Lettera al Papa di presentazione di un documento sugli OGM + sintesi documento + comunicato stampa

  • PERCHE' LE COLTIVAZIONI TRANSGENICHE SONO UNA MINACCIA PER I CONTADINI, LA SOVRANITA' ALIMENTARE, LA SALUTE E LA BIODIVERSITA' DEL PIANETA.

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  • 1.Comunicato stampa
  • 2.Lettera al Papa
  • 3.Presentazione degli estensori del documento: Vandana Shiva, Ana María Primavesi, Andrés E. Carrasco, Elena Álvarez-Buylla, Pat Mooney, Paulo Kageyama, Rubens Nodari, Vanderley Pignati
  • 4.Sintesi del documento
  • 5. In allegato il documento integrale in spagnolo e inglese
  • a parte il documento integrale in italiano




 

  • COMUNICATO STAMPA
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  • SALVARE L’UMANITÀ DAI CIBI TRANSGENICI: APPELLO AL PAPA DA
  • ESPERTI DI TUTTO IL MONDO
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  • Il Vaticano, dopo aver ricevuto il documento del gruppo di esperti, dà il via libera alla sua diffusione con la lettera che lo accompagna
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  • Roma, 6 agosto 2014 - Le coltivazioni e il consumo di cibi transgenici provocano rischi per l’ambiente, per la democrazia alimentare, per la biodiversità e per la stessa economia. Un gruppo internazionale di esperti chiede a sua Santità, Papa Francesco di esprimersi nei confronti degli OGM e di provare così a fermare la pericolosissima deriva che l’umanità sta prendendo.
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  • Oggi vengono così resi noti in tutto il mondo la lettera e il documento allegato, che si intitola “Perchè le coltivazioni transgeniche sono una minaccia per i contadini, la sovranità alimentare, la salute e la biodiversità nel pianeta”.  Questi sono stati recentemente presentati a Papa Francesco e hanno ricevuto il via libera dal Vaticano per la loro pubblica diffusione.
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  • Nel documento, firmato da Vandana Shiva, Ana María Primavesi, Andrés E. Carrasco, Elena Álvarez-Buylla, Pat Mooney, Paulo Kageyama, Rubens Nodari, Vanderley Pignati, sono spiegati in modo dettagliatissimo e scientifico i danni causati dall’agricoltura transgenica e i motivi per cui è urgente mettere un freno a questo tipo di agricoltura
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  • Obiettivo dell’iniziativa è che il Papa si esprima criticamente sui transgenici e in appoggio all’agricoltura contadina  "il che - è scritto nella lettera - sarebbe un grande aiuto per salvare i popoli e il pianeta dalla minaccia costituita dal controllo sulla vita da parte di imprese che monopolizzano i semi, chiave di tutta la rete alimentare".
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  • “I dati FAO – ricorda Andrea Ferrante, responsabile delle relazioni internazionali di AIAB  e membro italiano di Via Campesina, l’organizzazione mondiale di contadini che si è impegnata a divulgare il documento in tutto il mondo - ci dicono che il fabbisogno alimentare di oltre il 50% della popolazione è soddisfatto da solo 3 specie vegetali. Controllarle significa avere la sovranità alimentare del mondo intero. Il documento ci riporta ancora una volta alla delicatezza del periodo storico e politico, e all’opportunità offerta dalla presidenza italiana in un momento in cui anche l’Europa è tenuta a prendere decisioni importanti per garantire che tutto il suo territorio sia definitivamente libero da OGM”.
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  • Serena Romagnoli di Amig@s MST-Italia (Amici del Movimento Senza Terra brasiliano) ha dichiarato: “Speriamo che la sollecitazione che ci arriva da questo documento, sostenuto dal Movimento Senza Terra brasiliano e da Via Campesina internazionale, trovi ampia eco nella società italiana e nella Chiesa. La conferenza dei Vescovi brasiliani ha condannato la coltivazione e commercializzazione di sementi transgeniche nel suo documento ‘Chiesa e questione agraria all’inizio del XXI secolo’ del maggio 2014, nel quale contrappone nettamente la ‘Terra del lavoro’ alla ‘Terra degli affari’.
