3 Documenti di Via Campesina su Cop23 e sul WTO in Argentina, novembre 2017

  •  3 DOCUMENTI DI VIA CAMPESINA
  • 1)          La Via Campesina risponde a COP23 con un invito all’Agroecologia Contadina (9 novembre 2017)
  • 2)         I movimenti di base e contadini offrono soluzioni che la COP23 non riesce a fornire (16 novembre 2017)
  • 3)         La Via Campesina invita al Vertice dei Popoli “Fuori il WTO – Costruendo Alternative” durante l’XI conferenza ministeriale del WTO in Argentina  del 10-13 dicembre 2017 (15 novembre 2017 )
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  • 1)          La Via Campesina risponde a COP23 con un invito all’Agroecologia Contadina (9 Novembre 2017)
  • Bonn (Germania), 9 Novembre, 2017 : Contadini, piccoli produttori e popoli indigeni “nutrono il mondo e raffreddano il pianeta”. Questo è ciò che il movimento contadino globale La Via Campesina è andato a portare a Bonn per inserirlo nell’agenda dell’incontro sui cambiamenti climatici COP 23, sia nello spazio ufficiale che al Summit dei Popoli, dove i movimenti sociali si sono incontrati per progettare alternative al capitalismo e alle sue crisi climatiche.
  •  Secondo il Gruppo ETC, i contadini e i Popoli Indigeni sono gli unici a provvedere al cibo per il 70% della popolazione mondiale e loro usano solo il 30% delle risorse naturali per portare cibo su tutte le tavole.
  • “Nessuna sostanza chimica ha mai toccato il nostro suolo. Noi siamo rimasti attaccati ai nostri semi tradizionali che resistono molto meglio alle sfide climatiche che affrontiamo”, ha spiegato  Michaelin Sibanda, un piccolo contadino del Forum dei piccoli contadini ecologici dello Zimbabwe (ZIMSOFF). “Sappiamo che per avere alimenti sani e ecosistemi sani dobbiamo avere un suolo sano”
  •   I principi dell’agroecologia aiutano a conservare acqua, suoli e semi. Ma per La Via Campesina, l’agroecologia è anche politica: “E’ provato che c’è resilienza nell’agroecologia e che la resilienza è anche resistenza – è in relazione con il modo in cui ci organizziamo collettivamente e uniti presentiamo proposte concrete di cambiamento, sostenute dal lavoro e dalle lotte nei nostri diversi territori”, ha spiegato Jesús Vázquez, giovane membro dell’Organizzazione Boricuá di Agricoltura Ecologica a Puerto Rico. Nel settembre 2017, Puerto Rico è stato devastato da 2 uragani consecutivi che hanno minato tutti gli aspetti della vita sull’isola, compresa la produzione di cibo. Ha continuato Vasquez: “ Nel contesto di questi uragani, siamo stati testimoni del fatto che le pratiche agroecologiche sono più resistenti ai fenomeni climatici estremi, portano resilienza. Diverse radici e tuberi hanno resistito al disastro. Molti contadini sono tornati nei campi a piantare e coltivare, nonostante il fatto che il Segretariato dell’Agricoltura avesse detto che l’agricoltura nell’isola era completamente distrutta. Noi siamo qui per ricordare ai governi che il cambiamento deve essere sistemico”.
  • Le proposte de La Via Campesina e dei suoi alleati per affrontare la crisi climatica vanno alla radice del problema: il controllo delle corporation sulle decisioni da prendere e i processi di accaparramento di terre e acque che ne derivano, la criminalizzazione dei contadini/e e la violazione dei diritti umani nelle catene alimentari di produzione del cibo delle transnazionali. “Alle negoziazioni sul clima, i governi propongono false soluzioni. Noi le chiamiamo false perché non portano a reali cambiamenti ma piuttosto accrescono i guadagni delle corporation”. Ha detto  Fanny Metrat, della francese Confederation Paysanne. “Il mercato del carbonio, la geoingegneria, la cosiddetta agricoltura clima-intelligente sono proposte dalle stesse persone che sono responsabili degli allevamenti ad elevate emissioni e dell’esportazione basata sulla agricoltura industriale  che richiede dosi massicce di combustibili fossili. Questa è una grande contraddizione”, ha spiegato.
