17 aprile 2018 - 22 anni di impunità. La nostra lettera all'ambasciatore

 

  • 17 aprile 2018
  • Nell'ultima settimana sono state realizzate numerose azioni in tutto il paese in occasione della Giornata Nazionale di Lotta per la Riforma Agraria. Con lo slogan "Massacro di Eldorado dos Carajás – 22 anni di impunità: Riforma Agraria e Lula Libero Subito!"
  • Il 17 aprile è noto nel mondo come anniversario del Massacro di Eldorado (17 aprile 1996) ma è diventato anche momento in cui si ricorda l'inizio del golpe parlamentare-industriale-mediatico contro la democrazia brasiliana (aprile 2016).
  • Il golpe ha compiuto un nuovo passo con l'arresto dell' ex-presidente Lula. Per questo la lotta per la terra e per la Riforma Agraria si fondono in questo scenario con la lotta contro il progredire del golpe.
  • Ci sono state mobilitazioni in 19 stati, blocchi stradali, occupazioni di terra, di sedi della Rete Globo e la realizzazione di due accampamenti permanenti a Curitiba e Brasilia.
  • La mattina del 17 circa 300 lavoratori rurali hanno occupato l'azienda Santa Cecília, a Araçatuba, nello stato di São Paulo, di proprietà di Oscar Maroni, personaggio che gestisce agenzie di prostituzione e sostenitore del golpe
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  • All'Ambasciatore del Brasile in Italia Antonio de Aguiar Patriota
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  • 17 aprile 2018
22° anniversario del Massacro di Eldorado dos Carajas.
  •  Giornata internazionale delle lotte contadine
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  • Siamo un gruppo di cittadini italiani che da molti anni accompagnano le lotte del Movimento Senza Terra del Brasile, per la Riforma Agraria, contro il latifondo e le transnazionali, contro la violenza nei campi e l’impunità.
  • Il 17 aprile è la giornata internazionale delle lotte contadine, in memoria del massacro di 19 senza terra, che lottavano per terra e giustizia in Brasile, nel 1996. Ogni anno si celebra questa giornata in tutto il mondo, a difesa dei contadini e delle contadine che lottano per i loro diritti, contro il land grabbing e la mercificazione della terra.
  • In occasione di questa giornata vogliamo esprimere la nostra preoccupazione rispetto:
  • - all’arresto dell'ex presidente  Lula, autorizzato dal Supremo Tribunale Federale  in violazione dell'art. 5 della Costituzione, secondo cui «Nessuno verrà considerato colpevole fino al passaggio in giudicato della sentenza di condanna»; 
  • - alle modalità con cui si è svolto il processo contro l'ex presidente, viziato da una serie di violazioni delle garanzie processuali e accompagnato, fin dall'inizio, da una campagna di stampa orchestrata contro Lula e alimentata dal protagonismo del giudice Sérgio Moro;
  • - alla mancanza di imparzialità dei giudici, dimostrata non solo dai tempi rapidi del processo, ma anche  dall'anticipazione del giudizio, da parte sia del giudice di primo grado (il quale ha rilasciato interviste nelle quali si è pronunciato, prima del giudizio, contro il suo imputato), sia del presidente del Tribunale Regionale Superiore di Porto Alegre (TRF-4), che, in un’intervista al giornale Estado de Sao Paulo, ha dichiarato, sempre prima del giudizio, che la sentenza di primo grado era «tecnicamente irreprensibile»; 
  • - all'utilizzo della delazione premiata, come fondamento dell'impianto accusatorio, come indica il caso dell’ex ministro Antonio Palocci, che, in stato di custodia preventiva, aveva tentato una «confessione premiata» per ottenere la liberazione, ma si era visto respingere la richiesta perché non aveva formulato nessuna accusa contro Lula e Dilma Rousseff (finché, il 6 settembre, non ha fornito la versione gradita dall’accusa). Mentre è stata totalmente ignorata la deposizione di Emilio Olbrecht, che il 12 giugno aveva dichiarato al giudice Moro di non aver mai donato alcun immobile all’Istituto Lula, secondo quanto invece ipotizzato nell’accusa di corruzione;
  • - al nuovo corso neoliberista avviato dal governo di Michel Temer, che si è tradotto in particolare nel blocco per 20 anni delle spese sociali, con il congelamento degli investimenti nell’educazione e nella sanità, nella riforma del lavoro, nella cessione a imprese straniere dei giacimenti del Pre-Sal, nel tentativo di portare avanti la riforma della previdenza, che accresce di 10 anni l’età minima per il pensionamento, svincolando tutti i benefici previdenziali dal salario minimo;
  • - all’abolizione del Ministero dello Sviluppo Agrario e alla trasformazione dell’Incra in una mera agenzia di affari;
  • - alla promulgazione della Misura Provvisoria 759, che temiamo rappresenti un arretramento della riforma agraria, privatizzando le terre destinate alla riforma agraria e trasformandole in merci, legalizzando l’appropriazione illegale di terre pubbliche ed escludendo i lavoratori e le lavoratrici accampati dal processo di insediamento.
  • - alle politiche relative ai diritti dei popoli indigeni, minacciati dalle modifiche al processo di demarcazione delle terre indigene, con conseguente rischio di genocidio e di incremento della deforestazione.
  • - all’accelerato processo di militarizzazione delle periferie povere, secondo uno schema repressivo che identifica gli abitanti delle favelas come il nuovo nemico interno da annientare, come indicato dall’omicidio dell’attivista e consigliera comunale del Psol  Marielle Franco e del suo autista.
  • - alla crescente violenza esercitata contro i contadini (70 morti nel 2017, la cifra più alta dal 2003, secondo i dati della CPT di ieri). Questa violenza è favorita dall'impunità di cui godono gli autori e soprattutto i mandanti degli omicidi e delle stragi. A 22 anni dal massacro di Eldorado, non si è indagato sui veri responsabili della strage e così è avvenuto per la gran parte dei più di 1600 omicidi nei conflitti nelle campagne degli ultimi 30 anni. Conflitti che continueranno fino alla realizzazione di una vera riforma agraria.
  • Intendiamo inoltre riaffermare la necessità di riforme strutturali e di una Riforma Agraria Popolare che garantisca la sovranità alimentare, la sovranità nazionale contro la vendita di terre al capitale straniero e la difesa dei beni della natura (l’acqua, la terra, i minerali, il petrolio e la biodiversità).
  • Vogliamo infine lanciare l’allarme rispetto alla criminalizzazione dei movimenti e all’utilizzazione di manovre giuridiche tese a perseguitare e condannare la lotta sociale.
  • Rinnovando il nostro appoggio al MST, a Via Campesina, ai movimenti popolari - che riconosciamo come portatori di risposte concrete contro la povertà, l’emarginazione e la violenza, nel rispetto dell’ambiente e della sovranità dello Stato federale brasiliano - la ringraziamo per la sua attenzione porgendole i nostri più distinti saluti.
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  • AMIG@S MST-ITALIA
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