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  • "E’ la piccola agricoltura familiare che può affrontare il problema della fame e garantire il rispetto della natura”. Lo dice Maria Grazia Mammuccini, vicepresidente AIAB e vicepresidente Navdanya International, l’organizzazione che fa capo a Vandana Shiva. “Le coltivazioni transgeniche producono meno, usano una quantità molto maggiore di veleni agricoli e aumentano la disoccupazione. Chi ci guadagna sono  le multinazionali che puntano solo al loro profitto non certo all’interesse sociale.
  • La voce di Papa Francesco sarebbe di grande aiuto per salvare i popoli ed il pianeta  dal rischio enorme del controllo totale da parte delle multinazionali sui semi e quindi sulla vita".
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  • In allegato, la lettera, il profilo dei firmatari e la sintesi del documento che è stato presentato, nella versione integrale, a Papa Francesco.
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  • Ufficio stampa
  • Michela Mazzali, Silverback - Greening the communication
  • ufficiostampa@aiab.it
  • 348.2652565


 

 

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  • A sua Santità  Papa Francesco – Palazzo Apostolico – Città del Vaticano   
  • 30 aprile 2014
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  • Con grande considerazione e rispetto,
  • ci dirigiamo a Sua Santità riguardo a un tema che suscita grande preoccupazione a livello globale: la coltivazione di transgenici e  il suo impatto sulle popolazioni rurali e urbane, sulla sovranità alimentare dei popoli e su la natura, la terra, l’acqua, i semi e le economie, soprattutto dei paesi del Sud globale.
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  •  I firmatari di questa lettera sono scienziati e esperti che hanno fatto ricerca sul tema per decenni, dedicando gran parte delle proprie vite professionali a questo; conosciamo quindi il tema in profondità nei suoi diversi aspetti: come biologi, agronomi, genetisti, fisici e esperti di altre aree. Alcuni di noi sono tra coloro che hanno avviato, nel mondo, il dibattito pubblico su queste coltivazioni e le loro implicazioni. Cerchiamo inoltre di sostenere con le nostre conoscenze scientifiche diversi movimenti contadini, come la Via Campesina, nei nostri paesi e nel mondo intero.
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  • Il tema dei transgenici non suscita soltanto un dibattito scientifico e tecnico ha anche molte ramificazioni economiche e politiche. Senza dubbio, molti scienziati che sostengono le coltivazioni transgeniche nascondono la maggioranza dei problemi e delle incertezze scientifiche, come per esempio il fatto che con i transgenici le grandi corporation dell’agribusiness avanzano verso il controllo assoluto del sistema agroalimentare.
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  • Le statistiche ufficiali dei paesi in cui sono presenti la maggioranza delle coltivazioni transgeniche mostrano che,  in media, i transgenici producono meno per ettaro, usano una quantità molto maggiore di agrochimici e hanno provocato un aumento significativo della disoccupazione nelle campagne e dello svuotamento dei campi.
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  • Le coltivazioni transgeniche sono gli strumenti fondamentali che permettono alle grandi corporation transnazionali di assumere le decisioni sull’alimentazione dei vari  paesi. Il fine dichiarato delle corporation è il profitto, non l’interesse sociale. Questa situazione colpisce gravemente la sovranità alimentare e impedisce lo sviluppo di sistemi agricoli differenziati, che favoriscano la maggioranza dei popoli, soprattutto i più poveri, così come la salute pubblica e l’ambiente.
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  • Particolarmente grave, per il suo carattere irreversibile e per la complessità dei suoi impatti, è la minaccia imminente della liberalizzazione commerciale dei transgenici nei luoghi di origine di alcuni prodotti, come il mais in America Centrale e il riso in Asia; così come la pressione per rompere, nei prossimi mesi, la moratoria che esiste alle Nazioni Unite contro la tecnologia transgenica “Terminator” che vuole mettere a punto semi suicidi.
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  • Le forme di agricoltura senza transgenici, basate su contadine, contadini e piccoli agricoltori, sulla diversificazione e sulle scienze che sentono la responsabilità sociale e ambientale, sono essenziali per affrontare la fame e il cambiamento climatico, però sono a rischio a causa della contaminazione transgenica e della crescita dei monopoli delle corporation.
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  • Per tutto questo e con il maggior rispetto, crediamo che sarebbe di enorme  importanza  e di grande valore per tutti che Sua Santià si esprimesse criticamente sui transgenici e in appoggio all’agricoltura contadina, il che sarebbe un grande aiuto per salvare i popoli e il pianeta dalla minaccia costituita dal controllo sulla vita da parte di imprese che monopolizzano i semi, chiave di tutta la rete alimentare.
