Una via d'uscita per il Brasile - João Pedro Stedile

  • Il Brasile vive una grave crisi economica, politica, sociale e ambientale. Molti fattori hanno contribuito a scatenarla, a cominciare dalla subordinazione della nostra economia al capitale finanziario e internazionale, che minaccia tutta la società.
  • Il golpe del 2016 è stato il tentativo della borghesia di salvarsi da sola dalla crisi, scaricandone tutto il peso sulla classe lavoratrice. È per questo che ha mobilitato il suo potere mediatico, giudiziario e parlamentare. Il piano era appropriarsi delle risorse pubbliche, negare diritti, subordinare totalmente il Paese agli interessi internazionali, cedere le risorse naturali - come il pré-sal, le miniere e l'acqua - e imprese come Petrobras, Eletrobras e Embraer.
  • Il lavoro sporco contro il popolo è stato realizzato nel modo più rapido e subdolo possibile. E qual è stato il risultato? La crisi economica si è aggravata. La crisi sociale è arrivata ai livelli di barbarie, con 66 milioni di lavoratori ai margini dell'economia, mentre le sei famiglie più ricche hanno guadagnato più di 104 milioni di brasiliani. E anche la crisi politica si è inasprita: il governo golpista registra la maggiore impopolarità della storia repubblicana. E nessuno più crede nei politici!
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  • La logica dominante nell'organo giudiziario, che vive di superbia e di arroganza, inverte il principio costituzionale: ora tutti sono colpevoli fino a prova contraria. Il Power Point del "non abbiamo prove, ma abbiamo convinzioni" ha acquisito status legale.
  • Mentre migliaia di ricercatori corrono il rischio di perdere le proprie borse di studio, giudici come Sergio Moro usurpano risorse pubbliche, ricevendo il rimborso delle spese per l'abitazione (auxílio-moradia) pur vivendo a casa propria, oltre ad altri inaccettabili privilegi pagati con i soldi del popolo.
  • Il Movimento Senza Terra, come pure le 80 organizzazioni che compongono il Fronte Brasile Popolare, crede che il Paese abbia bisogno di un nuovo progetto di sviluppo, sovrano e popolare. Dosi maggiori di subordinazione, di sottomissione e di sfruttamento del popolo non rappresentano una soluzione per il Brasile.
  • In tutti i sondaggi, il popolo difende come alternativa elettorale Luiz Inácio Lula da Silva, per la sua traiettoria politica e la sua rappresentatività, non senza esprimere solidarietà nei suoi confronti, di fronte alla persecuzione in corso condotta dal potere mediatico e da quello giudiziario per impedire una soluzione popolare della crisi.
  • Se Lula non fosse candidato, le elezioni sarebbero una frode, poiché negherebbero alla maggior parte del popolo il diritto a votare il proprio candidato prescelto per la presidenza. Le crisi si aggraverebbero e avremmo altri quattro anni di conflitti, violenza e inasprimento delle disuguaglianze sociali.
  • Per costruire un nuovo progetto per il Paese, attraverso riforme strutturali nelle sfere della politica, dell'organo giudiziario, dei mezzi di comunicazione e dell'economia, è necessario garantire la partecipazione di Lula alle elezioni.
  • Per questo, dal 31 luglio, alcuni rappresentanti dei movimenti popolari sono in sciopero della fame a tempo indeterminato. Venerdì 10 agosto è in programma una mobilitazione nazionale dei lavoratori convocata da tutte le centrali sindacali. I movimenti rurali realizzeranno una marcia nazionale in direzione di Brasília fino a mercoledì 15, quando verrà registrata la candidatura di Lula.
  • Ci aspettiamo che il Potere Giudiziario ricordi che, al di sopra delle sue vanità e dei suoi interessi, c'è la Costituzione, che è già stata sufficientemente calpestata e disprezzata negli ultimi anni. Che i giudici si sottomettano alla volontà popolare e alla Carta Magna, e non agli interessi della Rede Globo e del progetto golpista del grande capitale.
  • João Pedro Stedile
  • Economista, coordinatore nazionale de MST e del Frente Brasil Popular