  •  Alla COP23 queste contraddizioni stanno diventando molto chiare, il governo tedesco, grande promotore dell’economia verde, che si è posizionato come punta di lancia degli sforzi per affrontare i cambiamenti climatici, amplia, allo stesso tempo, la produzione di carbone, il più sporco tra i combustibili fossili del pianeta. La delegazione internazionale de La Via Campesina si è unita alle  più di 4000 persone che hanno partecipato alla marcia e all’azione di disobbedienza civile Ende Gelände (Qui e non più)  contro la più grande compagnia mineraria tedesca KWE, rafforzando il messaggio che la più importante azione contro la crisi climatica è lasciare i combustibili fossili sotto terra.
  •  Bernd Schmitz, di Arbeitsgemeinschaft bäuerliche Landwirtschaft (AbL) l’organizzazione contadina tedesca de La Via Campesina ha sottolineato la necessità di cambiamenti nel suo paese. Parlando ai giornalisti ha detto:  "Le  conseguenze del riscaldamento globale si sentono in tutto il pianeta. In Germania noi abbiamo avuto gravissime siccità in alcune regioni e violentissime piogge in altre. Quest’anno, a causa delle terribili grandinate abbiamo perso tutta la produzione di frutta in alcune aree. Il governo è troppo lento nel rispondere al problema. La mia organizzazione sostiene che l’agricoltura su piccola scala, che include le catene alimentari locali e la produzione di cibo ecologico, aiuta a risolvere il problema. Questo sistema usa meno energia fossile, riduce le emissioni di pericolosi gas serra. I piccoli agricoltori nel mondo hanno urgente bisogno di aiuto per nutrire la gente e mantenere i loro mezzi di sussistenza nel contesto del cambiamento climatico”.
  •  La Via Campesina si è unita a altre comunità che sono in prima linea, incluse quelle che fanno parte della delegazione di It Takes Roots, comunità danneggiate dai cambiamenti climatici, che hanno sede negli USA e anche ai pescatori e ai contadini della Convergenza Globale di Lotte per la Terra e l’Acqua. Un rappresentante del contingente dell’Africa Orientale della Convergenza, Massa Koné, del Mali, è stato chiaro riguardo all’importanza del lavorare con alleanze per affrontare i cambiamenti climatici e le molteplici ingiustizie: “Come organizzazioni di base, abbiamo prospettive simili sui problemi e su quel che dobbiamo fare per affrontarli. La Via Campesina permette alle nostre comunità di essere ascoltate. Il nostro grido per un cambiamento del sistema è urgente perché i danni sta crescendo. I beni comuni, che comprendono terra, foreste e acque devono essere protetti e restituiti ai popoli. Noi dobbiamo lavorare insieme con i nostri alleati e essere preparati ai cambiamenti climatici”:
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  • 2)          I movimenti di base e contadini offrono soluzioni che la COP23 non riesce a fornire (16 novembre 2017)
  •  La sovranità alimentare e l'agroecologia contadina - che dovrebbero essere comprese nel contesto della sovranità nazionale - sono le vere soluzioni per costruire resilienza e resistenza.
  • Le multinazionali, responsabili di oltre il 70% delle emissioni prodotte dall'uomo, continuano a promuovere nuove false soluzioni per affrontare la crisi climatica. Tali soluzioni non si concentrano solo sulla crescita dei loro profitti, ma portano a una maggiore mercificazione della natura, mentre chiudono un occhio sulla crescente crisi sociale e ambientale che hanno creato. Oggi milioni di contadini, indigeni e pescatori stanno perdendo i loro mezzi di sopravvivenza a causa dell'innalzamento del livello del mare e delle condizioni meteorologiche avverse.
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  • È chiaro che il capitale sopravvive e si nutre del caos e della distruzione della natura. La dignità umana e la vita non sono affatto rispettate. I recenti disastri climatici a Puerto Rico rendono evidente questo comportamento immorale. Dopo che Puerto Rico ha subito due uragani (Irma e Maria), l'amministrazione statunitense ha bloccato qualsiasi forma di assistenza per ricostruire l'isola, consentendo l’azione solo alle sue corporation.
  • Per Jesús Vázquez Negrón di Puerto Rico, che ha partecipato alle mobilitazioni popolari parallele alla 23a edizione della Conferenza sul clima di Bonn (COP23), il cambiamento climatico è una realtà. "Siamo qui per ricordare al mondo che il cambiamento deve essere sistemico. Ecco perché la proposta di cambiamento sistemico proposta da La Via Campesina, è cruciale”.
