Bilancio della riforma agraria 2019

Pubblichiamo la traduzione del Bilancio della riforma agraria 2019 (6 gennaio 2020) della Commissione Pastorale della Terra Nordest 2 (qui puoi leggere il testo in brasiliano).

Pensare il destino del Brasile, del Pianeta e di tutti i suoi abitanti significa pensare, principalmente, a quali protagonisti realizzeranno le trasformazioni necessarie. Le imprese del capitale globale hanno il loro progetto per il futuro, anche se meschino e per pochi, nel quale il profitto è l’obiettivo principale. I contadini, i popoli nativi e la classe lavoratrice, d’altro lato, danno corso alle loro idee e pratiche che, invece, pongono al centro la Vita. C’è un punto in comune tra questi opposti progetti/pensieri/azioni: la Terra. È a partire da questa prospettiva che noi, della Commissione Pastorale della Terra Nordest 2, abbiamo cercato di analizzare l’anno 2019, alla luce delle dispute e delle tensioni tra questi diversi progetti di società. In questo testo, condividiamo un bilancio della Riforma Agraria nel 2019.

Agronegócio a passi larghi

Come è stato reso noto recentemente dalla Relazione sullo sviluppo umano dell’ONU, il Brasile è il secondo paese per concentrazione di reddito tra i quasi 200 paesi del mondo. L’1% della popolazione concentra nelle proprie mani il 28,3% del reddito totale del paese, ossia, quasi un terzo del reddito si concentra nelle mani dei più ricchi. Il Brasile è anche uno dei paesi con maggiore concentrazione di proprietà della terra: 1% dei grandi proprietari detiene quasi la metà delle terre di tutte le proprietà rurali brasiliane, secondo il Censimento agropecuario del 2017.
Gli atti e le misure prese dall’attuale governo federale hanno approfondito questa disuguaglianza e questa concentrazione del reddito e della terra, sopprimendo diritti storici dei più colpiti esponendoli alle conseguenze più crudeli del sistema capitalista. Si sta tornando allo stato d’eccezione, con grande velocità: una minaccia permanente e un’ombra oscura si stende sopra il futuro del nostro popolo.
Per quanto riguarda il dettaglio dei numeri della Riforma Agraria dell’anno 2019, l’Istituto Nazionale della Colonizzazione e della Riforma Agraria (INCRA) ha informato la CPT NE2 che questi saranno divulgati solamente nel mese di febbraio del 2020. Quello che è noto è che questo organo non ha insediato nessuna famiglia e che nessuna proprietà è stata espropriata per far avanzare la Riforma Agraria. La situazione è la stessa anche per i popoli e le comunità tradizionali.
Quello che abbiamo visto è l’annuncio da parte del Governo, il 10 dicembre, della firma di una misura provvisoria (la MP 910/2019) che vuole istituire nuove regole per la regolarizzazione delle terre nel paese. Secondo quanto annunciato, l’attenzione sarà focalizzata sulle terre dell’Unione, specialmente nell’Amazzonia Legale. L’obiettivo annunciato dal Governo è quello di regolarizzare un totale di 600 mila titoli di proprietà entro l’anno 2022. È in corso, quindi, una vera legalizzazione dell’appropriazione indebita di terre (grilagem) nella zona dell’Amazzonia Legale e una falsa e immorale amnistia dell’appropriazione illegale delle terre pubbliche.
Oltre a questo, è in discussione in Senato una delle principali rivendicazioni politiche del grande capitale in Brasile, che è un progetto di legge (PL) che aumenta la possibilità di vendita e affitto delle terre nel paese agli stranieri. La legislazione brasiliana in vigore (Legge 5.709/1971) impone un regime differenziato agli stranieri (siano essi persone fisiche o giuridiche) che pretendono di comprare terre rurali in Brasile, limitandone l’acquisto, anche per le imprese brasiliane con controllo azionario straniero o se il beneficiario finale delle imprese è straniero. L’11 dicembre, le Commissioni per le questioni economiche (CAE) e per l’agricoltura (CRA) del Senato hanno approvato il PL 2.963/2019, presentato dal senatore Irajá (PSD-TO), che facilita l’acquisto di terre da parte degli stranieri, persone fisiche o giuridiche.
Il testo di questo Progetto di legge rende possibile acquistare e l’affittare fino ad un quarto (25%) delle terre agricole che costituiscono la superficie di un municipio. Vi è, inoltre, il venire meno del vincolo per la proprietà rurale allo sviluppo di progetti agricoli, pecuari, industriali o di colonizzazione e la soppressione dei vincoli della necessità di una previa approvazione ministeriale di questi progetti di acquisto/affitto. Il PL verrà ora analizzato dalla Commissione sulla Costituzione e sulla Giustizia (CCJ) che valuterà se è o meno in contrasto con la Costituzione; poi seguirà la votazione finale in Senato.