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  • Alleghiamo un documento che riassume alcuni dei punti principali che definiscono la realtà delle coltivazioni transgeniche. Esistono molti altri documenti e dimostrazioni scientifiche, così come molti altri ricercatori e esperti che hanno fornito dati su questa stessa linea. Noi ci mettiamo a sua disposizione per qualsiasi altra informazione lei richieda.
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  • Ringraziandola per la sua attenzione, la salutiamo  con grande rispetto
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  • Ana María Primavesi
  • Andrés E. Carrasco
  • Elena Álvarez-Buylla
  • Pat Mooney
  • Paulo Kageyama
  • Rubens Nodari
  • Vandana Shiva
  • Vanderley Pignati
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  • Mail di contatto: sgeral@mst.org.br
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  • Annessi:
  • Breve presentazione dei firmatari del documento
  • Documento “Perchè le coltivazioni transgeniche sono una minaccia per i contadini, la sovranità alimentare, la salute e la biodiversità nel pianeta” (SINTESI) pag 4
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  • Breve presentazione dei firmatari:
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  • Ana María Primavesi, austriaca, ingegnere agronomo dell’Università Rurale di Vienna, dottore in nutrizione vegetale e animale e produttività del suolo. Autrice di 12 libri tecnici sui suoli, 94 lavori scientifici originali e centinaia di altri articoli, documenti, interventi a congressi. Ha collaborato con varie università di altri paesi, e in particolare brasiliane. Tra i suoi testi,  molto importante “Gestione ecologica del suolo”. Tra i premi ricevuti l’ One World Award.
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  • Andrés E. Carrasco, dottore in medicina dell’Universtità di Buenos Aires (UBA). Direttore di ricerca del laboratorio di Embriologia Molecolare dell’Istituto di Biologia Cellulare e Neuroscienze (UBA). Esperto a livello mondiale  per le sue ricerche e pubblicazioni sugli effetti del glifosato negli anfibi.  Ha collaborato con università di Svizzera, Germania e Stati Uniti. Ha avuto importanti incarichi in Argentina a livello scientifico e politico, tra i premi ricevuti la la Beca Guggenheim nel 2005.
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  • Elena Álvarez-Buylla Roces, biologa dell’Università Nazionale del Messico (UNAM). Dottore in genetica molecolare dell’università della California, coordinatrice del Laboratorio di Genetica Molecolare dello Sviluppo e Evoluzione delle Piante dell’Istituto di Ecologia della UNAM, autrice di decine di pubblicazioni scientifiche; ha ricevuto molti riconoscimenti ed è un riferimento scientifico a livello mondiale sul tema degli effetti del mais transgenico in Messico.
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  • Pat Mooney ricercatore canadese, fondatore e direttore esecutivo del Gruppo ETC (Gruppo di Azione sull’Erosione, Tecnologia e Concentrazione), organizzazione internazionale della società civile con sedi in Canada, USA, Messico, Filippine e Nigeria.  Autore e coautore di vari libri e pubblicazioni scientifiche, è stato più volte invitato a tenere relazioni all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. E’ considerato un’autorità sui temi della governance mondiale, concentrazione delle corporation, proprietà intellettuale e impatti delle nuove tecnologie. Ha ricevuto molti premi tra cui il “Right Livelihood Award”, o Premio Nobel Alternativo.
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  • Paulo Yoshio Kageyama ingegnere agronomo, dottore in genetica e miglioramento delle piante, titolare della Scuola Superiore di Agricoltura della Università di Sao Paulo. Ricercatore in genetica e biodiversità di ecosistemi tropicali e applicazione della agro-biodiversità in insediamenti rurali della Riforma Agraria. Ex-direttore del Programma Nazionale di Biodiversità del Ministero dell’Ambiente e ex-membro della commissione di biosicurezza in Brasile  (CTNBio). E’ punto di riferimento internazionale sul tema della biodiversità forestale.
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  • Rubens Onofre Nodari, ingegnere agronomo, professore all’Università Federale di  Santa Catarina (UFSC)/Brasile, con ampia esperienza nell’area della genetica vegetale, si occupa in particolare dei temi della differenziasione e conservazione genetica, fitomiglioramento e biosicurezza degli OGM. Coordinatore del gruppo di ricerca su biosicurezza e biodiversità della sua Università. In collaborazione con il Centro di Biosicurezza di Genok in Norvegia ha sviluppato e diretto ricerce sui rischi biologici diretti e indiretti derivati dalla introduzione di organismi geneticamente modificati nell’ambiente, ex-membro della commissione di biosicurezza in Brasile  (CTNBio).
