Sull' "arresto di Lula", intervista a Stedile di G.Colotti (il Manifesto) e commento di Frei Betto. 5/3/2016

  • E’ un attacco conservatore, intervista a Stedile di Geraldina Colotti
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  • Il Manifesto - Edizione del 05.03.2016
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  • Pubblicato 4.3.2016, 23:59
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  • «Vogliono fermare Lula». È indignato per gli sviluppi dell’inchiesta Lava Jato, il leader del Movimento Sem Terra, João Stedile, che abbiamo raggiunto al telefono per avere un commento sul fermo dell’ex presidente del Brasile.
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  • Cosa sta succedendo?
  • L’operazione della polizia federale, che ha fatto irruzione in casa di Lula e che si è portato via per interrogarlo insieme a un coordinatore della campagna elettorale del 2010, Jose Felipi, è un chiaro abuso giudiziario. Nella nostra consuetudine giuridica, questo non si fa neanche con i peggiori delinquenti, sempre che abbiano fissa dimora. L’intenzione di questi settori reazionari del potere giudiziario è di impedire la candidatura di Lula per le presidenziali del 2018. Il governo di Dilma è un governo di crisi, che non riesce a tirarsi fuori, ad avere uno scatto in avanti. La borghesia adesso non ha più tanto interesse a rimuoverla, quanto a imporle la sua agenda neoliberista. Questa è la condizione. E contemporaneamente deve impedire la candidatura di Lula per il 2018.
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  • Ma intanto anche il principale detrattore di Dilma Rousseff, il presidente della Camera Eduardo Cunha andrà a processo per corruzione.
  • La sua situazione diventa ogni giorno più insostenibile, sono certo che finirà per perdere l’incarico e magari andrà in galera.
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  • Qual è il sentimento popolare dopo le misure di rigore adottate da Dilma Rousseff?
  • Il governo Dilma ha mostrato di voler accettare l’agenda neoliberista mettendo all’ordine del giorno la riforma della previdenza e facendo un patto con la destra per escludere l’impresa Petrobras dall’esplorazione del pré-sal e aprire la porta alle imprese multinazionali. Il pré-sal è un gigantesco giacimento di petrolio largo 200 km ed esteso per circa 800 km tra la città di Vitória, nello Stato dell’Espirito Santo, e Florianópolis, in quello di Santa Catarina. Petrobras ha calcolato che potrebbe avere una potenzialità enorme di petrolio e gas naturale, circa 1600 miliardi di metri cubi. Giacimenti che avrebbero portato Petrobras al sesto posto al mondo e l’America latina ad essere la seconda area geografica per quantità di riserve petrolifere, al posto degli Usa che lo occupano oggi. Si tratta della maggiore riserva di petrolio in acque marittime del mondo, che il grande capitale deve assolutamente controllare. Il progetto, approvato dal Senato (ora manca però il via libera della Camera) è stato presentato dal senatore José Serra, del Psdb-Sp, le cui campagne elettorali, secondo il sito Wikileaks, sono state finanziate dalla Chevron. Credo che stiamo entrando in un periodo di grandi mobilitazioni di massa, sia per difendere i diritti dei lavoratori, perché il livello della disoccupazione aumenta e arriva al 14% nella grande San Paolo, che è la regione più industrializzata del paese, sia per difendere la previdenza sociale e altri diritti. E ci saranno anche manifestazioni per difendere il presidente Lula e contro il golpismo. Nelle prossime settimane faremo manifestazioni già programmate per l’8 marzo. I maestri sono già in agitazione e in vari stati già inizia lo sciopero, come ieri a Rio de Janeiro. Dal prossimo 15 al 17 marzo ci sarà uno sciopero nazionale dei maestri poi il 31 marzo ci sarà una mobilitazione nazionale del Frente Brasil Popular in tutto il paese, con un’agenda dettata dalla classe lavoratrice. E nel mese di aprile ci saranno lotte popolari dei contadini.
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  • L’omicidio di Berta Caceres ha scosso tutta la sinistra latinoamericana. Anche il Brasile è un paese pericoloso per gli ambientalisti...