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  • La lotta dei contadini non riguarda solo la resilienza climatica, che è un atto di resistenza in sé stesso. È anche una lotta globale contro l'espansione dell'agribusiness, che si basa sugli accordi di libero scambio. Vi è l'urgente necessità di mettere in discussione criticamente la massiccia produzione di carne e ridurre l'importazione di mangimi dal sud globale verso l'Europa.
  • Per essere sicuri che continueranno a crescere nonostante i cambiamenti climatici globali, le transnazionali hanno elaborato le proprie soluzioni false come il carbonio blu, il meccanismo REDD e l'agricoltura clima-intelligente.
  • Un'altra questione che è generalmente sottovalutata nei dibattiti sui cambiamenti climatici è la migrazione. Oggi c'è un numero crescente di migranti climatici. Secondo Massa Koné, della Convergenza Globale delle lotte per terra e acqua  dell’Africa occidentale, il clima e la crisi della migrazione sono le due facce della stessa medaglia. "... Gli stessi che cercano di contenere le migrazioni le hanno anche provocate! Sono le loro false soluzioni che stanno prendendo il sopravvento sulla nostra terra, disturbano le piogge, provocano le guerre! Ecco perché le migrazioni aumentano ogni giorno", afferma Koné.
  • La buona notizia è che c’è un forte movimento giovanile che sta guidando la lotta in vari luoghi del globo, loro sono il futuro dell'umanità. "Noi siamo il presente per un futuro migliore e non ci arrenderemo, ma continueremo a difendere gli interessi dei contadini, dell'intera società, per una trasformazione sociale. Noi, contadini, in tutto il mondo, respingiamo fermamente il modello industriale dell'agricoltura che è all'origine dei cambiamenti climatici", afferma la giovane contadina francese Fanny Metrat, della Confederazione Paysanne. "Siamo i soli che possono raffreddare il pianeta e nutrire il mondo", ha aggiunto.
  • Ci sono state molte COP prima e ne seguiranno altre, ma il loro impatto sulle politiche pubbliche è debole. Sviluppo sostenibile, economia verde, REDD sono le parole d'ordine del capitalismo ripetute ossessivamente in questi giorni a Bonn. Ma i movimenti sociali aspettano che governi e multinazionali si siedano attorno a un tavolo per fornire soluzioni reali.
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  • Per cambiare il sistema, i movimenti di base e i contadini devono continuare a crescere e stabilire più alleanze. I nostri governi non comprendono l'urgenza della situazione, ma i contadini ne soffrono quotidianamente. La sovranità alimentare e l'agroecologia contadina - che dovrebbero essere comprese nel contesto della sovranità nazionale - sono le vere soluzioni per costruire resilienza e resistenza.
  • Michaelin Sibanda and Boaventura Monjane*
  • * MICHAELIN SIBANDA è un giovane membro dello ZIMSOFF,  BOAVENTURA MONJANE è un attivista mozambicano, giornalista e PhD Candidato, Università di Coimbra, Portogallo.
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  • 3)         La Via Campesina invita al Vertice dei Popoli “Fuori il WTO – Costruendo Alternative” durante l’XI conferenza ministeriale del WTO in Argentina  del 10-13 dicembre 2017 (15 novembre 2017 )
  •  (Harare, 15 Novembre 2017) La Via Campesina chiama i movimenti sociali e le organizzazioni della società civile di tutto il mondo a mobilitarsi e organizzare azioni di resistenza contro l’Organizzazione Mondiale del Commercio e gli Accordi di Libero Commercio, a costruire alleanze solidali e a partecipare al Vertici dei Popoli. “Fuori il WTO – Costruendo Alternative” dal 10 al 13 dicembre, durante l’XI Conferenza Ministeriale del WTO in Argentina.
  • Per la prima volta dalla nascita del WTO, questa organizzazione si riunirà in America Latina, ospite del governo di Mauricio Macri a Buenos Aires. Si riuniranno imprenditori, ministri, cancellieri e anche presidenti. A che scopo? Per esigere più “libertà” per le loro imprese, più “facilitazioni” nello sfruttare i lavoratori, i contadini, gli indigeni, le terre, i territori. In altre parole meno “restrizioni”   allo sperpero delle transnazionali.