Contro i popoli della Terra: violenza

I legami tra Stato e agronegócio si erano già accentuati nei governi precedenti, ma il governo Bolsonaro ha raggiunto livelli molto più profondi di identità e di lealtà con i settori dell’agricoltura industriale e con le imprese transnazionali multimilionarie. Come conseguenza di ciò, si è chiuso il cerchio attorno ai popoli nativi e alle comunità contadine. Nell’anno che si è appena chiuso, è risultato chiaramente che questo governo non ha solo intenzione di frenare o paralizzare la politica della Riforma Agraria, la demarcazione dei territori tradizionali o di rottamare gli organismi che sono responsabili delle politiche per il campo. Per gli attuali governanti, tutte queste politiche devono essere distrutte ed sradicate, poiché essi ritengono che queste non costituiscano un diritto fondamentale dei cittadini, anche se la Costituzione Federale le considera tali.
Anzi, per l’elite al governo, la priorità è combattere tutti coloro che lottano per la difesa di questi diritti. Di fatto, le misure e le posizioni prese dal presidente, nel 2019, hanno spinto alla repressione e hanno stimolato il genocidio di senza terra, indigeni, quilombolas e minoranze culturali. Il Governo sta legalizzando e armando le milizie private dei fazendeiros e ha annunciato l’adozione di una criminale concessione di impunità nei confronti delle azioni illegali compiute dalle forze armate impegnate nel “recupero della possesso della proprietà”, trasformando così le forze armate in una vera milizia pubblica e istituzionalizzando la violenza dello Stato a servizio del grande capitale e dell’agronegócio.
Il 2019 è stato un anno segnato dalla violenza generalizzata nelle campagne, causata da problemi strutturali mai affrontati in Brasile. Quest’anno, in particolare, i crimini sono avvenuti prevalentemente in area amazzonica. Secondo i dati parziali divulgati dalla Commissione Pastorale della Terra (CPT), 25 delle 29 persone uccise in conflitti agrari nel 2019, vivevano nell’Amazzonia Legale (l’86% delle vittime). Lo stato del Parà è in cima alla classifica con 12 morti su 29 assassinati (il 41%).
Il continuo massacro sofferto dai popoli originari del Brasile ha acquisito nuovi contorni e si è aggravato nel corso del 2019, a partire dalla posizione del Governo Federale che incita alla violenza e che semina l’odio contro questi popoli. Nell’anno 2019 sono stati uccisi 8 indigeni, di questi 7 erano leader ed è il numero più alto degli ultimi 11 anni, secondo i dati della CPT. Lo stato ha assunto, senza nessun pudore, la posizione di agente protagonista della violenza. Non c’è spazio per chi lotta e per chi la pensa in maniera diversa. Per tutti e tutte il Governo offre la violenza, l’odio, il riarmo della società, una propaganda criminale di incitazione ufficiale alla violenza.
Invece di compiere il proprio dovere ed espropriare le proprietà rurali che non svolgono la loro funzione sociale, secondo il mandato della costituzione brasiliana, l’attuale governo ha scelto di legittimare il crimine e la violenza contro coloro che difendono l’adempimento della Magna Carta brasiliana.

Il massacro della Madre Terra

Segnato da crimini ambientali di proporzioni gigantesche e dalla realizzazione di una politica ambientale disastrosa da parte del Governo Federale, l’anno 2019 ha rappresentato un vero massacro dell’ambiente in Brasile. Il presidente Bolsonaro ha completamente abbandonato l’agenda ambientale, arrivando anche a pensare di chiudere il Ministero per l’Ambiente. A fronte delle molte pressioni esterne ha però poi deciso di cambiare strategia, passando ad operare una vera demolizione dell’organismo.

Settore MinerarioIl 25 gennaio si è rotta la diga che tratteneva i materiali di scarto provenienti dalla produzione nella Mina no Córrego do Feijão, dell’impresa Vale. Si è trattato di uno dei più impattanti crimini ambientali avvenuti in Brasile. Circa 11,7 milioni metri cubi di rifiuti dell’estrazione hanno invaso la città di Brumadinho, causando fino a questo momento 259 morti e altre 11 persone scomparse. Al momento della rottura non è stata azionata nessuna sirena per indicare il pericolo. I danni ambientali e sociali sono incalcolabili, impossibili da sanare con qualsiasi mezzo. Non dimentichiamoci che il Brasile è uno dei maggiori produttori e esportatori di ferro del mondo e, quindi, crimini di questa dimensione potranno continuare ad accadere, distruggendo centinaia di vite, l’ambiente e i territori sacri dei popoli tradizionali.

