Alba dei movimenti: appunti per un'analisi della congiuntura continentale

  • Appunti per un'analisi della congiuntura continentale
  • (riunione della segreteria dell'Alba dei movimenti, gennaio 2016, San Paolo, Brasile)
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  • I- Il nuovo scenario continentale
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  • IL 2015 è finito con una serie di avvenimenti che necessariamente riattualizzano l'obiettivo di costruire il processo continentale a partire dalla prospettiva delle aspirazioni del movimento popolare. La sconfitta del kichnerismo, nello scorso novembre, l'avanzare della richiesta di impeachment in Brasile e la sconfitta del chavismo nelle elezioni legislative in Venezuela definiscono uno scenario diverso in America Latina per l'importanza strategica di questi tre paesi rispetto ai processi di autodeterminazione della regione.
  • Per analizzare i recenti cambiamenti politici che stiamo vivendo è necessario focalizzare l'analisi sulla crisi internazionale che sta attraversando il capitalismo a livello globale, il che si ripercuote in modo particolare nei paesi periferici e in America Latina. Non si tratta di una crisi ciclica, propria dell'accumulazione capitalista, come ce ne sono state nella storia dello sviluppo del sistema egemonico.
  • Le sue principali caratteristiche sono:
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  • 1 - La crisi economica si approfondisce in tutto il mondo. In termini economici, la caduta del prezzo del petrolio a valori storicamente comparabili a quelli degli anni 70 è legata a conflitti tra le economie centrali dell'occidente e Russia e Cina, e vi si può anche leggere lo scontro tra le imprese transnazionali e le compagnie petrolifere in mano agli stati, come in Iran o Venezuela. D'altra parte si accentua il processo di deindustrializzazione delle economie periferiche, processo che recentemente, nel foro di Davos, è stato concettualizzato come la 4° rivoluzione industriale, nella quale si punta a eliminare 3 su 5 operai dell'industria, il che avrà come conseguenza il licenziamento di 60 milioni di operai in tutto il mondo, a causa della ristrutturazione del capitale.
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  • 2 - Stati nazionali falliti: Gli stati non sono più lo spazio di conciliazione di interessi antagonistici delle nostre società, a partire dalla mancanza di efficienza e dall'obsolescenza delle istituzioni pubbliche, per lasciare spazio alle imprese transnazionali e al capitale finanziario, che sono quelli che si incaricano di regolare le trasformazioni delle economie nazionali. D'altra parte c'è un aumento della repressione poliziesca in tutti i paesi con la conversione delle politiche di sicurezza e lotta al narcotraffico, principali assi dell'azione pubblica, gli stati diventano essenzialmente stati di polizia dove le spese in forze di sicurezza (per il controllo interno) è sempre maggiore.
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  • 3- Crisi ambientale: Si accelera la crisi ambientale. La recente COP21, realizzata a Parigi, non è riuscita a trovare accordi su politiche che tendano alla diminuzione delle emissioni di carbonio e quindi i cambiamenti climatici andranno avanti. E ciò ha dimostrato l'assoggettamento degli stati nazionali al capitale concentrato. Le conseguenze di questo porteranno nel breve periodo a grandi tragedie ambientali, visto che nei prossimi 10 anni si prospetta un aumento di 1.5° C   in media delle temperature globali.
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  • 4- Crisi di valori: C'è una  profonda crisi di valori segnata dalla disputa ideologica e dal paradigma egemonico che dà significato al progresso. Non si parla più di crescita democratica nè di libertà individuali, ma i parametri con i quali si strutturano le società sono il consumo per il consumo e l'individualismo come unica via d'uscita. Su questo aspetto particolare, Papa Francesco è stata una voce ferma di denuncia e allerta anti-capitalista!
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  • II-La crisi di accumulazione capitalista
  • Si presenta in un primo momento come novità nelle economie centrali, persistendo fino ad oggi l'impossibilità di vedere soluzioni a questa crisi. Le guerre funzionano come meccanismo di riattivazione delle economie centrali ma non sono più una possibile via d'uscita, visto che l'industria degli armamenti si è concentrata, insieme con l'avanzamento tecnologico e questo non rende necessaria la mobilitazione di migliaia di uomini, come è successo in altri momenti storici. Le guerre sono in funzione di controlli territoriali e appropriazione di risorse naturali, però non servono come motori di riattivazione delle industrie nazionali. Una possibile via d'uscita, discussa a Davos, è avanzare nello sviluppo e nella crescita tecnologica industriale con la conseguente espulsione di 60 milioni di lavoratori dell'industria, il che può avere conseguenze poco prevedibili, in particolare per le economie periferiche.
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  • III-In America Latina continuano ad esserci tre progetti in conflitto tra loro. 
  • La novità è che sono tutti e tre in crisi. Il progetto neoliberista, che è il più forte, non trova una chiara via d'uscita al problema dell'accumulazione capitalista e alla crisi sopra descritta. In tutti i paesi in cui questo progetto controlla il governo, come Messico, Guatemala e Perù, la crisi sociale si approfondisce.
  • Il progetto neosviluppista ha mostrato i suoi limiti a partire dalla diminuzione del tasso di crescita e dall'esaurimento del patto interclassista. E in paesi come Brasile e Argentina  si è esurito il modello, portando a una crisi economica e politica.
  • Infine il progetto dell'ALBA non ha potuto concretizzarsi in termini di progetto alternativo al capitalismo.
  • Quando sosteniamo che ci sono ancora tre progetti in conflitto e in crisi nella regione lo facciamo per discutere con le ipotesi di fine del ciclo che sono state sollevate da molte analisi. In particolare, la crisi del progetto neosviluppista colpisce vari paesi perchè questo progetto cooptava, conteneva molte aspirazioni popolari e anche costruzioni politiche del movimento popolare. Noi dobbiamo prepararci con pazienza per avviare compiti strategici e urgenti nel movimento popolare, sapendo che noi affrontiamo una crisi che sarà di lungo periodo, la cui dinamica è difficile da prevedere  ma che ci sarà necessariamente una intensificazione della lotta di classe nei prossimi anni, che non troverà una via d'uscita nel breve periodo.
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  • IV-Sfide per il movimento popolare continentale
  • 1- Necessità di riprendere e intensificare la lotta di massa in ciascuno dei nostri paesi.
  • 2- Necessità di articolare azioni unitarie di massa tra i diversi movimenti popolari e paesi della regione.
  • 3- Rafforzare azioni con la gioventù poichè è il soggetto strategico per pensare a processi di cambiamento.
  • 4- Rafforzare e priorizzare la formazione politica attraverso l'approfondimento e la diversificazione di corsi nelle diverse scuole, costruire e dinamizzare la produzione scritta attraverso la stampa e l'impulso a organizzare politiche nei confronti dei mezzi di comunicazione.
  • 5- Costruire azioni di solidarietà dando priorità ai paesi dove è più acuta la lotta di classe e l'offensiva imperialista, come  Argentina, Venezuela, Brasile , Haiti, Guatemala, e Colombia.
  • 6- E' necessario discutere con ampi settori della nostra società per costruire nuovi progetti-paese che superino quelli degli ultimi anni
  • 7- E' necessario usare strumenti di agitazione e propaganda  nuovi che vadano oltre le reti sociali. I tempi di crisi e di costruzione di nuove alternative sono periodi ricchi per mobilitazione e propaganda, per la battaglia delle idee, per denunciare il capitalismo e  annunciare il nuovo per le masse.
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