  • Dagli inizi del WTO nel 1995, quando subentrò all’Accordo Generale sulle Tariffe e il Commercio  (GATT), questa organizzazione ha promosso la forma più brutale del capitalismo, conosciuta come liberalizzazione del commercio. In successive conferenze ministeriali, si è proposta di globalizzare la liberalizzazione dei mercati nazionali, promettendo prosperità economica a costo della sovranità.
  • In termini più o meno identici, a favore di “liberalizzazione, deregolamentazione e privatizzazione”, cioè del Pacchetto Neoliberista, il WTO ha favorito la moltiplicazione degli accordi di libero commercio tra paesi e blocchi regionali…Su queste basi e utilizzando i governi che sono stati cooptati, le corporazioni transnazionali più grandi del mondo stanno cercando di minare la democrazia e tutti gli strumenti istituzionali di difesa delle vite, dei territori e degli ecosistemi alimentari e agricoli dei popoli del mondo.
  • Nella precedente conferenza celebrata a Nairobi nel 2015, il WTO aveva assunto sei decisioni in materia di agricoltura, cotone e questioni relative ai Programmi Mondiali degli Alimenti. Le decisioni agricole includono l’impegno di abolire le sovvenzioni alle esportazioni per quanto riguarda le esportazioni agricole,  lo stoccaggio pubblico ai fini della sicurezza alimentare, un meccanismo speciale di salvaguardia per i paesi in via di sviluppo e misure relative al cotone. Sono state anche prese decisioni rispetto a un trattamento preferenziale per i paesi meno sviluppati nell’area dei servizi e dei criteri per determinare se le esportazioni dei paesi meno sviluppati possano ottenere benefici di carattere commerciale.
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  • Quest’anno, con  Macri  alla  Casa Rosada (Argentina), il golpista Temer al Palazzo del Planalto (Brasile), e il brasiliano Roberto Azevedo come Direttore Generale, il WTO vuole approfittare del contesto regionale per riprendere il tema agricolo, porre fine alla pesca artigianale e avanzare con l’Accordo sui Servizi (GATS),  tra tutti gli accordi multilaterali. Ma al di là dei falsi discorsi protezionisti emanati da Washington e Londra, il WTO si riunirà nuovamente per cercare di imporre gli interessi del capitale a spese del Pianeta Terra, delle aspirazioni democratiche dei popoli del mondo e della stessa vita.
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  •  Durante questi più di 20 anni di lotta contro il WTO, i popoli del mondo hanno resistito al tentativo di globalizzare ogni cosa, inclusi cibo e sistemi agricoli a beneficio delle transnazionali. Le nostre lotte sono state il più grande ostacolo all’avanzamento del WTO e non c’è dubbio che la Via Campesina ha giocato un ruolo decisivo. La nostra resistenza alla liberalizzazione del mercato sotto questo regime neoliberista è andata avanti, a partire dall’Uruguay round, condotto all’interno dell’Accordo Generale sulle Tariffe doganali e il Commercio (GATT). Da allora, la Via Campesina si è mobilitata contro quasi tutte le conferenze ministeriali da Seattle (1999) e  Cancún (2003) – dove il nostro fratello  Lee Kyung Hae, sostenendo uno striscione che diceva “il WTO uccide i contadini”, ha sacrificato la sua vita – fino a   Bali (2013) e Nairobi (2015).
  • Quest’anno, una delegazione internazionale de La Via Campesina sarà a Buenos Aires, per partecipare attivamente a molteplici mobilitazioni, forum e dibattiti del popolo organizzato, nel Vertice dei Popoli, denunciando il WTO come l’organizzazione criminale che è, e sollevando la nostra bandiera della Sovranità Alimentare. Denunceremo tutti i governi, i quali, dopo aver compreso che il WTO era stato indebolito, sono ricorsi a mega trattati di libero commercio bilaterali  e regionali, che minacciano di distruggere i nostri sistemi alimentari, come il WTO ha fatto negli ultimi decenni.
  • Per questo, La Via Campesina chiama tutte le organizzazioni da cui è composta – in ogni paese – a mobilitarsi durante questo Vertice dei Popoli "Fuori il WTO – Costruendo Alternative” dal 10 al 13 dicembre, scegliendo il momento migliore e le migliori alleanze per denunciare il WTO e i numerosi trattati di libero commercio bilaterali e regionali in ciascun contesto.