L’Onu smonta i golpisti: «Lula partecipi alle elezioni»

  • L'Onu smonta i golpisti: "Lula partecipi alle elezioni".
  • Brasile. Il pronunciamento del Comitato per i diritti umani è vincolate per la legge brasiliana. Una grana per le opposizioni nel giorno in cui un sondaggio dà l'ex presidente già in testa
  • Claudia Fanti - Il Manifesto edizione del  21.08.2018
  • A sostenere che «le elezioni senza Lula sono una frode» – lo slogan ripetuto da milioni di persone in Brasile – non sono più solo le forze progressiste a livello locale e internazionale. Un pronunciamento in tal senso, infatti, è venuto nientedimeno che dal Comitato per i diritti umani delle Nazioni unite che ha sollecitato ufficialmente le autorità brasiliane ad ammettere la candidatura di Lula alla presidenza del Paese.
  • L’organismo Onu ha chiesto, in particolare, al governo di non impedire che l’ex presidente concorra alle elezioni «fino a quando tutti i ricorsi contro la sua condanna non siano esauriti» e di adottare «tutte le misure necessarie» per garantire, dalla prigione, l’esercizio dei suoi diritti politici, autorizzando «un accesso appropriato ai media e ai membri del suo partito».
  • E benché la stampa brasiliana abbia fatto di tutto per nascondere la notizia e le forze golpiste abbiano cercato in ogni modo di attenuare la portata del pronunciamento, è evidente che un altro grosso problema si pone ora per chi dovrà decidere – entro il 17 settembre – sull’ammissibilità e meno della candidatura di Lula. Il quale, a completare un quadro di certo poco confortante per l’opposizione, ha raggiunto – secondo un sondaggio divulgato ieri dall’istituto Mda – addirittura il 37,3% delle intenzioni di voto. Una percentuale che, superando quella di tutti gli altri candidati messi insieme, gli assicurerebbe la vittoria al primo turno.
  • L’attenzione è puntata ora sul ministro filogolpista Luis Roberto Barroso, relatore del caso Lula presso il Tribunale Superiore Elettorale, chiamato a sciogliere il dilemma tra gli interessi della Rede Globo da un lato e il rispetto della giurisdizione internazionale dall’altro. Un dilemma particolarmente spinoso, considerando che, in un articolo del 2010 sulla «dignità della persona nel diritto costituzionale contemporaneo», era lo stesso Barroso a definire i trattati internazionali sui diritti umani «indiscutibilmente vincolanti dal punto di vista giuridico».
  • E che al riguardo non ci siano dubbi lo ha spiegato la stessa vicepresidente del Comitato per i diritti umani Sarah Cleveland: «Il Comitato non è una corte, per cui non si tratta di un ordine giudiziario. Ma il Brasile, in quanto firmatario dei trattati internazionali, ha l’obbligo legale di rispettare tale disposizione».
  • E lo stesso ha ribadito l’ex ministro degli Esteri di Lula, Celso Amorim, che ha ricordato che nel 2009 il Brasile ha firmato un protocollo che riconosce la giurisdizione dell’organismo Onu e l’obbligatorietà delle sue decisioni: violarlo, ha sottolineato, comporterebbe «una totale rottura con la legalità internazionale e rappresenterebbe una decisione gravissima».
  • E se è di certo possibile, se non probabile, che la decisione dell’Onu venga comunque ignorata, è evidente che a quel punto la legittimità delle elezioni verrebbe messa in discussione a livello internazionale. Con ricadute pesantissime sull’immagine del Brasile.