  • L’assassinio di Berta Caceres, che era la principale leader popolare dell’Honduras e agiva nei movimenti popolari dell’Alba, sui temi ambientali e indigeni, dimostra come il grande capitale non abbia limiti nella sua brama di sfruttare le risorse naturali in America latina. Ci sono proteste in varie capitali del continente. Speriamo che il suo esempio di lotta e il suo sangue producano più proteste popolari per frenare la brama del capitale. E che il papa Francesco, che aveva ricevuto Berta nell’ottobre del 2014, continui ad aiutarci nel combattere il grande capitale internazionale e il neoliberismo
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  • Cosa cambia per il Brasile dopo la firma del Tpp? L’Europa preme su Rousseff per arrivare a un accordo di libero commercio col Mercosur. E’ la fine delle alleanze solidali sud-sud?
  • Il capitalismo internazionale è in crisi e non ha vie d’uscita. Ci ha provato con le guerre in Medioriente, in Afghanistan Iraq, Libia, Siria, però non è riuscito a tirare fuori l’industria dalla crisi. Cerca di impossessarsi delle risorse naturali del terzo mondo, soprattutto dell’Africa e dell’America latina, ma anche questo è insufficiente. Ora tenta di distruggere qualunque tipo di controllo nazionale sui mercati per tornare a creare un mercato mondiale di merci, libere da qualunque controllo, affinché le imprese transnazionali  abbiano guadagni illimitati: e per questo cerca di spingere gli accordi di libero commercio Usa-Europa, Mercosur-Europa, l’Accordo del Pacifico. Però niente di tutto questo risulterà logico perché ora stiamo sotto il controllo del capitale finanziario, delle grandi corporazioni che non hanno limite. Sono d’accordo con Stiglitz quando dice che l’unica via  d’uscita per i capitalisti sarebbe statalizzare tutto il sistema finanziario mondiale. Però, siccome non ci sono forze di governo per far questo, la crisi del capitalismo continuerà per molti anni, e spero che nel frattempo arriveremo a costruire delle alternative popolari in molti paesi, e a livello mondiale.
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  • Lula costretto a deporre (Frei Betto 5/3/2016)
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  • Quando il sindacalista Lula fu arrestato, nel 1980, io stavo a casa sua a São Bernardo do Campo. Spinto dai poliziotti del Deops (Dipartimento dell'Ordine Politico e Sociale), andai a svegliarlo. Detenuto per un mese e inquadrato nella Legge di Sicurezza Nazionale, ottenne poi l'assoluzione della Giustizia Militare.
  • Ieri Lula ha subito di nuovo la "prigione". In realtà un mandato coercitivo che lo ha obbligato a deporre di fronte alla Polizia Federale. Molti hanno trasformato la convocazione in prigione e la deposizione in conferma che c'è un nuovo colpevole nell'operazione Lava Jato.
  • Il giudice  Sérgio Moro è un uomo mediatico, il che, secondo mio padre, anche lui magistrato, non si sposa bene con l'egregia funzione. Moro fa un buon lavoro nell'indagine del Lava-Jato, ma preferisce gli applausi del pubblico alla convocazione di testimoni e sospetti. E la Polizia Federale, con il suo modo di agire, conferma soltanto che il governo Dilma rispetta la sua autonomia.
  • Il PT ha commesso molti errori nei suoi 14 anni di gestione del governo del Brasile. Di questo parlo nei miei libri   “A mosca azul” e “Calendário do poder”. I tre simboli dell'identità del partito hanno perso di credibilità: organizzare la classe operaia; comportarsi in modo etico in politica; realizzare riforme strutturali.
  • Anche se i due mandati di Lula e il primo di Dilma sono stati i migliori della nostra storia repubblicana (basta guardare gli indici sociali e economici) il PT ha afferrato il violino del potere con la mano sinistra per suonarlo con la destra....Alleanze promiscue gli hanno fatto perdere credibilità, soprattutto ora che Dilma propone un aggiustamento fiscale che penalizza, soprattutto, i più poveri.
  • Il fatto che Lula abbia deposto di fronte alla Polizia Federale lo trasforma, agli occhi di parte della opinione pubblica, in colpevole di un crimine. Quando l'emozione si sovrappone alla ragione, il rischio della "lapidazione" è forte.
  • Un fatto tuttavia preoccupa: il PT non ha mai emesso giudizi etici sulla condotta dei suoi militanti accusati di essere coinvolti nello scandalo Lava-Jato, non li ha assolti nè condannati. Ha taciuto e qui tace acconsente.
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