochimici, pesticidi, come pure delle agroindustrie e del mercato degli alimenti. Perché ora gli alimenti sono oggetto di vendita e di speculazioni nelle borse valori internazionali, come qualunque materia prima (ferro, petrolio, ecc.): i grandi investitori finanziari acquistano milioni di tonnellate di alimenti a fini speculativi. Milioni di tonnellate di soia, di mais, di grano, di riso, e persino raccolti ancora da venire, ancor prima della semina, raccolti che si effettueranno nel 2018, sono già venduti. Vale a dire che questi milioni di tonnellate di cereali che non esistono hanno già un padrone.
  • Questo modello di produzione che il capitale sta introducendo in tutto il mondo prende il nome di agribusiness, e mira, essenzialmente, a organizzare la produzione agricola sotto forma di monocolture su scala sempre più ampia, con uso intensivo di macchinari e di veleni agricoli e un crescente utilizzo di sementi transgeniche. 
  • Di conseguenza, tale matrice produttiva propria dell’agribusiness risulta socialmente ingiusta, in quanto espelle sempre più manodopera dai campi; è economicamente impraticabile, in quanto dipende dall’importazione di milioni di tonnellate di fertilizzanti chimici; è subordinata alle grandi imprese che controllano i semi, i fattori produttivi, i prezzi, il mercato e incassano la maggior parte dei profitti della produzione agricola; è insostenibile dal punto di vista ambientale, in quanto pratica la monocoltura ed elimina la biodiversità esistente in natura, attraverso l’uso irresponsabile di veleni agricoli che distruggono la fertilità naturale dei suoli e i loro microorganismi e contaminano l’ambiente e, soprattutto, gli alimenti prodotti, con conseguenze gravissime per la salute della popolazione.
  • A febbraio, l’Istituto Nazionale sul Cancro (Inca), in Brasile, ha avvertito che si prevedono per quest’anno 546mila nuovi casi di tumore nel Paese, per la maggior parte provocati da alimenti contaminati con pesticidi, soprattutto tumori al seno e alla prostata, giacché si tratta delle cellule su cui più incidono i principii attivi dei prodotti chimici.
  • SOVRANITÀ ALIMENTARE
  • Di fronte a questo modello dell’agribusiness che persegue la produzione di dollari e commodities (beni altamente standardizzati, come prodotti agricoli o prodotti di base non lavorati, scambiabili sul mercato, ndt) e non di alimenti, dobbiamo urgentemente riaffermare in tutto il pianeta il principio secondo cui gli alimenti non possono essere considerati una merce. L’alimentazione è un diritto di sopravvivenza: ogni essere umano deve avere accesso a questa energia, in maniera equa e senza alcun tipo di restrizione.
  • In Vía Campesina abbiamo sviluppato il concetto di sovranità alimentare, intesa come la necessità che in tutti i luoghi del mondo ogni popolo abbia il diritto e il dovere di produrre i propri alimenti. È in questo modo che è stata garantita la sopravvivenza dell’umanità, anche nelle condizioni più difficili. È dimostrato biologicamente che in ogni parte del nostro pianeta si possono produrre alimenti per la riproduzione umana, a partire dalle condizioni locali.
  • La questione chiave è come garantire la sovranità alimentare dei popoli. Ed è per questo che dobbiamo sostenere la necessità che tutti coloro che coltivano i campi e producono alimenti abbiano il diritto alla terra e all’acqua, come diritto proprio degli esseri umani. Da qui la necessità di una politica di distribuzione equa dei beni naturali (terra, acqua, energia), che è quello che chiamiamo riforma agraria.
  • Dobbiamo garantire la sovranità nazionale e popolare sui beni fondamentali della natura, i quali non possono essere piegati alle regole della proprietà privata e del profitto. I beni della natura non sono frutto del lavoro umano. Ragione per cui lo Stato  deve salvaguardarne la funzione sociale, collettiva, sotto il controllo della società.
  • Dobbiamo assicurarci che le sementi, le differenti specie di animali e i loro miglioramenti genetici realizzati dall’umanità nel corso della storia siano accessibili a tutti gli agricoltori. Non può esserci proprietà privata delle sementi e degli esseri viventi, come invece ci impone il capitalismo nella sua fase attuale, con i suoi brevetti e le sue leggi sui transgenici e sulle mutazioni genetiche. Le sementi sono un patrimonio dell’umanità.
  • In ogni luogo e regione, è necessario assicurare che vengano prodotti gli alimenti necessari offerti dalla biodiversità locale, al fine di preservare le abitudini alimentari e la cultura del posto, anche come questione di salute pubblica. Gli scienziati, i medici e i biologi ci dicono che l’alimentazione degli esseri viventi, per una loro sana riproduzione, deve essere in armonia con l’habitat e l’energia locali.