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  • Vandana Shiva, indiana, scienziata, ricercatrice e attivista, laureata in fisica e filosofia della scienza in Canada. Fondatrice e coordinatrice della Fondazione per la Ricerca Scientifica, Tecnologica e Ecologica, con sede in India, che dal 1982 ha realizzato una grande quantità di attività di informazione e divulgazione con contadine e contadini sulla biodiversità, i semi, l’agricoltura ecologica e gli organismi geneticamente modificati, tra cui il programma  Navdanya, per la conservazione e il recupero della agrobiodiversità e dei semi contadini. Autrice di numerose pubblicazioni e libri, conosciuti a livello mondiale. Ha ricevuto moltissimi premi, tra cui, nel 1993 il Nobel alternativo  e il Premio Global 500 del programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente ecc.
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  • Wanderlei Pignati dottore in medicina, specialista in medicina del lavoro, salute pubblica e medicina ambientale. Professore della Facoltà di Medicina dell’Università Federale del Mato Grosso/Brasile, professore del corso di specializzazione in Salute Pubblica dell’Istituto di Salute Pubblica del Mato Grosso e della Scuola Nazionale di Salute Pubblica  (FIOCRUZ/ ENSP).  Ricercatore sugli impatti di agribusiness e veleni agricoli sulla salute e l’ambiente e membro di   ABRASCO, Associazione Brasiliana di Salute Pubblica. I suoi lavori di ricerca sugli impatti dei veleni agricoli sugli esseri umani, animali e sugli ecosistemi (in particolare in Mato Grosso, una delle aree di coltivazione industriale e di transgenici più intensiva del Brasile) sono molto conosciuti.

  • PERCHE' LE COLTIVAZIONI TRANSGENICHE SONO UNA MINACCIA PER I CONTADINI, LA SOVRANITA' ALIMENTARE, LA SALUTE E LA BIODIVERSITA' DEL PIANETA.
  • Introduzione
  • Quasi venti anni di coltivazione transgeniche, che cosa hanno prodotto? Al contrario di quanto promettevano le imprese, la realtà delle coltivazioni transgeniche, basandosi sulle statistiche ufficiali degli USA – il maggior produttore di transgenici a livello globale – mostra che i transgenici hanno ottenuto minore produttività per ettaro rispetto ai semi già presenti sul mercato, ma hanno portato a una crescita esponenziale nell’uso dei veleni agricoli. Questo si è tradotto anche in forti impatti negativi tanto sulla salute pubblica quanto sull’ambiente. Inoltre, le coltivazioni transgeniche sono state lo strumento chiave per favorire un’enorme concentrazione di prodotti agricoli nelle mani delle corporation.
  • I transgenici sonoserviti per alleviare la fame nel mondo?  No, anzi, dal 1996 - anno in cui si cominciano a  seminare transgenici -  è aumentata la quantità di malnutriti e obesi, fenomeno che è sinonimo di povertà non di ricchezza. (FAO, 2012; OMS, 2012).
  • Una grande diversità di sistemi alimentari contadini e di piccola scala sono quelli che attualmente alimentano il 70% della popolazione mondiale (un 30-50% degli alimenti proviene da piccole coltivazioni, un15/29% da orti urbani, un 5/10% da pesca artigianale un 10/15% da caccia e raccolta). E’ una produzione di alimenti più sana, per la gran parte libera da veleni e transgenici. Il sistema alimentare agroindustriale, al contrario, fornisce solo il 30% degli alimenti, ma usa l’80% delle terre coltivabili e il 70% dell’acqua e dei combustibili per uso agricolo.   Dalla raccolta al consumo, il 50% degli alimenti della catena industriale finisce nei rifiuti  (ETC Group, 2013a).