Espansione della frontiera agricola: causa di distruzione dell’Amazzonia – Una situazione che ha sconvolto l’opinione pubblica planetaria nel 2019 è stata l’alto indice di incendi in Amazzonia. Secondo i dati dell’Istituto Nazionale di Ricerca Spaziale (INPE), fino al mese di agosto sono stati registrati circa 71.500 focolai di incendio nella foresta, con un aumento dell’82% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Nell’Amazzonia, zona della foresta umida, il fuoco è associato alla deforestazione e alle aree degradate, si tratta di una pratica nota che fa parte di quello che viene chiamato “ciclo di deforestazione dell’Amazzonia”. Perché è in questa regione che è in atto l’espansione della frontiera agricola, come anche nel Cerrado.
L’agronegócio, per potersi espandere, ha bisogno di sempre più terra e acqua. È in questo contesto che si può comprendere il “giorno del fuoco” – reso noto dalla stampa nazionale – durante il quale sono state realizzate azioni criminose con l’obiettivo di devastare la Foresta Amazzonica. L’azione aveva come obiettivo quello di fare spazio, al fine di permettere alle imprese di sementi transgeniche, pecuarie, di mezzi e macchinari agricoli, nonché ai fondi pensione, di espandere le proprie attività sulla terra bruciata, e così investire e fare profitto con il rogo della foresta.

Compagnie petrolifere - Alla fine dell'anno, un altro grave crimine ha causato danni incalcolabili all'ambiente e alla vita delle persone lungo la costa nord-orientale. Si tratta di una fuoriuscita di petrolio, che ha raggiunto 966 punti della costa nord-orientale e alcune spiagge degli stati sud-orientali, come sottolineato da un recente sondaggio dell'Istituto brasiliano per l'ambiente (IBAMA). Migliaia di piccoli pescatori, nonché comunità di pescatori e RESEX hanno subito i danni causati da questo crimine. Pescatori, coltivatori di molluschi e governi statali hanno dovuto ripulire le spiagge con uno sforzo congiunto, a causa dell'omissione ingiustificabile del governo federale. Ad oggi, il governo non ha identificato la fonte della fuga criminale. Non bisogna dimenticarlo: l'economia capitalista globale dipende totalmente dal petrolio e le compagnie petrolifere hanno pieno interesse per le grandi riserve globali. Non hanno un minimo di etica nella ricerca e estrazione, conservazione e commercio del loro prodotto. Guerre, colpi di stato e crimini ambientali si verificano nella corsa al controllo del petrolio, sia in Medio Oriente, sia in Venezuela o Brasile.

 

Pesticidi - Un altro aspetto triste per l'agricoltura e per il popolo brasiliano è stato il rilascio record di licenze per pesticidi. Dall'inizio del 2019, 467 nuovi prodotti sono stati autorizzati dal governo. La maggior parte di questi pesticidi sono così dannosi per le persone e per l'ecosistema da essere vietati nei paesi dove hanno sede le imprese che li producono. Tutto questo veleno sta aggravando la contaminazione della flora e della fauna brasiliane e viene consumato dalla popolazione brasiliana che, senza saperlo, compromette la propria salute ad ogni pasto.

 

COP-25 - Lo spavento e l'incredulità internazionali sono stati immensi a causa di tutti i crimini citati sopra, e si sono consolidati ora, alla fine del 2019, quando il governo di Bolsonaro ha ostacolato gli accordi necessari all’interno della COP-25, che si è tenuta a Madrid.

 

Tempi cupi

Il Brasile, nel 2019, ha visto le sue principali istituzioni, guidate dal presidente Bolsonaro, agire mosse da un'etica e da una politica di natura perversa, discriminatoria e distorta. Le follie quotidiane nel 2019 erano già state annunciate durante le elezioni del 2018, con ampia pubblicità sulla sua condotta e sulle sue dichiarazioni piene di pregiudizi, misogine, razziste, fasciste, piene di elogi per la violenza, per le dittature, per la tortura e per i torturatori, in mezzo a molte altre prese di posizione antidemocratiche. È stato un anno caratterizzato dall'intensificazione di un progetto ultraliberista e fascista, con un grande richiamo al fondamentalismo religioso e alla rottura della democrazia borghese.

 

Resistenze e mobilitazioni

Nella disputa tra diversi punti di vista, di modi di pensare la politica rurale in Brasile e di agire riguardo ad essa, lo Stato brasiliano e i suoi governanti sono stati fedeli a una parte. Il presidente brasiliano ha difeso l'agrobanditismo, il latifondo, la speculazione della terra da parte di gruppi stranieri, ha incoraggiato la deforestazione e incitato all'odio. Ha messo in atto una politica della terra bruciata per il Brasile.

Ma accade che, come è sempre accaduto nella storia del Brasile, i popoli originari, i contadini e la classe operaia non si sono inchinati agli interessi del grande capitale e dello Stato brasiliano. L'indignazione si è manifestata nella resistenza quotidiana e nelle grandi marce e mobilitazioni. La marcia delle margherite, la prima marcia delle donne indigene, centinaia di mobilitazioni contro la riforma della previdenza, le proteste in difesa dell'istruzione e dei diritti sono alcuni esempi del fatto che il popolo è, fermamente, in lotta.