  • Abbiamo bisogno di politiche governative tali da sostenere tecniche agricole di produzione di alimenti che non siano predatorie nei confronti della natura, che non utilizzino veleni e che siano in armonia con gli ecosistemi e la biodiversità, e in abbondanza per tutti. È a queste pratiche che diamo il nome di agroecologia.
  • Dobbiamo impedire che le imprese transnazionali continuino a controllare qualsiasi aspetto della produzione agricola e della produzione e distribuzione di alimenti. E, al tempo stesso, avanzare nell’adozione di pratiche di commercio internazionale di alimenti tra i popoli basate sulla solidarietà, sulla complementarità e sullo scambio. E non più sull’oligopolio di imprese sotto il dominio del dollaro statunitense.
  • Spetta inoltre allo Stato il compito di sviluppare politiche pubbliche che garantiscano il principio secondo cui il cibo non è una merce, ma un diritto di tutti i cittadini: le persone vivono in società democratiche, con diritti minimi garantiti, solo se hanno accesso all’alimento-energia necessario.
  • UN NUOVO MODELLO DI PRODUZIONE
  • Sotto l’egemonia di questo modello dell’agribusiness, assistiamo in Brasile a un processo accelerato di concentrazione della proprietà della terra, della produzione agricola e dei beni della natura nelle mani di un numero sempre più ristretto di capitalisti. Si è registrata un’enorme quantità di capitale straniero e finanziario diretto a controllare più terra, più acqua, più agroindustrie e praticamente tutto il commercio estero di commodities agricole.
  • Con questo modello dell’agribusiness, inoltre, si è stabilita un’alleanza ideologica tra grandi proprietari di terra e detentori dei mezzi di comunicazione, soprattutto di reti televisive, riviste e quotidiani, diventati sostegno e megafono permanenti delle imprese capitaliste in ambito rurale, presentate come unico progetto possibile, moderno e insostituibile. Esiste una simbiosi tra i grandi proprietari dei mezzi di comunicazione, le imprese dell’agribusiness, le risorse pubblicitarie e il potere economico.
  • In queste nuove condizioni, la lotta per la terra e per la riforma agraria ha cambiato natura. È per questo che, al VI Congresso Nazionale del Movimento dei Senza Terra (MST), svoltosi lo scorso febbraio, è stato adottato il programma di Riforma Agraria Popolare: perché questa deve riguardare l’intero popolo. Non è più una riforma agraria dei senza terra, perché mira a contribuire ai cambiamenti strutturali necessari per l’insieme della società.
  • Una politica di riforma agraria non si riduce semplicemente alla distribuzione della terra per i poveri, per quanto questa possa essere importante per risolvere problemi sociali localizzati. Si tratta di un cammino verso la costruzione di un nuovo modello di produzione in agricoltura.
  • È urgente la riorganizzazione dell’agricoltura per produrre, in primo luogo, alimenti sani per il mercato interno e per tutta la popolazione brasiliana. Per questo, è necessaria e urgente la realizzazione di politiche pubbliche che diano impulso a un’agricoltura diversificata in ogni bioma e a una produzione basata su tecniche di agroecologia.
  • Al governo spetta, tra altre misure, il compito di destinare maggiori risorse alla ricerca agricola per l’alimentazione e non solo per il profitto delle transnazionali, come pure all’avvio di un ampio programma di realizzazione di agroindustrie piccole e medie in forma cooperativa, affinché i piccoli agricoltori possano contare su agroindustrie proprie per ottenere valore aggiunto e creare un mercato per i prodotti locali.
  • Ovviamente, la Riforma Agraria Popolare prenderà più tempo e richiederà più fatica, perché dovremo coscientizzare la popolazione urbana affinché si mobiliti anch’essa, per esempio, per un cibo sano o per un’etichettatura dei prodotti alimentari che indichi la presenza o meno di veleni o di componenti transgeniche. E, in generale, contro le criticità dell’agribusiness rispetto agli alimenti, al cambiamento climatico, all’ambiente, al lavoro.
  • Come indica il Programma del MST, ci troviamo ora dinanzi a nuove sfide:
  • «a) La Riforma Agraria Popolare deve risolvere i problemi concreti di tutta la popolazione che vive nei campi; 
  • b) la Riforma Agraria ha come base la democratizzazione della terra, ma l’obiettivo è produrre alimenti sani per tutta la popolazione; obiettivo che il modello del capitale non è in grado di raggiungere; 
  • c) l’accumulazione di forze per questo tipo di Riforma Agraria dipende ora da un’alleanza consolidata dei contadini con i lavoratori urbani. Da soli i senza terra non conquisteranno la Riforma Agraria Popolare;
  • d) tale alleanza rappresenta per i contadini e per tutta la classe lavoratrice la via per la costruzione di una nuova società».
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