  • I transgenici hanno aggravato i problemi ambientali del pianeta. A partire dallo stesso periodo in cui si sono cominciate a realizzare coltivazioni transgeniche, si è aggravata seriamente la crisi climatica e gran parte dei problemi ambientali più gravi del pianeta, definiti dal Stockholm Resilience Center come i “limiti planetari”, quelli cioè che non possiamo superare se vogliamo che il pianeta sopravviva. Il cambiamento climatico, la perdita della biodiversità, l’acidificazione degli oceani, la contaminazione e l’esaurimento dell’acqua dolce, l’erosione dei suoli, l’eccessiva quantità di fosforo e azoto che finiscono nei mari e nei suoli e la contaminazione chimica sono direttamente in relazione con il sistema industriale delle corporation della produzione di alimenti, nel quale i transgenici sono il paradigma centrale  (Rockström, 2009; ETC Group, 2013a, GRAIN, 2013).
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  • 1. Una tecnologia imprecisa che suscita molte incertezze
  • Al contrario di quanto afferma l’industria biotecnologica, la tecnologia dei transgenici è imprecis, rispetto ad essa non c’è controllo delle conseguenze. E’ abbastanza facile isolare diverse sequenze del DNA di organismi diversi e attaccarle insieme per formare un transgene. Tuttavia, non è possibile fino ad ora introdurre questa sequenza intatta in un determinato locus del genoma. Né è possibile controllare quante copie intatte o parti della sequenza modificata saranno integrate nel genoma dell’organismo ospite. E ancora più difficile è evitare qualsiasi interazione di queste sequenze con gli altri geni dell’ospite. E’ impossibile controllare l’espressione genica dei transgenici inseriti e la dispersione o rottura dei transgenici  in diversi luoghi del genoma.
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  • 2. Coltivazioni transgeniche: strumento corporativo di controllo dell’agricoltura.
  • Non c’è mai stata nella storia dell’agricoltura e dell’alimentazione una concentrazione di semi così grande, nelle mani di 6 corporation. I transgenici sono importanti per loro perchè sono resistenti ai veleni agricoli e ne assicurano la vendita. E inoltre, essendo prodotti dall’ingegneria genetica, sono brevettati e quindi vanno comprati ogni anno, inoltre agli agricoltori i cui campi vengono contaminati dai trasgenici si può chiedere di pagare per “appropriazione indebita”.
  • Per assicurarsi il controllo totale degli agricoltori, le corporation dell’agribusiness hanno anche messo a punto la tecnologia “Terminator”, cioè i semi suicidi, che diventano sterili una volta utilizzati (tecnologia condannata a livello internazionale e soggetta a una moratoria delle Nazioni Unite, ma sotto pressione delle imprese potrebbe essere presto legalizzata in Brasile). Quindi permettere la coltivazione dei transgenici in un paese vuol dire concedere a poche transnazionali la propria sovranità, la possibilità di decidere su un aspetto fondamentale della sopravvivenza come la alimentazione ed è un attentato contro i diritti dei contadini di conservare i propri semi, diritto riconosciuto dalla FAO come eredità di 10.000 anni di agricoltura contadina che ha sostenuto l’umanità.
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  •  3. Si produce meno. Molti studi, in particolare di università statunitensi  - tra cui uno studio molto approfondito coordinato dal   Dr. Doug Gurian-Sherman,  “Failure to Yield” (Gurian-Sherman, 2009) che analizza 20 anni di coltivazione e 13 di commercializzazione di mais e soia transgenica negli USA, basato su dati ufficiali  - mostrano che le coltivazioni transgeniche, in media, producono meno per ettaro delle coltivazioni  ibride.
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  • 4. Si usano più veleni agricoli, sempre più pericolosi. Le coltivazioni transgeniche hanno portato a un aumento senza precedenti dell’uso di veleni agricoli (erbicidi e altri  antiparassitari sempre più tossici). Questo si traduce in gravissimi problemi ambientali di salute pubblica in  particolare nei tre paesi massimi produttori di transgenici: Usa, Brasile, Argentina (insieme coprono quasi l’80% della produzione). Poichè le piante infestanti sono sempre più resistenti ai veleni agricoli, le imprese stanno mettendo a punto prodotti sempre più forti e quindi tossici e cancerogeni. Il Brasile, per esempio, è diventato il maggiore consumatore mondiale di veleni agricoli con più di 850 milioni di litri consumati ogni anno. In Argentina si usano 250 milioni di litri all’anno di glifosato e 600 milioni di litri complessivi di agrochimici  in una superficie occupata da 11 milioni di abitanti 
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  • 5. Implicano alti rischi per la agrobiodiversità e  l’ambiente. C’è un forte rischio per la biodiversità attraverso la contaminazione dei semi naturali e autoctoni.  La biodiversità e le conoscenze locali e contadine sono molto importanti per l’adattamento al cambio climatico. I transgenici non sono “una opzione in più” come poteva succedere con gli ibridi, perchè la contaminazione delle altre piante è inevitabile, per esempio con l’impollinamento attraverso venti e insetti (e questo porta anche a denunce per “uso indebito”).  Ci possono essere gravi danni alle varietà native che possono anche diventare sterili  (Kato, 2004). Questo produce effetti economici, sociali e culturali su contadini/e e indigeni. Particolarmente grave la contaminazione nei luoghi di origine di alcuni prodotti.
  • Anche la contaminazione di acque e suoli, legata anche all’uso massiccio di veleni agricoli ha assunto proporzioni devastanti che si riflettono sulla salute. In Mato Grosso (Municipio de Lucas de Rio Verde) si sono rilevati dati allarmanti di residui di veleni agricoli nel latte materno e in orina e sangue di insegnanti delle scuole locali (Pignati,  Dores, Moreira et al., 2013).
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  • 6. Rischi per la salute
  • Tra gli effetti negativi dimostrati da numerosi studi si parla di seri rischi di infertilità, invecchiamento accelerato e anche di effetti tossici su fegato, pancreas, reni, apparato riproduttivo, oltre ad alterazioni ematologiche e immunitarie e possibili effetti cancerogeni  (Dona y Arvanitoyannis, 2009). L’uso della tossina Bt può provocare allergie, infiammazioni di stomaco e intestino e molti altri effetti negativi (Schubert, 2013). C’è poi un fortissimo aumento dei residui dei veleni agricoli negli alimenti  (Bøhn y Cuhra, 2014). In Europa dove il consumo di soia transgenica è alto, attraverso l’uso di mangimi animali che la contengono, si sono trovate tracce di glifosato nell’orina del 45% di un campione di cittadini in 18 città (2013). E’ stato dimostrato in molti studi che il glifosato ha effetti teratogeni, è capace di produrre deformazioni congenite (Carrasco, Paganelli, Gnazzo, et al 2010). Nel Chaco, Argentina, c’è stato un incremento di malformazioni del 400%. Negli individui esposti al glifosato aumenta anche fortemente la possibilità di contrarre il cancro, come dimostrano studi relativi alle località di Brasile e Argentina dove la produzione di transgenici è più elevata.  Gli studi che contengono questo tipo di conclusioni (come quelli del Dr. Gilles-Eric Séralini - CRIIGEN, Università di  Caen, Francia) vengono duramente combattuti dalle multinazionali come la Monsanto attraverso scienziati a lei vicini, denunce ecc.
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  • 7.  Ci sono vantaggi con la coltivazione dei transgenici?
  • Dopo quasi 20 anni  di sperimentazione, il 99% dei transgenici piantati nel mondo sono   (soia, mais, colza, cotone) prodotti per l’esportazione, gestiti da grandi imprese. Il 98% dei transgenici è seminato solo in 10 paesi, 169 paesi non permettono la loro semina. Le grandi promesse di creare prodotti che resistono alla siccità o  tipo il  “riso dorato” con vitamina A si sono rivelate fallimentari. I soldi spesi nel progetto del riso dorato, per esempio (più di 100 milioni di dollari donati da istituzioni filantropiche) avrebbero potuto risolvere il problema della mancanza di vitamina A in molti paesi, usando metodi naturali gestiti dai contadini.
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  • 8. Chi guadagna e chi perde con i trasgenici? Non c’è alcun dubbio che quelli che si avvantaggiano maggiormente con le coltivazioni trangeniche sono le 6 transnazionali che controllano il 100% dei semi transgenici:  Monsanto, Syngenta, DuPont, Dow Agrosciences, Bayer, Basf. Le stesse controllano anche il  76% del mercato mondiale dei veleni agricoli e il 75% di tutta la ricerca privata sulle coltivazioni.  Dove i transgenici sono stati autorizzati gli studi sui loro effetti sono stati realizzati solo dalle imprese che li producono. Chi perde con i transgenici è la maggioranza delle popolazioni del pianeta, dai piccoli agricoltori ai consumatori delle città e tutti quelli che soffrono della contaminazione chimica di alimenti, acqua e suoli. La grande maggioranza dei consumatori non vuole mangiare transgenici, le corporation lo sanno e per questo si oppongono alla etichettatura dei prodotti.
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